Un anno fa avevamo pubblicato un articolo sulle corrispondenze di amorosi sensi tra fascismo e grillismo. Il tempo che passa non fa che confermare la nostra analisi.
A Piombino, davanti a un gruppetto di militanti a 5 stelle e dopo la censura di uno striscione di protesta, Grillo parla di “peste rossa”. Come nell’inno delle SS.
Ecco l’articolo che abbiamo pubblicato nel marzo 2013.
La voce dello stomaco:
Ho incanalato tutta la rabbia in questo movimento.Dovrebbero ringraziarci uno ad uno (…)
Se crollassimo noi, arriveranno.Tutto è nato in Italia. Il fascismo è nato qui.Le banche sono nate qui. (…)
Se da qui non partirà un’ondata di violenza è grazie al movimento.
Giuseppe Piero Grillo
La voce della ragione:
Il vecchio ordine sta morendo, ma un nuovo ordine non è ancora nato.
É questo il momento in cui possono apparire dei mostri.
Antonio Gramsci
Divisione, pietrificazione e impotenza, erano le cause che Guérin indicava per spiegare l’ascesa del nazi-fascismo in Europa. Problemi a cui si aggiungevano la sostanziale sottovalutazione dell’avanzata nera che portava ad esempio Suzanne Buisson a dichiarare:
Miei cari amici, a forza di gridare al pericolo fascista, finirete col farlo nascere!1
Salvo poi doversi ricredere e finire lei stessa assassinata dagli aguzzini nazisti.
La sinistra (in particolare i partiti stalinizzati) avevano finito per fare il verso al fascismo sia in Germania che in Francia, finendo così, è il caso del PCF, per gridare “abbasso i ladri” e sommarsi alle bande di La Rocque, avvedendosi troppo tardi di aver soffiato sulla brace del fascismo.
Lo scenario che aveva generato la peste nera era quello segnato dalla crisi permanente del capitale a partire dal ’29: disoccupazione e pauperizzazione dei ceti medi. Si assisteva alla progressiva trasformazione delle individualiste “pecore bastarde” della piccola-borghesia, in “pecore arrabbiate”, in cerca di un pastore che le guidasse fuori dalla crisi.
Radek aveva brillantemente inquadrato la bestia:
le dittature fasciste sono come cerchi di ferro con i quali la borghesia tenta di tenere assieme la botte sfondata del capitalismo.2
La situazione attuale attraversa una fase in parte analoga sia dal punto di vista politico che economico. In tutta Europa crescono movimenti nazionalisti e pseudo-novità inquietanti. In questi anni in pochi hanno compreso il vero carattere reazionario rappresentato dal qualunquismo demagogico post-ideologico di Grillo. In tanti ne hanno cavalcato il successo anche a sinistra e all’indomani del trionfo elettorale si sono visti anche autorevoli esponenti della sinistra di classe, sommarsi al coro isterico che fa quadrato al grillismo. Tra gli ultimi Antonio Moscato, storico del movimento operaio e dirigente di Sinistra Critica:
Non ho votato per il M5S, ma a volte mi pento di non averlo fatto, tanto è il disgusto per chi continua a pontificare e a far previsioni catastrofiche sulle conseguenze del suo successo, dopo aver collaborato alla bancarotta elettorale di quel poco che restava di sinistra (…) I saccenti residui del naufragio della sinistra sedicente “radicale” correggeranno questa o quella formulazione, ma almeno dovrebbero smettere di citare frasi non dette e basarsi su quelle stampate(…)
Riferendosi all’ultimo libro scritto da Caseleggio-Fo e Grillo, Moscato aggiunge:
non sarà come la formulerei io, ma più volte ritorna la rivendicazione di un programma anticapitalista, non solo antiliberista.3
La debolezza e le miserie della sinistra italiana sembrano condensarsi in queste poche righe. Una sinistra, appunto divisa, pietrificata e impotente. Perché divisa ho già scritto, quanto al resto mi pare il caso di spendere due parole. Le analisi di Moscato, al pari di quelle di Bernocchi, di Cremaschi,4 dei Carc, dell’autonomia (InfoAut) ecc, partono dalla evidente stereotipizzazione del fascismo.5
Un’analisi appunto pietrificata che identifica il fascismo nei residuali della destra nostalgica e cripto-fascista (FN, CPI, FT ecc) finendo per ignorare le novità introdotte da decenni in quest’area, ma sopra ogni cosa non prendendo minimamente in considerazione la teorizzazione di Clara Zetkin e ripresa da Guèrin:
(Il) Fascismo non fu, contrariamente a quanto esso pretende, la “risposta della borghesia ad un attacco del proletariato”, ma piuttosto “l’espressione del decadimento dell’economia capitalistica”. La botte si era sfondata da sola.(…) Non furono quindi gli eccessi rivoluzionari del proletariato, bensì le carenze dei suoi cattivi pastori che contribuirono alla vittoria del fascismo.6
E’ proprio da questa lezione ignorata che l’MPL di Moreno Pasquinelli, codazzo della prima ora del M5S arriva a sostenere (riferendosi al PCL):
A noi pare davvero inammissibile che una forza politica che si richiama al pensiero di Lev Trotsky —colui che in seno al movimento operaio di allora più a fondo sviscerò il fenomeno del fascismo— possa rifugiarsi in una simile analogia per occultare la propria impotenza.
Fascista fu, negli anni venti del secolo scorso, la mobilitazione agguerrita, extra-parlamentare e paramilitare di settori della piccola-borghesia e del sotto-proletariato, finanziata dal grande capitale per schiacciare con la forza il movimento operaio e fermare l’avanzata del bolscevismo.7
L’equivoco parte proprio dal fatto che si considera fascista solo ciò che maneggia il manganello e fa ingollare olio di ricino, per frenare le spinte del movimento operaio.
Per tornare a Moscato, fa specie che uno storico della sua caratura non comprenda che il grillismo si muove sul terreno paludoso della reazione, dimostrato plasticamente con una campagna elettorale chiassosa e animata dall’idea che la massa (in quanto femmina) ama essere fottuta, promettendo ad ogni categoria sociale la luna e finendo per tentare maldestramente di mascherare le contraddizioni che accumula.
L’anticapitalismo del M5S, di cui parlano Moscato e consorteria, è la più classica dimostrazione d’impotenza. Non potendo nemmeno immaginare un’ipotesi anticapitalista guidata dai partiti operai, Moscato&Co. si accontentano di scorgere l’alternativa laddove c’è solo confusione (utile peraltro alla classe dominante). Ancora Guèrin ci ricorda che:
il socialismo non può voler mescolati in un unico sapiente intruglio l’anticapitalismo reazionario dei piccoli-borghesi, che agognano il ritorno dell’età dell’oro pre-capitalista, con l’anticapitalismo progressista degli operai. Suo compito è senz’altro quello di sottolineare come la piccola borghesia e il proletariato siano, seppure in modi diversi, ambedue torchiati dal gran capitale, allo scopo di associarli in una lotta immediata contro i monopoli.8
L’abilità del fascismo al pari del nazismo fu quello di proclamarsi anti-capitalista senza attaccare seriamente il capitalismo e finendo per rafforzare la propria borghesia nazionale in opposizione alle plutocrazie e agli attacchi stranieri. Si può ignorare questa elementare lezione storica?
Non si deve inoltre sottovalutare il contesto in cui si stanno muovendo le attuali vicende italiane, non solo dal punto di vista oggettivo (una crisi economica di portata storica) ma nemmeno le condizioni soggettive in cui si trova il movimento operaio, sul quale agisce di frequente lo sconforto e la stanchezza. Elementi che spiegano la penetrazione nelle fabbriche di quello che si propone come il “nuovo salvatore”. Ma se la sinistra di classe finisce ai margini persino nel suo terreno naturale, a pagarne le spese sarà la classe operaia stessa. E a dirlo non solo sono le dichiarazioni anti-sindacato ed anti-partito di Grillo ma la sua dottrina di fondo.
Per comprendere la natura del M5S, per dirla con Moscato, è bene leggere ciò che essi scrivono a “chiare lettere” e aggiungerei a chi danno spazio sul loro organizzatore collettivo (il blog di Grillo). L’articolo di commento alle elezioni, in cui si sosteneva un attacco indistinto ai lavoratori del pubblico impiego è emblematico, mi riferisco a: “Gli italiani non votano mai a caso” a firma di Massimo Fini.9
Lo stesso Massimo Fini ispirato dalla Nouvelle Droite (nuova destra) di Alain De Benoist e che ha recentemente sottolineato:
Grillo e Casaleggio non vogliono semplicemente abbattere una classe dirigente, intendono rivedere da cima a fondo un modello di sviluppo, quello occidentale, che ci sta portando al tracollo economico dopo aver realizzato quello sociale, etico, umano. Per chi non l’avesse ancora capito Grillo e Casaleggio sono dei tradizionalisti che utilizzano abilmente mezzi modernissimi, il web, contro la Modernità.10
Aggiungendo che storicamente l’Italia ha rappresentato un laboratorio politico, Fini non può che far correre un brivido a chiunque abbia memoria storica. La Nuova Destra sembra per certi versi rappresentare il vero retroterra culturale del grillismo che ha come obiettivo il superamento della modernità a partire da basi post-moderne.
La stessa retorica sulla “democrazia diretta” e l’ecologismo sono temi che già dal 2001 venivano segnalati da Caldiron come strumenti utilizzati dalla Nuova destra. In particolare l’opposizione di Grillo alla “ius Soli” ovvero il rifiuto di considerare italiani i figli di immigrati lo inserisce in quel filone di pensiero che a partire proprio dalla difesa dello “ius sanguinis” riconosce cittadinanza su basi etnico-linguistiche ponendosi sul terreno del “differenzialismo”.
Una società basata sull’identità comunitaria, che si chiude all’immigrazione, e che definisce le proprie regole a partire dalle appartenenze identitarie, dove il rifiuto della “moderna” eredità democratica, in nome della riemersione degli antichi vincoli comunitari, si esprime in forme di “democrazia diretta”, dove possono prendere corpo istituzionale le agitazioni populiste “postmoderne”. E’ questo in estrema sintesi, il progetto delineato per il futuro dalla nouvelle droite, e posto all’attenzione della pluralità delle forze della destra politica.11
La nouvelle droite ha agito come centrale ideologica sin dal 1993 rimuovendo le chincaglierie nostalgiche ed aggiornando il linguaggio, non a caso le stesse discriminazioni vengono attuate in nome del “diritto alla differenza”, divenendo l’alibi dei sostenitori del “sangue e suolo”.
Il successo del grillismo oltre a partire da queste coordinate non propriamente rassicuranti, coltiva l’illusione di cantare un’aria rivoluzionaria utilizzando una propaganda primitiva che parla alla pancia delle masse e finendo per accumulare contraddizioni. Da non ignorare ad esempio l’espediente del richiamo simbolico al film di James McTeigue, (V per vendetta) presente sin dal V-day e utilizzato nel logo del Mo“V”imento; il cui protagonista inscena in maniera teatrale le distruzione del parlamento. Per far cosa resta la grande incognita.
Quanto durerà questa pastoia reazionaria?
Il caso di Parma non può lasciare indifferenti. Il M5S alla prova di governo in un anno ha già tradito le promesse (a cominciare dall’avvio dell’inceneritore) ma è comunque passato dai 51.000 voti ottenuti alle comunali, a 73.000 delle politiche. Da questi numeri non dobbiamo farci suggestionare, ma nemmeno sottovalutarli, evitando il meccanismo secondo il quale la somma delle contraddizioni finirà per logorare questo soggetto politico che, al contrario di quanto dichiarano diversi analisti, più che pragmatico, dimostra d’iniziare a costruirsi una sua mistica, basata su un ascetismo cialtrone e sulla fiducia nel capo. Il tutto alimentato da una sorta di fanatismo acritico che si incontra non solo sui social-network ma persino nelle birrerie.
Sono francamente convinto che il M5S rappresenti una minaccia concreta, ma per parafrasare Marx è altrettanto vero che la tragedia non corrisponde mai alla farsa. Come possiamo quindi arrestare questa ascesa? Certamente a partire dalla corretta valutazione della situazione e dal recupero della fiducia nella dialettica della Storia. Senza porre quindi isterici “ultimatismi” e senza sottovalutazioni altrettanto superficiali. Ricordiamo che Paul Boncour descriveva il fascismo come una mascherata: Cesare da Carnevale.
L’insegnamento della Storia è quello che passa dalle parole di Guèrin:
Ebbene no, il fascismo non è una mascherata. Il fascismo è un sistema, un’ideologia, una via d’uscita. Certo non risolve niente, ma dura. E’ la risposta della borghesia alla debolezza operaia, un tentativo per venire fuori dal caos, per realizzare, senza compromettere troppo i privilegi della borghesia(…)
In Germania ho capito che, se la debolezza operaia perdura, il fascismo si generalizzerà nel mondo. E voi, qui, vorreste attendere senza far nulla che vi piovano addosso i colpi di manganello? Il fascismo è essenzialmente offensivo: se noi gli consentiamo di prendere l’iniziativa, se ci limitiamo a difenderci, esso ci annienterà. Quello che usa è un linguaggio nuovo, demagogico, rivoluzionario: e se noi faremo altro che rispolverare, senza ravvivarli con l’azione, i nostri vecchi stereotipi consunti, se non penetreremo fino in fondo alle sue terribili dottrine, se non impareremo a rispondergli colpo su colpo, anche noi faremo la fine (…) dei tedeschi. Infine, il fascismo è essenzialmente un movimento di gioventù. Se non riusciremo ad attrarre dalla nostra parte la gioventù, ad appagare il suo bisogno d’azione e d’ideale, essa finirà per sfuggirci e perfino per ritorcersi contro di noi. Se non monderemo la nostra azione anche delle minime tracce di nazionalismo, contribuiremo anche noi, senza volerlo, a scavare l’alveo di un nazionalsocialismo.12
Per questo è bene lasciare al proprio destino gli organizzatori delle sconfitte passate che peraltro oggi finiscono per subire la fascinazione del grillismo. Al tempo stesso è ora che si ricostruisca pazientemente a partire dai luoghi di lavoro e nei quartieri operai una coscienza di classe sempre più consunta.
E’ ora che si rafforzi il Partito comunista dei lavoratori. Che si dia quindi dignità alla parola Partito. Perché è più che mai necessario costruire raggruppamenti di lavoratori disciplinati e uniti da un programma d’azione definito (che parli alle teste e alla ragione, non allo stomaco!), un raggruppamento con influenza sugli organi di classe a partire dai sindacati:
Come chiamereste questa minoranza del proletariato, riunita in un blocco omogeneo dal programma comunista, tutta tesa a condurre la classe operaia all’assalto decisivo contro la fortezza capitalistica? Noi la chiamiamo il Partito comunista! (…)13
Una strada in salita, ma che non può che partire da un lungo lavoro d’informazione e dalla conquista di quella generazione proletaria che non avendo vissuto il crollo delle vecchie tradizioni saprà riconoscere il programma e l’organizzazione che può vantare una storia degna di essere difesa: la Quarta Internazionale!
1 D. Guérin, La peste bruna, ed. Bertani, 1975, p.13
2 Ibidem, Ivi, p.26
3 A. Moscato, Il programma di Grillo (*)
4 http://www.pclavoratori.it/files/index.php?c3:o3199
5 http://www.carc.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1575:grande-la-confusione-sotto-il-cielo-la-situazione-e-eccellente&catid=6:resistenza-del-mese&Itemid=11
6 D. Guérin, La peste bruna, ed. Bertani, 1975, p.27
7 http://sollevazione.blogspot.it/2013/03/il-divorzio.html
8 D. Guérin, La peste bruna, ed. Bertani, 1975, p.33
9 http://www.beppegrillo.it/2013/02/gli_italiani_non_votano_mai_a_caso.html
10 M.Fini, Dal boom di Grillo il “calcio d’inizio” di un nuovo sistema (**)
11 G. Caldiron, La destra plurale. Dalla preferenza nazionale alla tolleranza zero, ed il Manifesto, 2001, p.168
12 D. Guérin, La peste bruna, ed. Bertani, 1975, p.178-179
13 L. Trotsky, Lettera ad un sindacalista francese, 31 luglio 1920
Lerec Liverani sezione Forlì PCL
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