In questi tempi si fa un gran parlare di crisi, di tasse, di speculazione finanziaria senza arrivare a nulla ma in cambio, come un mantra, si ripete che la soluzione sta nel colpire l’evasione fiscale.
Accertato che le vere e sostanziose evasioni avvengono nelle intermediazioni internazionali e non certo nelle attività artigianali e piccolo commerciali, anche se c’è accanimento nei confronti di queste categorie, ma evidenzia sempre più che la ragione della crisi attuale e delle grandi sofferenze dei ceti deboli sta nel potere delle oligarchie finanziarie,nascoste dentro le banche di emissione,di disporre della sovranità e del signoraggio monetario.
Mi permetto di intervenire perché ho acquisito questa convinzione dopo aver seguito, e da tempo, il tema legato non solo all’Euro ma più complessivamente alla moneta a debito e alle implicanze sulla vita quotidiana dei cittadini.
Una volta sganciato il dollaro dalle riserve auree, ciò del resto era nella logica della moneta a debito, è caduto l’inganno della moneta convertibile ed appare in tutta la sua drammaticità lo strapotere delle Banche Centrali e quindi dei gruppi finanziari che esse rappresentano.
Appare chiaro e senza veli che chi emette moneta dal nulla e la cede a debito di fatto tutto può, e questo con la complicità delle classi dirigenti, politicanti compresi.
L’inganno sta nel signoraggio bancario e nel aver ceduto a terzi la sovranità monetaria senza che gli emettitori ne abbiano titolo reale ma, grazie a leggi, hanno imposto il corso legale e forzoso.
La moneta acquisisce valore solo con l’accettazione da parte di chi cede in cambio beni e servizi, non prima.
Il debito pubblico, per farla breve, si ha perché lo stato si fa cedere credito a fronte della emissione di titoli di debito ( fidejussione ).
Per superare l’aspetto ridicolo ( ben descritto dall’ avv. Dosi) della emissione da parte della BCE che poi trasferisce alle banche ordinarie che a loro volta acquistano i titoli di debito dello stato gravati di interessi sarebbe sufficiente che gli stati, anzicchè essere fideiussori con titoli di debito, emettessero un pari importo in moneta.
Ciò comporterebbe che lo stato non pagherebbe alla speculazione finanziaria i ben novanta miliardi ed in tal modo non sussisterebbero problemi per disporre di qualche miliardo per bisogni essenziali.
Il valore reale alla moneta circolante lo conferisce semplicemente la produzione di servizi e merci reali della comunità di riferimento non certo le scelte strategiche dei direttorii delle banche di emissione, neppure le riserve auree.
Con cordialità
Abelli Valter
Abelli Valter
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