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Rivoluzioni a piú dimensioni

Dall’adesione al nasserismo Kaddafi si é poi adeguato al neoliberismo. Ma cercando a giocare un ruolo di potenza locale

Da quando sono esplose le rivolte c’é un fiorire di documentazioni che hanno il fine di dimostrare che tutte queste rivolte nel mondo arabo sarebbero in realtá il risultato della attivitá Usa per cambiare le direzioni di questi paesi, ma mantenendo il loro dominio per mezzo di nuovi equipe al potere.

Che gli Usa per mezzo delle sue varie organizzazioni sia impegnata a promuovere movimenti per articolare la situazione in loro favore, non c’é dubbio. É una attivitá che é stata giá applicata all’epoca della 2a guerra mondiale. Il fine ultimo del capitalismo é difendersi dalle rivoluzioni che possono mettere in questione l’ordine sociale delle classi. Poi ci sono gli interessi economici di sfruttamento, rapina, etc. I vari settori del capitalismo si scannano tra di loro ma reagiscono insieme per difendere il loro potere di classe. Successe giá all’epoca della Rivoluzione russa: stati che fino a una settimana prima si erano scannati reciprocamente si trovarono uniti contro il nemico comune rappresentato dal nuovo potere rivoluzionario in Russia.

Le rivolte che stanno avendo luogo nei paesi arabi sono certamente infiltrate da elementi che fanno gli interessi dell’imperialismo Usa, ma sono rivolte vere, cioé la gente interviene perché non ne puó piú, ed é disposta a lottare per vincere, a qualunque costo. É quanto sta succedendo in Tunisia, in Egitto, e negli altri Paesi come la Libia. Un dato é importante per valutare la situazione sociale, é considerare la politica che i vari governi hanno portato avanti applicando le norme del Fondo monetario internazionale. Norme che hanno significato la privatizzazione dei vari settori della produzione e dei servizi, la precarizzazione dei rapporti di lavoro, la riduzione dei salari, il deperimento delle condizioni di lavoro, la disoccupazione. Ció sta succedendo in tutto il mondo nei Paesi che dipendono dagli accordi con il Fmi. Ultimo scorso, di cui la stampa non ne parla ancora, é la rivolta che giá da tre settimane é in atto nel BurkinaFaso. Iniziata come reazione a una prepotenza della polizia che aveva ucciso uno studente per futili motivi, la rivolta ha ormai coinvolto tutta la popolazione lavoratrice che, anch’essa, é vittima degli accordi che il governo fece con il Fmi, con la conseguenza di un impoverimento globale delle loro condizioni di vita e di lavoro. Anche la rivolta in Libia é cominciata come una lotta contro il potere della cricca di Kaddafi, per riforme democratiche, ma era implicita la rivolta contro le condizioni economiche della popolazione. Dopo il crollo dell’Urss e dei movimenti ad esso correlati, Kaddafi rimase isolato, allorquando lo stesso Egitto nasserista, al quale si era nei primi anni della sua presa del potere ispirato, svoltava con Sadat verso una politica di accordo con l’imperialismo Usa e Israele. La sua via d’uscita era accettare le condizioni degli Usa: applicare una politica economica neoliberista, prendere le distanze dai vari movimenti rivoluzionari che prima aveva appoggiato. I lavoratori libici, privi di sindacati, si sono trovati nella condizione di pagare il prezzo di questa politica. Non c’é da meravigliarsi che hanno preso la iniziativa di ribellarsi, dopo gli esempi della massa tunisina e egiziana. Ma non era solo la massa libica che aveva interesse a rovesciare Kaddafi. I paesi che sfruttano il petrolio libico avrebbero dovuto accettare le condizioni di contratto a loro sfavorevoli che Kaddafi voleva imporre. Inoltre una vittoria della rivoluzione in Libia avrebbe messo in pericolo tutto il MedioOriente compresa l’ArabiaSaudita. É questo Paese che ha organizzato la infiltrazione tra le forze degli insorti, fornendo armi ma anche capi filoimperialisti. I capi del Consiglio provvisorio di Bengasi sono agenti legati agli interessi Usa. Non a caso la loro prima preoccupazione é stata quella di esigere lo scioglimento dei Consigli popolari che si erano organizzati nel corso della rivolta. In realtá in questo momento la rivoluzione libica é assediata da Kaddafi da un lato, l’imperialismo Usa, Gb, Francia, Italia con il supporto locale della direzione del Consiglio provvisorio di Bengasi dall’altro. Dunque cosa fare di fronte alla situazione non é certo scegliere uno dei due campi opposti, ma scegliere il terzo: la massa rivoluzionaria libica. Anche se stretta d’assedio la massa ha certamente coscienza che si stanno scontrando sul loro territorio gli interessi di vari settori del capitalismo, come avevano giá visto all’epoca di ElAlamein. Per combattere il potere di Kaddafi é necessaria la mobilitazione della massa della Libia. I bombardamenti dei paesi Nato servono solo a difendere gli interessi imperialisti, contro Kaddafi, forse, ma sopratutto contro la massa. Durante la 2a guerra mondiale guarda caso i bombardamenti alleati venivano effettuati principalmente sopra i quartieri operai. E da allora il capitalismo non é diventato piú democratico.I suoi interessi sono interessi di classe. Ció che vuole fare in Libia é sloggiare Kaddafi, ma prevenire una rivoluzione. A parte l´interesse locale l’imperialismo vuole prevenire la formazione di una grande Regione rivoluzionaria araba nel Nord dell´Africa, dalla Tunisia allo Jemen…

L´intervento dell´imperialismo ha come scopo la distruzione della Libia, stabilire una base militare sul posto per tenere sotto controllo la regione. Guai a farli vincere, in Irak hanno fatto scempio della popolazione e saccheggiato il Paese. Fermarli é un dovere ora della popolazione europea.

22marzo2011

Nicolai Caiazza

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