{"id":62042,"date":"2008-04-10T00:00:00","date_gmt":"2008-04-10T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2008\/04\/10\/forchettoni-rossi-la-sottocasta-della-sinistra-radicale\/"},"modified":"2008-04-10T00:00:00","modified_gmt":"2008-04-10T00:00:00","slug":"forchettoni-rossi-la-sottocasta-della-sinistra-radicale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2008\/04\/10\/forchettoni-rossi-la-sottocasta-della-sinistra-radicale\/","title":{"rendered":"Forchettoni rossi. La sottocasta della &laquo;sinistra radicale&raquo;"},"content":{"rendered":"<p>Proponiamo questa recensione del libro a pi&ugrave; voci &#8220;Forchettoni rossi. La sottocasta della &laquo;sinistra radicale&raquo;,, uscito lo scorso autunno per i tipi di Roberto Massari editore. La tesi centrale  del lavoro &egrave; che le formazioni oggi confluite nella sinistra &#8220;arcobaleno&#8221; (PRC- Comunisti Italiani- Verdi) con la loro partecipazione al gabinetto Prodi si siano velocemente trasformate in una sottocasta che &laquo;opera al servizio di un governo borghese-imperialistico aiutando questo governo a combattere le sue guerre e ad applicare il suo programma. Lo fa, per&ograve;, continuando a reclamarsi &ldquo;comunista&rdquo; ed &ldquo;ecopacifista&rdquo;&raquo;. Dalla testata on-line: www.ilconsapevole.it\/articolo.php?id=8615- ripreso da &#8220;Il Giornale&#8221;- 30 \/10\/2007<\/p>\n<p>Diliberto: forchettone! Pecoraro Scanio: forchettone! Giordano: forchettone! Eccoli qui, i membri della nuova &laquo;trib&ugrave; dei Forchettoni&raquo; disposta a buttare a mare decenni di ideologia e migliaia di tomi e di movimentisti sinceri pur di tenersi la poltrona, preferibilmente se di governo. La critica arriva dalla sinistra della sinistra e qui la storia cambia di brutto. Detto a un politico, &laquo;forchettone&raquo; &egrave; gi&agrave; una brutta parola. Detto a un politico di sinistra, e di quella sinistra che si bea d&rsquo;essere &laquo;radicale&raquo;, &egrave; una perfida nemesi.<br \/>\n<br \/>Ma andiamo per ordine. &laquo;Forchettone&raquo; &egrave; un epiteto antico, inventato mezzo secolo fa contro i democristiani e via via usato contro le classi di governo ogni volta che si volevano aggredire, scrive Sebastiano Messina, &laquo;tutti i difetti untuosi di chi fa politica per arricchirsi, ingrassarsi, rimpinzarsi di potere&raquo;: prima la Dc, poi i socialisti, poi tutto il pentapartito.<br \/>\n<br \/>Fu l&rsquo;intuizione mefistofelica partorita da Giancarlo Pajetta al mitico terzo piano di Botteghe Oscure, quello della Propaganda, a rendere popolare il termine. La forchetta vicino allo scudo crociato compare a un mese dalle elezioni del 1953, quelle della legge-truffa: si volevano prendere tutto il potere, i democristiani del magna magna, con il minimo sforzo. La Dc alla fine non ottenne il premio di maggioranza ma l&rsquo;epiteto resistette. Tant&rsquo;&egrave; che anche in Parlamento, quando voleva zittire i dicc&igrave;, Pajetta urlava: &laquo;Gi&ugrave; le forchette. Riposo!&raquo;. La storia dei &laquo;forchettoni&raquo; &egrave; una creazione comunista, insomma.<br \/>\n<br \/>All&rsquo;epoca del primo centrosinistra, Paolo Sylos Labini, in un commento a un documento socialista, chiosava: &laquo;Molto pi&ugrave; che dalle teorie di Carlo Marx i partiti di sinistra, che finora sono stati all&rsquo;opposizione, hanno tratto la loro forza dal proporsi come antitesi dei &ldquo;forchettoni&rdquo;. Guai a noi e guai a loro, se continuassero a tuonare con le parole, ma cominciassero a tirar via coi fatti&raquo;. Fu preveggente, perch&eacute; dagli anni Settanta fu il Psi a essere preso di mira pi&ugrave; violentemente dai moralizzatori dell&rsquo;anti-forchettonismo. Da destra, per esempio, quando la band degli Amici del Vento cantava nel &rsquo;76: &laquo;Partito, partito, partito socialista\/ la meglio garanzia del mondo antifascista\/ Forchette, forchette, forchette nazionali\/ per arraffar miliardi senza pene fiscali&raquo;. Ed erano applausoni. Dodici anni dopo era stato Gianfranco Fini, neosegretario del Msi, a tuonare in un&rsquo;intervista: &laquo;Il Psi &egrave; un&rsquo;accolita di forchettoni&raquo;. Tanto per ridere, invece, gli attivisti gastronomici di Slow Food ai loro esordi si definivano &laquo;neo-forchettoni&raquo;.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;accoppiata forchetta-potere ha resistito al passaggio dalla prima alla seconda Repubblica. C&rsquo;&egrave; Gianni Prandini, l&rsquo;ex ministro dei Lavori pubblici, periodicamente allestiva al ristorante bresciano &laquo;Il forchettone&raquo; tavolate da mille posti, e c&rsquo;&egrave; l&rsquo;incipit di Gianfranco Rotondi: &laquo;Ah, i democristiani sono bravissimi con le forchette&raquo;. L&rsquo;idea di una politica adiposa, crapulona e famelica ha continuato a far presa. Cos&igrave; il forchettonismo ha attraversato Tangentopoli, quando l&rsquo;Europeo dedicava ai socialisti un libro di barzellette e uno dei capitoli della compilation era proprio &laquo;Il ritorno dei forchettoni&raquo;. &Egrave; arrivato su La Padania, nel 2004, durante la polemica contro i &laquo;preti forchettoni&raquo; sulla costruzione di parcheggi sotto alcune chiese romane.<br \/>\n<br \/>E la sinistra-sinistra? Fino a ora era rimasta fuori dal circolo della forchetta. S&igrave;, ricorda Filippo Ceccarelli ne Lo stomaco della Repubblica (Longanesi, 2000), si rideva per &laquo;falce, martello e tortello&raquo;, ovvero per il comunismo nella gaudente Bologna: ma erano riferimenti bonari a un modello di consenso che aveva alti tanto il colesterolo quanto le percentuali per il Pci. E ricordava singhiozzando il sindaco Dozza vincere contro l&rsquo;esangue Dossetti grazie alla sua fama di sbranatore di &laquo;taglid&egrave;l&raquo;.<br \/>\n<br \/>E ora, ecco che ti piomba in libreria un pamphlet velenosissimo, I Forchettoni rossi. La sottocasta della &laquo;sinistra radicale&raquo; (Massari editore, pagg. 320, euro 13), opera di un gruppetto che fa capo alla Fondazione &laquo;Che Guevara&raquo; e, accanto ai libri, imbottiglia &laquo;vini da leggere&raquo; come il &laquo;Barricadero Blanco&raquo; dedicato al Che, il &laquo;Ros&egrave; Luxemburg&raquo; o lo &laquo;Sbattezzo di&#8230; vino&raquo; in memoria di Giordano Bruno. Gente tosta e alcol rosso vivo, dunque.<br \/>\n<br \/>Nel libro si sostiene la tesi &#8211; violentissima &#8211; che la combriccola di Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Verdi si sia trasformata celermente in una sottocasta che &laquo;opera al servizio di un governo borghese-imperialistico aiutando questo governo a combattere le sue guerre e ad applicare il suo programma. Lo fa, per&ograve;, continuando a reclamarsi &ldquo;comunista&rdquo; ed &ldquo;ecopacifista&rdquo;&raquo;. Il punto di non ritorno dei &laquo;forchettoni rossi&raquo; &egrave; il voto favorevole alla missione in Afghanistan nel luglio 2006. &Egrave; l&rsquo;ultimo atto di una storia che parte con la guerra del Kossovo del 1999, quando Cossutta e i Verdi rimangono al governo doppiogiocando con i movimenti pacifisti, passa per il referendum sull&rsquo;articolo 18, voluto da Bertinotti tanto per gettare un po&rsquo; di fumo negli occhi dei lavoratori anche se &laquo;sapeva benissimo che non avrebbe mai potuto vincere&raquo;, e arriva all&rsquo;insediamento del governo Prodi. Senza dimenticare la &laquo;messinscena mediatica&raquo; della conversione bertinottiana alla non-violenza, allestita in fretta e furia per accreditarsi come alleato affidabile di governo e, soprattutto, per paura che i pacifisti passassero dall&rsquo;opposizione alla guerra irachena all&rsquo;appoggio esplicito alla &laquo;resistenza&raquo;.<br \/>\n<br \/>Oggi la &laquo;sinistra radicale&raquo;, a leggere I Forchettoni rossi, &egrave; nient&rsquo;altro che un &laquo;blocco burocratico&raquo; di politici di professione il cui unico interesse &egrave; &laquo;sopravvivere e perpetuarsi&raquo;, tenuti al guinzaglio dal Gran Capitale Imperialista che li impiega come truppe-cuscinetto nei conflitti pi&ugrave; esplosivi, dalla guerra in Irak alle vertenze sociali ai no-Tav, ma gli garantisce &laquo;ruolo, reddito, e immagine&raquo;. &Egrave; il rielezionismo, fase suprema del forchettonismo.<br \/>\n<br \/>E se &egrave; Rifondazione comunista &laquo;la principale forza motrice nel processo di formazione della nuova sottocasta&raquo;, Fausto Bertinotti, appellato &laquo;Grande capo rosso Lingua biforcuta&raquo;, il movimentista in fresco lana, viene accusato impietosamente di aver favorito un &laquo;processo di santificazione&raquo; della sua persona e aver cooptato tutta la classe dirigente mediante l&rsquo;eliminazione chirurgica del dissenso. Gergalit&agrave; a parte, &egrave; gustosissima la ricostruzione minuziosa che il curatore Roberto Massari fa delle giravolte ideologiche del bertinottismo, comitato dopo comitato, congresso dopo congresso, che &egrave; tutto un fiorire di &laquo;incomprensibilit&agrave; sintattica&raquo;, &laquo;inganni linguistici&raquo;, &laquo;confusione ideologica&raquo;, &laquo;discorsi demagogici&raquo;, &laquo;turismo politico&raquo;. Si lascia Prodi e si va all&rsquo;opposizione? Si &egrave; aperto &laquo;un nuovo ciclo politico&raquo;.<br \/>\n<br \/>E Marco Rizzo? E Rina Gagliardi? E Paolo Cento? Eccetera? Tutti Forchettoni e portavoce della &laquo;grande menzogna&raquo;, che &laquo;pur di far parte del governo devono mentire&raquo;, che dichiarano di essere comunisti o &laquo;pacifinti&raquo; ma in realt&agrave; &laquo;votano e aiutano ad applicare un programma che prevede l&rsquo;ulteriore sviluppo del capitalismo, il rafforzamento dell&rsquo;imperialismo italiano&raquo; e dulcis in fundo, &laquo;la fedelt&agrave; incondizionata agli Usa e alle sue guerre&raquo;.<br \/>\n<br \/>E di questa postura ideologica sghemba, riteniamo, il capolavoro politico rimane la manifestazione dello scorso 20 ottobre, &laquo;contro&raquo; la legge Biagi ma &laquo;a favore&raquo; del governo Prodi che per&ograve; non tocca la legge Biagi. Capolavori che un pezzo di sinistra, che rimugina e argomenta, non capisce pi&ugrave;. E forse si chiede se la rivoluzione, che certo non &egrave; un pranzo di gala come voleva il Grande Timoniere, doveva proprio finire in una cena di lavoro da Fortunato al Pantheon.<\/p>\n<p>Angelo Mellone<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Proponiamo questa recensione del libro a pi&ugrave; voci &#8220;Forchettoni rossi. 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