Dal responso delle urne, emerge chiaramente come metà dei votanti, abbia deciso di affidarsi a governi targati Salvini e Di Maio ( più a torto che a ragione) o meglio si senta costretta a farlo.
E’ uno dei frutti delle politiche di austerità estreme, imposte dai circoli del capitalismo finanziario italiani ed europei e dai loro strumenti di dominio ( Bce, commissione europea, Fmi) per far crescere sempre più il loro saggio di profitto a spese dei giovani, dei pensionati e dei lavoratori e di conseguenza essi si sono affidati “all’alternativa” che la borghesia stessa ha offerto loro, anziché sostenere la vera alternativa ( sinistra rivoluzionaria) sconosciuta dalla gran parte delle masse popolari, a causa del boicottaggio ricevuto dal sistema mediatico e politico. Risultato molto deludente per la lista rivoluzionaria che ha però avuto il merito di essere l’unica lista anticapitalista presente in questa tornata elettorale e l’unica in grado di uscire dall’equivoco dell’antiliberismo, con un fine che va ben oltre le elezioni. Le conseguenze di questa scelta, non saranno molto diverse rispetto a quelle degli ultimi 10 anni, che hanno portato alle politiche contro i lavoratori, i loro diritti, al sistema pensionistico, scolastico, sanitario e della previdenza sociale pubblica, applicate dal governo Berlusconi prima, e soprattutto da quello Monti e da quelli targati Pd. E’ significativo però, che le masse popolari abbiano voluto dare un segnale di sfratto a Renzi, Berlusconi (che non sono ancora finiti come si può banalmente credere, grazie al forte sostegno che godono nel mondo borghese e del capitalismo) e tutti gli alfieri di queste politiche oppressive. Berlusconi paga le sue false promesse elettorali, fatti in coabitazione con le rassicurazioni alla borghesia locale e continentali, che le rendono inattuabili e le varie esperienze di governo. Il suo partito crolla al Nord, in favore della Lega di Salvini, che ottiene un grande successo al pari del Movimento 5 stelle al Sud.
Renzi dopo aver appreso i risultati, ha annunciato le dimissioni (a data da destinarsi, vuole prima avere il suo peso nella formazione del governo e delle cariche parlamentari) e lo ha fatto alla sua maniera beffarda, baldanzosa ed autocelebrativa, dando la “colpa” del suo insuccesso e dello stallo creatosi, (come sempre) ai cittadini che hanno bocciato la sua controriforma costituzionale, per la quale non si da ancora pace.
Ad ogni modo il 18% sul 70% dei votanti, dopo quanto fatto, è un risultato importante e proprio per salvaguardarlo, Renzi finge di farsi da parte, con la regia di chi tesse le fila di quel partito. Magari tutto ciò potrà aprire la strada ad un’alleanza governativa tra Di Maio e lo stesso Pd, in barba alle “schermaglie” tra i due partiti. Di certo anche qualora Il Pd cambiasse reggente, non cambierà la sua natura ( di cui il renzismo è un frutto), anche perchè l’ex sindaco di Firenze, ben lungi dall’essere il problema di quel partito, gli ha anche portato ancora più consenso tra le classi dominanti, e questa mossa è l’ennesimo finto tentativo di rinnovamento, nella speranza che qualche elettore delle classi subalterne possa perdere la memoria.
Risultato molto scadente per Liberi e Uguali, che dimostra l’inconsistenza elettorale e sociale degli ex Pd capitanati da Bersani e D’Alema e del loro neo movimento, nato per la verità con poche speranze vista la forte compromissione dei suoi esponenti, con le politiche antioperaiste ed imperialiste delle classi dominanti. La percentuale della coalizione riformista è dovuta in larga parte, ai voti racimolati da Sinistra italiana (unico partito con un minimo di radicamento territoriale). I possibili elettori di questa lista, hanno preferito dare fiducia al M5s, nella speranza di dare la spallata a Pd e Forza Italia.
Potere al popolo registra un risultato umiliante (molto più delle ultime fallimentari esperienze targate rivoluzione civile e sinistra arcobaleno), dovuto alle solite manovre verticistiche, alla mancanza di un progetto politico (visto è stato creato solo ed esclusivamente a fini elettorali) e alle illusioni riformiste che i suoi esponenti hanno spacciato per l’ennesima volta. Ha inoltre trovato poco spazio nei media ufficiali, come prevedibile. Finchè le vecchie nomenclature della sinistra, non si metteranno da parte e con essi, i loro modi di fare e questi programmi, non si potranno costruire veri fronti anticapitalisti, e la maggioranza dei proletari continuerà a scegliere la finta alternativa che la borghesia proporrà di volta in volta per tenersi a capo dello stato e del sistema economico.
Tutto ciò viene amplificato in Sicilia, (regione tra le più colpite dalla crisi del capitalismo e dalle politiche d’austerità) dove la valanga di voti ai pentastellati, ha finito per travolgere il vecchio sistema politico clientelare, con in testa Pd e Leu. Tiene botta il Centro destra, ma il distacco tra M5S e Forza Italia è netto, con i grillini che doppiano il partito di Berlusconi, (con la Lega che inizia a farsi spazio) sfondando il muro del 50 per cento e col Pd che cala intorno al10% di media. Il successo del M5S nell’isola, si è costruito nell’arco degli ultimi cinque anni e gli permette di portare a casa 19 deputati su 52 e 9 Senatori sui 25 complessivi spettanti alla regione. Il M5S è riuscito anche a vincere in tutti i collegi uninominali. Tra i non eletti, spiccano i nomi del più volte assessore regionale Giovani Pistorio, e il nipote di Raffaele Lombardo, Giuseppe, mentre Maria Elene Boschi è stata eletta a Ragusa così come a Bolzano. Ha votato il 62,78% degli elettori, facendo registare la media più bassa tra le regioni italiane. Anche in provincia di Ragusa, il M5S ha fatto il pieno attestandosi mediamente a quota 50 % dei consensi. Il picco è stato raggiunto a Giarratana, con il 60 % ma anche Comiso, Acate e Modica sono andati al di là delle più rosee aspettative. Nel capoluogo, i grillini hanno raggiunto il 46 %, mentre ha votato il 66% degli aventi diritto.
La notizia più clamorosa, è che in Sicilia gli eletti di M5s, sono più dei seggi disponibili e per effetto di ciò, se li vedranno assegnati in un altro collegio o circoscrizione, dei candidati non eletti dello stesso movimento. Sono quattro (tre alla Camera e uno al Senato), infatti, i seggi mancanti per i 5stelle nell’isola.
Si attendono adesso le grandi manovre di Palazzo, per poter formare un nuovo governo che faccia come sempre gli interessi dei capitalisti. Il quadro è molto chiaro; alle grandi masse popolari, stremate da oltre 10 anni di politiche economiche e sociali all’insegna della più estrema austerità, il sistema mediatico borghese ha fatto credere loro che l’unica alternativa di sistema fosse il M5s, per cui scardinare la propaganda mediatica, deve essere il primo obiettivo per poter costruire un fronte anticapitalista d’avanguardia, al pari di una dura lotta sociale (che non può essere solo antiliberista) contro le politiche di sostegno pubblico al profitto del capitale. Ogni illusione riformista è caduta ormai e solo chi non vuole, non capisce che il capitalismo e le sue istituzioni, non possono essere riformati. Tant’è che Confindustria ha ammesso di non aver paura dei 5 stelle e che l’unica cosa che conta è che ci sia un governo, tanto chiunque lo faccia, è la garanzia che gli industriali potranno continuare a fare grandi affari sulla pelle dei lavoratori e derubarli di risorse pubbliche e nei salari e diritti. Lo stesso Di Maio nel post voto ha dichiarato che destra e sinistra sono categorie superate e di aver vinto proprio perchè il suo partito è oltre le stesse. Un discorso interclassista pericoloso, ché pone quel partito, di fatto al servizio delle classi dominanti e che deve far riflettere chi l’ha votato, convinto che fosse la strada giusta per uno spostamento a sinistra degli equilibri.
Partito Comunista dei Lavoratori – Sez. di Ragusa
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