La “tagliola”di Renzi contro gli ostruzionismi parlamentari si sposa con la natura reazionaria della riforma istituzionale da lui promossa. Una riforma che mira a rafforzare enormemente il potere dell’esecutivo sul Parlamento, a consentire una stabile governabilità della rapina sociale, a celebrare Renzi stesso quale aspirante Bonaparte.
In sette mesi le sinistre politiche e sindacali non hanno promosso una sola mobilitazione di contrasto di questo progetto reazionario. Le attuali lacrime di coccodrillo dei dirigenti di SEL, proni al PD in tutta Italia, e oggi umiliati dal PD, sono la misura di un fallimento senza ritorno. Il fatto che a riprendersi lo spazio di “difensore” ( ipocrita) della “democrazia costituzionale” sia un comico reazionario che vuole abolire partiti e sindacati- per realizzare una Repubblica plebiscitaria via web- misura una volta di più il vuoto prodotto a sinistra e i suoi rischi.
Solo una ripresa dell’opposizione sociale e di massa del movimento operaio può scompaginare le carte della politica italiana. Solo la rottura di classe con i populismi reazionari di governo ( Renzi) e di opposizione (Grillo) può favorire questa ripresa. Solo una svolta radicale di lotta sociale può erigere un argine sullo stesso terreno democratico.
Il nuovo autunno dei sacrifici che si annuncia, e innanzitutto lo scontro sulla scuola, saranno il primo banco di prova “sociale”per il governo Renzi; ma anche del movimento operaio contro il renzismo.
PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI
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