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L’ACQUA NON SI VENDE!

Volantino del PCL sulla campagna referendaria contro la privatizzazione dell’acqua

La privatizzazione dell’acqua è un capitolo dell’offensiva capitalistica contro i diritti dei cittadini e dei lavoratori per appropriarsi dei beni comuni (i beni di tutti). Il capitale vuole mettere le mani sull’acqua – bene comune essenziale, da cui dipende la vita e la prosperità di tutti – per fare profitti sicuri su una risorsa che in seguito alla crisi ecologica e ai cambiamenti climatici sta diventando sempre più scarsa e preziosa.

Ma dove l’acqua è stata privatizzata, la situazione è drasticamente peggiorata: le tariffe sono aumentate, i servizi peggiorati, gli investimenti ridotti, l’accesso è diventato impossibile per i più poveri. Ciò ha provocato proteste generali (come ad Aprilia in Lazio) e vere e proprie rivolte (a Cochabamba in Bolivia nel 2000), ma anche la decisione di tornare indietro, di tornare alla gestione pubblica: così ha fatto Parigi, dopo 25 anni di gestione privata fallimentare…

In Italia la privatizzazione è ora obbligatoria!

In Italia negli ultimi anni tutti i governi (di centrodestra e centrosinistra) hanno promosso la privatizzazione dell’acqua. Ma il governo Berlusconi ha addirittura stabilito l’obbligo di privatizzare i servizi pubblici locali. Ciò significa che dal 1 gennaio 2012 l’acqua finirà nelle mani di qualche società privata, magari una multinazionale, a cui, per sovrappiù, sarà garantito per legge un profitto del 7% sul capitale investito!

In altre parole: ormai l’acqua è una merce come le altre, soggetta alla speculazione e al profitto, e sta per essere definitivamente privatizzata. Da cittadini-padroni diventeremo clienti-dipendenti; le comunità locali perderanno il controllo su una risorsa vitale e d’ora in poi dipenderanno da una qualche multinazionale lontana. Tutto ciò è inaccettabile!

Con i referendum possiamo decidere noi!

Con i referendum, promossi da un larghissimo fronte di associazioni e soggetti di vario orientamento politico e ideale, possiamo fermare questa deriva, possiamo decidere noi. Con i tre referendum si chiede:

1) di fermare la privatizzazione dell’acqua, cancellando l’art. 23 bis della legge 133/2008 che obbliga a privatizzare i servizi pubblici locali;

2) di aprire la strada a una vera gestione pubblica, cancellando l’art. 150 del decreto legislativo 152/2006 che affida l’acqua a società di capitale;

3) di stabilire che l’acqua non è una merce, cancellando l’art. 154 del decreto legislativo 152/2006 che prevede che le tariffe dei servizi garantiscano un profitto sul capitale investito.

Che cosa rivendichiamo

– il riconoscimento dell’acqua come bene comune e diritto universale incondizionato;

– un concreto miglioramento del servizio offerto ai cittadini e un serio impegno contro l’inquinamento e gli sprechi;

– la difesa di tutte le risorse idriche (fonti, acque di superficie, falde, acque di scarico…) per il loro fondamentale valore ecologico e una gestione razionale integrata di tutti gli usi (civili, produttivi, ricreativi…);

– una gestione sottratta alla speculazione e al profitto, in cui sia data priorità ai bisogni e ai diritti delle persone e delle comunità e siano rispettate le compatibilità ambientali;

– il controllo dei lavoratori, degli utenti e delle comunità locali.

Vincere questa battaglia per dare un segnale di svolta

Conquistare e vincere i referendum per l’acqua è molto importante anche per dare un segnale più generale di svolta:

– per fermare la privatizzazione dei beni comuni, il saccheggio privatistisco del territorio e lo smantellamento dei servizi pubblici (scuola, sanità, previdenza, casa, trasporti …);

– per difendere i diritti dei lavoratori e combattere la precarizzazione del lavoro;

– per rivendicare una gestione della cosa pubblica sottratta alle clientele e alla corruzione e sottoposta al controllo dei lavoratori e degli utenti;

– per rilanciare la lotta per un’altra economia, in cui la produzione e la distribuzione dei beni e dei servizi fondamentali siano sottratte all’anarchia del mercato, alla speculazione privata e alla molla del profitto e siano affidate alla proprietà comune e alla gestione collettiva, fondate sulla pianificazione democratica e sul controllo dei lavoratori, degli utenti e delle comunità, e in cui a contare siano i bisogni e i diritti delle persone, nel quadro di un equilibrato rapporto con l’ambiente naturale e della preservazione del pianeta per le generazioni future.

Oggi la battaglia per l’acqua può e deve diventare l’occasione per unire in un vasto fronte contro il capitale e il governo tutte quelle domande democratiche, sociali ed ecologiche che hanno bisogno di una prospettiva generale per esprimersi, che chiedono un’alternativa di società e di potere.

PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI www.pclavoratori.it – info@pclavoratori.it

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