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Uscire dal Green-Impasse!

Sono 4.871.230 le persone morte di coronavirus nel mondo. Da queste cifre sono escluse le morti registrate con altra causa e che invece ha provocato proprio il covid, un fenomeno che abbiamo trattato nell’articolo «Lo scandalo dei morti fantasma». La pandemia da covid-19 esiste, è stata e non ha finito d’essere una tragedia di dimensioni epocali. Chi ne nega l’esistenza o ne minimizza la gravità non è solo un negazionista, un dietrologo laureato in bufale da social network un tanto al chilo, un analfabeta funzionale, ma è, lo sappia o no, connivente col padronato, il primo ad aver negato la gravità del virus, il solo e l’unico ad aver l’interesse a farlo.

Restrizioni, clausure, sospensione di attività: in molti settori la produzione ha subìto un arresto doloroso per padroni e padroncini durante i lockdown. Le borse statunitensi sono crollate e, con loro, la fantasmagorica teoria della guerra batteriologica ordita dagli States ai danni della Cina, visto che la Cina è uscita dall’emergenza che gli USA annaspavano ancora nel panico. La pandemia è un fenomeno naturale che la politica borghese ha amministrato capitalisticamente, con l’esito che a farne le spese sono state le classi subalterne. Pure, se si guarda la realtà complessivamente e non con le lenti di stupidi assoluti, risulta evidente che anche sua Maestà il Capitale qualche danno lo accusa. E se lorsignori «poteri forti» non hanno altro obiettivo che la massimizzazione dei profitti, non si capisce perché avrebbero dovuto infliggersi un harakiri tale da non saper prevederne la fine. Che infatti non si vede ancora, coi No-Vax che sfuggono, il virus che muta, le varianti che si fortificano. Non sussiste alcun motivo per cui i massoni, le lobby dei microchip sottocutanei o l’ennesimo piano malefico di Plottigat avrebbe dovuto diramare la storia di un virus che non esiste o crearlo in laboratorio per poi liberarlo contravvenendo allo stesso interesse capitalistico.

Ma non è facile far passare questo elementare principio nei seguaci delle teorie che discendono da quel Mario Tronti che, all’analisi del capitalismo come sistema contraddittorio e perciò destinato all’esplosione, opponeva la teoria del «capitale pianificatore». Logico che, una volta posto il «general intellect» del capitale, segue di conseguenza che il capitalismo, da rapporto sociale e contraddizione sistemica, diventa un Capitalus ideato dalla Marvel, sorta di genio del male capace di qualsiasi trovata per rilanciarsi e rigenerarsi. Vengono meno persino le guerre intestine tra grossi capitalismi, e da qui i complottismi si snocciolano senza fine. Ovvio. Difficile perciò farsi intendere da orecchie che hanno assorbito lo schemino apposito, la griglia magnetica per ogni complottismo d’occasione; difficile convincerli che il capitalismo non è un sistema intelligente, ma un avvoltoio scervellato che si avventa sui moribondi e se ne nutre; difficile spiegare che il capitalismo non si autoriforma né si autoregola per cui continua quotidianamente a produrre e incrementare il suo polo contraddittorio, la sua antitesi, il proletariato, e che dunque non occorre sferrare porfidi alla rinfusa, ma lavorare sulla soggettività oggettivamente antagonista che il modo di produzione capitalistico continua a fabbricare: la classe lavoratrice. Difficile, in breve, richiamare al vero Marx i goliardi gorgiani e persuaderli ad abbandonare i sofismi ordo, post, semi, para-operaisti. Che dunque il concime tronto-negriano maturi questo pensiero è prevedibile. Si capisce anche perché diversi settori dell’anarchismo, adialettico per religione, si scaglino contro l’obbligo vaccinale – anche se non c’è – e l’obbligo del Green Pass: l’anarchico non distingue tra potere funzionale e disfunzionale, tra potere salubre e insalubre, tra potere in difesa di questa o l’altra classe. «Non ci sono poteri buoni». Amen.

Meno si capiscono, in ordine a vaccini e Green Pass, certe scelte da parte di altri settori della sinistra comunista che dovrebbero essere per definizione dotati di maggior dialettica. Meno si capiscono certe posizioni del sindacalismo di classe che dovrebbe per definizione respirare transitorietà insieme con l’ossigeno e invece si arrocca in astrazioni ideologiche che sfociano nelle enormità. Nel comunicato nazionale del SI CoBas «Il Green-Pass sui posti di lavoro e le manovre del governo e della Confindustria per scaricare sui lavoratori le responsabilità delle istituzioni nella lotta alla pandemia – Avanti verso lo sciopero nazionale dell’11 ottobre», si sentenzia con una disinvoltura agghiacciante che «I dati ufficiali ad oggi disponibili mostrano un fatto innegabile: la protezione dal contagio fornita dagli attuali vaccini, pur esistente, è piuttosto bassa». Bassa è, al contrario, la carica virale del contagiato vaccinato, secondo i veri dati ufficiali (non si sa dove SiCoBas Nazionale legga i suoi dati ufficiali); bassissima è la sua probabilità di trasmettere il virus e quasi nulla la possibilità che il vaccinato contagiato muoia. Una riduzione del 77% per la diagnosi, del 93% per l’ospedalizzazione e del 95% per i ricoveri in terapia intensiva e per i decessi. Scusate se è poco!

Sul Green Pass il quadro è ancora più confuso e lo sciopero dell’11 ottobre – data preziosa e trampolino di lancio, auspichiamo, per future azioni congiunte tra le diverse sigle del sindacalismo di base – ne è stato il palcoscenico all’aperto.

Ciò che il sindacalismo di base – Si CoBas, CUB, COBAS, USB, ecc – sostiene è, da una parte, che il Green Pass non sia una misura di sicurezza perché – a questo si riduce infine tutta la detrazione –, viene rilasciato a seguito di vaccino o di tampone, ma che nel caso del vaccinato niente garantisce che questi non sia comunque infetto, e idem nel caso del tamponato in quanto il tampone non garantisce nelle 48 ore successive. In sintesi, dietro tutta la polemica, vi è l’esigenza che la scienza funzioni come la mistica rivelata, infallibile e totale; l’ottusa pretesa che vaccino o tampone garantiscano al 100%. Nel fatto che, purtroppo, la soglia di sicurezza si aggiri intorno all’80%, ecco trovato il pretesto per bocciare il Green Pass come «non sicuro». Non vien da sé che la percentuale su cui bisogna affidarsi non è il mancante 20%, ma il sicuro 80? «Sicura è la morte!», dice un proverbio, e se si andasse dietro a tali sragionamenti è lì che si finirebbe senza percentuali di dubbio. È anche molto strano che nessuno svolga il ragionamento a positivo che invece fa la gran parte del proletariato, ossia: «Poniamo anche che vaccino e tampone non rassicurano al 100%, tanto pernicioso, imprevedibile, forte è questo virus! A maggior ragione debbo, allora, proteggere me e gli altri il più che posso! Poco – e l’80% poco non è – è sempre meglio che niente!». È logica elementare ma, sembra che non ci si voglia arrivare, essendo il governo Draghi a proclamare l’obbligo di Green Pass e trovandosi a volerlo contrastare con un estremismo tanto infantile da arrivare a camminare sulle mani se si vede Draghi camminare sui piedi.

Dal nostro punto di vista è incomprensibile, in via di parole d’ordine generali, sventolare «No Green Pass!» e dar spazio nei cortei proletari a proletari antiproletari, perché quella No-Vax è un’ideologia e un sentimento antiproletario orchestrato e inculcato ad arte dai più rezionari strati della borghesia. Questi proletari non andrebbero autorizzati a prender parola più di quanto non si autorizzi il proletario crumiro. Se il proletario sbaglia, non bisogna applaudirlo, ma redarguirlo. Certo se poi, avanti che sbagli il proletario, sbaglia la direzione di tutta un’organizzazione d’avanguardia, le responsabilità ricadono maggiorate sulla dirigenza.

Chiusa la questione di principio e di metodo, andiamo nel particolare! Cosa avviene nei luoghi di lavoro in ordine a vaccini e tamponi? Avviene che tante aziende minacciano il licenziamento di dipendenti sprovvisti di Green Pass.

Riepilogando abbiamo quindi settori di classe lavoratrice infarcita, suo malgrado e senza che la si sia dotata degli strumenti concettuali per immunizzarsene, di campagna complottistica e reazionaria No-Vax; abbiamo uno Stato borghese che non si è mai degnato di porre al bando o d’ostacolare in alcun modo la diffusione di questa propaganda ed è il solo responsabile del suo radicamento nelle masse, del disorientamento, della paura, della superstizione di tanto proletariato; e abbiamo un padronato che, al danno culturale e sanitario provocato dallo Stato verso questo proletariato, vuole aggiungere quello materiale ed economico servendogli perfino il licenziamento. I padroni sono sempre in torto, ma nel quadro specifico lo sono per due volte. È per gli interessi dei padroni che il governo concede libertà di parola all’antiscentismo di partiti padronali come Lega e FdI fino ai fascisti più neri, che lo Stato borghese si guarda bene da epurare «costituzionalmente» dal suo corpo ben sapendo quanto gli sono funzionali. È per gli interessi dei padroni che si dà libertà a reti private, giornalacci reazionari, partiti di governo di spandere nelle coscienze di un proletariato in profondo arretramento tossine complottistiche e il medesimo sistema che ha portato questo proletariato sulla via sbagliata intende ora presentargli lo scotto più salato, il licenziamento? I sindacati di base che lottano contro il ricatto Green Pass – licenziamento fanno il loro dovere, consumerebbero un tradimento imperdonabile se seguissero una politica contraria! Ma come urge opporsi al ricatto Green Pass o licenziamento urge in pari tempo opporsi alla liberalizzazione del virus che è un virus che uccide soprattutto i proletari. I ricchi pagano le cure monoclonali e tutti si sono vaccinati (fascisti compresi). Fintantoché i lavoratori non si saranno convinti a vaccinarsi, fronte culturale sul quale un sindacato deve contestualmente impegnarsi scrostando i suoi tesserati da tutte le boiate individualistiche, piccolo-borghesi e antiscientiste, e fintantoché non vaccinarsi sarà un diritto esattamente come lo è vaccinarsi, bisogna battersi perché i tamponi vengano pagati quotidianamente dall’azienda!

Bisogna aprire una grande vertenza nazionale perché il lasciapassare venga urgentemente annoverato nella normativa della prevenzione, della salute e della sicurezza sul lavoro e che di conseguenza, così come avviene per ogni altra misura antinfortunistica, anche i tamponi, per quei lavoratori che rifiutano ancora di vaccinarsi esercitando ciò che, fino a legge contraria, è un loro diritto, vengano somministrati a totale carico dell’azienda! Certo, per rivendicare l’inserimento del Green Pass nella dotazione di prevenzione, salute e sicurezza, serve che il sindacato in primis lo riconosca come uno strumento di prevenzione, salute e sicurezza, abbandonando le sofisticherie. Se si vuol continuare a sostenere che il Green Pass «non ha niente a che vedere con la sicurezza», non resta che continuare a sventolare e berciare indiscriminati «No Green Pass!», che più saranno indiscriminati e sempre più collimeranno coi No Vax e con le piazze reazionarie, le stesse che attaccano i sindacati. Tutto ciò …coi sindacati dentro! Paradossale.

È ora di abbandonare questa via che è di annunciata perdizione.

Non è difficile uscire dall’impasse. È sufficiente smettere di delineare una politica di subordinazione in forma capovolta al governo, analizzare dialetticamente, non temere di dover dire a un lavoratore che sbaglia, tanto più considerando che non sbaglia con la sua testa, ma con quella del suo nemico.

Salvo Lo Galbo

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