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Continua l’astensionismo di RT all’immobilismo della Cgil

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In questi giorni siamo impegnati, con tutto il resto della minoranza, a portare nelle ultime assemblee congressuali della CGIl, il documento alternativo, in contrapposizione a quello di maggioranza sostenuto da Landini.

“Senza lotte non c’è futuro”: è questo lo slogan che sottolinea “Le radici del sindacato”, il titolo scelto per il documento alternativo. Addirittura, nella sintesi che distribuiamo a lavoratori e lavoratrici leggiamo: «in questi quattro anni, dall’ultimo Congresso, i vertici della Cgil hanno deciso di non contrapporsi davvero a un governo apertamente antipopolare come quello di Draghi. Quando, finalmente, siamo arrivati allo sciopero generale, il 16 dicembre (2021, nda), era tardi. Nonostante tutto abbiamo portato le persone a scioperare, ma poi per mesi, non c’è stata nessuna mobilitazione in campo».

Eppure, di fronte alla riedizione un anno dopo della stessa identica finta mobilitazione, ancora più frammentata, ancora più fuori tempo e depotenziata in partenza dalla gestione regionale, isolata zona per zona dello sciopero, la minoranza Cgil non è riuscita ad andare oltre la semplice astensione alla proposta della segreteria di Landini. Proposta per altro che ora sappiamo essere diventata una manifestazione a carattere regionale, ma che al momento dell’astensione era una proposta in bianco tutta ancora da definire.

Non è la prima volta che “Riconquistiamo Tutto!” (l’attuale nome della opposizione in Cgil) si astiene, anzi da qualche tempo è la norma. Senza lotte non c’è futuro, ma in Cgil ormai senza astensione non c’è altra opposizione. L’opposizione si astiene dall’opporsi.

Parrebbe a sentire le giustificazioni dei rappresentanti della opposizione nel Direttivo Nazionale, che l’astensione sia dovuta al fatto che in qualche modo uno sciopero ci sarà, con questo identificando lotte e sciopero, dunque fraintendendo completamente il ruolo di un’opposizione vera.

Il compito della opposizione è offrire una linea radicalmente e totalmente alternativa al gruppo dirigente della Cgil. Ma la linea dell’attuale maggioranza Cgil, non è fatta solo dall’immobilismo più totale che ha ridotto la classe operaia italiana al ruolo fanalino di coda dell’Europa salariata, prevede anche il finto movimento della manifestazione testimoniale, di bandiera e fuori tempo massimo.

L’opposizione che si astiene evidentemente crede che il suo compito sia spostare la Cgil dall’immobilismo delle sue stanze, all’immobilismo di piazza, cioè far togliere alla Cgil la sua prima maglia e fargli mettere la seconda.

Noi pensiamo che il compito di una opposizione vera, sia comprendere il giochetto canonico della burocrazia Cgil, quindi opporsi sia alla versione della Cgil che non fa nulla, sia alla versione della Cgil che va in piazza con l’unico scopo di coltivare e consolidare la propria tradizionale base di consenso senza mai realmente concretizzare quel ruolo di soggetto di conflitto che le è proprio nell’immaginario comune.

Il nostro compito è bocciare la linea della CGIL nel suo complesso. Questi scioperi fatti così, senza una reale piattaforma condivisa coi lavoratori e le lavoratrici, senza nessuna reale intenzione di proseguire la mobilitazione, non solo non servono a niente, ma sono pure dannosi, perché sviliscono il vero significato di uno sciopero. Questi scioperi che non possono portare a casa niente perché già disinnescati in partenza, producono nella testa dei lavoratori una demoralizzazione ancora maggiore per chi si aspettava un qualche risultato tangibile. Ed è in fondo questo quello che vuole la burocrazia sindacale, per avere poi il pretesto di scioperare ancora di meno con la scusa che le masse non seguono le sue finte mobilitazioni.

Il nostro compito è presentare ordini del giorno alternativi in cui si pretenda una mobilitazione vera, prolungata, unificante tutto il mondo del lavoro (il 2 dicembre ha scioperato il sindacalismo di base, l’occasione persa per unire tutti, è un’ulteriore spia della presa in giro del gruppo dirigente della Cgil) preparato da casse di resistenza e da rivendicazioni reali, dalla riduzione dell’orario a parità di salario, alla scala mobile, dall’abolizione del precariato a una pensione dignitosa dopo 35 anni di lavoro.

In piazza noi ci dobbiamo andare precisamente per questo, con le nostre proposte non di semplice sciopero ma di lotta vera, dura e prolungata. È con queste proposte che noi abbiamo il compito durante lo sciopero che verrà di denunciare e smascherare il gruppo dirigente della Cgil con un volantino tutto nostro. Denunciare e smascherare una Cgil che non si mobilita più, e quando sciopera lo fa fuori tempo massimo, senza una piattaforma rivendicativa credibile, e lo fa proprio per non lottare ma per scambiare la eventuale forza dei lavoratori per la riconquista di un ruolo di negoziazione con le controparti.

Partito Comunista dei Lavoratori – Commissione Sindacale

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