Press "Enter" to skip to content

Nasce il Pc dei lavoratori

NOTA IMPORTANTE: Semplicemente: “il PCL visto dal “Polo delle Libertà”. L’autore del pezzo, Marco Bertoncini è noto giornalista di centro destra, già redattore de Il Tempo nonché , appunto, de “L’Opinione”. Direttore della testata è Arturo Diaconale, giunto a dirigerla nel 1993, dopo una lineare carriera prima come editorialista parlamentare nella redazione romana de “Il giornale di Sicilia” poi ne “Il Giornale” di Montanelli e infine nel 1992 come direttore del tg Fininvest “Studio Aperto”. Intellettuale organico al Polo delle Libertà (definisce sè stesso “intellettuale d’area”) e alla corte di Silvio Berlusconi (ha chiuso la campagna elettorale a Roma al Palazzo dello sport con tutti i leader del Polo e lui stesso si era già presentato senza successo come candidato al Senato nel 1996). Negli ultimi dieci anni ha avuto un’instancabile attività di fondazione di associazioni contigue alla destra, ha trovato persino il tempo di tentare la rifondazione del vecchio Partito Liberale Italiano e ha presenziato, come lui stesso scrive, “innumerevoli” convegni e dibattiti di associazioni dell’area di centro destra. Condirettore de L’Opinione è Paolo Pillitteri, noto al secolo come l’ex sindaco “cognato” (di Craxi- nei famosi anni della “Milano da bere”). Ovviamente il tono dell’articolo è quello che ci si può attendere, ma per esigenze ci completezza di documentazione lo si propone criticamente sul nostro sito.

Ad accorgersene sembrano essere stati quasi esclusivamente giornali come “il manifesto” e “l’Unità”; un cenno, tuttavia, la vicenda lo merita. Si tratta della formale costituzione del “Partito comunista dei lavoratori”, un movimento di stampo trozchista in cui l’unico nome di una certa notorietà, almeno fra gli addetti ai lavori, è il portavoce Marco Ferrando, già capo corrente in Rifondazione, estromesso dalle liste elettorali alle ultime politiche e da allora tignosamente all’opera, appunto per costituire questa terza formazione che si richiama esplicitamente al comunismo. Aperto alle masse, il nuovo partito non sembra disporre di un seguito di massa. Tuttavia bisogna soffermarsi su questo minore evento perché lo stesso Ferrando, nella sua relazione conclusiva dei lavori costitutivi del partito, ha citato, come primo impegno, “la preparazione alla prossima tornata elettorale amministrativa di primavera”. Al voto, vuole andare da solo. I precedenti, quanto a liste comuniste che un tempo si sarebbero chiamate di disturbo, abbondano, e tutti convergono nell’attestare che questi puri e duri mirano a presentare alle elezioni il proprio simbolo (nel caso in ispecie, falce e martello su planisfero, arieggiando lo Psiup degli anni Sessanta), disinteressandosi della concreta impossibilità di far seggi e badando bene a serbarsi incontaminati da compromessi elettorali.

Dai marxisti-leninisti, al Manifesto, ai seguaci della Quarta Internazionale, ai demoproletari, abbondando i casi di liste minori, minime e microscopiche miranti a riaffermare la propria genuinità ideologica, che nel caso del partito di Ferrando si potrebbe identificare con il richiamo alla lotta di classe. Questo movimento, del resto, già ad alcuni appuntamenti amministrativi della scorsa primavera aveva voluto essere presente, ottenendo cifre insignificanti (a Genova, a Reggio Calabria, ad Ancona, quando andò bene raggiunse l’1%), ma pur sempre fastidiose per il centro-sinistra. Erosione di consensi: tale la funzione quasi esclusiva che il Partito Comunista dei Lavoratori potrà svolgere. Difficilmente riuscirà a spuntare qualcosa in più. Però svantaggi ne potrebbe arrecare ai compagni, sia di Giordano sia di Diliberto: infatti, all’interno di queste basi elettorali, in fondo poco distinguibili, già oggi le doglianze per i reputati compromessi verso il centro trovano ampia eco. Tutto dipenderà dall’organizzazione che questo partitino saprà darsi per mettere insieme liste locali: firme, candidati, un minimo di presenza propagandistica. Dopo di che, conterà pure sull’effetto simbolo, sulla confusione recata dall’ennesima abbinata di falce e martello, che un richiamo nostalgico su qualche minima frangia riesce sempre ad esercitarlo.

Marco Bertoncini – “L’Opinione.it” URL: http://www.opinione.it/pages.php?dir=naz&act=art&edi=11&id_art=403&aa=2008

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *