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Costituente sindacale: siamo davvero incompatibili?

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Pizzicata da Radio onda d’urto per l’assenza ufficiale di “Riconquistiamo tutto!” dall’assemblea nazionale dei lavoratori combattivi del 27 Settembre scorso, Eliana Como si è districata da una domanda scomoda inventandosi un’improbabile “Costituente Sindacale” che renderebbe incompatibile con la Cgil la presenza dell’opposizione da lei guidata come portavoce.

Quanto sia stata scorretta questa risposta, è già stato messo in luce dal compagno Scacchi, dai compagni e dalle compagne del Veneto che a quella assemblea hanno preso parte, e da tanti altri, non ho bisogno quindi di rimarcarlo un’altra volta.

Piuttosto, ammesso per un momento che l’assemblea volesse davvero avviare una costituente sindacale, dobbiamo ancora chiederci se siamo davvero incompatibili con tale ipotesi.

Partita da una premessa inventata, la risposta della portavoce non poteva che essere totalmente sbagliata come tutte le risposte affrettate e di pancia.

È incompatibile con la Cgil un’eventuale costituente sindacale? Sì nella maniera più assoluta. Tuttavia, noi non siamo proprio la Cgil, ma la sua opposizione interna. È con l’opposizione interna che dobbiamo chiederci se una costituente sindacale sarebbe incompatibile. E con l’opposizione interna l’incompatibilità non dipende tanto dallo statuto e dai suoi cavilli ma dalla dinamica della lotta di classe.

La portavoce ha risposto come un avvocato, un contabile di codici e codicilli, un Cavillo Busillis che vede tutti i problemi solo dal lato strettamente giuridico, statutario e perciò burocratico. Non proprio il massimo per chi alla burocrazia deve dare battaglia…

Per la lotta di classe l’incompatibilità dipende dai rapporti di forza. Una costituente sindacale che avesse la forza di strappare almeno metà dei lavoratori alla Cgil, sarebbe assolutamente compatibile con noi. L’eventuale espulsione dalla Cgil non sarebbe un grande problema e forse manco avverrebbe, visto che la burocrazia ci penserebbe due volte prima di staccarsi un altro arto in un momento così critico. Forse, a quel punto, sarebbe più probabile il suo tentativo di cavalcare la costituente appoggiandoci obtorto collo.

Problema della burocrazia in ogni caso, non nostro. Per noi, infatti, la Cgil, al pari dell’opposizione, resta uno strumento per la lotta di massa dei lavoratori, e quando lo strumento vecchio diventa più piccolo e rattrappito rispetto a quello nuovo, due volte più grande e tre volte più combattivo, non resta che buttarlo nella spazzatura della Storia e incoraggiare i tanti che ancora non l’hanno fatto a farlo al più presto.

Se stiamo ancora in Cgil è proprio perché riteniamo altamente improbabile una dinamica del genere. Una costituente sindacale difficilmente riuscirebbe in una simile impresa, semplicemente perché aggirerebbe l’ostacolo chiamato Cgil. E tutta la storia trentennale del sindacalismo di base, compreso l’ultimo capitolo purtroppo fallimentare della fusione tra Cub ed Sgb, dimostra che l’ostacolo Cgil non è aggirabile, per lo meno al momento. Proprio per questo alla “Costituente sindacale” noi preferiremmo di gran lunga la “Costituente dell’opposizione” col rientro in massa in Cgil dei tanti fuoriusciti per la gioia della burocrazia, a cominciare dai vari Cremaschi e Bellavita e i tanti compagni e compagne che li hanno seguiti per un’analisi che si è rivelata errata, anche se forse sono troppo orgogliosi per ammetterlo, quando non c’è niente di più rivoluzionario in tempi di magra di chi sa ammettere gli errori, correggerli e tornare sui suoi passi.

Così, in mancanza di due costituenti, una più improbabile dell’altra, ci adoperiamo molto umilmente per la riuscita di un fronte unico più largo possibile che metta assieme tutti i compagni e le compagne più attivi e combattenti, senza pretendere che chi sta fuori dalla Cgil realizzi i nostri sogni, facendo le nostre stesse scelte. Ed è ben strano che chi parla di ricostruire i rapporti di forza, lo faccia più dal punto di vista di un azzeccagarbugli della maggioranza Cgil che di una militante sindacale dell’opposizione.

Lorenzo Mortara

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