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Thomas Sankara e la cancellazione del debito

Il P.C.L. auspica la cancellazione del debito pubblico, ma già nel 1986, Thomas Sankara, Presidente del Burkina Faso, si ribellava alle politiche del FMI, e proponeva la cancellazione del debito estero, perché “le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato il denaro sono gli stessi che ci hanno colonizzato, sono gli stessi che hanno gestito per tanto tempo i nostri Stati e le nostre economie. Loro hanno indebitato l’Africa. Noi siamo estranei alla creazione di questo debito e dunque non dobbiamo pagarlo”.

Il P.C.L. auspica la nazionalizzazione delle banche e la cancellazione del debito pubblico, questo porterebbe diversi vantaggi, ed in particolare, libererebbe quelle risorse economiche, oggi impegnate per pagare gli interessi sul debito, che invece potrebbero essere impiegare nel sociale. Uno “strozzinaggio” legalizzato.

Un discorso simile è quello affrontato da Thomas Sankara, Presidente del Burkina Faso dal 1983 al 1987. Infatti, negli anni Ottanta, il debito estero dei Paesi africani superava il loro PIL, praticamente il denaro che arrivava in Africa in aiuti umanitari, andava utilizzato per pagare il debito. Secondo Sankara, il neoimperialismo utilizzava un carattere più sofisticato, attraverso l’assistenzialismo e la politica degli aiuti, per continuare a mantenere l’asservimento dei paesi ex coloniali. Sankara si schierò contro ogni forma di assistenzialismo affermando che l’unico aiuto accettabile è quello che aiuta a fare a meno degli aiuti. Durante i quattro anni del suo governo, rifiutò gli aiuti che servivano a garantire le imprese commerciali dei paesi ricchi e denunciò come l’indebitamento non permettesse ai governi di promuovere azioni volte a migliorare la qualità della vita della popolazione. L’imperialismo si manifestava in forme più sottili, un prestito, un aiuto alimentare, un ricatto.

Nel 1986 ad Addis Abeba, in occasione dell’assemblea dell’OUA (Organizzazione per l’unità africana), Sankara interverrà con un discorso molto deciso, sintesi di alto pensiero politico, dichiarò che, innanzitutto, era necessario restituire l’Africa agli africani, poiché dopo essere stati schiavi, gli africani si trovavano schiavi finanziari. Continuò dicendo che bisogna avere il coraggio di dire no ai creditori: perché, anzi, erano loro ad avere ancora dei debiti, nei confronti di tutto il sangue preso all’Africa. L’attacco frontale al sistema di condizionamento politico ed economico che stava dietro gli aiuti internazionali spinse Sankara ad affermare che “le origini del debito risalgono alle origini del colonialismo. Quelli che ci hanno prestato il denaro sono gli stessi che ci hanno colonizzato, sono gli stessi che hanno gestito per tanto tempo i nostri Stati e le nostre economie. Loro hanno indebitato l’Africa. Noi siamo estranei alla creazione di questo debito e dunque non dobbiamo pagarlo”.

Il debito estero era visto da Sankara quindi come una forma di usura internazionale legalizzata; pertanto, risultava necessario spezzare le catene del debito per affermare invece la giustizia sociale, politica e procedere verso un nuovo ordine economico e propose che il movimento dei non allineati doveva battersi contro le politiche del FMI e unirsi per non pagare il debito. Propose di creare un club di Addis Adeba dei Paesi debitori che tenesse testa ai Paesi creditori.

Sankara con semplicità e onestà aveva cercato di porre fine alle sofferenze e alla miseria, mettendo in atto una vera e propria rivoluzione della mentalità, ma forse, le sue proposte erano arrivate troppo presto, si era spinto oltre, interferendo con gli interessi economici dei Paesi capitalisti. Questo non gli fu perdonato, e pochi mesi dopo fu messo a tacere, per sempre. Ma ciò che non hanno potuto mettere a tacere sono le sue idee ed il suo esempio.

Pertanto, se il debito pubblico dell’Italia non l’abbiamo creato noi, non dobbiamo pagarlo, lo paghi piuttosto chi l’ha contratto. Dunque, la nazionalizzazione senza indennizzo delle banche è la naturale soluzione al problema.

Andrea Vitale

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