Ho sentito la necessità di scrivere la presente nota in quanto buona parte della costruenda nuova sinistra, è rimasta legata all’idea di un aumento dell’intervento dello stato nell’economia all’insegna del motto “Piu’ stato e meno mercato”. Si afferma,poi, che il mercato si identifica con il Capitalismo e pertanto aggredendolo si riduce e combatte il Capitalismo stesso.
Io ritengo che per mercato deve intendersi la libertà concessa alle aziende di stabilire in regime di concorrenza il prezzo di vendita dei propri prodotti e le quantità producibili soddisfacendo al meglio la domanda dei consumatori.
Il Capitalismo,invece, stante almeno ai diffusi enunciati di K.Marx sull’argomento, non è il mercato, ma principalmente quella forma di produzione della ricchezza caratterizzata dalla proprietà e controllo privato dei mezzi di produzione che genera un’indebita appropriazione del prodotto di lavoro altrui.
Il mercato può accompagnare il capitalismo ma il piu’ delle volte viene soppiantato dai ben noti c.d. accordi di cartello fra imprese private a danno dei consumatori.
Non si combatte pertanto il Capitalismo aggredendo l’economia di mercato, che rappresenta solo una sua manifestazione e alcune volte transitoria, ma lo si combatte cercando di aumentare il potere dispositivo della classe lavoratrice sul luogo di lavoro,e cioè realizzando forme di democrazia industriale sempre piu’ avanzate come conseguenza della realizzazione della proprietà pubblica dei mezzi di produzione.
Questa affermazione ci permette anche di capire alcuni equivoci teorici che hanno contribuito alla disfatta nei paesi dell’est del socialismo reale. Lì infatti si è individuato nel mercato il principale nemico da battere in quanto elemento cardine del Capitalismo ed è prevalsa l”interpretazione della proprietà pubblica come realizzazione di uno stato centralista che stabiliva prezzi, qualità e quantità dei prodotti, trascurando totalmente l’azione di controllo diretto sui mezzi di produzione da parte della classe lavoratrice( la c.d. democrazia industriale o partecipazione alla gestione delle imprese).Il risultato è stato la riproposizione nel seno dei rapporti socialisti di produzione dei rapporti di produzione capitalistici in cui la classe lavoratrice viene espropriata e alienata. Un risultato che ha presto portato alla riproposizione definitiva del Capitalismo, oltretutto nelle sue espressioni peggiori con elevata concentrazione di potere in poche mani..
Lo stesso risultato lo produce l’introduzione solo parziale di forme estese di proprietà pubbliche senza la estensione del potere diretto delle classi lavoratrici, come nei programmi storici e nelle realizzazioni di tutte le sinistre socialdemocratiche europee.Anche in questo caso si è facilitato l’accentramento del potere in poche mani,sempre piu’ distanti dagli interessi generali,senza in alcun modo intaccare minimamente il Capitalismo stesso,associabile al concetto di alienazione della masse lavoratrici ad esso asservite: certe forme di commistione spesse volte ai limiti della legalità tra potere pubblico e grandi proprietà private ne sono la prova vivente.
Ritornando all’assunto iniziale io pertanto varierei come segue: più garanzie per piu’ mercato, ovvero perfezionare in maniera efficace le garanzie sociali basilari per consentire un innesco efficace e duraturo di una economia libera e dinamica e così caratterizzata da uno sviluppo assicurato.
Come precisato all’inizio non ritengo realizzabile per ora la rivoluzione socialista sotto forma di proprietà pubblica dei mezzi di produzione realizzabile attraverso la partecipazione alla gestione delle imprese da parte dei lavoratori. Nell’immediato ritengo,invece,praticabile un perfezionamento degli ammortizzatori sociali, volto a dare al reddito finalmente rilievo nel novero dei diritti basilari su cui fondare la cittadinanza. Una siffatta introduzione del reddito tra i diritti fondamentali garantiti consente, keynesianamente, di sostenere la domanda globale e garantire così una spinta sicura allo sviluppo economico e alla ripresa. Oltre a una inevitabile iniezione di liquidità sul mercato si introdurrebbe così anche una positiva dose di sicurezza e fiducia nei consumatori/lavoratori che rappresenta un ulteriore spinta ai consumi; inoltre si potrebbe svincolare l’impresa da una parte consistente di obblighi sociali sul lavoro grazie alle forme di reddito individuale garantito e così incentivare gli investimenti e lo sviluppo.
Altro elemento che va posto all’attenzione delle sinistre e che non trova purtroppo ancora nessuna degna considerazione è la modalita’ di creazione della moneta circolante, che avviene secondo la logica dell’indebitamento pubblico nei confronti delle banche centrali e ordinarie possedute da potenti interessi privati. L’enorme debito pubblico che avanza in ogni stato occidentale, oltre a minare in maniera irreversibile la democrazia lasciandola in balia di pochi potentati finanziari, sottrae significative risorse economiche necessarie alla ripresa sotto forma di prelievo fiscale. La progressiva restituzione della creazione monetaria allo Stato rappresenta una vera conquista di democrazia e offre spunti significativi per la ripresa economica. Non dimentichiamoci che la presenza diffusa dell’interesse privato nella creazione di moneta è la vera causa del processo inflazionistico e del suo degenerare nei noti processi dell’iperinflazione(v. La storia della repubblica di weimar). Affiancata a questa politica monetarista di carattere sociale ne consegue la eliminazione della riserva frazionara che consente alle Banche di prestare liquidita’ in misura superiore alle giacenze dei depositi e che le rende proprietarie indebite di una grossa fetta di liquidità circolante, creata dal nulla, e generatrice a sua volta di inflazione.
Il primo a denunciare questa situazione fu K.marx nel Capitale:
Fin dalla nascita le grandi banche agghindate di denominazioni nazionali non sono state che società di speculatori privati che si affiancavano ai governi e, grazie ai privilegi ottenuti, erano in grado di anticipar loro denaro……
(Karl Marx, Capitale, libro I, Editori Riuniti, Roma 1974, pp. 817-818).
Non sarebbe,infine, il caso di rivedere gli storici concetti della sinistra? Cosa dire di rivedere i rapporti di potere all’interno degli attuali rapporti di produzione capitalistici individuando nuovi poteri contro cui schierarsi ?. Alla luce dei recenti eventi finanziari che hanno coinvolto il mondo intero conviene rivedere l’antico dualismo tra possessori dei mezzi di produzione(imprenditori) e classi lavoratrici; oggi risulta più realistico concentrare l’analisi sulla formazione del credito e individuare qui, nelle formazioni proprietarie che stazionano dietro le principali banche centrali e ordinarie, il vero nemico da contrastare e riportare al rispetto delle regole in senso sociale.
luciano sibio
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