{"id":62634,"date":"2009-08-12T00:00:00","date_gmt":"2009-08-12T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2009\/08\/12\/dieci-cento-mille-innse-la-lotta-radicale-paga\/"},"modified":"2009-08-12T00:00:00","modified_gmt":"2009-08-12T00:00:00","slug":"dieci-cento-mille-innse-la-lotta-radicale-paga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2009\/08\/12\/dieci-cento-mille-innse-la-lotta-radicale-paga\/","title":{"rendered":"Dieci, cento, mille INNSE. \n<br>La lotta radicale paga."},"content":{"rendered":"<p>Milano, 12 agosto 2009. Dal presidio di sostegno alla lotta della INNSE di Lambrate, poco dopo mezzanotte.<br \/>\n<br \/>I quattro operai dell&#8217;officina e il sindacalista della Fiom sul carroponte da oltre una settimana sono usciti poco fa, dopo la conclusione di due giorni di trattative in Prefettura e il raggiungimento di un accordo che prevede la riassunzione dei 49 lavoratori, il mantenimento degli impianti e il rilancio del sito produttivo, festeggiati e abbracciati dai famigliari e da alcune centinaia di compagni e compagne che li attendevano con impazienza da diversi giorni&#8230;<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/1038_innse_vittoria.jpg\" alt=\"1038_innse_vittoria.jpg\" \/><br \/>\ndi Marco Ferrando<\/p>\n<p>La conclusione della vicenda Innse merita considerazioni generali. Non tanto di carattere strettamente sindacale, quanto di natura politica. <\/p>\n<p>Dal punto di vista sindacale, l&#8217;accordo definito &egrave; sostanzialmente positivo. Naturalmente va evitata ogni enfatizzazione. I nuovi padroni dell&#8217;azienda non sono certo benefattori. Troppe volte i lavoratori sono stati ingannati dalla demagogia riformista su manager o padroni &ldquo;buoni&rdquo; e &ldquo;progressisti&rdquo; stile Tronchetti Provera o Marchionne. La verit&agrave; &egrave; che i padroni buoni non esistono: il loro unico valore &egrave; la convenienza del profitto. Il Gruppo Camozzi non fa e non far&agrave; eccezione. E questo &egrave; tanto pi&ugrave; vero in una situazione di crisi capitalistica che rende precario ogni spazio di mercato e particolarmente volubile lo stesso interesse del profitto. Tuttavia, nella situazione data, i lavoratori della Innse hanno realizzato tre obiettivi, parziali ma centrali: il mantenimento del posto di lavoro, la salvaguardia dei macchinari, la preservazione del sito produttivo. Dieci giorni fa, un simile risultato sarebbe stato inimmaginabile. Oggi &egrave; stato conseguito. Ed &egrave; stato conseguito da un fattore decisivo: la lotta dei lavoratori, la loro determinazione a resistere ad oltranza.<\/p>\n<p>Ecco allora la prima considerazione politica: la lotta radicale paga. La dove falliscono i tradizionali scioperi simbolici o i vecchi minuetti delle relazioni istituzionali, la lotta radicale strappa il risultato. La vicenda Innse, nel suo piccolo, smentisce una volta di pi&ugrave; il vecchio adagio secondo cui &ldquo;le lotte radicali isolano i lavoratori, li portano in un vicolo cieco, li espongono all&#8217;inevitabile disfatta&rdquo;. E&#8217; avvenuto l&#8217;opposto. Proprio la radicalit&agrave; della lotta dell&#8217;Innse ed il suo carattere ad oltranza, a rafforzato l&#8217;unit&agrave; dei lavoratori; ha raccolto attorno alla lotta un&#8217;ampia solidariet&agrave; operaia e popolare; ha approfondito le contraddizioni politiche e istituzionali dell&#8217;avversario (nazionali e locali); ha consentito di reggere alle intimidazioni di polizia e magistratura, finendo col suscitare simpatia fra gli stessi agenti di polizia; e infine ha vinto. E&#8217; una lezione preziosa per l&#8217;intero movimento operaio italiano.<\/p>\n<p>Ora si tratta di far tesoro di questa lezione e di generalizzarla.<br \/>\n<br \/>&ldquo;C&#8217;&egrave; il rischio che il caso Innse faccia scuola&rdquo;, titolava recentemente il &ldquo;Sole 24 ore&rdquo;. E alcuni organi di stampa borghese (il &ldquo;Giorno&rdquo;, il &ldquo;Corriere&rdquo;&#8230;) hanno evocato il rischio &ldquo;contagio&rdquo; del radicalismo operaio sino allo spettro di &ldquo;un&#8217;occupazione delle fabbriche&rdquo;. Bene: la preoccupazione della borghesia indica la via da seguire.<br \/>\n<br \/>Si va verso l&#8217;autunno di precipitazione sociale della crisi. In decine di aziende, finita la cassa integrazione, inizieranno i licenziamenti collettivi. L&#8217;aggressione padronale al lavoro conosce un salto di qualit&agrave;. Vi &egrave; un solo modo di rispondere a questa valanga annunciata: mettere in campo una radicalit&agrave; uguale e contraria. Opporre la forza alla forza. Ci&ograve; che significa promuovere l&#8217;occupazione operaia di tutte le aziende che licenziano. E&#8217; questa una forma di lotta di antiche tradizioni nel movimento operaio, anche italiano. E&#8217; una forma di lotta che incide direttamente sui rapporti di forza nel luogo stesso del conflitto. E&#8217; una forma di lotta che unisce i lavoratori contro il padrone attorno al primo obiettivo unificante: nessun licenziamento deve passare; nessun lavoratore deve pagare sulla propria pelle il cinismo o la bancarotta del proprio padrone. E&#8217; un obiettivo e una pratica di lotta che pu&ograve; unire attorno a s&eacute; centinaia di migliaia di lavoratori minacciati nel campo dell&#8217;industria e dei servizi. Ponendo fine alla tragedia della attuale frammentazione di mille vertenze isolate, senza obiettivi unificanti e spesso per questo senza futuro: molte pi&ugrave; volte terreno di divisioni laceranti tra gli stessi lavoratori coinvolti a tutto vantaggio del padrone o del populismo reazionario.<\/p>\n<p>Chiediamo: si pu&ograve; aprire una discussione vera fra le diverse sinistra politiche e sindacali attorno a questa concreta prospettiva d&#8217;azione? Pu&ograve; la vicenda Innse dischiudere la porta di un confronto nuovo a sinistra, non pi&ugrave; sui cartelli elettorali ma sul concreto della lotta di classe?<br \/>\n<br \/>Vi sono gi&agrave; ora in Italia tanti casi Innse in nuce. Vi sono decine di aziende in crisi presidiate permanentemente dai lavoratori, o gi&agrave; da questi occupate. Lo stesso richiamo della lotta dell&#8217;Innse pu&ograve; moltiplicare, nelle prossime settimane, il ricorso a pratiche radicali. Bene: proponiamo a tutte le sinistre politiche e sindacali di lavorare, gi&agrave; dai prossimi giorni per un primo coordinamento nazionale delle rappresentanze operaie di queste aziende presidiate o occupate. Per far s&igrave; che sia questo coordinamento unitario, fondato sul mandato democratico delle diverse assemblee dei lavoratori a lanciare la parola d&#8217;ordine della generalizzazione delle occupazioni. Parallelamente &egrave; necessario allestire da subito una cassa unitaria di resistenza a carattere nazionale: che non sia un atto propagandistico di un partito politico, ma l&#8217;espressione organizzata dell&#8217;unit&agrave; operaia e dell&#8217;unit&agrave; di lotta di tutte le forze politiche e sindacali impegnante a suo sostegno; naturalmente sotto il controllo dei lavoratori. <\/p>\n<p>In questo quadro unitario di lotte, ogni corrente politica e sindacale avr&agrave; la possibilit&agrave; di porre a confronto le proprie proposte rivendicative e programmatiche pi&ugrave; generali. E il PCL, per parte sua, resta impegnato a sviluppare la propria campagna per la nazionalizzazione delle aziende in crisi e\/o che licenziano, senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori, nella prospettiva della lotta generale per un governo dei lavoratori: convinti come siamo che proprio la profondit&agrave; della crisi capitalistica e il fallimento delle vecchie classi dirigenti riproponga l&#8217;attualit&agrave; storica di una alternativa di sistema, come unica reale alternativa. Ma ora, dopo il caso Innse,  il punto pi&ugrave; urgente di verifica &egrave; questo: esiste la disponibilit&agrave; unitaria delle sinistre politiche e sindacali ad &ldquo;andare a scuola&rdquo; da questa lotta? Questo &egrave; il punto decisivo, cui nessun soggetto si pu&ograve; sottrarre. La risposta a questo interrogativo sar&agrave; parte dello scenario dell&#8217;autunno.<\/p>\n<p>Marco Ferrando<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Milano, 12 agosto 2009. 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