{"id":63120,"date":"2010-11-16T00:00:00","date_gmt":"2010-11-16T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2010\/11\/16\/il-quarto-anno-della-bancarotta-capitalista-2\/"},"modified":"2010-11-16T00:00:00","modified_gmt":"2010-11-16T00:00:00","slug":"il-quarto-anno-della-bancarotta-capitalista-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2010\/11\/16\/il-quarto-anno-della-bancarotta-capitalista-2\/","title":{"rendered":"IL QUARTO ANNO DELLA BANCAROTTA CAPITALISTA"},"content":{"rendered":"<p>Dichiarazione del Segretariato del CRQI &ndash; 1 Ottobre 2010<\/p>\n<p>1<br \/>\n<br \/>Lo sviluppo degli avvenimenti internazionali, specialmente quelli di carattere politico, continua a confermare<br \/>\n<br \/>le prospettive della bancarotta capitalistica mondiale da noi segnalate molto prima della sua esplosione nel<br \/>\n<br \/>luglio del 2007. Rivendichiamo, fondamentalmente, la portata rivoluzionaria che abbiamo dato a questo<br \/>\n<br \/>processo, nel senso gi&agrave; segnalato da Marx: &ldquo;lo sviluppo del sistema del credito&rdquo; (e ancor pi&ugrave; intenso<br \/>\n<br \/>registrato dallo sviluppo del capitale fittizio negli ultimi decenni), &ldquo;accelera la crisi (&hellip;) e gli elementi della<br \/>\n<br \/>dissoluzione del vecchio modo di produzione.&rdquo;<br \/>\n<br \/>L&rsquo;aggravamento violento della contraddizioni tra Stati Uniti, Giappone e Cina, da una parte, e la massiccia<br \/>\n<br \/>svalutazione del dollaro e, quindi, del debito estero nordamericano, dall&rsquo;altra, prospettano ora una<br \/>\n<br \/>disarticolazione dell&rsquo;economia mondiale e una crisi di tutto il sistema monetario. Ci&ograve; accade quando la crisi<br \/>\n<br \/>entra nel suo quarto anno e dopo un intervento massiccio dei principali stati imperialisti per salvare dalla<br \/>\n<br \/>bancarotta le banche e i principali polpi imperialisti. Si sbagliano quelli che assicurano che la nuova tappa<br \/>\n<br \/>della crisi punti ad un &ldquo;riequilibrio&rdquo; dell&rsquo;economia mondiale: la nuova emissione massiccia di moneta, da<br \/>\n<br \/>parte degli Stati Uniti, equivale ad una gigantesca svalorizzazione del proprio debito pubblico, a danno di<br \/>\n<br \/>Cina, Giappone, Germania e dei cosiddetti &ldquo;emergenti&rdquo; che hanno accumulato riserve nelle proprie banche<br \/>\n<br \/>centrali. D&rsquo;altra parte, una rivalutazione della moneta cinese, lo yuan, prospetta lo smantellamento del<br \/>\n<br \/>regime di protezione instaurato dallo Stato cinese di fronte alla penetrazione tumultuosa del capitale<br \/>\n<br \/>finanziario internazionale. Lo squilibrio monetario internazionale, non &egrave; la causa della crisi ma al contrario il<br \/>\n<br \/>riflesso della bancarotta capitalista mondiale. La sola menzione di una dichiarazione di bancarotta di fatto,<br \/>\n<br \/>da parte degli Stati Uniti, e di ultimatum alla Cina perch&eacute; liberi il proprio sistema finanziario, da parte del<br \/>\n<br \/>capitale internazionale e degli stati imperialisti, da una dimensione della fase esplosiva che inizia. La fine<br \/>\n<br \/>della recessione nordamericana si &egrave; rivelata un mito: la ripresa della produzione dopo il collasso di fine<br \/>\n<br \/>2008 non ha raggiunto il livelli precedenti alla crisi ne si &egrave; realizzata in condizioni di normalizzazione<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;economia, ma al contrario in mezzo allo sprofondamento del sistema ipotecario e a massicci sfratti;<br \/>\n<br \/>all&rsquo;incremento della disoccupazione; a sussidi massicci attraverso l&rsquo;incremento della spesa e della<br \/>\n<br \/>emissione monetaria.<br \/>\n<br \/>&Egrave; una mezza verit&agrave; quella degli economisti keynesiani che sostengono come via d&rsquo;uscita un programma<br \/>\n<br \/>massiccio d&rsquo;investimenti statali in infrastrutture finanziato dall&rsquo;emissione di moneta. Bisogna che, in tal caso<br \/>\n<br \/>lo Stato, si faccia carico tanto dell&rsquo;investimento quanto del credito; metta da parte il sistema bancario e<br \/>\n<br \/>trasformi il capitale in un dipendente finanziario dello Stato; sarebbe un passaggio al capitalismo di Stato,<br \/>\n<br \/>che accelererebbe il fallimento della maggior parte delle banche. Una tale soluzione suppone la<br \/>\n<br \/>nazionalizzazione pi&ugrave; o meno integrale del sistema bancario e anche di parte dell&rsquo;industria. Se queste<br \/>\n<br \/>misure venissero adottate, sempre in un quadro di capitalismo di stato, accentuerebbero la rivalit&agrave;<br \/>\n<br \/>capitalista internazionale ed un ritorno all&rsquo;autarchia economica. (L&rsquo;impasse delle misure di salvataggio del<br \/>\n<br \/>capitale adottate dai differenti stati accentuer&agrave; &ldquo;la dissoluzione del vecchio ordine&rdquo; e svilupper&agrave; le<br \/>\n<br \/>condizioni politiche di una crisi rivoluzionaria). A nessuno sfuggono, d&rsquo;altra parte, gli squilibri interni in Cina,<br \/>\n<br \/>dove il suo sistema immobiliare si trova ad essere indebitato per l&rsquo;800% del PIL e dove la maggioranza<br \/>\n<br \/>delle sue industrie hanno una capacit&agrave; eccedente enorme, in mezzo ad una espropriazione massiccia dei<br \/>\n<br \/>contadini; l&rsquo;impasse enorme del Giappone, dove le tendenze deflazionistiche stanno nuovamente<br \/>\n<br \/>paralizzando l&rsquo;economia, e il debito pubblico, del 300% del PIL, non smette di crescere; la virtuale<br \/>\n<br \/>bancarotta dell&rsquo;Unione Europea ( Portogallo, Spagna, Grecia, Irlanda, a cui si avvicinano sempre pi&ugrave; Italia<br \/>\n<br \/>e Francia); e infine le cosiddette economie emergenti, che attraversano una bolla speculativa esplosiva,<br \/>\n<br \/>come conseguenza dell&rsquo;ingresso massiccio di capitali a breve termine che hanno gonfiato all&rsquo;estremo la<br \/>\n<br \/>loro economia. Non c&rsquo;&egrave; ombra di dubbio che queste economie hanno un enorme potenziale di sviluppo,<br \/>\n<br \/>per&ograve; in nessun modo sulla base dell&rsquo;attuale sistema di produzione, o in ogni caso senza passare prima<br \/>\n<br \/>attraverso enormi crisi che, anzi lungi dal liberare il loro potenziale di sviluppo, potrebbero sottometterle ad<br \/>\n<br \/>una maggiore schiavizzazione da parte del capitale finanziario. La contraddizione pi&ugrave; esplosiva dell&rsquo;attuale<br \/>\n<br \/>situazione economica internazionale &egrave; che l&rsquo;insieme dei paesi capitalisti dipendono dalla domanda che<br \/>\n<br \/>generano gli Stati Uniti e pertanto dai loro piani di emissione e di &ldquo;stimolo fiscale&rdquo;; tuttavia &egrave; questa politica<br \/>\n<br \/>che scatena una dichiarata guerra monetaria e la minaccia del collasso dei principali rivale degli Stati Uniti.<br \/>\n<br \/>2<br \/>\n<br \/>Le possibilit&agrave; di un accordo internazionale che produca un &ldquo;riequilibrio&rdquo; monetario tra i principali paesi &egrave;<br \/>\n<br \/>escluso; una bancarotta di queste dimensioni non si sistema con le discussioni; qualsiasi accordo sar&agrave;, per<br \/>\n<br \/>definizione, fittizio e precario, preparatorio di nuovi choc, perch&eacute; le contraddizioni presenti non hanno altra<br \/>\n<br \/>via d&rsquo;uscita che attraverso la forza relativa dei contendenti. I termini della controversia mostrano la fantasia<br \/>\n<br \/>che anima coloro che presentano la Cina come il polo imperialista emergente che rimpiazzer&agrave;<br \/>\n<br \/>l&rsquo;imperialismo nordamericano, perch&eacute; tutto va nella direzione, al contrario, di un&rsquo;enorme pressione<br \/>\n<br \/>internazionale per sottomettere la Cina al capitale finanziario mondiale. In ogni caso, la decadenza<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;imperialismo yankee &egrave; evidente, per&ograve; questa non esprime il destino di un determinato capitalismo<br \/>\n<br \/>nazionale bens&igrave; di tutto il capitalismo. La possibilit&agrave; teorica che la Cina possa in futuro convertirsi in un<br \/>\n<br \/>nuovo referente imperialista, presuppone crisi, guerre e rivoluzioni che dovrebbero portare ad una vittoria<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;umanit&agrave; contro il capitalismo mondiale.<br \/>\n<br \/>La bancarotta capitalista non ha solamente messo a nudo la miseria sociale delle grandi masse sotto le<br \/>\n<br \/>condizioni capitalistiche, specialmente nei paesi sviluppati, ma le ha anche aggravate considerevolmente.<br \/>\n<br \/>Ha completamente sbarrato il futuro alle giovani generazioni. Questo impoverimento radicale ha cominciato<br \/>\n<br \/>ad esprimersi nelle mobilitazioni popolari come gi&agrave; &egrave; stato rivelato e messo in evidenza in Grecia; negli<br \/>\n<br \/>scioperi in Cina, Vietnam, Bangladesh, Cambogia e Sudafrica, in un quadro di carenza totale di diritti<br \/>\n<br \/>democratici; nello sciopero del 29 settembre in Spagna; nell&rsquo;aggravamento dello scontro tra la<br \/>\n<br \/>Confindustria e la Fiat, in Italia, contro il sindacato FIOM; nelle manifestazioni e scioperi a ripetizione in<br \/>\n<br \/>Francia, contro l&rsquo;elevamento dell&rsquo;et&agrave; pensionabile; e nelle mobilitazioni operaie e contadine in Bolivia,<br \/>\n<br \/>Ecuador, Venezuela, Uruguay e Argentina. Il mito dell&rsquo;assenza del &ldquo;fattore soggettivo&rdquo;, come argomento<br \/>\n<br \/>contro le tendenze reali della lotta delle masse, sta saltando in aria. Questo sviluppo inarrestabile mostra<br \/>\n<br \/>che il &ldquo;fattore soggettivo&rdquo; che blocca la mobilitazione delle masse, sono le loro organizzazioni maggioritarie<br \/>\n<br \/>e della sinistra ( precisamente le stesse che giustificano la propria passivit&agrave; e il propri compromessi con il<br \/>\n<br \/>capitale con l&rsquo;argomento che il &ldquo;fattore soggettivo&rdquo; &egrave; inesistente), che si sforzano di contenere questo<br \/>\n<br \/>movimento entro certi limiti e tradirlo.<br \/>\n<br \/>In Europa, tutte le burocrazie sindacali si sforzano di trovare una soluzione negoziata all&rsquo;attacco ai diritti<br \/>\n<br \/>sociali delle masse; in Italia, la maggior parte di queste si &egrave; alleata al grande padronato, compresa una<br \/>\n<br \/>parte della CGIL, ma allo stesso tempo la resistenza del sindacato FIOM &egrave; frammentaria, tentennante (o<br \/>\n<br \/>incerta), frenatrice, perch&eacute; punta a far ritornare le relazioni sindacali allo stadio antecedente la crisi<br \/>\n<br \/>scatenata dalle misure della Fiat contro i lavoratori. In Francia, di fronte alle tendenza allo sciopero<br \/>\n<br \/>generale, le burocrazie della CGT e della CFDT, che in nessun momento hanno prospettato il ritiro del<br \/>\n<br \/>progetto di Sarkozy, hanno cominciato a parlare di &ldquo;un ritiro ordinato&rdquo; &ndash; uno sforzo finale per salvare il<br \/>\n<br \/>governo, che probabilmente non potrebbe sopravvivere a una sconfitta. In questa situazione,<br \/>\n<br \/>un&rsquo;organizzazione trotskista tradizionale (Lutte Ouvi&egrave;re), insiste che &ldquo;i rapporti di forza&rdquo; continuano ad<br \/>\n<br \/>essere sfavorevoli; che la parola d&rsquo;ordine dello sciopero generale non &egrave; all&rsquo;ordine del giorno; esalta la<br \/>\n<br \/>scelta dei sabati come giorni per manifestare, con il curioso argomento che ci&ograve; aiuterebbe a partecipare chi<br \/>\n<br \/>non pu&ograve; scioperare (come se la possibilit&agrave; di ciascuno operaio o luogo di lavoro dipendesse da se stessi e<br \/>\n<br \/>non dal movimento collettivo della classe e anche del popolo).<br \/>\n<br \/>L&rsquo;insieme della sinistra continua a vedere la bancarotta capitalista come una disgrazia sociale (con tale<br \/>\n<br \/>caratterizzazione giustifica anche l&rsquo;appoggio ai piani del FMI, come &egrave; accaduto con il Bloco de Esquerda de<br \/>\n<br \/>Portugal, che ha votato in Parlamento il programma della UE-FMI, che ha imposto misure draconiane<br \/>\n<br \/>contro il popolo greco, o che si rifiuta di rivendicare il ripudio del debito estero), e non come l&rsquo;accelerazione<br \/>\n<br \/>della tendenza del capitale alla crisi e alla dissoluzione del vecchio ordine. E necessario sviluppare<br \/>\n<br \/>un&rsquo;avanguardia che stimoli la possibilit&agrave; di rendere cosciente l&rsquo;incosciente e di rivoluzionare le<br \/>\n<br \/>organizzazioni e le forme di organizzazione delle masse. Per&ograve; lo sviluppo di questa avanguardia pone la<br \/>\n<br \/>questione dell&rsquo;approccio rivoluzionario alla bancarotta capitalistica internazionale, ossia un programma di<br \/>\n<br \/>transizione verso la rivoluzione socialista. &ldquo;Il marxismo considera se stesso, sottolinea Trotsky (nelle sue<br \/>\n<br \/>&ldquo;Note filosofiche del 1933\/35&rdquo;), come l&rsquo;espressione cosciente di un processo storico incosciente(&hellip;) un<br \/>\n<br \/>processo che coincide con la sua espressione cosciente solamente nei suoi punti pi&ugrave; alti, quando le masse<br \/>\n<br \/>con la forza elementare sfondano le porte della ruotine sociale e danno un&rsquo;espressione vigorosa alle<br \/>\n<br \/>necessit&agrave; pi&ugrave; profonde del processo storico. L&rsquo;espressione pi&ugrave; alta del processo storico in questi momenti<br \/>\n<br \/>si fonde con l&rsquo;azione immediata degli strati pi&ugrave; bassi delle masse oppresse, che sono quelli che sono pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>distanti dalla teoria. L&rsquo;unione creativa del cosciente con gli incoscienti &egrave; ci&ograve; che solitamente si chiama<br \/>\n<br \/>ispirazione. La rivoluzione &egrave; l&rsquo;irruzione violenta dell&rsquo;ispirazione nella storia&rdquo;. Portare il proletariato ad essere<br \/>\n<br \/>cosciente della bancarotta capitalista, &egrave; il compito strategico preparatorio di un partito rivoluzionario.<br \/>\n<br \/>3<br \/>\n<br \/>La bancarotta capitalista ha avuto un impatto ancora limitato sui regimi politici esistenti, per&ograve; la tendenza &egrave;<br \/>\n<br \/>chiara &ndash; una divisione crescente all&rsquo;apice. Due anni fa, l&rsquo;elezione di Obama era vista come una soluzione<br \/>\n<br \/>all&rsquo;impasse politico e internazionale creato da Bush a partire dal 2001; oggi lo si da per spacciato, proprio<br \/>\n<br \/>perch&eacute; &egrave; stato incapace di far fronte alla disoccupazione e ai massicci licenziamenti. Riemerge, in cambio,<br \/>\n<br \/>l&rsquo;ala destra a cui s&rsquo;imput&ograve; la responsabilit&agrave; della sconfitta repubblicana nel 2008. Il cosiddetto Tea Party,<br \/>\n<br \/>generosamente finanziato dalle corporation, &egrave; tuttavia, una frazione ultraminoritaria esaltata dalla grande<br \/>\n<br \/>stampa, che sostiene un programma di aggiustamento che sprofonderebbe gli Stati Uniti in una<br \/>\n<br \/>depressione. &Egrave; un fattore, non di uscita dalla crisi, ma di accentuazione dell&rsquo;impasse del regime politico e di<br \/>\n<br \/>potenziale polarizzazione politica, che distruggerebbe il famoso &ldquo;centro&rdquo; degli Stati Uniti. In Italia,<br \/>\n<br \/>l&rsquo;imbattibile Berlusconi, &egrave; oggi una farsa, anche nelle inchieste: la Fiat, Confidustria e le grandi banche<br \/>\n<br \/>internazionalizzate hanno rotto politicamente con il suo governo. Il direttore della Fiat, Marchionne, ha<br \/>\n<br \/>spiegato lo scontro con poche parole: abbiamo bisogno, ha detto, della politica di salvataggio di Obama,<br \/>\n<br \/>non dell&rsquo;aggiustamento di Tremonti, il ministro dell&rsquo;economia italiano. &Egrave; che il tessuto industriale dell&rsquo;Italia &egrave;<br \/>\n<br \/>direttamente minacciato dalla crisi mondiale. Lo stesso accade con lo spagnolo Zapatero, che non &egrave;<br \/>\n<br \/>passato a miglior vita grazie alla complicit&agrave; della burocrazia sindacale e all&rsquo;opposizione delle borghesie<br \/>\n<br \/>basca e catalana ad un ritorno del Partido Popular; queste contraddizioni promettono il fallimento di una via<br \/>\n<br \/>d&rsquo;uscita elettorale. La posizione pi&ugrave; precaria, al contrario di tutto ci&ograve; che ripete la stampa mondiale, &egrave; la<br \/>\n<br \/>Germania, il cui sistema bancario &egrave; il pi&ugrave; esposto ai debitori inesigibili degli altri paesi; l&rsquo;industria tedesca<br \/>\n<br \/>ha approfittato dei piani di &ldquo;stimolo&rdquo; degli Stati Uniti e della Cina per esportare la propria crisi &ndash; per&ograve; &egrave;<br \/>\n<br \/>proprio ci&ograve; che ora &egrave; entrato in crisi con la crisi monetaria internazionale. Queste crisi ancora contenute, ci<br \/>\n<br \/>rivelano l&rsquo;altro aspetto del &ldquo;fattore soggettivo&rdquo; : la crisi ai vertici della borghesia, l&rsquo;incapacit&agrave; di governare<br \/>\n<br \/>come stava facendo prima. Il superamento rivoluzionario del confronto tra il proletariato (e le masse urbane<br \/>\n<br \/>e agrarie espropriate) e la borghesia mondiali, porta con se il focolaio di tutte le contraddizioni in seno al<br \/>\n<br \/>capitale come anche agli sfruttati &ndash; in questo caso la loro percezione della situazione attuale, da un lato, e<br \/>\n<br \/>della propria funzione storica, dall&rsquo;altro.<br \/>\n<br \/>Il capitalismo mondiale non si &egrave; avviato alla bancarotta sistemica venendo da un passato armonico o in un<br \/>\n<br \/>contesto di equilibrio. La bancarotta attuale &egrave; stata preceduta e annunciata da veri terremoti finanziari &ndash;<br \/>\n<br \/>specialmente dalle crisi asiatiche, russa e argentina. Ma soprattutto in un quadro di guerre di aggressione e<br \/>\n<br \/>di occupazione militare, che hanno tre assi strategiche: il controllo delle risorse energetiche, da parte degli<br \/>\n<br \/>Stati Uniti, per sottomettere i propri rivali capitalisti; l&rsquo;occupazione economica, politica e anche militare<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;ex spazio sovietico, che &egrave; caduto sotto la dipendenza del capitale finanziario internazionale dopo la<br \/>\n<br \/>dissoluzione dell&rsquo;URSS, e terzo, ma pi&ugrave; importante, tutelare, attraverso l&rsquo;espansione militare e politica la<br \/>\n<br \/>restaurazione del capitalismo in Cina. Il fallimento dell&rsquo;occupazione militare in Iraq; il completo<br \/>\n<br \/>impantanamento in Afghanistan, il fiasco della NATO nel dominio del Caucaso attraverso l&rsquo;aggressione<br \/>\n<br \/>della Georgia contro l&rsquo;Ossezia del sud e l&rsquo;Abkazia; i fallimenti di Israele contro il Libano e, poi, del<br \/>\n<br \/>bombardamento indiscriminato su Gaza; cosi come l&rsquo;impasse del governo restaurazionista russo in<br \/>\n<br \/>Cecenia e nel Caucaso, e in altri stati asiatici, questi fallimenti hanno messo a nudo i limiti &ldquo;tecnologici&rdquo; del<br \/>\n<br \/>militarismo nordamericano; hanno scosso il medio oriente da cima a fondo; hanno provocato una rottura<br \/>\n<br \/>nella NATO; e hanno aggravato la crisi di bilancio degli Stati Uniti e la capacit&agrave; economica dello stato di<br \/>\n<br \/>salvare il capitale. La destra nordamericana reclama un ritorno alla coscrizione obbligatoria.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;establishment nordamericano si trova diviso tra l&rsquo;organizzazione di un ritiro parziale dal medio oriente e<br \/>\n<br \/>accettare un direttorio che controlli la regione insieme alle potenze imperialiste dell&rsquo;Europa, gradito da<br \/>\n<br \/>Russia e Cina &ndash; o lo scatenamento di un attacco contro l&rsquo;Iran per imporre un nuovo ordine alla regione e<br \/>\n<br \/>una nuova soluzione per lo stato sionista. La bancarotta capitalista e la crisi dei suoi regimi politici, cos&igrave;<br \/>\n<br \/>come le mobilitazioni popolari crescenti, tanto in numerosi paesi colpiti dalla crisi, quanto nelle nazioni<br \/>\n<br \/>musulmane colpite dalle aggressioni imperialiste e dai propri regimi reazionari, dicono che l&rsquo;imperialismo<br \/>\n<br \/>mondiale non ha soddisfatto le condizioni per uscire dall&rsquo;impantanamento politico-militare nella regione<br \/>\n<br \/>mediante un attacco, che potrebbe essere nucleare, contro l&rsquo;Iran. Prima di questa istanza, l&rsquo;imperialismo<br \/>\n<br \/>mondiale cercher&agrave; un cambio di regime in Iran, con il concorso della burocrazia restaurazionista e dei<br \/>\n<br \/>capitalisti di Cina e Russia. La soluzione alla crisi mondiale &egrave; ostacolata enormemente dal gigantesco peso<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;apparato militare dell&rsquo;imperialismo &ndash; una gigantesca risorsa che dovrebbe funzionare come<br \/>\n<br \/>riattivazione della domanda aggregata che esige il keynesismo, ma che si contende in realt&agrave; i fondi statali<br \/>\n<br \/>necessari per salvare il capitalismo, e che opera come un poderoso fattore aggravante della miseria<br \/>\n<br \/>sociale dei popoli.<br \/>\n<br \/>4<br \/>\n<br \/>La prospettiva di coesistenza di sue stati nel territorio di Palestina, &egrave; stata completamente disdetta. Il<br \/>\n<br \/>tentativo di ravvivarla attraverso i negoziati imposti all&rsquo;AP, da parte di Obama, sono una farsa;<br \/>\n<br \/>trasformerebbero i territori occupati dal sionismo in bantustan o in citt&agrave; dormitorio sotto il controllo sionista<br \/>\n<br \/>(ne tanto meno si contempla una soluzione per l&rsquo;asfissiata Gaza). Molto tempo prima di ci&ograve;, intellettuali<br \/>\n<br \/>progressisti eminenti, tanto palestinesi come israeliani( rispettivamente uno, tra gli altri, Edward Said,<br \/>\n<br \/>l&rsquo;altro, molto dopo, Il&agrave;n Papp&eacute;), misero in guardia sul fallimento dei due stati e prospettarono la lotta per<br \/>\n<br \/>uno stato laico in seno ad Israele, che rispetti la cittadinanza degli arabi e degli israeliani. Il governo<br \/>\n<br \/>sionista ha inventato, al contrario una formula nuova di lealt&agrave; allo stato, che rafforza l&rsquo;infida discriminazione<br \/>\n<br \/>che gi&agrave; esiste contro gli arabi che vivono dentro le frontiere di Israele, anche se questo non ha rinunciato in<br \/>\n<br \/>alcun modo, ne pensa di farlo, alla propria formula programmatica di costruire il &ldquo;grande Israele&rdquo; &ndash; inclusa<br \/>\n<br \/>eventualmente l&rsquo;altra riva del Giordano. La rivendicazione dell&rsquo;intellighenzia progressista poneva l&rsquo;accento<br \/>\n<br \/>sul fallimento della resistenza palestinese nel piegare la potente macchina militare del sionismo; in realt&agrave;,<br \/>\n<br \/>la formula dei due stati fallisce per un&#8217;altra incompatibilit&agrave;: il sionismo non ammette ne il diritto al ritorno<br \/>\n<br \/>degli arabi palestinesi alle proprie case e terre espropriate (e anzi continuano ad espropriare case e terre),<br \/>\n<br \/>ne uno stato al proprio fianco con un esercizio pieno della sovranit&agrave;. In Sudafrica, dove la popolazione<br \/>\n<br \/>bianca ha accettato il principio di una persona un voto per la popolazione nera, il grande capitale che<br \/>\n<br \/>sfrutta le miniere, la risorsa per eccellenza del paese, ha bisogno della classe operaia nera, con le cui<br \/>\n<br \/>direzioni piccolo borghesi e le direzioni sindacali negozi&ograve; il cambiamento di regime senza colpire il diritto di<br \/>\n<br \/>propriet&agrave;. In Israele, la borghesia non ha bisogno dei palestinesi: anzi li ha rimpiazzati con lavoratori del<br \/>\n<br \/>sudest dell&rsquo;Asia oltre a sfruttare gli operai ebrei. La realizzazione delle rivendicazioni nazionali palestinesi, il<br \/>\n<br \/>ritorno alle proprie case e terre, &egrave; incompatibile con il sionismo &ndash; implica un cambiamento del regime<br \/>\n<br \/>politico e sociale. Nel corso della storia, la colonizzazione sionista adott&ograve; forme sociali variegate e allo<br \/>\n<br \/>stesso modo fu variegata la relazione tra i lavoratori arabi e ebrei. Questa forma pu&ograve; cambiare nuovamente<br \/>\n<br \/>e pi&ugrave; volte. Tutto dipende dall&rsquo;orientamento politico delle direzioni delle masse arabe palestinesi e anche<br \/>\n<br \/>della sinistra ebraica. Le vecchie direzioni (OLP, Al Fatah, Fronte Popolare) hanno fallito miserabilmente e<br \/>\n<br \/>sono finite tra le braccia del sionismo e in una corruzione ignominiosa; gettando le masse arabe palestinesi<br \/>\n<br \/>nelle mani dell&rsquo;integralismo. &Egrave; necessaria una nuova direzione. L&rsquo;inespugnabilit&agrave; dello stato sionista non<br \/>\n<br \/>risiede nelle sue forze armate ne nel suo arsenale atomico, ma nel dominio dell&rsquo;imperialismo mondiale e<br \/>\n<br \/>nel ruolo antipalestinese dei governi feudal-capitalisti e piccolo borghesi delle nazioni arabe. Per&ograve; il<br \/>\n<br \/>dominio dell&rsquo;imperialismo e dei regimi di oppressione arabi &egrave; minato dalla bancarotta mondiale e dai<br \/>\n<br \/>fallimenti delle occupazioni militari dell&rsquo;imperialismo. Il futuro del popolo ebraico in Palestina non pu&ograve;<br \/>\n<br \/>dipendere dal suo supposto alleato, l&rsquo;imperialismo, in ci&ograve; consiste la sostanza dello Stato sionista, perch&eacute;<br \/>\n<br \/>l&rsquo;imperialismo programma nuove guerre che minacciano la sopravvivenza di tutti i popoli del medio oriente.<br \/>\n<br \/>Tutta la tendenza della crisi mondiale costituisce una minaccia per le masse del medio oriente, a cui<br \/>\n<br \/>potranno sfuggire solamente mediante l&rsquo;unione. Questa prospettiva &egrave; incarnata dalla formula della<br \/>\n<br \/>sostituzione, attraverso la mobilitazione internazionale delle masse, dello Stato sionista con una<br \/>\n<br \/>Repubblica palestinese unica, laica e socialista, e con gli Stati socialisti del medio oriente.<br \/>\n<br \/>Nel quadro di questa gigantesca crisi capitalista, Cuba ha annunciato in maniera formale il passaggio ad un<br \/>\n<br \/>processo di restaurazione del capitalismo, nel segno della ex URSS, della Cina e di altre nazioni, con<br \/>\n<br \/>l&rsquo;annuncio del licenziamento da 500 mila a un milione di lavoratori. Questa caratterizzazione non &egrave; dovuta<br \/>\n<br \/>a quelle che si annunciano come riforme economiche correlate al marasma in cui si trova Cuba da<br \/>\n<br \/>moltissimo tempo, e nemmeno al fatto che molte di esse comportano la sostituzione del regime di<br \/>\n<br \/>amministrazione statale dell&rsquo;economia con forme d&rsquo;interscambio mercantile. Cos&igrave; come lo Stato non<br \/>\n<br \/>scompare immediatamente dopo una rivoluzione sociale vittoriosa, tantomeno succede ci&ograve; con il mercato.<br \/>\n<br \/>Il punto centrale &egrave; che le riforme economiche sono lanciate ed eseguite dalla burocrazia statale e non dai<br \/>\n<br \/>lavoratori; che esse rispondono agli interessi di quella, non a quelli delle masse, e che perci&ograve; mirano ad<br \/>\n<br \/>una restaurazione del capitale. La prova pi&ugrave; completa di ci&ograve; &egrave; che le libert&agrave; che si concedono ai direttori<br \/>\n<br \/>delle imprese, al capitale straniero o a chiunque soddisfi le condizioni di sfruttamento del lavoro salariato,<br \/>\n<br \/>non sono ammesse per gli operai che saranno oggetto dello sfruttamento di gestori delle imprese,<br \/>\n<br \/>capitalisti e borghesi in corso &ndash; in primo luogo la libert&agrave; sindacale, di organizzazione autonoma nelle<br \/>\n<br \/>imprese, di libert&agrave; politica e, ultimo e fondamentale, di diritto a supervisionare e porre il veto sulle<br \/>\n<br \/>cosiddette misure riformiste, in primo luogo i licenziamenti massicci. L&rsquo;esperienza recente e la teoria<br \/>\n<br \/>marxista insegnano che la libert&agrave; di mercato per il burocrate politico o economico costituisce una<br \/>\n<br \/>transizione verso la conversione del patrimonio statale in capitalista. Una restaurazione capitalista a Cuba,<br \/>\n<br \/>&egrave; chiaro, non sar&agrave; una ripetizione meccanica di ci&ograve; che &egrave; successo in Cina e nella ex URSS, laddove<br \/>\n<br \/>questa restaurazione capitalista deve affrontare l&rsquo;impatto dissolvente della bancarotta mondiale. Scatener&agrave;<br \/>\n<br \/>una lotta sociale pi&ugrave; intensa che nei suoi predecessori; Cuba non potr&agrave; godere delle possibilit&agrave; di un<br \/>\n<br \/>5<br \/>\n<br \/>mercato mondiale in espansione, ma della rivalit&agrave; commerciale dei paesi centroamericani e della Cina, in<br \/>\n<br \/>primo luogo, per un posto nel mercato nordamericano che si contrae di giorno in giorno. Perci&ograve; l&rsquo;ambizione<br \/>\n<br \/>del capitale straniero, a Cuba, punta al petrolio e alle miniere, il che significherebbe una riconversione<br \/>\n<br \/>verso la mono-produzione. La Spagna di Zapatero e il Brasile di Lula-Roussef sono l&rsquo;avanguardia della<br \/>\n<br \/>pressione internazionale restaurazionista. La borghesia brasiliana e il capitale internazionale accarezzano il<br \/>\n<br \/>sogno di convertire Cuba nel paradiso dei biocombustibili che si ottengono a partire dallo zucchero. Lo<br \/>\n<br \/>smantellamento della protezione economica rafforzer&agrave; la pressione dell&rsquo;imperialismo, in primo luogo della<br \/>\n<br \/>borghesia della Florida, che gi&agrave; si serve dei meccanismi esistenti per trasferire capitale a Cuba. Nemmeno<br \/>\n<br \/>il contesto politico mondiale e dell&rsquo;America Latina &egrave; quello che prevalse due decenni fa; l&rsquo;annuncio formale<br \/>\n<br \/>di un processo di restaurazione capitalista pone in crisi il socialismo del XXI secolo del movimento<br \/>\n<br \/>bolivariano &ndash; che, oltre a preservare le relazioni capitalistiche nei propri territori e combattere con ferocia<br \/>\n<br \/>qualsiasi tendenza all&rsquo;autonomia della classe operaia, ha riconfermato la propria vocazione capitalista con<br \/>\n<br \/>l&rsquo;integrazione nel Mercosur e nell&rsquo;Unasur.<br \/>\n<br \/>Noi rivoluzionari socialisti dobbiamo denunciare con energia il marasma economico e opporci a che sia<br \/>\n<br \/>trasformato in un pretesto per la restaurazione capitalista. Le concessioni mercantili per animare la piccola<br \/>\n<br \/>produzione e i servizi, o anche le convenzioni con questo o quell&rsquo;investimento straniero, devono essere al<br \/>\n<br \/>servizio di una transizione al socialismo. Le cooperative e il piccolo commercio, sull&rsquo;esempio della<br \/>\n<br \/>restaurazione capitalista nell&rsquo;ex URSS, sono state cinghia di trasmissione per lo smantellamento delle<br \/>\n<br \/>imprese statali da parte della burocrazia dirigente.<br \/>\n<br \/>Riaffermiamo la necessit&agrave; di combattere la privatizzazione mediante il controllo operaio della produzione e<br \/>\n<br \/>la sostituzione della burocrazia con una gestione operaia collettiva, nel quadro dello sviluppo di un sistema<br \/>\n<br \/>politico di consigli operai eletti e revocabili.<br \/>\n<br \/>Riaffermiamo, ugualmente, la difesa del monopolio statale del commercio estero. Un riforma monetaria<br \/>\n<br \/>integrale, che ponga fine alla diseguaglianza sociale che &egrave; approfondita dall&rsquo;esistenza di un doppio sistema<br \/>\n<br \/>monetario, deve essere accompagnata da un aumento corrispondente dei salari. Cuba ha necessit&agrave; di<br \/>\n<br \/>elevare in maniera profonda la produttivit&agrave; del lavoro, per&ograve; il punto di partenza deve essere,<br \/>\n<br \/>necessariamente, restituire al salario il suo potere d&rsquo;acquisto reale, e far ricadere il peso della riforma<br \/>\n<br \/>economica sopra gli speculatori e la burocrazia, responsabili di un gigantesco sperpero di risorse. Il<br \/>\n<br \/>rafforzamento della cosiddetta disciplina del lavoro da parte della burocrazia, &egrave; un appello al<br \/>\n<br \/>supersfruttamento e allo smantellamento dei servizi sociali offerti dalle imprese statali, che saranno<br \/>\n<br \/>terziarizzate per il loro sfruttamento mercantile. Una separazione di questo tipo, che avrebbe la sua<br \/>\n<br \/>giustificazione in una razionalizzazione del processo industriale, pone la necessit&agrave; del controllo operaio<br \/>\n<br \/>collettivo e della gestione operaia delle riforme. I lavoratori e la giovent&ugrave; di Cuba hanno dimostrato, in<br \/>\n<br \/>differenti manifestazioni di critica e protesta, che hanno una coscienza allarmata circa la fase che si va<br \/>\n<br \/>inaugurando. Facciamo appello ad una campagna di difesa delle conquiste della rivoluzione cubana e<br \/>\n<br \/>ripetiamo che la difesa della rivoluzione cubana presuppone la rivendicazione globale degli Stati Uniti<br \/>\n<br \/>Socialisti di America Latina.<br \/>\n<br \/>Una fase rivoluzionaria, i cui elementi vanno configurandosi di giorno in giorno, &egrave; la pi&ugrave; complessa di tutte<br \/>\n<br \/>le fasi politiche. Chiamiamo coloro che lottano a osservarla con gli occhi ben aperti e a lasciar perdere gli<br \/>\n<br \/>indovini che dicono che semplicemente tutto ci&ograve; l&rsquo;abbiamo gi&agrave; visto prima. La nostra opportunit&agrave; &egrave; che<br \/>\n<br \/>l&rsquo;abbiamo ancora una volta e lo stesso vale per la coscienza che si va formando l&rsquo;umanit&agrave; di essa.<\/p>\n<p>SI CRQI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dichiarazione del Segretariato del CRQI &ndash; 1 Ottobre 2010 1 Lo sviluppo degli avvenimenti internazionali, specialmente quelli di carattere politico, continua a confermare le prospettive&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[25],"tags":[],"class_list":["post-63120","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-internazionale","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63120","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63120"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63120\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63120"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63120"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63120"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}