{"id":63011,"date":"2010-07-23T00:00:00","date_gmt":"2010-07-23T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2010\/07\/23\/preparare-loccupazione-degli-stabilimenti-fiat-a-difesa-del-lavoro\/"},"modified":"2010-07-23T00:00:00","modified_gmt":"2010-07-23T00:00:00","slug":"preparare-loccupazione-degli-stabilimenti-fiat-a-difesa-del-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2010\/07\/23\/preparare-loccupazione-degli-stabilimenti-fiat-a-difesa-del-lavoro\/","title":{"rendered":"PREPARARE L&rsquo;OCCUPAZIONE DEGLI STABILIMENTI FIAT, A DIFESA DEL LAVORO."},"content":{"rendered":"<p>La Fiat ha aperto la guerra al movimento operaio italiano. Deve trovare pane per i suoi denti. Non contenta di chiudere Termini Imerese, di liquidare i diritti costituzionali degli operai di Pomigliano, di riesumare i licenziamenti politici e la rappresaglia, la &ldquo;borghesia buona&rdquo;minaccia di fatto lo smantellamento di Mirafiori per inseguire i salari serbi da 400 euro e le regalie fiscali di Belgrado. Sergio Marchionne, fustigatore &ldquo;morale&rdquo; del fantomatico &ldquo;assistenzialismo improduttivo&rdquo; di Pomigliano, rincorre come sempre l&rsquo;assistenza dello Stato, alla ricerca del miglior offerente: in Italia, in Usa, in Serbia. Le ricchezze della Fiat si appoggiano sul supersfruttamento degli operai e sulle risorse pubbliche, pagate dai lavoratori di mezzo mondo. Mentre crescono i dividendi per gli azionisti. E&rsquo; la misura del parassitismo del capitalismo.<br \/>\n<br \/>Proponiamo a tutte le sinistre politiche e sindacali di preparare una risposta all&rsquo;altezza della sfida. Non contestiamo investimenti esteri, perch&eacute; non partecipiamo alla guerra tra lavoratori italiani, serbi, americani, ad esclusivo vantaggio della Fiat. Semplicemente diciamo che nessun posto di lavoro Fiat va toccato: n&eacute; in Italia, n&eacute; in Serbia, n&eacute; negli Usa; che &egrave; necessaria la ricerca di un unit&agrave; di lotta tra i lavoratori Fiat  dei diversi stabilimenti e dei diversi paesi, come richiesto da operai polacchi di Tichy, per definire una piattaforma comune; che il lavoro che c&rsquo;&egrave; nell&rsquo;industria automobilistica va ripartito tra tutti, con la riduzione dell&rsquo;orario a parit&agrave; di paga; che  a parit&agrave; di lavoro deve corrispondere parit&agrave; di salario in tutti gli stabilimenti Fiat, al livello pi&ugrave; alto.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;occupazione operaia degli stabilimenti Fiat, in Italia, &egrave; la forma di lotta necessaria a sostegno di questa prospettiva di svolta. Non &egrave; pi&ugrave; tempo delle chiacchere o di iniziative rituali. Come ha dichiarato Callieri, ex dirigente del Lingotto, &ldquo;a volte serve la mano pesante&rdquo;. Ha ragione. Alla mano pesante della Fiat va contrapposta la mano pesante dei lavoratori.  Il risultato del No a Pomigliano, la ripresa di lotta operaia in queste settimane negli stabilimenti Fiat dimostrano dopo tanto tempo l&rsquo;affacciarsi di una nuova generazione e di nuove energie. I timori di Marcegaglia per &ldquo;i rischi di conflitto&rdquo;, le preoccupazioni di Sacconi per il clima sociale, le paure di Bonanni e del PD, sono la misura delle potenzialit&agrave; di un&rsquo;esplosione sociale alla Fiat, e  di una pi&ugrave; generale ribellione operaia. Il prossimo autunno pu&ograve; riservare brutte sorprese al padronato italiano. Il PCL lavorer&agrave; in questo senso con tutte le proprie forze.  Con la consapevolezza che solo una rivolta operaia pu&ograve; aprire la via ad un alternativa di classe al berlusconismo in crisi.<br \/>\n<br \/>.<\/p>\n<p>MARCO FERRANDO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Fiat ha aperto la guerra al movimento operaio italiano. Deve trovare pane per i suoi denti. 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