Mentre prosegue lo spoglio elettorale e la vittoria di Berlusconi si delinea sempre più nella sua nitidezza, occorre prendere coscienza di che cosa il paese ha per sè deciso e quali siano i dati -ahimè, tutto fuorchè simbolici- che ci si presentano davanti agli occhi.
Annunciati? Non credo, e non lo credo perchè al di là della vittoria di Berlusconi, che ci consegna per altri cinque anni nelle mani di colui che è l’emblema costituzionalizzato del capitalismo criminale, il voto ufficializza l’uscita di scena per questa XIV legislatura di qualsiasi tipo di Sinistra.
Non c’è il Partito Comunista dei Lavoratori, che ha saputo però svolgere egregiamente il suo ruolo di Sinistra integra, coerente e anticapitalista conscia della difficoltà di farsi spazio in un periodo in cui le ragioni dei pochi signori-padroni del mercato globale hanno saputo indottrinare e asservire le più ampie fette della società nonchè la stessa classe politica un tempo di sinistra e ora procedente a braccetto con i poteri e le ragioni del grande capitale. Una forma di antagonismo che dimostra che ancora chi crede nel modello possibile di una società alternativa c’è e non rinuncia a combattere, ora come non mai, in un momento in cui le fagocitazioni dei signori del mercato globale hanno ingoiato e fatto sparire ogni forma di dissenso nei confronti delle loro ragioni. La situazione italiana, alla luce dei dati odierni, è ancor più grave perchè il lavoro subdolo (ad opera dei signori del grande capitale) di fagocitazione di ogni forma di dissenso dalla sua fase sociale è passato a quella successiva -che è anche, per forza di cose, la conseguente-: quella politica, con l’eliminazione dalla rappresentanza parlamentare di qualsiasi forma di Sinistra. Sappiamo e siamo tutti a conoscenza delle grandi, enormi onte con cui veniva a nascere la Sinistra Arcobaleno, ma era l’unico schieramento che aveva i numeri per puntare a condurre, con una rappresentanza parlamentare consistente, una politica di Sinistra, non certo comunista, ma, perlomeno, di stampo socialdemocratico. Beh, i dati sono noti a tutti, questo non è accaduto e, contrariamente anche alle più pessimistiche attese, ogni forma di Sinistra non è riuscita a raggiungere la soglia di sbarramento necessaria per ottenere una rappresentanza parlamentare.
Ora, non si legga assolutamente questo mio scritto come un apologia della Sinistra bertinottiana (anzi…), è semplicemente un prendere atto per tutti quelli che -come me- hanno votato il Partito Comunista dei Lavoratori del fatto che la situazione si faccia ancor più ardua per chi continua a sostenere un modello di società rivoluzionario come quello che tutti noi auspichiamo. Ardua, ma non impossibile, perchè stiamo dimostrando e dimostreremo di esserci, di portare avanti con forza questo nostro dissenso e questa nostra forte volontà di cambiamento nella consapevolezza che si può e si deve andare avanti senza abbassare la testa di fronte alle ragioni del capitalismo mondiale. Un segno positivo lo abbiamo avuto: sebbene lo spoglio non sia ancora terminato (avrei potuto attendere di scrivere perlomeno domani, ma la rabbia per l’esito di queste elezioni è troppo) i consensi acquisiti dal PCL mi sembrano un qualcosa di valido e su cui puntare realmente come punto di partenza per una crescita futura, consci della capacità di poter -e dover- ripartire dalle macerie della Sinistra per rifondare veramente uno schieramento politico che sia degno di potersi fregiare di questa appartenenza (come il PCL ha fatto nel corso di queste elezioni).
Questo deve assolutamente accadere perchè siamo tutti consapevoli del fatto che la Sinistra non può e non deve sparire dalla politica italiana, perchè i lavoratori costituiscono la stragrande maggioranza della nostra società e non è pensabile concepire il governo di un paese senza la loro rappresentanza, è una delle grandi contraddizioni in termini che questo procedere del dominio del grande capitale ha oggi paradossalmente affermato.
Questo è accaduto perchè una Sinistra deve porsi sì nella prospettiva di tenere un dialogo, ma non di abbassarsi a procedere a braccetto con le logiche di dominio incondizionato del capitale, poichè, quando ciò accade, ed oggi ne abbiamo avuta la lampante prova, prima o poi si giunge ad un punto di rottura e si viene divorati dalle spietate logiche della politica del capitale, ed il tutto con conseguenza tragiche per tutti i lavoratori. Aggiungiamoci poi che, sempre per volontà dei due maggiori rappresentanti del potere assoluto del mercato in ambito politico, la logica del cosiddetto voto utile si è rivelata nella sua più clamorosa tragicità per ogni schieramento di Sinistra, con qualsiasi rappresentanza tagliata fuori e, al contempo, con la vittoria di Berlusconi, che ci consegna per altri cinque anni nelle mani di un personaggio su cui ben poco occorre ancora dire.
E’ da questo punto che occorre ripartire per rifondare la Sinistra: una Sinistra che rompa definitivamente con ogni forma di appoggio alle ragioni del grande capitale, che sappia ritornare alle sue origini ideologiche e che tuteli veramente i lavoratori, senza se e senza ma, che sappia di dover far fronte all’attuale dominio incontrastato del capitale ma anche conscia della sua insopprimibile necessità sociale e della sua forza che deve -a maggior ragione oggi- esprimersi in un periodo in cui il grande impero del mercato globale sta manifestando dei segni di cedimento che non in pochi dichiarano ben consistenti.
Che la giornata di oggi sia di riflessione e di stimolo per tutti: al perire di una Sinistra che sin troppo spesso aveva abbassato la testa -venendo meno alle proprie radici- alle ragioni del capitale (e che ne è stata poi fagocitata) deve rispondere una Sinistra vera, coerente e intransigente, come il PCL sta dimostrando di voler fare e che, proprio per questo, da giovane elettore diciottenne quale sono, ho deciso di abbracciare nelle sue ragioni, conscio del fatto che un domani diverso sia realmente possibile, nonostante le condizioni di immensa difficoltà da cui ci occorre, tutti insieme, ripartire, con serie possibilità di farci strada e di far capire l’importanza di un progetto politico che ponga realmente in primo piano il lavoratore, quel lavoratore così bistrattato che invece -secondo la Costituzione- è la figura fondante del nostro popolo e della nostra Repubblica. Il lavoratore, non il capitale, come tanti signori della politica odierna sembrano aver inteso -e chissà che non sia davvero questo (parlo per assurdo ma neppure troppo), nei loro intenti ormai privi di qualsivoglia limite, uno dei punti da cambiare all’interno della riforma costituzionale tanto paventata-.
Il cammino è lungo e difficile, ma io, con tutto l’afflato romantico che possono darmi i miei diciotto anni, voglio crederci, con fiducia, determinazione e partecipazione, perchè possa il PCL godere in futuro degli spazi di azione rappresentativa che tutti insieme auspichiamo.
Giammarco Romagna
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