{"id":62084,"date":"2008-05-11T00:00:00","date_gmt":"2008-05-11T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2008\/05\/11\/bandiere-bruciate-solo-in-fotografiain-migliaia-a-torino-alla-manifestazione-per-il-boicottaggio-della-fiera-del-libro\/"},"modified":"2008-05-11T00:00:00","modified_gmt":"2008-05-11T00:00:00","slug":"bandiere-bruciate-solo-in-fotografiain-migliaia-a-torino-alla-manifestazione-per-il-boicottaggio-della-fiera-del-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2008\/05\/11\/bandiere-bruciate-solo-in-fotografiain-migliaia-a-torino-alla-manifestazione-per-il-boicottaggio-della-fiera-del-libro\/","title":{"rendered":"Bandiere bruciate. Solo in fotografia\n<br>In migliaia a Torino alla manifestazione per il boicottaggio della Fiera del libro."},"content":{"rendered":"<p>&laquo;Uff&#8230;fammi una bella ripresa sulle bandiere che bruciano&raquo;. Sorpresa. Eccole, ma sono in fotografia, anzi gigantografia, quasi in testa al corteo, solo uno dei tanti striscioni, e la scritta &laquo;Israele non &egrave; un ospite d&#8217;onore&raquo;. Sgrandangolate da sotto, da una ventina di telecamere disperate, forse fanno notizia lo stesso. Ma forse non &egrave; abbastanza. In effetti Torino era stata preparata a ben altro, tipo &laquo;settemila spranghe stanno arrivando in citt&agrave;&raquo;. E circolavano gi&agrave; le voci sull&#8217;indirizzo, numero civico compreso, dove andare a gustarsi gli scontri con la polizia. Un nuovo G8, o gi&ugrave; di l&igrave;. Si spiega cos&igrave; l&#8217;atmosfera che alle 15,30 raggela i trenta gradi di via Madama Cristina, nelle orecchie fischia il tema di Ennio Morricone quando teneva tutti col fiato sospeso nei film di Sergio Leone. Stanno arrivando! Il corteo dei cattivi &egrave; l&agrave;, sullo sfondo. &laquo;Signora mi faccia un piacere, si fa fotografare mentre abbassa la saracinesca?&raquo;. Un raffica di clic che tramortisce. &laquo;Signora, dia retta a me, cambi strada, non passi di l&agrave;&raquo;.<br \/>\n<br \/>Torino &egrave; stata terrorizzata, sono tutti chiusi i negozi lungo i quattro chilometri da percorrere verso il Lingotto, per strada non c&#8217;&egrave; in giro nessuno, i pi&ugrave; coraggiosi stanno alla finestra per assistere allo spettacolo. Si capisce perch&eacute; (dopo gli occupanti dell&#8217;esercito israeliano) i pi&ugrave; bersagliati, dai megafoni ma anche nelle chiacchiere tra amici, siano i giornalisti. Ce n&#8217;&egrave; per tutti, Liberazione e il manifesto compresi, &laquo;hanno seguito in maniera indecente questa giornata di mobilitazione&raquo;. Con queste parole &egrave; cominciato il corteo. S&igrave;, ma gli scontri? &laquo;Una cazzata, tutto inventato&raquo;.<br \/>\n<br \/>Il boicottaggio in s&eacute; ha spaventato molti, creato malintesi, disturbato le coscienze di chi non pu&ograve; far finta di non vedere che a Torino comunque si stava preparando a sfilare una parte della sinistra che ha il diritto di manifestare contro la politica dello stato di Israele e per il popolo palestinese. Tanto pi&ugrave; se le modalit&agrave; (i toni, i gesti, gli argomenti, le sfumature) sono quelle che si sono viste ieri pomeriggio. Difficile, considerata la pressione e le provocazioni (di Fini, per esempio), riuscire a gestire in modo cos&igrave; &laquo;pulito&raquo; una piazza dove si sono mescolati i cosiddetti &laquo;duri&raquo; di mezza Italia: c&#8217;era Milano, Roma, Napoli, Genova, Padova, Pisa, Perugia&#8230;e naturalmente l&#8217;attenta regia del centro sociale torinese Askatasuna, tutti circondati da decine di bandiere palestinesi. Soli. Visto che la sinistra (ex) parlamentare si &egrave; data, fatta eccezione per Sinistra Critica, il Pcdl di Ferrando (e il Prc, ma della Val di Susa). Non una scritta sui muri, non un lancio di oggetti alle &laquo;forze dell&#8217;ordine&raquo; (a centinaia nascoste nelle vie laterali), anzi, anche un lungo passaggio silenzioso in via Genova &#8211; &laquo;per favore, facciamo piano per rispetto ai malati dell&#8217;ospedale Le Molinette&raquo; &#8211; e per finire anche &laquo;le navette per riportare i compagni verso la stazione&raquo;. Organizzazione perfetta. Possibile? E il plotone di giornalisti aggrappati al fattaccio? Costretti a fare avanti e indietro per scovare la notizia, ma &egrave; una sola. I manifestanti sono 10 mila, lo dicono loro e senza nemmeno esagerare granch&eacute;. Certo non &egrave; stata una festa, poca musica, molti discorsi, ragionamenti complessi ma sensati e pochi slogan, dove non si va troppo per il sottile, &laquo;Palestina libera, Israele assassina&raquo;. Non si pu&ograve; togliere lo sguardo dai tre bambini &#8211; &egrave; un&#8217;altra gigantografia &#8211; con il corpo martoriato, sono Rudeine, Musaab e Salah, e non si pu&ograve; rimanere indifferenti davanti ai nomi degli ultimi palestinesi uccisi poche ore fa. Gli organizzatori del corteo sono offesi perch&eacute; la stampa ha attribuito loro la volont&agrave; di boicottare i libri, continuano a ripeterlo, loro hanno invitato anche scrittori israeliani. Sfila un signore ebreo, alto, con la bandiera israeliana, l&#8217;unica del corteo, e la scritta &laquo;not in my name&raquo;.<br \/>\n<br \/>Davanti al Lingotto, improvvisamente, sale la tensione. Una sirena squarcia il silenzio che scuote il piazzale, &laquo;no niente &#8211; comunica per radio un pezzo grosso della polizia &#8211; sono solo i vigili che spaccano la minchia&raquo;. E infatti sono loro che sfrecciano scortando un carro attrezzi, tutto qui. Il corteo, finalmente, diventa assemblea, a quattro metri di distanza da un muro di agenti in assetto anti sommossa a difesa della fiera del libro. In quei quattro metri, decine di telecamere puntano per l&#8217;ultimo disperato tentativo. Uff&#8230;ancora niente. Tocca accontentarsi di un fumogeno viola che sfuma sui titoli di coda. Davide, che per tutto il giorno ha cercato di comunicare con i torinesi aggrappati ai balconi, interviene: &laquo;Calma, non abbiamo mai cercato lo scontro con la polizia, per noi il corteo finisce qui davanti al Lingotto. Ci&ograve; che l&agrave; dentro continuano a spacciare per cultura &egrave; solo marketing politico, la nostra &egrave; una scelta chiara ed esplicita: noi siamo dalla parte degli oppressi e contro gli oppressori, ed &egrave; normale cos&igrave;&raquo;.<br \/>\n<br \/>L&#8217;obiettivo &egrave; stato raggiunto: far sentire la voce della Palestina alla Fiera del Libro. Si poteva fare in mille modi diversi, ma si poteva anche discuterne da subito semplicemente per quello che poi &egrave; stato. Un semplice riuscitissimo corteo. Fine. Del resto, come aveva previsto una vecchia volpe del movimento quando ancora aleggiavano le settemila spranghe , &laquo;&egrave; una giornata, poi passa&#8230;ormai siamo diventati filosofi&raquo;.<\/p>\n<p>Luca Fazio<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&laquo;Uff&#8230;fammi una bella ripresa sulle bandiere che bruciano&raquo;. Sorpresa. 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