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La multinazionale francese Schneider, con più di 2000 addetti in Italia, chiude, senza alcun avviso, il sito di Rieti.

La Schneider Electric di Rieti, con l’annuncio della chiusura immediata, ad esaurimento delle materie prime necessarie per la produzione, e la fine del lavoro per 180 operaie e operai addetti alla produzione, ha fatto esattamente quello che qualsiasi padrone può fare in questo sistema capitalistico. I lavoratori si sono sempre dovuti difendere dallo sfruttamento dei padroni; negli anni di lotta hanno guadagnato una serie di diritti, pur conservando questo sistema. I padroni, con la complicità dei governi che si sono succeduti fino ad oggi, stanno distruggendo i diritti acquisiti: un attacco radicale e violento. L’unica alternativa per i lavoratori è quella di rispondere con una violenza uguale e contraria: occupazione della fabbrica che licenzia, esproprio dei mezzi di produzione, autogestione diretta da parte dei lavoratori. L’unità d’azione e la coscienza della propria forza sono le uniche armi a disposizione dei lavoratori per difendersi dall’arrogante violenza del padronato.

Le istituzioni, al di là dei moniti, delle dichiarazioni di solidarietà e degli appelli, potrebbero attivarsi per fornire le commesse necessarie al funzionamento della fabbrica occupata e autogestita dai lavoratori. Gli interruttori salvavita prodotti dalla “Schneider occupata” potrebbero essere impiegati nella ricostruzione delle case terremotate o per la ristrutturazione di edifici pubblici (scuole, ospedali, ecc.)

Partito Comunista dei Lavoratori – sezione Rosa Luxemburg – Rieti (provincia)

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