{"id":63022,"date":"2010-08-02T00:00:00","date_gmt":"2010-08-02T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2010\/08\/02\/le-sinistre-di-fronte-alla-crisi-del-berlusconismo-riformisti-e-comunisti\/"},"modified":"2010-08-02T00:00:00","modified_gmt":"2010-08-02T00:00:00","slug":"le-sinistre-di-fronte-alla-crisi-del-berlusconismo-riformisti-e-comunisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2010\/08\/02\/le-sinistre-di-fronte-alla-crisi-del-berlusconismo-riformisti-e-comunisti\/","title":{"rendered":"LE SINISTRE DI FRONTE ALLA CRISI DEL BERLUSCONISMO.\n<br>RIFORMISTI E COMUNISTI."},"content":{"rendered":"<p>La crisi verticale del berlusconismo fa da cartina di tornasole della miseria del riformismo italiano. E chiarisce una volta di pi&ugrave; la differenza di fondo tra riformisti e comunisti.<\/p>\n<p>La posizione assunta da Sel e Fed, a poche ore dalla crisi interna della PDL, &egrave; molto chiara. &ldquo;No a governi tecnici&rdquo; perch&eacute; &ldquo;riproporrebbero la soluzione Dini del 95&rdquo; e affronterebbero la crisi &ldquo;pi&ugrave; dal punto di vista di Marchionne che della Fiom&rdquo; ( Ferrero); o perch&eacute; incarnerebbero &ldquo;il trionfo della tecnocrazia liberista contro la domanda di cambiamento&rdquo; ( Vendola). Quindi &ldquo;elezioni subito&rdquo;: &ldquo;Votiamo ora, io ci sono&rdquo; invoca Vendola a caratteri cubitali su il Manifesto; &ldquo;la parola torni immediatamente agli elettori, in modo che sia possibile chiudere con Berlusconi&rdquo; segue a ruota Ferrero. E aggiunge. &ldquo;Proponiamo a tutte le forze di opposizione di fare un patto democratico per difendere la Costituzione, uscire da questo disastroso bipolarismo, affrontare finalmente i problemi sociali del Paese&rdquo; ( v. Il Manifesto, 1&deg;agosto). E&rsquo; la riproposizione della grande alleanza contro Berlusconi estesa sino all&rsquo;Udc e a Rutelli, gi&agrave; rivendicata un anno fa.<br \/>\n<br \/>Questa posizione delle sinistre &#8211; nel suo insieme ( elezioni subito, alleanza di centrosinistra  o addirittura di &ldquo;liberazione nazionale) &#8211; &egrave; dettata da una sola preoccupazione: non la difesa delle ragioni dei lavoratori, e neppure la sconfitta di Berlusconi,ma la speranza di rientrare nel &ldquo;gioco politico istituzionale&rdquo;, fosse pure a braccetto con i nemici degli operai.<\/p>\n<p>UNA LOGICA  AUTOCENTRATA E GOVERNISTA.<br \/>\n<br \/>Partiamo dalla richiesta di elezioni immediate. E&rsquo; del tutto evidente che &ldquo;elezioni subito&rdquo;, dunque con la legge elettorale berlusconiana, difficilmente sarebbero la liberazione da Berlusconi. Pi&ugrave; probabilmente sancirebbero la salvezza del Berlusconismo: consentendo ad una coalizione PDL- Lega, per quanto indebolita, di guadagnare una maggioranza relativa e dunque, in base alla legge, la maggioranza assoluta del Parlamento. E&rsquo; una verit&agrave; peraltro talmente evidente che- come tutti sanno- &egrave; l&rsquo;ambiente berlusconiano ad essere fortemente tentato dalla corsa rapida alle urne, giocando sul richiamo plebiscitario e sulla crisi delle opposizioni. Perch&eacute; allora l&rsquo;invocazione immediata delle urne da parte di Vendola e Ferrero, proprio nel  nome della &ldquo;cacciata di Berlusconi&rdquo; ? Per una ragione poco nobile e tutta interna alla logica di coalizione col Centrosinistra. Vendola non vuol farsi scippare la candidatura a premier del centrosinistra da un eventuale cambiamento della legge elettorale in senso proporzionale. E pur di cavalcare l&rsquo;onda della propria avventura ( l&rsquo;&rdquo;Obama bianco&rdquo;) &egrave; diventato assieme a Veltroni il tifoso pi&ugrave; accanito non solo delle urne ma della stessa legge elettorale berlusconiana. Ferrero vuole incassare al pi&ugrave; presto l&rsquo;accordo gi&agrave; fatto con Bersani per il proprio ripescaggio nella grande coalizione elettorale antiberlusconi: evitando il rischio di una nuova marginalizzazione politica e istituzionale. Tutto qua. Gli stessi gruppi dirigenti delle sinistre riformiste che accusano il PCL di ignorare la priorit&agrave; della cacciata di Berlusconi, antepongono alla cacciata di Berlusconi i propri interessi di carriera o di ceto politico.<br \/>\n<br \/>Ma l&rsquo;aspetto davvero rivelatore della politica riformista sta nella proposta politico-elettorale. Naturalmente Vendola e Ferrero hanno assolutamente ragione nel rigettare &ldquo;governi tecnici&rdquo; alla Dini, benedetti da Bankitalia e dalla Fiat. Ma &egrave; singolare che lo facciano nel nome di una prospettiva di governo che avrebbe, se mai si affermasse, la stessa base politica , parlamentare, di classe, del governo tecnico. Il patto democratico proposto da Ferrero &ldquo; a tutte le opposizioni&rdquo; &egrave; rivolto per definizione al Pd, alla IDV, alla UDC, ad Api.  Non si tratterebbe affatto di un patto elettorale di carattere &ldquo;tecnico&rdquo;: sia perch&eacute; l&rsquo;attuale legge elettorale  non lo consente ( &egrave; obbligatorio l&rsquo;apparentamento al candidato premier, quindi il patto di governo); sia perch&eacute; lo stesso Ferrero chiede al &ldquo;patto di tutte le opposizioni&rdquo; di &ldquo;affrontare finalmente i problemi sociali del Paese&rdquo;( ci&ograve; che indica il cuore di un programma di governo); sia perch&eacute; un&rsquo;alleanza per il governo che si presenta al voto corresponsabilizza politicamente, su un piano generale, tutte la forze coinvolte ( incluse quelle che eventualmente non entrassero nell&rsquo;esecutivo, come il PRC nel 96-98). Ma allora caro Ferrero, perch&eacute; mai un governo dominato da PD e UDC, dovrebbe &ldquo; affrontare i problemi sociali del Paese&rdquo; con una logica diversa da quella della Fiat e delle banche, quando proprio le banche e la Fiat sono i veri referenti sociali di quei partiti?  Perch&eacute; mai quel governo dovrebbe difendere la Fiom contro Marchionne, quando il PD si schiera pubblicamente con Marchionne contro la Fiom, e la Udc rivendica addirittura un programma di governo pi&ugrave; &ldquo;impopolare&rdquo; di quello di Berlusconi e Tremonti? E quale sarebbe mai la linea di quel governo in fatto di politica estera , quando PD e UDC appoggiano la continuit&agrave; della guerra afghana, persino dopo la pubblica emersione della sua barbarie? E quale sarebbe la linea di quel governo in fatto di laicit&agrave;, quando la Udc si conferma oggi pi&ugrave; di ieri come il principale referente della Conferenza episcopale? Potremmo continuare. C&rsquo;&egrave; una sola vera differenza tra il &ldquo;governo tecnico&rdquo; che Ferrero aborrisce e il governo di alleanza democratica che egli rivendica: che il primo taglia fuori il PRC, il secondo invece lo coinvolge, fosse pure dall&rsquo;esterno. E&rsquo; la stessa differenza tra il governo Dini del 95 ( che Bertinotti e Ferrero &ldquo; denunciarono&rdquo; con veemenza) e il successivo governo Prodi del 96 ( che Bertinotti e Ferrero sostennero per due anni, votando dall&rsquo;esterno tutte le peggiori porcherie contro i lavoratori, a partire dal lavoro interinale). Come si vede la storia si ripete. Con una differenza per&ograve; non trascurabile: che a riproporre la linea del disastro sono gli eredi testamentari del suo fallimento, oltrech&eacute; responsabili dello stesso. E che proprio per via del disastro compiuto, la loro forza residua &egrave; al lumicino. Di certo tanta ostinazione meriterebbe cause migliori.<\/p>\n<p>LA PROPOSTA ALTERNATIVA DEL PCL.<br \/>\n<br \/>Il PCL propone contro il berlusconismo una via strategicamente diversa. Non quella del blocco con i partiti di Marchionne, ma quella dell&rsquo;indipendenza del movimento operaio per una vera alternativa. Non c&rsquo;&egrave; nessuna sottovalutazione da parte nostra n&eacute; della natura reazionaria del berlusconismo, n&eacute; dell&rsquo;estrema importanza oggi del suo stato di crisi. Al contrario.  Siamo di fronte alla crisi del governo pi&ugrave; reazionario che i lavoratori abbiano subito dai tempi di Tambroni. E siamo in presenza di un occasione decisiva per precipitarne la rovina. Ma il movimento operaio deve entrare in questa crisi da protagonista, con un programma di vera alternativa, non a rimorchio per l&rsquo;ennesima volta dei suoi becchini &ldquo;democratici&rdquo;, amici degli industriali e dei banchieri. La cacciata di Berlusconi va perseguita dal versante delle ragioni dei lavoratori della Fiat, non da quello degli interessi di Confindustria, come &egrave; avvenuto per ben due volte negli ultimi vent&rsquo;anni. Per questo la nostra parola d&rsquo;ordine non &egrave; quella n&eacute; delle &ldquo;elezioni subito&rdquo;, n&eacute; dei governi di emergenza &ndash; siano essi tecnici o politici- con i partiti liberali. Ma &egrave; quella  di una mobilitazione operaia e popolare radicale per una soluzione radicale della crisi: attorno ad un programma di rivendicazioni sociali e politiche indipendenti da tutti i partiti dominanti e i loro interessi di riferimento.<br \/>\n<br \/>La crisi in atto non &egrave; solo la crisi del berlusconismo. E&rsquo; la crisi della classi dirigenti del Paese. E&rsquo; la crisi della loro societ&agrave;, dominata dal profitto, dentro le convulsioni del capitalismo mondiale ed europeo; &egrave; la crisi del loro edificio istituzionale della &ldquo;2&deg; Repubblica&rdquo;, travolto da conflitti esplosivi; &egrave; la crisi della loro moralit&agrave; pubblica, travolta da una sequenza infinita di cricche, ruberie, malaffare, di natura bipartisan. Tutto lo sforzo delle classi dominanti &egrave; oggi rivolto a far s&igrave; che un eventuale caduta di Berlusconi preservi la continuit&agrave; del loro dominio. L&rsquo;interesse dei lavoratori invece &egrave; far s&igrave; che la caduta di Berlusconi trascini con s&eacute;  la cacciata delle classi dominanti e del loro regime, in direzione di una vera alternativa.  In autonomia e in opposizione ad ogni soluzione di alternanza. Questo &egrave; il nodo di classe attorno a cui ruota e ruoter&agrave; la crisi politica.  Per questo si pone da subito l&rsquo;esigenza di  un programma di rottura sociale ed istituzionale, che affronti la crisi dal punto di vista operaio, e ricomponga attorno a s&eacute; tutte le ragioni sociali e democratiche essenziali.<\/p>\n<p>1)Via le leggi berlusconiane e tutte le tracce del sistema maggioritario: per una legge elettorale interamente proporzionale a tutti i livelli.<br \/>\n<br \/>2)Abbattimento di tutti i privilegi istituzionali, a partire dagli stipendi dorati di deputati, senatori, consiglieri regionali, manager pubblici, amministratori di enti, col relativo carico di benefit e di vantaggi parassitari: per uno stipendio non superiore a 2000 euro netti per gli esponenti istituzionali e funzionari pubblici.<br \/>\n<br \/>3)Abolizione del segreto commerciale, industriale, finanziario: per il pieno diritto di lavoratori e cittadini a scoperchiare il tempio del malaffare, accedendo ai libri contabili delle aziende e ai segreti delle banche.<br \/>\n<br \/>4)Cancellazione di tutte le leggi di precarizzazione del lavoro varate negli ultimi vent&rsquo;anni, e assunzione di tutti i precari a tempo indeterminato. Blocco generale dei licenziamenti e ripartizione fra tutti del lavoro esistente attraverso una riduzione generale dell&rsquo;orario di lavoro a parit&agrave; di paga. Salario dignitoso ai disoccupati in cerca di lavoro, pagato con l&rsquo;abbattimento dei trasferimenti pubblici alle imprese private.<br \/>\n<br \/>5)Nazionalizzazione delle banche, e loro concentrazione in unico istituto di credito: per liberare la societ&agrave; da uno strumento quotidiano di rapina, proteggere il piccolo risparmio, acquisire una leva decisiva di riorganizzazione sociale.<br \/>\n<br \/>6)Occupazione operaia di tutte le aziende che licenziano e colpiscono i diritti sindacali: per la loro nazionalizzazione senza indennizzo e sotto controllo operaio. A partire dalla Fiat.<br \/>\n<br \/>7)Cancellazione di tutti i tagli di spesa sociale realizzati ai danni della scuola pubblica, della sanit&agrave;, dei servizi sociali. Ripristino del carattere pubblico dell&rsquo;acqua. Sviluppo di un grande piano nazionale di investimenti pubblici, sotto controllo popolare, in materia di ambiente, rete ferroviaria, asili nido, riassetto del territorio..: finanziato dall&rsquo;annullamento del debito pubblico verso le banche; dalla tassazione di grandi patrimoni, rendite, profitti; dall&rsquo;abbattimento dei privilegi clericali e delle spese militari ( a partire dal ritiro immediato delle truppe dai teatri di guerra).<\/p>\n<p>Questo non &egrave; naturalmente il programma compiuto di un&rsquo;alternativa di societ&agrave;. E&rsquo; un  programma di misure radicali imposto dalla radicalit&agrave; della crisi sociale, politica, istituzionale. E&rsquo; il programma di emergenza per un&rsquo;uscita dalla crisi dal versante dei lavoratori. La sua realizzazione complessiva implica l&rsquo;avvento di un governo dei lavoratori, l&rsquo;unico capace di rompere col capitalismo, facendo piazza pulita del gigantesco impasto di sfruttamento e corruzione. Il suo perseguimento implica la via della ribellione sociale,  la totale autonomia dal centrosinistra confindustriale, l&rsquo;autorganizzazione democratica e di massa del movimento operaio e dei movimenti di lotta.<br \/>\n<br \/>A questa ribellione sociale lavoriamo e lavoreremo in autunno. Il nuovo crinale di frattura che si va producendo tra padronato e Fiom non &egrave; per noi unicamente un ambito di intervento sindacale, ma politico. Le sinistre riformiste separano e contrappongono la propaganda sociale e la prospettiva politica riuscendo nello stesso tempo ad esaltare il no operaio di Pomigliano e a rivendicare l&rsquo;alleanza col Pd di Marchionne. Per noi la ragione di classe &egrave; la bussola della prospettiva politica. Per questo diciamo, tanto pi&ugrave; oggi, che una replica radicale e di massa a Marchionne &egrave; il bandolo della matassa della risposta a Berlusconi e alla sua crisi. Solo un&rsquo;esplosione sociale radicale pu&ograve; aprire dal basso un nuovo scenario politico. Solo una sollevazione sociale del mondo del lavoro, che unifichi attorno a s&egrave; tutte le lotte parziali, sociali e democratiche, pu&ograve; chiudere davvero la lunga pagina del Berlusconismo e della 2&deg; Repubblica. Questo &egrave; ci&ograve; che diciamo e diremo nelle fabbriche. Questo &egrave; il terreno di fronte unico di lotta che proponiamo a tutte le sinistre politiche, sindacali, sociali, chiedendo loro di rompere col PD. Questo &egrave; il programma che rivendicheremo, come PCL, davanti a milioni di lavoratori, in eventuali elezioni politiche.<\/p>\n<p>MARCO FERRANDO.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi verticale del berlusconismo fa da cartina di tornasole della miseria del riformismo italiano. 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