UN PENSIERO AI LETTORI E AGLI ATTORI
Tutto ciò che leggerete nelle pagine di questa testomonianza, non ha l’intento di far dimettere funzionari e segretari dei sindacati coinvolti nelle vicende che vi sto’ per raccontare. È una storia, giudicatela voi. Voglio solo raccontare dei fatti che hanno l’obiettivo di far riflettere sulle condizioni di noi lavoratori e, lo faccio raccontandovi del mio vissuto di lavoratore sindacalizzato. Voglio con quest’opera contribuire a far si che il lavoratore si sostituisca al burocrate stipendiato che pretende di rappresentarlo. Voglio parlare a chi non se ne rende conto, che non possiamo e non dobbiamo relegare la nostra vita ad interessi di parrocchiette politiche che nulla hanno a che fare con la libertà e la dignità. Voglio contribuire con il mio quotidiano e questo libro, a costruire una cultura che possa far soccombere il materialismo e la svendita degli esseri umani alle logiche del profitto. In alcune pagine di questo libro vi racconterò oltre ai fatti, anche lo stato d’animo, le sensazioni, la rabbia, la frustrazione, la solitudine, di uno di quelli che forse come voi con meno di mille euro deve riuscire a sopravvivere in una metropoli come Milano. Ritengo anche fondamentale dare prova di ciò che dico, ed è per questo che in questo libro ho inserito atti della procura e titoli di quotidiani. Un libro come tanti direte, ma forse io posso raccontarvi alcune cose di cui si parla poco. Ma questo chiaramente lo giudicherete sempre voi. Non me ne vogliano le persone che forse leggendo queste pagine riconosceranno le loro mail, e i fatti di cui parlerò. Voglio solo dirvi che se pubblico alcune cose lo faccio solo con l’intento ultimo di contribuire al dibattito democratico del paese in cui vivo. Non farò alcun nome, perchè non è necessaria una ghigliottina “mediatica” con intenti punitivi per cambiare le cose, cambiamole insieme e che ognuno di noi possa avere il grande merito di cambiare idee e posizioni, quando queste ledono la collettività. Tenendo conto anche del fatto che l’incapacità della classe dirigente sindacale è un prodotto dell’alienazione delle masse, che confusa, ignorante, pavida e distratta dai media , non sarà mai capace di scegliere una classe dirigente che possa rappresentare le ragioni dei lavoratori. Voglio anche raccontare le ragioni che hanno indotto alcuni lavoratori sindacalizzati a vendere le proprie attività sindacali in cambio dei propri interessi. Ho già detto che non farò nomi, non servono! serve capire le dinamiche dominanti, ovvero, ciò che induce le persone ad agire in un modo più tosto che in un altro. Speso le cose non sono quelle che appaiono, e dietro scelte infelici ci può solo essere infelicità. Concludo questa piccola premessa con delle domande ai lettori. Le regole che i politici ed alcuni sindacati ci chiedono di rispettare, sono veramente democratiche? Credete che quei sindacati che hanno firmato quelle leggi che oggi permettono alle aziende di usufruire di manodopera a tempo, siano dalla vostra parte? Credete che con redditi massacrati dall’inflazione e dalla concertazione sindacale abbiate speranza di prolungare uno sciopero affinchè sia efficace?
STORIA DI UN SINDACATO BORGHESE
LA LETTERA
Con la presente, a seguito del perseverare di Vostri atteggiamenti di diffamazione nei confronti dei lavoratori, Vi DIFFIDIAMO dal continuare a utilizzare le bacheche aziendali per esporre comunicati che ledono la dignità, la riservatezza e i diritti dei lavoratori menzionati sulle comunicazioni che abitualmente esponete.
Questo è il contenuto del comunicato esposto dalla R.S.U. Nell’azienda in cui lavoravo, in seguito alle aggressioni verbali, ai demansionamenti e ad atti intimidatori da parte del direttore del personale, rivolte a me che ero nel direttivo del sindacato e a tutti quelli che militavano all’interno dello stesso. Peccato che nel comunicato sopra citato, scritto dal funzionario sindacale, non si faccia cenno ad un R.S.U. Venduto al padrone, che ci ritrovammo in tribunale disposto a testimoniare a favore del padrone in più cause, e allo scopo di favorire licenziamenti illegittimi. La segreteria che ammetteva che un R.S.U. Era palesemente giallo (in gergo sindacale per “giallo” si intende asservito al padrone). Non ebbe mai il coraggio di rispettare lo statuto dello stesso sindacato che impone il ritiro della delega del dirigente corrotto. Questo lestofante corrotto, rimase in carica per tutta la durata del mandato del l’ R.S.U. Facendo quotidianamente opere di calunnia e mobbing contro i lavoratori. Fu presente anche durante questa aggressione che subii io che trascrissi ed inviai alla segreteria del sindacato, dove al di là dell’indignazione e delle parole, non ci fu nessuna risposta concreta della stessa.
Trascrizione di un dialogo inquietante:
In data 23/03/2006, il signor ***** (direttore del personale), con il pretesto di modificarmi le ferie, cosi come io avevo chiesto, mi ha convocato nel suo ufficio. Dopo aver discusso sulle ferie, (ed avermi assicurato che mi ha inviato una lettera di richiamo che poi avrò modo di leggere), si è lanciato in una arringa di minacce nei miei riguardi. Come primo punto, mi ha assicurato che non avrà pace affinchè non mi avrà distrutto l’esistenza. Anche grazie al sindacato. Mi ha detto di essere sicuro che sarò l’unica persona che si candiderà per la R.S.U. e lui farà in modo che i suoi uomini mi votino, in modo tale da frustrare le mie ambizioni sindacali, non concedendomi altro che uno sporco lavoro insudiciato di olio. Per di più, farà in modo che: ogni cosa che chiederò si trasformerà in una ritorsione nei riguardi dei lavoratori, (vedi premio produzione ritirato dalla direzione, dopo le ultime comunicazioni sindacali esposte in bacheca dopo le nostre riunioni). Infatti di recente si sono moltiplicate le aggressioni (verbali), da parte dei lavoratori nei miei riguardi, dopo che la direzione ha tolto i premi produzione per ritorsione ai nostri comunicati. Ha aggiunto che la sua soddisfazione principale sarà nel vedere un uomo di oltre trent’anni che avrà perso tempo seguendo un organizzazione fantoccio come il sindacato, in mano ad un partito politico ben definito. Sarà felicissimo quando io mi spezzerò e avrò buttato via la mia vita e corroso la mia anima, per seguire un qualcosa di cervellotico, inutile, e che finirà per ritorcersi contro di me; cito testuale un aneddoto che mi ha raccontato: HO “MARTELLATO” TALMENTE FORTE UN EX NOSTRO DIPENDENTE E L’HO INDOTTO AL SUICIDIO. DOPO CHE L’HO MALTRATTATO PER L’ENNESIMA VOLTA SI E’ MESSO LA CRAVATTA E SI E’ SDRAIATO SUI BINARI DI UN TRENO CHE LO HA TRAVOLTO ED UCCISO. LA FAMIGLIA MI HA ACCUSATO DI AVERLO AMMAZZATO. LORO POSSONO DIRE TUTTO QUELLO CHE VOGLIONO, IO HO LA COSCIENZA SPORCA E’ VERO! MA L’AVEVO AVVERTITO…………….. DI NON METTERSI CONTRO DI ME!
Dopo aver citato l’aneddoto, mi ha detto che ormai ha contatti con una parte del sindacato che gli fornisce delle informazioni sulle persone coinvolte nel sindacato in azienda. Per quello che riguarda me ha detto che, sa che tipo di formazione sto’ ricevendo e che considerazione ha il sindacato di me. Dopo aver fatto tale affermazione, si e’ lanciato in una arringa sul sindacato e da quanto ho potuto capire,(visto che non era molto preciso) alludeva ad adesioni politiche per avere accesso all’interno dell’organico del sindacato. Mi ha inoltre detto che io al massimo posso aspirare a molti anni di maltrattamenti in azienda per poi essere (qualora mi adeguassi al partito predominante nel sindacato) uno dei tanti che come il funzionario sindacale che seguiva l’azienda si rabbatta come una poveretta all’interno di questo apparato burocratico. Mi ha riferito di un presunto personaggio che avrebbe concordato un aumento personale e che questa e’ una sua garanzia di ritorno per molte informazioni inerenti al sindacato. Ci ha tenuto a dirmi che mentre per quanto riguarda me, deve spezzarmi e umiliarmi il più possibile, con meccanismi che finiranno per rendermi un fallito, non deve faticare per distruggere altri lavoratori sindacalizzati, perchè la loro pochezza cerebrale non può causargli problemi. Ha inoltre ribadito che io sono
l’unica persona che crea realmente problemi, altri no. Ci ha tenuto a mostrarmi una penna della *****, omaggio del sindacato! Nelle battute conclusive mi ha assicurato che qualsiasi accordo sindacale e’ una porcata da un punto di vista etico, perchè il sindacato finge di coinvolgere gli iscritti in azienda, mentre li considera fantocci ed incapaci. Ci ha tenuto a dirmi che adesso vedrò come il sindacato dopo le elezioni politiche, prenderà il suo ossicino da leccare e stare buono buono perchè chi comanda e’ un partito! Purtroppo devo anche riferirvi che il signor *** delegato per la R.S.U. Della nostra sigla sindacale, era a qualche metro di distanza, e, se la rideva di gusto. In seguito a questo documento fu indetta una riunione all’interno del sindacato per valutare se a seguito di questa mia testimonianza ed altre testimonianze, vi fossero gli estremi per denunciare l’azienda per condotta antisindacale. Ma un dirigente del direttivo di categoria del sindacato, che era anche un dipendente dell’azienda si oppose. Non diede la sua disponibilità a testimoniare su eventi che egli stesso in passato aveva subito. Giustificava questa sua posizione sostenendo che bisognava cambiare strada, e provare a dialogare e non fare sempre delle azioni giudiziarie. In seguito egli stesso in disparte mi chiese se ero interessato ad un accordo con l’azienda, un accordo di natura personale. Io, così come la segreteria, sospettavamo da qualche tempo che questo dirigente si fosse venduto, perchè era improvvisamente diventato un responsabile di reparto! ma vattene a fanculo, servo del padrone, fu la mia risposta. Ne conseguì una lite e, per poco non arrivammo alle mani.
Risposte dalla segreteria
Caro Dario
Purtroppo ci ritroviamo in una situazione dove persone come te, saranno molto delusi dalla ****** possiamo tranquillamente parlare di spaccatura dove io e te ci troviamo su una idea e **** su un’altra … capisci che così non possiamo andare avanti. quindi questo è quello che mi accingo a fare: una volta messi al corrente tutti i lavoratori delle cose fatte, smetto di seguire l’azienda. lo so che questo può suonare come una rinuncia, ma oggi siamo sguarniti su tutti i fronti, anzi rischiamo di prendere mazzate ulteriori da parte di componenti dello stesso sindacato. Siccome io ci tengo alla mia immagine e coerenza delle cose che faccio preferisco che questa immagine non venga oscurata da ombre che **** sta creando. io come rappresentante della ****** voglio essere limpida e chiara ! ci tengo a questo ruolo e ci tengo che le persone abbiano fiducia in me senza remore. questo è il mio modo di essere e non intendo cambiarlo. Non posso ritirare le deleghe alla R.S.U., ne tanto meno per impedire che ***** non faccia più parte del direttivo di categoria, in questi casi i vertici della categoria non ritirerebbero le deleghe perchè è un atto che consideriamo radicale. Noi puntiamo ad un atteggiamento moderato su queste problematiche. perciò ti chiedo una cosa sola: comincia a guardarti in giro e a cercare un altro posto di lavoro che sia realmente alla tua altezza e, inoltre mandami il tuo curriculum con le tue aspirazioni lavorative, che nel mio piccolo vedo cosa fare per aiutarti. come al solito, ricordati che quello che tu mi dici rimane nella mai mail e nella mia mente (non va da nessun’altra parte) ed altrettanto chiedo a te la stessa riservatezza e segretezza.
Riporto una seconda mail che ricevetti dalla segreteria del sindacato che chiese un incontro chiarificatore al delegato R.S.U. Corrotto. Sapevano di non poter fare nulla di concreto ma cercarono comunque di dissuaderlo. Inutile dire che fallirono.
Ciao Dario,
Ci tengo a raccontarti come è andata con il nostro delegato *****. Innanzi tutto siamo andati ******di via **** nella sala riunioni che conosci anche tu (anche l’ambiente fa la sua parte …). Nota: ***** era molto nervoso e in attesa di un attacco da parte mia. Ha cercato di fare una osservazione sulla questione della comunicazione sugli straordinari dicendo che le persone hanno capito che non vogliamo che li facciano, gli ho detto che ho saputo che anche lui ci stava mettendo lo zampino a confondere le idee e che è suo dovere spiegare alle persone il senso giusto di quella comunicazione visto che, come mi ha confermato lui dopo, non aveva capito di cosa si trattava. Dopo ha cercato di attaccare te Dario, come al solito…… ed io in tutta risposta ho affermato che lui deve stare attento perchè ha fatto azioni e detto cose che sono state scorrette: tipo manovrare aspiratori e fermare le emissioni di fumi quando è venuta la asl, presentarsi in tribunale con intenti scorretti, ed anche consigliare ai lavoratori di non rispettare le elementari norme di sicurezza … gli ho detto di cambiare regime e di cominciare a comportarsi in maniera corretta primo perchè è un lavoratore e secondo perchè è un delegato … gli ho confermato che queste cose le ho sapute sia dall’interno dell’azienda che dall’esterno (asl e ispettorato del lavoro) …Lui si è infervorato dicendo che questa è una cosa personale e che vuole risolverla con te con intenzione di fartela pagare (non ha detto così ma il senso era quello) … a questo punto gli ho detto che deve smetterla di fare sempre gli stessi nomi che non si deve più permettere di farli che il problema è lui. Dario, non è necessario che tu ti esponga più di quanto tu non lo sia già. Ora ti chiedo una cola cosa, sganciati il più presto possibile da quest’azienda.
La mia mail di risposta
Ciao *****
il nostro dirigente del direttivo di categoria, mi ha dichiarato le sue intenzioni. Non sono stupido e lo avevo capito, dopo la violenta discussione di qualche giorno fa, avvenuta in seguito alla sua mancanza di collaborazione per la denuncia per condotta antisindacale. Ieri ***** mi ha contattato e chiesto un appuntamento, dove mi ha spiegato tutta la situazione. Come sai, *****ha ottenuto un incarico di responsabile di reparto, inoltre mi ha riproposto in questi giorni, e anche ieri, di spostarmi di reparto ed accettare un incarico aziendale migliore, che lui può farmi avere attraverso il direttore del personale. Il mio ennesimo no ha scaturito un fiume di spiegazioni e di affermazioni che ti riporto di seguito.
Il sindacato mi aveva promesso un lavoro migliore per farmi andare avanti nella mia opera di delegato poi si sono rimangiati la parola. Secondo te, io devo rischiare il posto per loro che stanno sotto i climatizzatori e negli uffici, che ne sanno loro di noi?
Ascolta la lotta è diventata politica, non sindacale! tutti vogliono mandare avanti gli interessi di partiti non i nostri.
Io adesso vado in ferie ad agosto, mi sto rilassando, fidati, e meglio lasciare stare, la gente non segue il sindacato.
non me ne frega nulla, se la gente dice che sono venduto.
non ti preoccupare il sindacato banchetta con i soldi delle tessere e stanno buoni e tranquilli.
*****ha ottenuto quello che voleva, Adesso è un impiegato, che tristezza………………………
Adesso arrivo a spiegarti bene la merce che interessa all’azienda, o meglio, una parte della merce. *******, teme che io possa dire o fare qualcosa ed il sindacato faccia poi delle pressioni affinché lui agisca. Il clima di pace che oggi regna nelle giornate di ****** non deve essere turbato da mie azioni o pressioni, lui (da quello che ho capito), ha garantito all’azienda che i suoi uomini (come spesso lui ama definirci in modo errato), stanno buoni. Dario, è l’unico elemento di destabilizzazione. È evidente che al di là delle apparenze nel sindacato, io in azienda sono solo. A mio modo di vedere, in ****** non vi è possibilità di fare una vita lavorativa dignitosa, ma questo a mio giudizio non è sufficiente per fare compromessi con la gentaglia che dirige l’azienda. L’attuale situazione mi impone di essere ancora più chiaro nei tuoi riguardi, e quindi ti ribadisco alcune mie posizioni.
Ritengo necessario un intervento dei vertici della categoria, affinchè si ritirino le deleghe dei sindacalisti asserviti alle politiche antioperaie dell’azienda !
Sono disposto alla candidatura per la R.S.U., questo è possibile solo ed esclusivamente se riusciamo ad evitare infiltrazioni del sindacato asservito.
Penso che sia doveroso da parte mia aggiungere con molta chiarezza che: non so fin quanto io possa ancora reggere le pressioni dei colleghi, della direzione, e non so (per usare termini di *****) se sia realistico pensare che l’azienda si stia organizzando con delinquenti a scopo di intimidirmi per ottenere le mie dimissioni.
Concludo la mail con una citazione di Victor Hugo , dal libro i miserabili
Questa sincerità dell’immondizia ci piace, riposa l’anima. Quando si è passato il proprio tempo a subire sulla terra lo spettacolo delle grandi arie che si danno la ragion di stato, il giuramento, la saggezza politica, la giustizia umana, l’onestà professionale, le austerità di circostanza, le toghe incorruttibili, è un sollievo entrare in una fogna e vedere il fango che ammette di esserlo.
I MOTIVI DELLA SVENDITA
Nelle pagine precedenti, vi ho raccontato del degrado politico sindacale che abbiamo vissuto. Ma credo sia giusto dar voce anche alle ragioni di chi dopo anni di battaglie sindacali si è ritrovato a dover usare le sue battaglie come merce di scambio per privilegi personali. Quando un dirigente del direttivo di categoria del sindacato cercava di convincermi a fare del sindacato giallo, discutemmo molto ed in particolare delle mancate reazioni della segreteria contro il sindacato giallo. Agli inizi della battaglia sindacale nell’azienda in cui lavoravo un ragazzo si candidò alle elezioni della R.S.U. Insieme a lui altre persone che però si candidavano con altri intenti, e cioè quello di favorire gli interessi dell’azienda frenando le iniziative sindacali. Molti lavoratori votarono per i candidati dell’azienda perchè credettero alle promesse del direttore del personale che spaventato dalle possibili vertenze che il sindacato potesse fare, fece un discorso ai lavoratori dove disse che l’azienda era in espansione e che le rogne che i sindacati potevano creare, avrebbero potuto inibire il processo di crescita dell’azienda e promise ai lavoratori dei premi produzione, dei buoni mensa, ma alla sola condizione che votassero tutti i candidati ad eccezione di quel ragazzo che con coraggio e determinazione si candidò con propositi costruttivi. La segreteria venne informata del fatto che alcune candidature erano state fatte dall’azienda, ma i segretari e il funzionario del sindacato non ritennero opportuno rifiutare le candidature. Ma a detta dell’R.S.U che poi svendette l’azione del sindacato reale, gli fu promesso dalla segreteria che se uno dei candidati del sindacato giallo avrebbe in qualche modo leso gli interessi dei lavoratori, la segreteria avrebbe ritirato la delega degli stessi senza alcuna remora. La segreteria ebbe in seguito diverse testimonianza dei lavoratori e anche mie sugli atteggiamenti degli R.S.U. Corrotti, anche nelle pagine precedenti vi sono raccontate cose inquietanti. Ma l’episodio più grottesco si verificò quando io, e altri quattro lavoratori con un dirigente del direttivo di categoria, un segretario, ed un funzionario andammo in tribunale per testimoniare che non avevamo possibilità di avere una semplice bacheca sindacale e, udite udite gli R.S.U facenti parte della stessa sigla sindacale erano in tribunale per affermare l’esatto contrario, che poi era il falso. Io mi esaltai perchè pensai tra me e me: “stavolta la delega la ritirano”! Invece no! La vicenda si concluse con noi che ottenemmo le chiavi della bacheca su
pressioni del giudice che diede all’azienda una settimana di tempo per darci le chiavi della bacheca. Possiamo dire che tutti i sindacalisti che poi mollarono lo fecero perchè la loro sete di giustizia veniva delusa dalle mancate azioni della segreteria, che era sempre poco attenta al quotidiano dei lavoratori e molto attenta ai salotti politici dove persone totalmente estranee alla realtà operaia, prendevano decisioni sulle politiche da seguire in merito al sindacato giallo. E si ponevano come proprietari di un organizzazione che rappresentava gli interessi dei lavoratori che rientrassero solo ed esclusivamente nel loro modo di pensare. Gli altri erano per usare dei loro termini radicali estremisti. Peccato però che i lavoratori nell’azienda in cui lavoravo e in molte altre realtà non danno fiducia ai sindacati in quanto sono ritenuti politicizzati e poco efficaci.
IL TELEFONO SUONA
Il telefono suona e …….
Il signor Grassi?
Si sono io.
Sono il signor ******* le volevo chiedere un incontro con l’intento di risolvere i nostri problemi.
Mi dica dove e quando.
Ci incontrammo nell’ufficio del personale il giorno seguente, trascrivo ciò che mi venne detto dal direttore del personale.
Senta signor Grassi, l’ho chiamata perchè l’azienda a seguito del suo lavoro di collaborazione con la A.S.L. Deve presentarsi in tribunale per diverse denunce e non solo. Sappia che le multe che ci hanno fatto e le cause dove dobbiamo difenderci dalle denunce della A.S.L. Rischiano di costarci molto. Ora le chiedo, lei è ancora convinto di poter fare carriera nel sindacato? Lei pensa che la sua incorruttibilità le possa offrire una prospettiva per il futuro? Sia realistico, per cortesia. Abbiamo preso accordi con i sindacalisti con i quali lei collaborava e abbiamo pattuito una bella sommetta in nero ed un incarico impiegatizio, abbandoni anche lei la lotta sindacale, non butti via la sua vita. Crede che la stima di qualche dirigente del sindacato di cui lei gode possa fare qualcosa per lei? Lo guardai negli occhi, e dissi: “si tenga i suoi accordi con questi sindacalisti, i suoi aumenti, i suoi incarichi. Io mi sto già da tempo organizzando per cambiare lavoro.
Fui accompagnato alla porta e ritornai nel reparto.
GUERRIGLIA OPERAIA
Elenco azioni legali e denunce negli anni di attività sindacale.
1) denuncia alla A.S.L. Della presenza di macchine di produzione fuori norma
2) denuncia alla A.S.L della creazione di polveri sottili dovuta alla granulometria delle sostanze immesse.
3) denuncia alla A.S.L. Sullo smaltimento illegale di prodotti chimici nelle fognature
4) denuncia alla A.S.L. Sull’emissione di prodotti chimici inquinanti dovuti al mal funzionamento di aspiratori
5) testimonianza su una denuncia per condotta antisindacale per la mancata consegna della bacheca per la R.S.U. (che si ottenne all’inizio della battaglia sindacale e con la presenza di alcuni lavoratori in tribunale come me disposti a testimoniare.
6) Denuncia alla A.S.L su l’occultamento di infortuni gravi spacciati per malattia.
7) Disponibilità a testimoniare sulle condotte antisindacali avvenute in azienda
8) denuncia personale fatta attraverso la A.S.L per lesioni colpose dovute ad un infortunio che solo per un caso fortuito non mi causò la perdita di un occhio. A causa della mancata consegna di dispositivi di protezione individuale.
9) Ho spesso indirizzato lavoratori extracomunitari agli uffici vertenze e grazie all’ausilio degli stessi e al mio supporto morale sono stati risarciti. Certo cercavano giustizia e trovarono la legge. Per cui spesso si lamentavano dei magri risarcimenti ma facevo quanto potevo
IL PADRONE SI PRONUNCIA
In questa azienda abbiamo 37 tesserati al sindacato. Vi comunico che abbiamo 37 esuberi. Mi aspetto che li facciate fuori questi bastardi. Questa è casa mia e riguardo a tutti quegli africani tesserati al sindacato, se ne vadano di nuovo in Africa se non gli conviene.
L’R.S.P.P. MI “CONFIDA CHE”
In data 17/02/2006, R.S.P.P. (responsabile servizio di prevenzione e protezione) mi convocava in ufficio tecnico per aggiornamenti inerenti all’utilizzo dei dispositivi di protezione, riguardanti le macchine di produzione. Dopo aver letto alcuni manuali, delle macchine in questione, il signor ***** mi riferiva in tono confidenziale i seguenti fatti: colgo l’occasione di questo nostro incontro, per dirti in tutta sincerità che: “alle spalle di chi come te si è gravato dell’onere di fare delle attività sindacali, il direttore del personale ed il tuo dirigente sindacale, stanno prendendo accordi che riguardano i loro interessi personali.
SMALTIMENTO VELENI
Quel periodo della mia vita avevo l’anima satura di livore, avrei voluto uccidere il direttore del personale assieme a lui tutti quei vassalli di cui si circondava. Non mi accorgevo dell’odio e della rabbia che trasmettevo alla gente che parlava con me. Vi fu una volta una riunione nel mio appartamento. Eravamo alcuni colleghi di lavoro e da un militante di mia fiducia mi fu segnalato che un lavoratore voleva parlare in riserbo con me. Sosteneva di avere delle informazioni importanti da darmi, voleva parlare solo con me perchè non si fidava degli R.S.U. E tanto meno del funzionario che seguiva l’azienda. Era un uomo di mezza età che lavorava in un reparto diverso dal mio. Entrò a casa mia lo feci accomodare e lui sedutosi esordì così: “ho assistito personalmente all’occultamento di materiali cancerogeni, hanno seppellito dell’eternit, e ti posso dire che molti materiali inquinanti vengono buttati nella fogna comune. Presi appunti su i luoghi dove erano seppelliti i rifiuti e su chi degli operai veniva incaricato allo smaltimento di sostanze tossiche nella fogna. Lo interrogai senza accorgermi che stavo usando lo stesso atteggiamento che usava il funzionario della A.S.L. Con me quando andavo spesso da solo, spesso con altri sindacalisti a denunciare gli inadempimenti e le carenze dell’azienda in materia di sicurezza ed altro. Alla fine della riunione lo ringraziai per le informazioni e lui se ne andò. Restammo io e ****** ci guardammo negli occhi e io dissi: “conosci gli ultimi sviluppi? il segretario molla!” lui disse: “mi aspettavo che **** non avesse i coglioni!
FRATELLI DI SPADA
(Discorso d’incitamento ai mirmidoni) Mirmidoni, miei fratelli di spada. Cinquanta di voi valgono più di un intero esercito. Nessuno dimentichi mai la nostra forza: siamo leoni! Sapete cosa c’è, ad aspettarvi, oltre quella spiaggia?! L’immortalità! Andate, è vostra! (Achille) dialogo tratto dal film Troy.
Mi sentivo un po come Achille, quando incitai un pugno di uomini all’ultimo assalto. Infatti, in un ultima riunione tenuta fuori dalle mura del sindacato, esortai alcuni lavoratori a chiudere la faccenda con dignità, e dissi: “ alcuni di voi non lavorano da qualche settimana e siete in malattia perchè il mobbing subito vi ha tolto la lucidità e la serenità che meritate, perchè siete esuberi e all’interno dell’azienda non c’è più spazio per voi, soprattutto dopo che i vostri reparti sono stati appaltati a cooperative che sfruttano e sottopagano lavoratori extracomunitari. Altri invece, ingoiano fumi e lavorano senza uno straccio di protezione individuale. Io dico: “se questo è ciò che ci attende ogni giorno della nostra vita sul posto di lavoro e, se la segreteria del sindacato ci ha abbandonati perchè incapace di lottare con fermezza contro la corruzione dei delegati, Non ci resta che denunciarli ognuno di noi per il proprio mal tolto e dimetterci appena possibile. Anche se questo ci farà precipitare nel baratro del precariato. So che avete famiglia, ma so anche che in quell’azienda non c’è nessuna dignità. Le elezioni per eleggere i rappresentanti sindacali sono tra un anno e la segreteria non da garanzia per difenderci dai corrotti, anche se potrebbero, ma la loro politica pare sia il tradimento dello statuto che questi burocrati si sono dati. Io non mi candidai alla R.S.U. Perchè ero un neo assunto, quando alcuni lavoratori cercarono per primi di sindacalizzare l’azienda, ed ero in scadenza di contratto, non potevo espormi voi lo sapete. Quello che ho potuto fare negli interessi della collettività l’ho fatto. Vi faccio i miei migliori auguri per il futuro. Domani apriremo le ultime vertenze e sarà l’ultimo atto di resistenza poi non ci resta che ricostruire le nostre vite altrove. Ricorderemo per sempre, credo, che la nostra solitudine è anche dovuta al sindacato.” Dopo alcuni mesi accettai un lavoro come postino a tempo e, quando uscii dall’azienda dopo aver dato le dimissioni ed incassato il risarcimento, mi sentivo libero, leggero e anche l’aria di Milano mi sembrava buona ed il sole non era più grigio. Avevo perso la guerra contro la tirannia, ma mi sentivo di nuovo libero. STORIA DI UN SINDACATO BORGHESE
UN LAVORAORE SCRIVE
RIPORTO UNA MAIL INDIRIZZATA ALLA SEGRETERIA E IN COPIA CONOSCENZA A ME. UN LAVORATORE NON ERA A CONOSCENZA DI COSA STAVA SUCCEDENDO AL NOSRO INTERNO.
Ciao a tutti.
Con questa mail, intendo riferire a voi tutti della volontà mia di allontanarmi, da oggi e in futuro, dalle eventuali azioni a livello collettivo che il sindacato voglia intraprendere, questa mia decisione viene dopo una attenta riflessione di questi ultimi mesi trascorsi. La mancanza di partecipazione e di informazioni, relative alle attività sindacali, a partire dal mese di settembre ad oggi, mi inducono a prendere le distanze dalla politica che il sindacato sta conducendo oggi in *****. Cercherò di essere più chiaro; per mancanza di informazioni intendo riferirmi alle mancate riunioni e informazioni di cui noi tesserati abbiamo bisogno.
IL MOBBING VIAGGIA IN A.R.
Di seguito riporto alcune delle tante lettere che spedii all’ufficio del personale in risposta ai biechi tentativi aziendali di mettermi in difficoltà. Il direttore del personale mi mandò una lettera dove venivo accusato di negligenza e mancanza di rispetto nei riguardi dell’azienda e dei colleghi. Perchè non avevo compilato un modulo ferie consegnatomi in allegato alla busta paga. Ogni scusa era buona per mandarmi lettere che non potevano diventare lettere di richiamo, perchè da parte mia non vi era nessuna trasgressione alle regole stabilite dal contratto collettivo. Ma ogni cosa che mi riguardava diventava polemica e mi venivano recapitare lettere con accuse assurde e tutto diventava un trabocchetto a scopo di farmi sbagliare e quindi mettermi in difficoltà. Li ho sempre umiliati nelle risposte e non ebbero mai modo di riuscire a farmi cadere nei loro tranelli. Riporto di seguito una mia A.R. di risposta a delle accuse che demoliscono le falsità che vengono affermate nella lettera recapitatami, umiliando il direttore del personale, ma senza trasgredire le regole.
Data 28/03/2006
Oggetto:ferie 2006
Il 23/03/2006, in cabina forno, io Dario Vincenzo Grassi, ed il responsabile del personale, concordavamo un periodo di ferie nel mese di giugno. Facendo si che mi venissero concessi quindici giorni dei 20+3 di ferie, con data da definire, che la direzione mi avrebbe in seguito indicato. Accordo che ha garantito che, nessun collega di lavoro e le esigenze del ciclo produttivo dell’azienda, venissero minimamente condizionati dalla mia richiesta. Faccio presente che qualsiasi mia richiesta non ha lo scopo di ledere i diritti di nessuno, (come da voi affermato nella A.R. Che ho ricevuto), tanto meno quelli dell’azienda. Inoltre sono esterrefatto per l’atteggiamento di comodo che il sig. *******mi imputa, e mi considero persona offesa per tale affermazione. Invito il sig. ******ad accettare o meno le richieste di ferie senza esprimere considerazioni o pareri gratuiti, frutto di una visione molto personale su delle semplici richieste. Colgo l’occasione, per comunicare alla direzione che intendo chiedere di usufruire dei restanti giorni di ferie in seguito, (periodo autunno/inverno). A riguardo del tener conto delle esigenze del personale, che l’azienda vanta nella lettera chi mi è stata inviata, è bene precisare che non è indicato sul modulo richiesta ferie un periodo limite di consegna del modulo. Vi e solo specificato (cito testualmente) che: E’ proibito chiedere più di una settimana di ferie nei mesi di luglio, agosto e dicembre; proibizione che non leggo in nessuna parte del ccnl.
Sono numerose le lettere che in quel periodo mi vennero recapitate. Alcune di esse dovetti farle scrivere dall’ufficio vertenze come questa che riporto. Chiaramente per mettere sotto pressione il lavoratore lo si cambia di reparto e gli si da un incarico peggiore.
Oggetto: MODIFICA MANSIONI-GRASSI DARIO VINCENZO
Con la presente intendo chiedere chiarimenti in merito alla disposizione verbale, comunicatami il giorno 04/05/05 dai Sig. ******* e **********, di mutamento mansioni.
Nell’attesa di ricevere le opportune comunicazioni riguardanti il mutamento di mansioni (nonché lo spostamento di reparto), vi comunico che sarà mia cura eseguire quanto richiesto al meglio, fatta salva comunque ogni possibile azione legale a tutela della mia professionalità, diritto e dignità.
In attesa di un vostro cortese riscontro (per iscritto) colgo l’occasione per salutarvi distintamente
Per non parlare delle protezioni individuali, l’assenza di occhiali protettivi difatti causò il mio infortunio mesi dopo aver chiesto la stessa protezione in A.R.
Oggetto : occhiali protettivi da vista.
Io Grassi Dario Vincenzo, vista la mansione svolta e le esigenze di tutela della salute connesse, chiedo che mi vengano forniti degli occhiali protettivi graduati al fine di evitare di affaticare la mia vista, usando occhiali protettivi non graduati.
Qualora la mia richiesta venga accolta, fornirò le dovute certificazioni specialistiche.
IL FORMATORE CHE FORMAVA SINDACALISTI LIBERI…. MA DEI DS
In quegli anni ho assistito a molte scene grottesche come quando ad un corso di formazione, eravamo in una delle aule del sindacato ed io ad altri delegati o persone facenti parte del direttivo di settore, fummo invitati a partecipare ad un corso di formazione che aveva come obiettivo il formare persone che avessero dei rudimenti sul modo più consono di comunicare. Insomma, corso sulla comunicazione. Il formatore esordi con questa frase: “vedete aldilà delle idee e ciò che si pensa in merito a qualsiasi dibattito sindacale, bisogna fare i conti con il modo più efficace per far arrivare il messaggio alle persone alle quali ci rivolgiamo. Io ad esempio sono dei DS.” E’ evidente che il dire: “io sono DS”, è stata una forzatura nella comunicazione che egli stesso ha fatto, ma il messaggio arrivò chiaro. E tutti avevamo capito quale fosse la linea politica di quell’area del sindacato che all’epoca era quella maggioritaria. Molti delegati poi con i quali parlai mi confermarono che chi saliva i gradini dell’organizzazione erano tutti tesserati di partito, il partito “giusto”. Ma uno come me non si lasciò sfuggire l’occasione di quel corso per dare una bella coltellata all’ipocrisia che regnava sovrana all’interno di quel contesto. Quando arrivò il momento in cui tutti i delegati potevano esprimere il loro pensiero in merito ai contenuti del corso o perplessità dovute alle politiche del sindacato. Io feci questa domanda: “non credete che l’essere politicamente schierati possa poi avere delle conseguenze che portino ad un conflitto di interessi con quei governi che voi definite governi amici? Non sono stati i vostri amici ad aprire con la legge Treu una stagione di precariato sul lavoro? Se quella legge l’avesse fatta un governo in cui i DS, per intenderci, non fossero stati coinvolti l’avreste firmata? La risposta di un segretario presente al corso proprio per rispondere ai delegati fu: “chi la pensa come te nel sindacato, è una parte minoritaria e che non conta un cazzo.” non rispondetti alla sua affermazione di cattivo gusto, ma fui soddisfatto ugualmente perchè avevo smascherato i finti democratici, dinanzi a tutti svelando il loro vero volto.
CALUNNIA? O SINDACATO BOICOTTA SINDACATO?
A detta del dirigente del direttivo di categoria di cui abbiamo nelle pagine precedenti ampiamente raccontato, si verificò un altro aspetto inaudito. Mi raccontò che si sentiva isolato all’interno della stessa organizzazione in quanto, appartenendo lui ad un area di sinistra definita radicale, veniva spesso boicottato durante i direttivi che dovevano invece avere una voce riformista sul piano politico sindacale. In sintesi, sosteneva che spesso non veniva invitato alle riunioni del direttivo di categoria, per non turbare gli equilibri maggioritari della stessa. Per onestà intellettuale e bene specificare che questa sua confidenza mi fu fatta dallo stesso prima della sua rinuncia alle attività sindacali, dando vita allo scandaloso mercimonio che ho raccontato nelle pagine precedenti. Vi fu un episodio dove invece fui testimone in prima persona che vi voglio raccontare. Un pomeriggio arrivò sul mio telefonino un messaggio di un segretario del sindacato, lo stesso mi invitò a partecipare alla sicurezza di una manifestazione politica. Si trattava di una comizio elettorale di Romano Prodi. Ovviamente declinai l’invito. Racconto questo episodio perchè rimasi letteralmente disgustato dalla militanza cieca del sindacato in partiti che hanno come ben sapete servito solo gli interessi di confindustria. Ma il vero problema non è essere di destra o sinistra o centro. Il vero problema è che in Italia non vi è dignità sul lavoro e questo è certamente dovuto a molti aspetti politici, sociali, sindacali, ma cambiare l’attuale situazione si può! E forse il punto di partenza è liberarsi dalle lobi partitiche.
IL SONNO DELLA RAGIONE
COMMENTI DI ALCUNI LAVORATORI DURANTE IL TURNO DI LAVORO
avete visto che rifondazione comunista candida quel……come si chiama? Quel frocio insomma……
Io i comunisti li metterei nei forni crematori da vivi, come i froci!
Questi arabi del cazzo! fanno bene a bombardarli, viva la Legha!
Questi sono solo una parte dei commenti che mi capitava di sentire, durante il turno di lavoro. Esiste un avversario molto difficile da battere per ricostruire questa nostra Italia, questo nemico si chiama ignoranza. L’ignoranza che i regimi capitalisti e i regimi sovietici e cinesi, si sono preoccupati di diffondere tra le masse, perchè le masse ignoranti sono facilmente sedotte da costoro. Hanno negato a queste persone la la libertà attraverso una sistematica diseducazione di massa attraverso i media. Rendendoli poco più che cani obbedienti.
I TITOLI DEL CORSERA
RIPORTO ALCUNI TITOLI DEL CORSERA, RIGUARDANTI L’S.P.A. IN CUI LAVORAVO
Fotoreporter denuncia ” Aggredito da operai ”
—————————————————————– CINISELLO Fotoreporter denuncia “Aggredito da operai” CINISELLO BALSAMO – Un fotoreporter dell’emittente televisiva “Sei Milano”, che stava filmando dall’esterno la ******, a Cinisello, sarebbe stato aggredito da sei operai, mentre riprendeva la fabbrica con una telecamera per preparare un servizio televisivo: c’e’ una denuncia ai carabinieri, ma le tute blu negano. Sarebbe accaduto verso le 13.30 di ieri.
” risarcite il sindacato ”
sentenza della Cassazione sulla morte di ********, 21 anni, operaio alla ******** di Cinisello , morto nel 1987 a causa delle esalazioni di uno scaldabagno difettoso che si trovava nei locali della ditta. risarcimento concesso al sindacato ******** di Cinisello, che si era presentato come parte lesa quale garante della sicurezza dei lavoratori
Il diritto ai danni era stato chiesto dalla ******* di Cinisello TITOLO: “Risarcite il sindacato” Sentenza della Cassazione sulla morte di un operaio CINISELLO . Soddisfazione alla ******** (il sindacato dei chimici) di Cinisello Balsamo per aver visto affermato il principio del suo coinvolgimento come parte lesa nei processi per infortunio sul lavoro…
Cinisello spiana il degrado
Pronti i piani di recupero per ****** e *******
Palazzi e giardini al posto dell’ industria inquinante e degli ex capannoni invasi dagli immigrati TITOLO: Cinisello spiana il degrado Pronti i piani di recupero per ******* e ********* CINISELLO BALSAMO . Unite dallo stesso destino: la ****** e l’ ******, un tempo fabbriche simbolo della citta’ , poi accusate di inquinamento
Scoperti in fabbrica otto abusivi
DENUNCIATO IL PRESIDENTE DELLA ******* Scoperti in fabbrica otto abusivi Quando e’ arrivata la polizia, verso le 8.30 di giovedi’, hanno tentato di scappare: qualcuno si e’ infilato nei cunicoli che si snodano numerosi tra i vecchi capannoni, altri hanno cercato una via di fuga sul retro. Otto di loro sono pero’ stati bloccati dagli agenti appostati ai vari cancelli. Sono tu…
LA CGIL NON CAPISCE PIU’ LA SUA BASE
Pur non condividendo la scelta dei lavoratori Della Pirelli di abbandonare la CGIL per l’UGL in quanto, non credo che le politiche sindacali dell’UGL siano migliori. È secondo me utile leggere il documento che riporto di seguito. Prima però credo sia doveroso specificare che non ho mai lavorato in Pirelli.
Dalla Cgil all’Ugl: «Vi spieghiamo perché»***
«Abbiamo letto in questi giorni su vari giornali gli articoli riguardanti l’ottimo risultato della lista Ugl al recente rinnovo della Rsu Pirelli Bicocca di Milano, vorremo esprime la nostra posizione in modo da chiarire ogni dubbio in merito. Non credevamo che un semplice esercizio di libertà sindacale destasse tale interesse, e ci dispiace leggere che il segretario generale Filcem Alberto Morselli si dichiari non a conoscenza delle nostre motivazioni, le quali sono state fornite sia in assemblea ai lavoratori che rappresentiamo che al funzionario Cgil che segue la Pirelli. Se la comunicazione si è interrotta all’interno della gerarchia sindacale non ne abbiamo responsabilità. Negli anni scorsi abbiamo svolto attività sindacale all’interno della Cgil, l’organizzazione che sentivamo più vicina alle nostre storie personali; non rinneghiamo nulla di quella esperienza, ma la realtà con la quale ci siamo spesso confrontati ha deluso gran parte delle nostre aspettative. Abbiamo trovato di frequente un distacco netto tra sindacato e lavoratori, simile a quello che c’è oggi tra politica e cittadino, molto pensiero politico, grandi aree di superficialità e improvvisazione, autoreferenzialità e difficoltà a capire i veloci cambiamenti del mondo del lavoro in questi ultimi anni. L’aspetto più deludente ha tuttavia riguardato l’attività principale di un delegato sindacale, cioè la contrattazione aziendale o di secondo livello, dove le Rsu dovrebbero essere protagoniste e avere ampia autonomia decisionale, mentre spesso ci è capitato di essere scavalcati da scelte prese dalle strutture che ben poco sanno del vissuto quotidiano all’interno di un’azienda. Ci siamo sentiti delegittimati dalla stessa organizzazione che ci doveva supportare; questo è il vero motivo del nostro abbandono della Cgil, non l’avere sottoscritto il protocollo sul Welfare, come
riportato sui giornali, in quel caso volevamo solo esprimere un punto di vista diverso da quello della maggioranza Cgil, ma ci è stato fatto capire che non era possibile. Certo potevamo fare come tanti altri, disdire la nostra tessera sindacale e tornare a fare gli spettatori silenziosi, ma abbiamo voluto tentare una nuova strada e siamo stati premiati: non a caso i voti del rinnovo Rsu sono andati per la maggior parte ai singoli delegati e pochi sono andati solo alla sigla, questo denota che a volte le persone sono più importanti dei simboli. L’idea di scegliere l’Ugl è venuta dall’incontro con il Segretario Nazionale Gomma e Plastica Mauro
Sabbi, che vanta un’esperienza aziendale e sindacale trentennale nel settore e ci ha fatto un’ottima impressione di equilibrio e competenza. Siamo pronti a dare fiducia all’Ugl anche grazie alle posizioni interessanti, pertinenti ed equilibrate espresse dalla Segretaria Generale Renata Polverini. La struttura ci ha dato ampie garanzie di autonomia nello svolgimento dell’azione sindacale di secondo livello, come da normativa interconfederale vigente, naturalmente nell’equilibrio e nel rispetto delle regole. L’Ugl è una struttura in forte mutamento dove ci è sembrato di cogliere che il «fare sindacato» venga prima della politica, e con ciò vorremmo dissipare ogni dubbio che questa scelta sia stata frutto di una ideologia politica. Pensiamo che tutti i presupposti per svolgere in modo proficuo il nostro compito di delegati sindacali siano presenti nell’Ugl, e quello che è accaduto dovrebbe forse far riflettere qualcuno all’interno della Cgil che ha perso la capacità di ascoltare la propria base; questo nell’interesse di tutti i lavoratori».
***Delegati Ugl ex Cgil, Pirelli Bicocca Milano
UN ARTICOLO DEL CORRIERE DELLA SERA.
L’ Ugl sfonda alla Pirelli: noi come la Lega
MILANO – Aprile 2008, fine di un’ epoca alla Pirelli di Milano. Dopo oltre cento anni di egemonia Cgil, in azienda (1.600 dipendenti) finisce il monocolore della Rsu. La Filcem Cgil scende da 21 a 12 delegati. Colpo durissimo: il primo nucleo sindacale in Pirelli era nato nel 1891, in coincidenza con la fondazione della Camera del Lavoro a Milano. Ma non basta. A rubare consenso alla Cgil nella sua stessa roccaforte è l’ Ugl. Il sindacato di destra. Che ora può contare su 9 delegati. La leader nazionale dell’ ex Cisnal va orgogliosa del risultato. «La Pirelli non è un caso isolato – fa notare Renata Polverini -. Alla Berco di Ferrara, azienda metalmeccanica del gruppo ThyssenKrupp con 2.500 operai, abbiamo il 33 per cento del consenso. Lo sforzo di restare sempre con i piedi per terra, ben saldi nelle fabbriche e negli uffici, porta ottimi risultati». La Cgil incassa. «Il colpo è durissimo, inutile negarlo – ammette Alberto Morselli, segretario generale nazionale della Filcem, la categoria dei chimici della confederazione -. Ho chiesto alla struttura di Milano di analizzare con serietà le ragioni di questa sconfitta. Per capire se a monte c’ è una richiesta di rappresentanza che non è stata evasa. O se esistono ragioni, oltre che sindacali, di tipo politico». Il salto dalla Cgil all’ Ugl è enorme. Tanto più che i candidati eletti sotto la sigla del sindacato di destra erano gli stessi che, fino a pochi mesi prima, avevano rappresentato i lavoratori con la casacca della Filcem Cgil. Come si spiega il ribaltone? «Facile: noi ci occupiamo dei problemi di chi lavora, indipendentemente dalle idee politiche di ciascuno. Ci sporchiamo le mani con le questioni più terra terra, dalla mensa che non funziona all’ organizzazione dei turni», rivendica Renata Polverini. E ancora: «Se c’ è una sinistra al caviale è altrettanto vero che anche a un certo sindacato il caviale piace, eccome. Ecco, noi non siamo di quelli». Secondo il segretario generale dell’ Ugl, anche il voto a destra degli operai si inserisce in questo quadro: «Con la Lega abbiamo una cosa in comune: parliamo un linguaggio che la gente comprende». Tanto per rendere l’ idea di quello che intende per «sindacato al caviale», Polverini racconta di come è uscita indispettita dal cinema dopo aver visto
STORIA DI UN SINDACATO BORGHESE
«Tutta la vita davanti» di Paolo Virzì. «Una pellicola in certi momenti offensiva verso il mondo del precariato. I lavoratori dei call center non si possono rappresentare come minus habens, coatti di periferia. Noi dell’ Ugl non ci collochiamo un gradino sopra rispetto alle persone che rappresentiamo». Dal canto loro i 9 delegati passati armi e bagagli al «nemico» non vogliono commentare. Al loro posto parla il segretario generale dei chimici dell’ Ugl, Renato Riccio. «Al di là delle singole questioni di merito, ha pagato la nostra determinazione a tenere la politica fuori dall’ attività sindacale. Cosa che nel mondo dei confederali non sempre avviene». Ma la Cgil non ci sta ad indossare i panni del «sindacato che fa politica». «Anche noi risolviamo i problemi quotidiani dei lavoratori. Collocandoli, certo, in un orizzonte generale. Ma questo mi pare normale», puntualizza il segretario generale della Filcem, Morselli. Per quanto riguarda l’ idea dell’ operaio che sceglie il sindacato di destra, il leader dei chimici della Cgil mette in guardia rispetto a nuovi stereotipi: «In questo caso i candidati dell’ Ugl sono stati eletti con il voto degli impiegati, non con quelli di chi opera nello stabilimento». E aggiunge: «Spero che in tutta questa vicenda l’ azienda possa dire di essere stata al di sopra delle parti». Ambienti sindacali sostengono che a monte di tutto ci sia la contestazione, in Pirelli, della firma della Cgil sotto il protocollo sul Welfare. «Certo, è strano che un dissenso da sinistra si esprima con un passaggio all’ Ugl…», riflette Morselli. La stagione dei chiarimenti è solo all’ inizio.
UN ARTICOLO DI PAOLO ROSSI BARNARD
Riporto una parte di un articolo di Paolo Barnard, pubblicato nel suo sito. http://www.paolobarnard.info/home.php
Ecco come morimmo.
Il processo iniziò il 23 agosto del 1971 nella sale della Camera di Commercio degli Stati Uniti d’America, e arrivò alla sentenza il 31 maggio del 1975 nell’assemblea plenaria della Commissione Trilaterale a Kyoto. In quattro anni di dibattimento i Padroni della nostra vita decisero che l’imputato doveva morire. L’imputato si chiamava Sinistra, cioè diritti, cioè democrazia partecipativa dei cittadini comuni, cioè pace, tolleranza, interesse collettivo, amore libero e libero pensiero, cioè Un Mondo Migliore per ogni uomo o donna di questo pianeta, cioè il mondo che avremmo voluto avere e che oggi non abbiamo. Negli anni ’70 quel mondo appariva sul punto di realizzarsi, sospinto dallo straordinario vento di progressismo che aveva spazzato il mondo occidentale nella decade precedente. La sentenza decretò che l’imputato era colpevole, e ne dettò le modalità di esecuzione capitale. Oggi quello che vi appare come il Potere – dalle multinazionali alle guerre economiche, la P2, le mafie, il mostro mediatico commerciale, la Casta politica e le altre Caste, le lobby dell’attacco alle Costituzioni, l’impero dei consumi – non lo è. Queste manifestazioni aberranti sono solo il risultato di quella sentenza. Il Potere è la cupola dei mandanti di allora e di oggi, quella è l’origine di tutto.
La trappola.
I sindacati, e ogni altra forma di associazione di cittadini attivi, erano ovviamente un problema da affrontare. Qui gli autori diedero il meglio di sé, con una delle trovate più insidiose della storia politica moderna: la cooptazione. Compresero che nelle democrazie evolute era ormai controproducente mantenere uno scontro frontale con i sindacati o con altre organizzazione similari, e con le loro parole diedero inizio a una delle epoche più infami dei rapporti fra Potere e mondo dei lavoratori/cittadini, quella
che nel giro di pochi decenni porterà i sindacati dalla loro storica tradizione di lotta per ottenere sempre maggiori diritti, alla miserevole condizione odierna, dove essi ormai possono solo contrattate sul ‘grado di abolizione dei diritti’. Huntington, Crozier e Watanuki scrissero: “Le richieste crescenti e le pressioni sui governi impongono una collaborazione maggiore. Potremmo escogitare mezzi per assicurarci sostegno e risorse… dai sindacati e dalle associazioni civiche”. Si faccia attenzione: queste parole vengono scritte agli albori degli anni ’70, in un’epoca in cui la sola idea di un sindacato che “assicurasse sostegno e risorse” al governo avrebbe attratto derisione da una parte se non grida di alto tradimento e sommosse violente nelle fabbriche di tutta Italia. Ma è successo, ce l’hanno fatto fare, e non è necessario riassumere qui la vergognosa parabola in quel senso di CGIL, CISL e UIL perennemente impegnate a togliere le castagne dal fuoco a governi e imprese, o addirittura a finanziare partiti che saranno poi parte dei governi che dovrebbero monitorare. La medesima cosa è accaduta per le cosiddette organizzazioni di cittadinanza attiva, le ONLUS e altri, che oggi sempre più sono cooptati nella spartizione delle torte dei servizi alla cittadinanza, dimentiche che la loro funzione era di vigilare e di combattere le amministrazioni, non di banchettarvi assieme. Ma tornando ai sindacati, The Crisis of Democracy aveva in serbo un altro siluro. Gli autori compresero che la forza delle formazioni sindacali stava nell’ideologia radicale, poiché “quando essa perde forza, diminuisce il potere dei sindacati di ottenere risultati”. E quale potesse essere l’antidoto all’ideologia, gli apparve subito chiaro: la concertazione. Scrissero infatti: “(Essa) produce disaffezione da parte dei lavoratori, che non si riconoscono in quel processo burocratico e tendono a distanziarsene, e questo significa che più i sindacati accettano la concertazione più diventano deboli e meno capaci di mobilitare i lavoratori, e di metter pressione sui governi”. La concertazione nacque dunque per disabilitare i sindacati. Questi ragionamenti sono inseriti in un contesto più ampio nel testo, ma colpisce come un fulmine il fatto che quei germi della futura disgregazione sindacale fossero così lucidamente chiari a coloro che trentaquattro anni fa pianificavano l’esecuzione capitale della Sinistra in tutto l’Occidente. E non era solo necessario cooptare i sindacati e chiuderli nella trappola della concertazione; bisognava anche privilegiare quelli più grossi e autoritari nella leadership, poiché “nello Stato moderno i capi potenti dei sindacati… capaci di comandare i propri membri, sono una minaccia inferiore all’autorità dei leader politici e sono persino un aiuto ad essa”. Il motivo
era chiaro: “Se i sindacati sono disorganizzati, se i membri sono ribelli, se le rivendicazioni estreme e gli scioperi selvaggi sono frequenti, l’applicazione di una politica nazionale dei salari diventa impossibile… contribuendo all’indebolimento del governo (non dei lavoratori!, nda)”, dunque ben venga il sindacato corporazione, più facile da domare. Questi concetti raccontano, come in un percorso prestampato, tutto ciò che è avvenuto poi, fino alla miserrima condizione odierna dove i sindacati “potenti e capaci di comandare i propri membri” hanno svenduto il Diritto Umano al lavoro e hanno del tutto abbandonato il radicalismo necessario a impedire una tale sciagurata deriva. Di nuovo, ciò dimostra che se vogliamo combattere anche questo trionfo del Potere sul mondo del lavoro di oggi, è inutile prendersela con gli affari parrocchiali di questo o quel governo italiano, di questo o quel leader sindacale. Essi sono solo esecutori volenti o nolenti, nulla di più. Gli esempi si sprecano, come la cocciuta insistenza di ogni nostro esecutivo negli ultimi dieci anni nell’innalzamento dell’età pensionabile, a fronte del fatto che i contabili di Stato continuano a dire che i conti delle casse previdenziali sono invece sanissimi. Perché allora quell’insistenza? Perché devono eseguire ordini dall’alto, ordini concepiti più di trent’anni fa in altri luoghi del mondo. E allora vanno combattuti i mandanti, che oggi come allora non si chiamano Tremonti, Ichino o Epifani.
LA LINEA POLITICA DI CHI NON CONCERTA E DENUNCIA
L’aggressione agli studenti romani e la complicità di Cgil e PD
(19 marzo 2009)
La selvaggia aggressione di oggi a Roma ai danni degli studenti che volevano uscire dall’Università per protestare contro la politica scolastica governativa – che ha provocato numerosi feriti tra ragazzi/e inermi a cui va la nostra totale solidarietà – è stata materialmente condotta da “forze del disordine” istigate da un ministero degli Interni che sembra garantire copertura ad ogni violenza poliziesca. Ma gli strumenti politici per l’aggressione sono stati forniti anche da tutti i partiti della opposizione parlamentare (PD in prima fila), nonchè dai sindacati concertativi (Cgil in prima fila), che hanno sottoscritto un dittatoriale Protocollo per vietare a Roma qualsiasi forma di protesta che non si svolga in sei piazze prestabilite e in sei itinerari. Secondo il Protocollo non si potrebbe protestare davanti a ministeri, uffici pubblici, sedi aziendali o padronali, Parlamento e sedi politiche: insomma, non si potrebbe portare il conflitto davanti alle sedi delle “controparti”. La motivazione dell’intralcio al traffico è totalmente fasulla: gran parte del centro storico è pedonalizzato o riservato al solo traffico dei residenti (clamoroso il divieto al Parlamento e al Senato, al Campidoglio o a Piazza Navona, tutte zone vietate al traffico). In realtà si vuole impedire che si manifesti ogni forma di conflitto nelle strade, in linea con il tentativo di vietare lo sciopero nei servizi pubblici, nel timore di una valanga crescente di proteste di fronte alla sempre più micidiale crisi. Ma il governo ha trovato la complicità e collaborazione di Cgil, Cisl, Uil nonchè del PD, IdV e degli altri partiti di opposizione che, mentre fingono di protestare contro i progetti liberticidi berlusconiani, si fanno portatori del più brutale attacco al diritto di manifestare degli ultimi 60 anni. Suona insopportabilmente ipocrita il comunicato di solidarietà agli studenti da parte di una Cgil senza
la cui firma il Protocollo non sarebbe stato proponibile e che fino a ieri lo ha difeso in comunicati e interviste. I Cobas, insieme alle altre forze del Patto di Base (Cub e SdL) si sono già rifiutati di accettare i diktat polizieschi in occasione delle manifestazioni dei lavoratori Telecom e di quelli dei Trasporti: e continueranno così per far saltare l’ignobile Protocollo e aiutare i cittadini/e romani a riconquistare rapidamente il diritto di manifestare liberamente.
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
E’ ORA DI CHIUDERE!
È ora di chiudere! basta mail, opinioni, articoli e tribunali. Rimaniamo solo noi, noi lavoratori. Cosa faremo domani? Cosa faremo oggi? Io dico: “Partiamo dalla rivoluzione individuale!” cambiare le cose , significa cambiare se stessi ed il modo di vedere le cose. Ripartiamo da Guevara…….
Di fronte a tutti i pericoli, di fronte a tutte le minacce, le aggressioni, i blocchi, i sabotaggi, tutti i frazionismi, tutti i poteri che cercano di frenarci, dobbiamo dimostrare, una volta di più, la capacità del popolo di costruire la propria storia.
La storia del capitalismo è la storia della pirateria organizzata da pochi che si appropriano del lavoro di molti.
Nel più profondo di voi stessi siate capaci di sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario.
Grassi Dario Vincenzo
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