Press "Enter" to skip to content

La crisi del capitalismo e la risposta del movimento operaio

Svolgo in primis alcune considerazioni preliminari, specifiche sul convegno: Giorgio Cremaschi era

assente, a discutere di questioni sindacali a Brescia (la disdetta del ccnl dei metalmeccanici da parte di

Federmeccanica è stata resa nota da Sergio Bellavita, membro della Segreteria nazionale della FIOM e per

l’occasione sostituto di Cremaschi, durante il convegno stesso). Assente pure Luciano Vasapollo per un

difficile intervento chirurgico al cuore. La RdC non ha comunque fatto pervenire una delegazione.

Gli interventi di Savas e Altamira sono stati tradotti simultaneamente dal compagno Grisolia.

La platea non comprendeva più di sessanta compagni, militanti per lo più del PCL.

In rappresentanza di Utopia rossa, associazione marxista libertaria legata all’editore Massari, è venuto il

compagno Stefano Santarelli, già quadro della LSR. Il blog dell’associazione è il seguente:

http://www.utopiarossa.blogspot.com; Santarelli invece ne cura uno proprio (forse di maggior interesse):

http://stefanosantarelli.

blogspot.com.

Sintesi dell’intervento del compagno MichaelMatsas

Savas, segretario dell’EEK

Dopo gli aiuti internazionali il debito greco non accenna comunque a diminuire. Stime autorevoli

calcolano che nel 2013 non sarà inferiore al 170% del PIL. I principali creditori del debito greco sono le

banche tedesche e francesi. Dalla famigerata Commissione europea, al diretto servizio delle banche, la

Grecia è stata di fatto trasformata in un protettorato, in cui 1/3 della popolazione greca è sotto la soglia

di povertà e più di 1/3 di giovani è senza lavoro. Già a fine anno la disoccupazione raggiungerà il 20%.

Ad aggravare la crisi la manovra di rigore del primo ministro greco George Papandreou, attuale

presidente dell’Internazionale Socialista, il quale ha da poco firmato con la Sev (la Confindustria greca)

un accordo che cancella di fatto il ccnl.

Pur tuttavia in sette mesi vi sono stati sette scioperi generali di 24h, tra cui lo sciopero del 5 maggio

scorso, definito “sciopero generale insurrezionale”, che ha spaventato sia la burocrazia sindacale che la

sinistra ufficiale. A tal proposito si noti che già nel dicembre del 2008 l’aspra contestazione del pacchetto

anticrisi da parte della gioventù senza lavoro è stata definita dal KKE una “rivolta di provocatori”. Savas,

che pure in gioventù è stato militante del KKE per cinque anni, ha invece vissuto quel periodo come un

“secondo ’68” (il primo l’ha vissuto a Parigi da esiliato). La politica del KKE, la cui “tattica divisiva” certo

non giova all’unità del movimento proletario, è stata definita “reazionaria”.

Le rivendicazioni fondamentali dell’EEK sono le seguenti: cancellazione del debito (“non si pagano gli

usurai internazionali”) e non contrattazione come pure parte della extrême gauche propone;

nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio del sistema bancario; costituzione di un

“congresso operaio nazionale” per delegati che unifichi e radicalizzi le lotte isolate.

L’EEK oggi guida un movimento in Tessalonica contro la privatizzazione delle autostrade.

Sintesi dell’intervento del compagno Jorge Altamira, segretario del PO

La prima considerazione svolta dal compagno riguarda il “carattere rivoluzionario” dell’attuale crisi,

tenuto in debito conto che gli stati capitalistici non sanno risolvere la crisi. Il rinnovato ricorso alla

speculazione, definita come un “profitto facile che permette alle banche una risalita”, da parte di

finanzieri, i quali scommettono sul default degli stati!, non rappresenta che il “prologo di una nuova

crisi”, di cui tratto essenziale è l’incertezza di vivere (sintomo peraltro già nel dettaglio diagnosticato da

Engels) sia nel proletariato che nella borghesia (aspetto ripreso nella relazione di Ferrando). Il

“capitalismo agonizzante” (espressione trockiana) ha trovato una propria via d’uscita nell’89:

1.600.000.000 persone sono rientrate nel mercato capitalistico e la crisi economica si è così potuta

manifestare soltanto venti anni più tardi.

Sul Venezuela. Chávez conduce una politica assistenzialista e reprime al contempo la classe operaia: in

nome della povertà estrema si combatte la classe operaia. Oltre tutto già venti compagni, tra militanti

rivoluzionari e quadri sindacali di avanguardia, sono stati uccisi da sicarios padronali.

In Argentina, dopo l’Argentinazo, sono in forte ascesa le frazioni di classe nei sindacati. Kirchner ad oggi

non reprime le manifestazioni perché la fase insurrezionale, apertasi proprio nel 2001, aveva fatto cadere

il precedente governo.

Sintesi dell’intervento del compagno Marco Ferrando, segretario del PCL

Una analisi più completa possibile dell’attuale scena politica deve tenere in debito conto che ad una

massima offensiva della borghesia (“grande fronte unico della borghesia contro il lavoro”) corrisponde

una massima crisi nel mondo della borghesia stessa. Siamo nel bel mezzo di una crisi borghese a tutto

tondo. La gestione CGIL alla crisi consiste nel “collocare le lotte del movimento operaio su un binario

morto” attraverso scioperi a singhiozzo. La sinistra riformista “usa la crisi per riciclarsi nel mondo

borghese”. La classe operaia, “soggetto risolutore della crisi”, se non fonda la propria iniziativa politica in

autonomia programmatica dai partiti liberalborghesi

è destinata a retrocedere notevolmente.

Qual è il fondamento di un programma proletario? il carattere oggettivo di una situazione storica cui la

coscienza proletaria va elevata; il legame costante tra le rivendicazioni immediate e la prospettiva

rivoluzionaria tra le quali non vi è contraddizione (“le riforme sono un sottoprodotto della rivoluzione”,

per dirla con Lenin, e “le classi dominanti cedono qualcosa quando temono di perdere tutto”, per dirla

con Trockij). Oltre tutto, la fase è difensiva ma potenzialmente offensiva, rivoluzionaria poiché le classi

dominanti hanno solamente da togliere. Occorre dunque non una sinistra che “lustri le proprie chance di

ricollocazione nel centrosinistra”, ma un partito proletario che consolidi una “massa critica d’urto” e

“inneschi la miccia di una potenziale esplosione rivoluzionaria”. La crisi già di per sé “accumula le fascine

di una svolta rivoluzionaria”.

Sul breve intervento di Sergio Bellavita. Il 29 settembre è stata indetta una manifestazione europea da

parte del CES: in tutta Europa, gli unici due sindacati che non hanno aderito sono CISL e UIL; e la CGIL

farà una propria iniziativa a piazza Farnese.

Enrico Giosuè Biraghi

Be First to Comment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĂ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *