Ho appena letto sul sito “Arcipelago” la documentazione relativa alla Assemblea Nazionale tenutasi il 14 e 15 aprile. I timori che avevo paventato ed espresso apertamente con una mail inviata al sito del Movimento alcuni mesi fa, purtroppo si sono materializzati. Il silenzio nel quale il Movimento si è chiuso, lasciando il proprio sito in un voluto ABBANDONO da settimane, si è protratto vergognosamente anche durante e dopo l’assemblea nazionale! Quale futuro può esserci, se non si riesce a gestire neppure il presente di una realtà nascente come quella del PCL?
In un momento storico come il nostro , nel quale sarebbe fondamentale far sentire una voce nuova e libera, sensibile alle necessità dei lavoratori nella loro globalità (dall’ingresso eufemisticamente “ flessibile” ma in realtà solo precario nel mondo del lavoro, alla dignità violata dell’essere lavoratori fino alla possibilità di gestire il proprio TFR liberamente e pienamente, per arrivare ad una vecchiaia privata della propria pensione e quindi negata), il PCL disquisisce di temi che riportano al passato, dimentico di un presente che rivendica da più direzioni la necessità di dare voce ai disagi sociali esistenti.
Ora che la SINISTRA è allo sfascio, ora che il popolo della SINISTRA avrebbe bisogno di sentirsi rappresentato in modo concreto, ora appunto chi potrebbe farsi portavoce di QUESTA SINISTRA , diversa ed alternativa, tace e discute nel “suo salottino buono” di sterili bizantinismi.
IL sito del PCL si era destato dal suo torpore per gridare VERGOGNA di fronte alle “epurazioni” avvenute all’interno del PRC, ed ora alla prima occasione, … ecco che assistiamo anche all’interno del PCL ad altre “epurazioni”. Cosa può uccidere di più la DEMOCRAZIA che il mettere a tacere, come avvenuto nel corso dell’Assembla Nazionale del Movimento, le voci non completamente allineate? Come potrebbe formarsi la propria identità di partito se non nel confronto e nell’aperta dialettica?
Richiamo Ferrando all’etimologia della parola POLITICA, come agire ed interagire per la “polis”, intesa non come città chiusa da mura, ma come dimensione globale dell’essere cittadino in funzione dei cittadini. Vorrei ricordare a Ferrando che niente vi è di male o di umiliante nell’essere un “ par inter pares”.
Alessandra
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