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ABOLIZIONE DEL FINANZIAMENTO PRIVATO AI PARTITI

Una volta ancora apparirò come il solito bastian contrario anche in merito all’attuale e largamente condivisa opinione relativa all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Purtroppo è per me totalmente impossibile pensare con una testa che non sia la mia.

Non vedo in effetti alcuna logica nell’abbandonare una forma di finanziamento alla politica, solo perché questa è particolarmente corrotta, perché è troppo costosa o perché non garantisce gli interessi dei propri elettori. E’ il solito discorso che accomuna nella più totale ingenuità non solo gli ultimi arrivati, i grillini, ma la stragrande maggioranza dei cittadini italiani: tutto ciò che deve correttamente funzionare in teoria, se poi non funziona nella sua applicazione pratica, deve essere cancellato. A mio parere, invece, se una cosa è teoricamente corretta, lo deve essere anche praticamente e massimo deve essere l’impegno nel trovare le cause che impediscono questa assonanza. Se questo impegno non c’è, le motivazioni sono dovute al fatto che è ben presente invece un altro impegno: quello di spostare sempre più la ricchezza disponibile nelle mani dei grossi capitalisti. Starebbe allora a ciascuno di noi cercare di capire, in prima persona, come funziona il sistema. Faccio alcuni esempi.

Oggi, e solo oggi, Nino Galloni ci racconta che nel 1982 il Governo cedette la sovranità monetaria alla Banca d’Italia per togliere potere ad una classe politica corrotta e clientelare. Ma, se la classe politica era tale, perché permetterle di spostare il potere nelle mani di personaggi non eletti dal popolo? Chi ci garantiva che questo potere non sarebbe stato spostato nelle mani sbagliate? Oggi dovrebbe essere chiaro a tutti quale grosso errore stiamo ancora pagando in funzione di quella scelta.

Negli anni ’80 e ’90 industrie e banche facenti parte dell’IRI (quindi pubbliche) versavano in cattive acque. Ecco che il grande economista Prodi non trova migliore soluzione che svendere il patrimonio pubblico (in Analisi dell’Euro.odp ho già spiegato come) piuttosto che tentare di rendere produttive tali aziende.

Recentemente Grillo ci ha spiegato che il sindacato non fa gli interessi dei lavoratori ed allora è meglio cancellarlo. Innegabile la prima parte dell’affermazione di Grillo, ma totalmente da rigettare la sua soluzione al problema. Piuttosto dovremmo domandarci come far sì che il sindacato torni ad organizzare e mobilitare le masse come faceva negli anni 70 (le ore totali di sciopero erano 20 volte quelle attuali), piuttosto che firmare i contratti voluti da Confindustria.

Veniamo allora al finanziamento pubblico ai partiti. Io non vedo niente di scandaloso in linea teorica e ben venga se questo viene fatto a suon di rimborsi elettorali misurati. In fondo io stabilisco chi mi deve rappresentare in Parlamento e gli fornisco un sussidio che sia sufficiente per garantirgli una qualità di vita tale che possa operare al meglio nell’interesse mio e degli altri che come me lo hanno votato. Il problema è che, con la legge elettorale attuale, io non posso scegliere il mio candidato. Il problema è che, con il premio di maggioranza presente in questa legge, non si può parlare di democrazia rappresentativa, perché i valori presenti in Parlamento non rispecchiano affatto i valori presenti nell’elettorato.

Ho parlato di valori per avvicinarmi all’elettorato grillino, a cui piace tanto il motto “uno vale uno”. Questi pensano realmente che con il finanziamento privato ai partiti, uno valga uno?

Giorni fa mi è capitato di sentire il senatore Dalla Vedova affermare che, durante un convegno organizzato da Scelta Civica, si è chiesto ai partecipanti di autotassarsi per 1.000 euro a testa per finanziare il partito. Se ricordo bene, lo stesso Dalla Vedova faceva notare che in quella sola sede si erano raccolti circa 700.000 euro, pari a quanto Grillo aveva raccolto nel lungo periodo che lo aveva visto protagonista del suo Tsunami Tour. Ora, come si può pensare che, in un’Italia in cui il 10% degli italiani possiede circa la metà della ricchezza del Paese (e quella che hanno spostato all’estero, sebbene prodotta in Italia?), la politica possa essere sovvenzionata privatamente e rispecchiare allo stesso tempo le necessità dell’intera popolazione? E’ più che evidente che rispecchierà invece i rapporti di valori legati alla ripartizione della ricchezza in Italia. E’ quindi evidente che dovremmo evitare le politiche ultraliberiste, ormai comuni a tutti gli schieramenti presenti in Parlamento, al fine di bloccare lo slittamento degli strati più deboli del ceto medio verso situazioni di totale indigenza che li porterà sempre di più ad essere totalmente ignorati dalla politica ed ad ignorarla loro stessi in prima persona.

Sta a chi ancora può permettersi di leggere un giornale, guardare la televisione o consultare Internet, capire che la ricerca della verità non può essere fatta semplicemente affidandosi a tali mezzi di comunicazione, perché, essendo questi completamente in mano a quel 10% di italiani sopra menzionato, non potranno altro che spingerci verso scelte politiche sbagliate o, ancor peggio, allontanarci da quella politica che invece dovremmo praticare tutti quotidianamente. Diversamente sprofonderemo sempre più nel baratro, senza neanche accorgerci che oggi “uno non vale uno”; purtroppo molto spesso vale zero o addirittura meno uno, cioè gioca a favore del proprio carnefice. Assommiamo allora tutti i voti sbagliati, anche quelli forniti a coloro che a livello locale giocano partite a favore dei propri concittadini, ma che, a conti fatti, li penalizzano giocandovi contro a livello nazionale, e ci renderemo conto di qual è in realtà il vero “spread” di cui ci dovremmo preoccupare.

Molto altro ci sarebbe da dire in merito a come sia poco equo il sistema di finanziamento privato ai partiti anche in termini di possibilità di detraibilità dalle tasse a seconda che il partito sia già consolidato o si debba formare e come poco equa sia la distribuzione degli spazi mediatici durante le campagne elettorali. E molto altro ci sarebbe da dire in merito a come queste mie affermazioni lascino il tempo che trovano se non si opera parallelamente un ribaltamento totale del sistema tale per cui le strutture presenti possano funzionare ai fini per i quali erano state concepite; ma mi accontento che coloro i quali mi hanno letto fino a qui, si rendano conto che nulla cambierà con la semplice abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Anche questo tema, così come il debito pubblico, lo spread, le diarie dei parlamentari, il processo Ruby, eccetera, eccetera, eccetera, sono i soliti strumenti di distrazione di massa. Se non ci sarà una inversione di tendenza nella ripartizione della ricchezza (la quale – ricordo ancora William Petty – è figlia della terra e del lavoro) basata sulle esigenze della società tutta e non pilotata dalle esigenze del “libero mercato” (da tutti tanto osannato, ma che in realtà viene negato dai monopoli che lo stesso sistema capitalistico viene a creare), i grossi capitali troveranno sempre il modo di indirizzare le nostre scelte politiche dove loro più aggrada.

gianni terzani

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