Come prima cosa vorrei affermare che la Pace non si fa con gli eserciti. È una contraddizione di termini: “missione militare di pace” come anche “guerra umanitaria”, ci siamo abituati ma è sempre bene ripeterlo. La missione ONU, nelle attuali condizioni politiche e militari, è soltanto una grossa trappola nella quale il governo italiano si sta infilando in modo del tutto sconsiderato. Bisogna poi affermare che l’equidistanza e la neutralità del governo rispetto al Libano e ad Israele sono una favola, perché il governo italiano ha sottoscritto un accordo di collaborazione e ricerca in campo militare con lo stato d’Israele, quest’accordo è legge dello stato e il governo di “centrosinistra” non sembra accorgersene. Penso che, in questo momento, l’ONU potrebbe proficuamente occuparsi, come già indicato da Amnesty International, dei crimini di guerra commessi in Libano.
Attualmente la missione si configura sempre più come il tentativo, o la pretesa, d’Israele di coinvolgere l’Europa nella loro guerra e nella loro difesa, magari combattendo insieme contro Hezbollah.
Penso che dopo la prima vera sconfitta, in sessanta anni, da parte dell’esercito israeliano sia ora di risolvere la questione con la politica.
In quest’ambito assimilerei molto la questione palestinese con il problema Sud Africa segregazionista. Le similitudini sono molte.
In Sud Africa i Boeri (gli africaner) erano convinti di occupare una terra promessa loro da dio e per questo hanno sostenuto e vinto guerre contro gli inglesi e, chiaramente, contro le varie etnie nere locali, fino a definirsi “tribù bianca africana” e ottenere uno stato dove i neri erano considerati razza inferiore e quindi con pochissimi diritti tranne quello di essere sfruttati dai padroni bianchi.
In Sud Africa le cose sono cambiate quando è caduta la connotazione razzista e segregazionista dello stato. Mandela è diventato presidente, è stato avviato un processo di pacificazione facendo pagare però le loro colpe a chi si era macchiato di crimini contro l’umanità, ci sono elezioni democratiche e il governo è espressione della maggioranza, bianchi e neri fanno politica e militano negli stessi partiti, i diritti apparentemente sono uguali per tutti, anche se il potere economico è ancora nella gran parte in mano ai bianchi.
Allo stesso modo lo stato d’Israele si basa su un’ideologia, quella Sionista che nasce alla fine del 1800 ed ha come motto fondante: “un popolo senza terra per una terra senza popolo”.
Il sionismo è stato favorito dagli inglesi dopo la fine della prima guerra mondiale per mettere una sentinella occidentale nel mezzo del disfatto impero ottomano, di cui loro erano stati incaricati dall’allora Società delle Nazioni di condividere il “protettorato” insieme alla Francia.
Successivamente si è alimentato dello sterminio subito dal popolo ebraico da parte dei nazisti.
Attualmente Israele è il migliore alleato degli Stati Uniti d’America e ripete, su scala ridotta, la politica imperialista del suo alleato, ricambiando i favori che ottiene in sede ONU, con interventi più o meno segreti nei vari teatri di guerra internazionale che gli USA vanno costruendo nel mondo.
Israele è armata dagli USA, possiede illegalmente un gran numero di testate nucleari e di vettori.
Israele da quaranta anni non ha confini, la 242 dell’ONU obbliga Israele a tornare entro i confini precedenti alla guerra del 1967 ma questa risoluzione non è mai stata presa in considerazione.
Ma la Palestina non era “una terra senza popolo” anche se Israele sostenuta dall’ideologia Sionista ha tentato dal 1948 di determinare una situazione simile a quella di una terra da colonizzare. L’indipendenza dello stato d’Israele ha provocato la NAKBA del popolo palestinese, letteralmente CATASTROFE, la più grande tragedia di questo popolo:
– la cacciata di più di un milione di palestinesi verso i campi profughi in Libano, Siria, Giordania, Iraq.
– La distruzione completa di 385 villaggi palestinesi.
– L’occupazione del territorio palestinese.
– La cancellazione dell’identità nazionale del popolo palestinese.
– Una serie infinita di stragi e lutti.
Vi siete mai chiesti perché in tutti questi anni Israele non si è semplicemente annessa la Cisgiordania? Avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento, come ha potuto distruggere impunemente le infrastrutture del Libano provocando la morte di oltre 1100 cittadini libanesi. Israele non si è annessa la Cisgiordania perché la popolazione araba diventerebbe maggioritaria rispetto alla popolazione di religione ebraica. Attualmente gli arabi-israeliani sono cittadini di serie B con una carta d’identità diversa e con meno diritti rispetto agli ebrei. La differenza con il Sud Africa è che li era la minoranza bianca ad imporre le leggi razziali.
In Israele non c’è la “costituzione” è sufficiente la “Torah”, la legge ebraica. Israele è uno stato basato su leggi etniche e religiose.
Non mancano sia da parte d’Israele sia da parte palestinese le persone che potrebbero dare vita ad uno stato laico e democratico.
Il problema non è la distruzione d’Israele ma la cancellazione del Sionismo dallo stato d’Israele.
Barguti potrebbe essere il Mandela palestinese, è in prigione da quattro anni.
Hamas e Hezbollah sono prodotti della repressione e delle stragi dell’esercito israeliano.
Nelle carceri israeliane sono attualmente detenuti oltre 10000 palestinesi compresi molti minorenni, la gran parte sono detenuti senza processo.
Israele tiene prigioniero gran parte del governo legittimo palestinese, eletto in libere elezioni tenute dall’Autorità Palestinese nei territori, nonostante l’occupazione israeliana.
Quando è finita la segregazione razziale in Sud Africa è stato un sollievo e una sorpresa per tutto il mondo, quando finirà il Sionismo in Israele sarà sempre troppo tardi.
Non ricordo se l’ONU si è mai pronunciato sul Sud Africa, ricordo però che il Sud Africa subiva il boicottaggio del resto del mondo (soprattutto anglosassone) per quello che riguardava le manifestazioni sportive a livello internazionale. Invece Israele partecipa ai campionati europei d’atletica e alcune forze politiche (anche italiane) lo vorrebbero all’interno della NATO e dell’UE.
Gradirei sentire un’opinione rispetto a quest’analisi, forzatamente frammentaria, soprattutto rispetto al parallelo tra Sud Africa e Palestina. Ritengo che l’esempio del governo libanese dove convivono etnie e religioni diverse, dove questo spirito di convivenza si è rafforzato dopo l’aggressione subita, debba essere seguito e sostenuto. Ritengo che vada seguito e sostenuto lo sforzo dei palestinesi di arrivare ad un “governo palestinese unitario” con all’interno Hamas e Al Fata. Purtroppo non vedo all’interno d’Israele una simile tendenza, anzi la crisi del governo Olmert potrebbe risolversi con una vittoria dell’estrema destra religiosa e sionista.
Mario Tommasi – mc PCL – Rieti (provincia)
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