{"id":63181,"date":"2011-01-07T00:00:00","date_gmt":"2011-01-07T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2011\/01\/07\/secondo-congresso-del-partito-comunista-dei-lavoratori-relazione-introduttiva-del-portavoce-marco-ferrandoprima-parte\/"},"modified":"2011-01-07T00:00:00","modified_gmt":"2011-01-07T00:00:00","slug":"secondo-congresso-del-partito-comunista-dei-lavoratori-relazione-introduttiva-del-portavoce-marco-ferrandoprima-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2011\/01\/07\/secondo-congresso-del-partito-comunista-dei-lavoratori-relazione-introduttiva-del-portavoce-marco-ferrandoprima-parte\/","title":{"rendered":"Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori \n<br> Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO\n<br>Prima parte"},"content":{"rendered":"<p>Testo completo dell&#8217;intervento<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n<p>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>Care compagne e compagni,<br \/>\n<br \/>il quotidiano di Confindustria di fine anno ha scelto di celebrare Sergio Marchionne come l&#8217;uomo del<br \/>\n<br \/>2010 con le seguenti parole:&#8221; La Fiat ha portato in Italia, finalmente le regole del mondo, piaccia o non<br \/>\n<br \/>piaccia le regole della modernit&agrave;&#8221;<br \/>\n<br \/>Bene.<br \/>\n<br \/>La Fiom espulsa dalla Fiat come non avveniva dai tempi del fascismo.<br \/>\n<br \/>Gli operai della Chrysler nell&#8217;America di Obama costretti a comprare coi propri fondi pensione un posto<br \/>\n<br \/>di lavoro con paga dimezzata e divieto di sciopero .<br \/>\n<br \/>I giovani operai cinesi della Foxcon costretti a dichiarare, come condizione di assunzione, che<br \/>\n<br \/>rinuncieranno a suicidarsi e che le loro famiglie in caso di suicidio non chiederanno danni all&#8217;azienda.<br \/>\n<br \/>Milioni di lavoratori europei sbattuti su una strada dopo decenni di sfruttamento o privati delle protezioni<br \/>\n<br \/>sociali perch&egrave; i loro soldi servono a finanziare quelle stesse banche strozzine che li impiccano a mutui<br \/>\n<br \/>insostenibili. Mentre le giovani generazioni sono private del diritto al lavoro- o a un lavoro degno- e<br \/>\n<br \/>persino allo studio.<br \/>\n<br \/>Intanto milioni di migranti, in fuga dalla fame o dalla morte prodotte dallo sfruttamento occidentale delle<br \/>\n<br \/>loro terre, trovano proprio in Occidente il bastone del ricatto e della discriminazione pi&ugrave; odiosa, sotto la<br \/>\n<br \/>spinta di un veleno xenofobo e reazionario che in Europa non si vedeva da quasi un secolo.<br \/>\n<br \/>Queste nuove regole del mondo moderno- tanto esaltate dai campioni della cosiddetta &#8220;borghesia<br \/>\n<br \/>buona&#8221;- ci parlano della crisi dell&#8217;umanit&agrave;. Questa &egrave; la vera &#8220;catastrofe&#8221;. La catastrofe non sta nei puri<br \/>\n<br \/>dati economici della crisi, su cui verr&ograve;, e tanto meno nell&#8217;improbabile &#8220;crollo&#8221; del capitalismo. La<br \/>\n<br \/>catastrofe sta nella sopravvivenza quotidiana del capitalismo: di un sistema sociale che ha esaurito ogni<br \/>\n<br \/>funzione storica progressiva e che trascina nel proprio fallimento la condizione dell&#8217;umanit&agrave;,<br \/>\n<br \/>condannando il mondo ad una regressione storica.<br \/>\n<br \/>Per questo la rivoluzione socialista internazionale &egrave; l&#8217;unico orizzonte realistico di progresso. E noi siamo<br \/>\n<br \/>orgogliosi di appartenere a quella corrente rivoluzionaria internazionale che non solo non si &egrave; mai arresa<br \/>\n<br \/>e non si arrende alle regole del mondo del capitale, ma le vuole rovesciare. Perch&egrave; l&#8217;umanit&agrave; riconquisti<br \/>\n<br \/>il proprio futuro e innanzitutto il diritto a deciderlo.Perch&egrave; se i Marchionne hanno bisogno degli operai, gli<br \/>\n<br \/>operai non hanno bisogno dei Marchionne.<br \/>\n<br \/>Ho voluto iniziare cos&igrave; l&#8217;introduzione ai nostri lavori perch&egrave; questa &egrave; la ragione della nostra stessa<br \/>\n<br \/>esistenza politica, e di riflesso la cornice di fondo del nostro Congresso e della sua riflessione. Che<br \/>\n<br \/>inquadra non a caso la nostra proposta politica in Italia dentro lo scenario della grande crisi capitalistica<br \/>\n<br \/>internazionale.<br \/>\n<br \/>LA CRISI MONDIALE<br \/>\n<br \/>La crisi capitalistica che da 4 anni investe il mondo , rappresenta la pi&ugrave; clamorosa smentita non solo<br \/>\n<br \/>delle apologie liberali post-89, che annunciavano un futuro radioso dell&rsquo;umanit&agrave;, ma anche di quelle<br \/>\n<br \/>cosiddette culture critiche del riformismo che rappresentavano la cosiddetta globalizzazione quale<br \/>\n<br \/>nuovo capitalismo, capace di superare il ricorso ciclico delle crisi , le contraddizioni tra gli Stati nazionali,<br \/>\n<br \/>e dunque le categorie stesse del marxismo e dell&rsquo;imperialismo.<br \/>\n<br \/>Queste teorie, che ricorrevano alla rappresentazione dell&rsquo;onnipotenza capitalista dell&rsquo;&rdquo;Impero&rdquo; al solo<br \/>\n<br \/>fine di presentare come radicali le pi&ugrave; minute ricette liberali come la Tobin Tax, sono state spazzate via<br \/>\n<br \/>dall&rsquo;evidenza materiale della crisi.<br \/>\n<br \/>Questa crisi &egrave; infatti la pi&ugrave; clamorosa conferma di tutte le categorie analitiche del marxismo sul carattere<br \/>\n<br \/>anarchico del capitalismo e sulla sua fase storica di decadenza. Il crollo del muro di Berlino e dello<br \/>\n<br \/>Stalinismo non solo non ha rilanciato l&#8217; ordine mondiale del capitalismo ma ha amplificato tutte le sue<br \/>\n<br \/>contraddizioni.<br \/>\n<br \/>-1-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>La radice di fondo della crisi non sta nelle cosiddette politiche sbagliate degli ultimi 20 anni, come a dire<br \/>\n<br \/>che correggendo le politiche liberiste di eccessiva finanziarizzazione dell&rsquo;economia, si potrebbe superare<br \/>\n<br \/>la crisi. In un certo senso questa teoria che accomuna liberal progressisti e riformisti capovolge l&rsquo;ordine<br \/>\n<br \/>delle cose. La lunga stagione di espansione del capitale finanziario fu per molti aspetti non la causa ma il<br \/>\n<br \/>riflesso di una lunga crisi strisciante e al tempo stesso un suo mascheramento. Fu l&rsquo;esaurimento del<br \/>\n<br \/>boom postbellico e il rallentamento dell&rsquo;economia mondiale dalla met&agrave; degli anni 70 a creare<br \/>\n<br \/>un&rsquo;eccedenza progressiva di merci e capitali, a sospingerli verso il mercato finanziario, a sostenere per<br \/>\n<br \/>questa via una domanda artificiale come tampone della crisi. Proprio per questo l&rsquo;esplosione della<br \/>\n<br \/>grande bolla finanziaria non ha fatto che disvelare e al tempo stesso precipitare una crisi da lungo tempo<br \/>\n<br \/>incubata: una enorme crisi di sovrapproduzione, quella crisi di sovrapproduzione che per dirla con Marx:<br \/>\n<br \/>&#8221; E&#8217; alla base di ogni crisi capitalista e svela l&#8217;irrazionalit&agrave; di un sistema di produzione nel quale &egrave; il<br \/>\n<br \/>massimo della ricchezza a produrre il massimo della miseria&#8221;. Queste semplici parole di Marx illustrano<br \/>\n<br \/>la crisi attuale infinitamente meglio delle pi&ugrave; sofisticate teorie degli intellettuali organici del capitale.<br \/>\n<br \/>REALTA&#8217; E MITO DEL KEYNESISMO. IL FALLIMENTO DEL RIFORMISMO.<br \/>\n<br \/>Il punto &egrave; che le ideologie liberal riformiste sono confutate non solo nell&rsquo;analisi, ma anche nei rimedi.<br \/>\n<br \/>Tutti coloro che a sinistra, per lungo tempo e ancor oggi, presentano l&rsquo;intervento pubblico nell&rsquo;economia<br \/>\n<br \/>capitalista come correttivo sociale del capitale e come fattore di soluzione della crisi, sbandierando la<br \/>\n<br \/>mitologia di Keynes e del New deal, falsificano la verit&agrave; della storia e sono smentiti nel modo pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>clamoroso proprio dalla realt&agrave; di questa crisi.<br \/>\n<br \/>Falsificano la realt&agrave; della storia perch&egrave; non fu il New deal di Roosvelt- che peraltro non cre&ograve; alcun stato<br \/>\n<br \/>sociale in America- a salvare il capitalismo dalla crisi degli anni 30: fu semmai la gigantesca carneficina<br \/>\n<br \/>della guerra e la ricostruzione dalle sue rovine.<br \/>\n<br \/>Ma sono soprattutto smentiti dalla realt&agrave; di questa crisi. Chi voleva mettere alla prova le virt&ugrave;<br \/>\n<br \/>dell&#8217;intervento pubblico nell&#8217;economia del capitale &egrave; servito. Da 4 anni ci troviamo infatti di fronte, in<br \/>\n<br \/>America e in Europa, al pi&ugrave; grande intervento pubblico degli stati imperialisti e delle banche centrali, a<br \/>\n<br \/>partire da quelli che fino a ieri recitavano il mantra di un intoccabile liberismo: al punto che la somma<br \/>\n<br \/>complessivamente investita &egrave; superiore a quella spesa nella seconda guerra mondiale. Eppure la realt&agrave;<br \/>\n<br \/>&egrave; stata esattamente opposta a quella immaginata dai cantori del keynesismo. Non un sostegno ai salari,<br \/>\n<br \/>al lavoro, alle protezioni sociali, ma un soccorso gigantesco alle grandi imprese e alle banche pagato<br \/>\n<br \/>dalla pi&ugrave; grande offensiva contro il lavoro e le protezioni sociali degli ultimi 60 anni. E per di pi&ugrave; un<br \/>\n<br \/>fattore esso stesso della riproduzione del meccanismo di crisi. Perch&egrave; l&#8217;iniezione di risorse pubbliche nel<br \/>\n<br \/>sistema bancario, attraverso l&#8217;acquisto dei titoli tossici non si trasforma in espansione del credito alla<br \/>\n<br \/>produzione, ma in nuova espansione della speculazione finanziaria. E perch&egrave; proprio il soccorso<br \/>\n<br \/>pubblico del capitale diventa per la prima volta nella storia un fattore di crisi del cosidetto debito sovrano,<br \/>\n<br \/>cio&egrave; di possibile insolvenza di intere organizzazioni statali.<br \/>\n<br \/>Il fallimento della mitologia Keynesiana non poteva essere pi&ugrave; completo.<br \/>\n<br \/>LE NUOVE CONTRADDIZIONI INTERNAZIONALI<br \/>\n<br \/>E tuttavia &egrave; importante cogliere una visione d&#8217;insieme dell&#8217;economia mondiale, che da un lato individui la<br \/>\n<br \/>contraddittoriet&agrave; dei dati economici, e dall&#8217;altro ne misuri l&#8217;impatto sugli equilibri politici internazionali,<br \/>\n<br \/>fuori da una lettura uniforme e solo economicistica della crisi.<br \/>\n<br \/>Siamo di fronte a un paradosso: se leggessimo i dati economici dell&#8217;economia mondiale<br \/>\n<br \/>complessivamente intesa nella loro apparenza, potremmo persino dubitare della portata e della<br \/>\n<br \/>continuit&agrave; della crisi. Basti pensare che nel 2010 il PIL mondiale cresce del 4,8 %, e il commercio<br \/>\n<br \/>mondiale passa da un &#8211; 11% del 2009 a un +11% del 2010. Non sono esattamente i dati di un<br \/>\n<br \/>cataclisma. Ma il punto &egrave; che questi dati nascondono la contraddizione crescente tra i diversi comparti<br \/>\n<br \/>dell&#8217;economia mondiale, con enormi ricadute politiche. Si tratta della contraddizione di fondo tra la crisi<br \/>\n<br \/>profonda e la sostanziale stagnazione dell&#8217;economia dell&#8217;occidente e l&#8217;imponente sviluppo economico<br \/>\n<br \/>dell&#8217;oriente ( con l&#8217;esclusione del Giappone), in particolare della Cina.<br \/>\n<br \/>-2-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>Questa contraddizione non &egrave; nuova. Ma la crisi capitalista l&#8217;ha amplificata sotto il profilo economico ed<br \/>\n<br \/>ha acutizzato profondamente le sue conseguenze politiche. Al punto di trasformare il contrasto fra USA<br \/>\n<br \/>e Cina nel nuovo baricentro della politica mondiale.<br \/>\n<br \/>IL DECLINO USA<br \/>\n<br \/>Gli Usa restano sicuramente la principale potenza capitalista mondiale, a partire dalla perdurante<br \/>\n<br \/>supremazia militare. Ma dentro una dinamica di crisi crescente di egemonia economica e politica sulle<br \/>\n<br \/>relazioni internazionali.<br \/>\n<br \/>Questa crisi non data da oggi. Ha radici strutturali, anche economiche. Ed &egrave; maturata sul piano politico<br \/>\n<br \/>proprio nella nuova fase storica post89, quando il crollo dell&#8217;URSS, se da un lato ha enfatizzato la<br \/>\n<br \/>supremazia militare USA, dall&#8217;altro ha privato gli Usa di una rendita di posizione strategica negli equilibri<br \/>\n<br \/>mondiali.<br \/>\n<br \/>Ma proprio per questo la crisi capitalistica attuale &egrave; per gli Usa, per alcuni aspetti, pi&ugrave; pesante che nel<br \/>\n<br \/>29.E non dal punto di vista economico, ma dal punto di vista politico e strategico. Nel 29-33 la grande<br \/>\n<br \/>crisi colp&igrave; l&#8217;America nel momento della sua ascesa storica a scapito del vecchio Impero britannico.( E<br \/>\n<br \/>Trotski cap&igrave; con grande intelligenza che la crisi non avrebbe invertito la tendenza storica dell&#8217;ascesa<br \/>\n<br \/>americana). Oggi la crisi colpisce gli Usa nel momento della loro massima difficolt&agrave; di egemonia.E per<br \/>\n<br \/>questo rafforza la tendenza al declino. Sia sotto il profilo economico, dove quello che fu il pi&ugrave; grande<br \/>\n<br \/>creditore della storia del capitalismo si &egrave; trasformato nel pi&ugrave; grande debitore di quella storia, e per di pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>a diretto vantaggio della nuova potenza rivale. Sia sotto il profilo politico internazionale, dove il tentativo<br \/>\n<br \/>delle nuova Presidenza Obama di rilanciare l&#8217;egemonia americana in chiave multilateralista segna il<br \/>\n<br \/>passo su ogni terreno decisivo della politica mondiale: nel rapporto con gli imperialismi europei, in Medio<br \/>\n<br \/>Oriente, in Africa, nella gestione delle relazioni tra le valute come in ordine alle scelte energetiche e<br \/>\n<br \/>ambientali.<br \/>\n<br \/>La crisi verticale della nuova amministrazione di Barak Obama, decretata dalla sconfitta elettorale di<br \/>\n<br \/>Novembre, &egrave; un riflesso indiretto della grande crisi americana. E questa crisi di Obama continuer&agrave;<br \/>\n<br \/>attraverso lo sfaldamento interno del suo blocco sociale di consenso: minato prima dai costi sociali del<br \/>\n<br \/>grande sostegno alle banche; ed ora aggravato dalla continuit&agrave; dei regali fiscali ai ricchi pattuita con i<br \/>\n<br \/>Repubblicani.<br \/>\n<br \/>E con la crisi di Obama esplode la crisi dell&#8217;Obamismo, la ricorrente suggestione ideologica che spinge<br \/>\n<br \/>la sinistra europea ad aggrapparsi al salvatore americano per sublimare le proprie sconfitte e<br \/>\n<br \/>responsabilit&agrave;. Fu cos&igrave; con la socialdemocrazia europea nei confronti di Roosvelt negli anni 30. E cos&igrave; &egrave;<br \/>\n<br \/>stato oggi nei confronti di Obama persino da parte della cosiddetta sinistra &#8220;radicale&#8221;. Con una<br \/>\n<br \/>differenza. Negli anni 30 la socialdemocrazia celebrava col New deal di Roosvelt la simulazione<br \/>\n<br \/>&#8220;riformista&#8221; di un imperialismo in ascesa. Oggi la sinistra cosiddetta radicale &egrave; giunta a salutare come<br \/>\n<br \/>&#8220;nuova speranza per l&#8217;umanit&agrave;&#8221;- per citare testualmente le parole alate di Vendola- il Presidente della pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>grande potenza imperialista in declino e la sua politica di salvataggio dei banchieri. Confermando anche<br \/>\n<br \/>cos&igrave;, al di l&agrave; delle parole, la propria subordinazione al capitalismo internazionale.<br \/>\n<br \/>LA SCALATA DELLA CINA<br \/>\n<br \/>Ma soprattutto il declino americano &egrave; misurato dall&#8217;ascesa della Cina sullo scenario mondiale. E&#8217; una<br \/>\n<br \/>questione centrale nel panorama internazionale. E&#8217; stata anche materia di discussione nel nostro stesso<br \/>\n<br \/>congresso, e lo sar&agrave; nella discussione internazionale del CRQI. E costituir&agrave; oltretutto un tema importante<br \/>\n<br \/>di confronto con altre forze e tendenze del movimento operaio internazionale e della stessa sinistra<br \/>\n<br \/>italiana: se solo si pensa che larga parte della Fed condidera la Cina un Paese socialista, che una nuova<br \/>\n<br \/>formazione come Sinistra Popolare saluta enfaticamente il Premier cinese nell&#8217;atto stesso del suo<br \/>\n<br \/>congresso fondativo, che nuove Associazioni politico culturali fondate da organizzazioni di estrema<br \/>\n<br \/>sinistra -tra cui la Rete dei Comunisti- vantano la pubblica benedizione dell&#8217;amica ambasciata cinese.<br \/>\n<br \/>-3-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>Dove sta il tragico paradosso di queste posizioni? Sta nel perfetto rovesciamento ideologico della realt&agrave;.<br \/>\n<br \/>La Cina non solo &egrave; oggi un paese capitalista, che ha visto la progressiva mutazione di una burocrazia<br \/>\n<br \/>stalinista in nuova borghesia, che si regge su una propriet&agrave; largamente privata e sul supersfruttamento<br \/>\n<br \/>manchesteriano della propria giovane classe operaia. Ma &egrave; un paese che sta mettendo l&#8217;eredit&agrave; del<br \/>\n<br \/>settore pubblico dell&#8217;economia e di un apparato statale totalitario al servizio di uno sviluppo capitalistico<br \/>\n<br \/>concentrato e straordinario: una sorta di capitalismo di Stato che proprio in ragione della potenza statale<br \/>\n<br \/>si candida a ripercorrere la via della rapidissima ascesa, nell&#8217;ultimo 800, del capitalismo tedesco o del<br \/>\n<br \/>capitalismo giapponese .<br \/>\n<br \/>E&#8217; vero: questo quadro va bilanciato da fattori contraddittori, potenzialmente esplosivi. Il grattacielo<br \/>\n<br \/>cinese poggia tuttora su fondamenta incerte. I grandiosi scioperi operai del Guandong, che salutiamo<br \/>\n<br \/>come un fatto di straordinaria importanza per l&#8217;intero movimento operaio internazionale, indicano le<br \/>\n<br \/>potenzialit&agrave; dirompenti di una ascesa operaia sugli equilibri interni della Cina e di riflesso sullo scenario<br \/>\n<br \/>mondiale. La stessa unit&agrave; dell&#8217;apparato di regime, che sinora ha gestito la restaurazione capitalista,<br \/>\n<br \/>potrebbe essere messo a dura prova nel caso del precipitare di una crisi sociale.<br \/>\n<br \/>Ma questi fattori ed eventualit&agrave; non possono nascondere la tendenza attuale, in tutta la sua enorme<br \/>\n<br \/>portata. Lo sviluppo cinese non solo non &egrave; stato travolto dalla crisi mondiale, ma si &egrave; rafforzato nella crisi<br \/>\n<br \/>, capitalizzando a proprio vantaggio le difficolt&agrave; dell&#8217;America e dell&#8217;Europa.<br \/>\n<br \/>E&#8217; la crisi e il conseguente deprezzamento di azioni e titoli dell&#8217;occidente, a consentire lo straordinario<br \/>\n<br \/>schopping della Cina nell&#8217;economia mondiale con il passaggio da 1 miliardo a 56 miliardi di investimenti<br \/>\n<br \/>esteri in Usa ed Europa nel solo quinquennio tra il 2004 e il 2009.<br \/>\n<br \/>E&#8217; la crisi e l&#8217;enorme indebitamento pubblico dei paesi imperialisti a ridurre il loro spazio di manovra<br \/>\n<br \/>verso i paesi dipendenti, favorendo la grande espansione cinese in Africa e in Asia, a caccia di materie<br \/>\n<br \/>prime a basso costo e soprattutto di terre coltivabili.<br \/>\n<br \/>E&#8217; lo scarto tra la crisi occidentale e lo sviluppo cinese a ridurre il divario di potenza militare tra i<br \/>\n<br \/>tradizionali paesi imperialisti costretti a contenere le spese in armamenti, ed una Cina che accresce ogni<br \/>\n<br \/>anno il proprio dispositivo bellico e che ormai si avvia a rappresentare la pi&ugrave; grande potenza navale<br \/>\n<br \/>militare del mondo.<br \/>\n<br \/>E tutto questo su uno sfondo che gi&agrave; oggi vede la Cina come primo paese esportatore, primo produttore<br \/>\n<br \/>di supercalcolatori e di treni ad alta velocit&agrave;, primo investitore in ricerca scientifica e tecnologica. E<br \/>\n<br \/>soprattutto come il paese detentore di un grande potere di condizionamento internazionale, attraverso il<br \/>\n<br \/>controllo del debito pubblico americano, l&#8217;investimento crescente nel debito europeo, e il possesso in<br \/>\n<br \/>semimonopolio di quelle cosiddette &#8220;terre rare&#8221; che sono oggi le materie prime decisive dell&#8217;alta<br \/>\n<br \/>tecnologia mondiale.<br \/>\n<br \/>Certo: come abbiamo sottolineato nel testo congressuale, la Cina &egrave; ancora ben lontana, nonostante<br \/>\n<br \/>tutto, dal poter contendere direttamente agli Usa l&#8217;egemonia mondiale, a causa di diversi fattori tra loro<br \/>\n<br \/>intrecciati, a partire dalla non convertibilit&agrave; dello Yuan e dell&#8217;accerchiamento strategico in Asia. Ma resta<br \/>\n<br \/>l&#8217;altra faccia della medaglia: il fatto che gli USA non possono dominare e piegare la Cina , n&egrave; come<br \/>\n<br \/>paese dipendente, n&egrave; come potenza rivale. Nell&#8217;85 l&#8217;America di Reagan ebbe la forza di imporre<br \/>\n<br \/>all&#8217;emergente Giappone la rivalutazione della sua moneta, spezzando la sua ascesa e votandolo al<br \/>\n<br \/>declino. Oggi L&#8217;America di Obama non ha la forza di imporre alla Cina la rivalutazione dello Yuan. Ci&ograve;<br \/>\n<br \/>che determina a sua volta il ricorso alla svalutazione del dollaro, una guerra internazionale tra le valute,<br \/>\n<br \/>un ritorno diffuso del protezionismo, l&#8217;approfondimento di tutte le contraddizioni mondiali.<br \/>\n<br \/>Il declino americano e l&#8217;ascesa cinese segnano dunque, nel loro rapporto, la linea del fronte dello<br \/>\n<br \/>scenario internazionale, con potenzialit&agrave; dirompenti nella prospettiva storica:inclusa la possibilit&agrave; della<br \/>\n<br \/>guerra.<br \/>\n<br \/>LA CRISI EUROPEA<br \/>\n<br \/>L&#8217;Unione europea &egrave; il classico vaso di coccio della crisi mondiale e della tenaglia Usa- Cina .<br \/>\n<br \/>-4-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>La suggestione lanciata nel 2000 a Lisbona di un primato dell&#8217;Europa su scala internazionale entro il<br \/>\n<br \/>2015 si &egrave; convertita 10 anni dopo nel suo esatto opposto. Non solo l&#8217;Unione Europea non ha<br \/>\n<br \/>capitalizzato a proprio vantaggio la crisi americana, ma il combinato della crisi internazionale e<br \/>\n<br \/>dell&#8217;ascesa asiatica ha marginalizzato come mai in passato il ruolo mondiale degli imperialismi europei.<br \/>\n<br \/>Tutte le debolezze strutturali e politiche dell&#8217;Unione, gi&agrave; sottolineate e analizzate dal nostro primo<br \/>\n<br \/>Congresso, sono state aggravate e amplificate, dallo scenario mondiale.<br \/>\n<br \/>E&#8217; ormai la struttura stessa della U.E. ad essere messa in discussione dalla crisi. Le colonne d&#8217;Ercole dei<br \/>\n<br \/>trattati di Maastritch e del Patto di stabilit&agrave; sono state travalicate in un batter d&#8217;occhio dall&#8217;enorme<br \/>\n<br \/>espansione dei debiti pubblici dovuta al soccorso prima delle banche e poi degli Stati sovrani a rischio<br \/>\n<br \/>Default, come la Grecia e l&#8217;Irlanda, verso cui sono esposte le banche , in primo luogo tedesche. A sua<br \/>\n<br \/>volta, proprio la nuova produzione di debito pubblico, e gli strumenti straordinari approntati per la sua<br \/>\n<br \/>gestione, esaltano ogni giorno di pi&ugrave; la contraddizione strutturale di fondo su cui l&#8217;Unione si appoggia:<br \/>\n<br \/>l&#8217;assenza di un Ente garante in ultima istanza del debito pubblico, dovuta all&#8217;assenza di un&#8217;unit&agrave; statale<br \/>\n<br \/>europea. La federal Riserve americana &egrave; garantita dagli Stati Uniti. La BCE, il Fondo europeo di stabilit&agrave;<br \/>\n<br \/>programmato sino al 2013, e infine il nuovo meccanismo monetario concordato per gli anni successivi,<br \/>\n<br \/>non sono garantiti e coperti da nessuna unit&agrave; statale federale. Oltre ad avere una portata ridotta<br \/>\n<br \/>d&#8217;intervento. Ci&ograve; che rappresenta una mina esplosiva per il sistema finanziario europeo.<br \/>\n<br \/>Di Pi&ugrave;. Proprio nel momento in cui la crisi mondiale solleciterebbe un passo avanti dell&#8217;integrazione<br \/>\n<br \/>politica europea, si approfondiscono sotto il peso della crisi le contraddizioni interne al quadro<br \/>\n<br \/>continentale. A partire dalla riemersione storica, in forme nuove, della vecchia questione Tedesca.<br \/>\n<br \/>Siamo di fronte ad una situazione singolare . In astratto la Germania &egrave; l&#8217;unico stato Europeo che<br \/>\n<br \/>potrebbe guidare un processo di Unificazione continentale. Nel concreto la Germania &egrave; oggi il principale<br \/>\n<br \/>fattore di divisione e contraddizione in Europa.<br \/>\n<br \/> La Germania &egrave; oggi l&#8217;unico paese europeo che conosce una reale ripresa economica dopo la<br \/>\n<br \/>recessione del 2009, grazie ad una potente struttura industriale e all&#8217;ancoraggio decisivo col mercato<br \/>\n<br \/>asiatico . Ma ha un tallone d&#8217;Achille molto pericoloso: un&#8217;enorme esposizione bancaria verso il debito<br \/>\n<br \/>pubblico dell&#8217;Est europeo e dei paesi europei mediterranei. Questo nodo non pu&ograve; essere sciolto n&egrave;<br \/>\n<br \/>dall&#8217;espulsione di tali paesi dalla U.E., n&egrave; dall&#8217;abbandono tedesco dell&#8217;Unione ( soluzioni entrambe<br \/>\n<br \/>suicide per le esportazioni e le banche tedesche). E viene dunque affrontato in modo opposto: con una<br \/>\n<br \/>sorta di commissariamento finanziario strisciante delle banche tedesche sull&#8217;economia europea, con la<br \/>\n<br \/>concertazione di una disciplina finanziaria sempre pi&ugrave; vincolante che moltiplica tutte le tensioni nazionali<br \/>\n<br \/>tra il cuore industriale del Nord Europa e i paesi europei mediterranei, tra la Germania ed altri paesi<br \/>\n<br \/>imperialisti, tra l&#8217;euro e le altre valute. Per di pi&ugrave; con effetti economici restrittivi sul mercato continentale<br \/>\n<br \/>che rendono ancora pi&ugrave; arduo l&#8217;abbattimento dei debiti pubblici.<br \/>\n<br \/>Per tutto questo &egrave; storicamente in discussione la stessa sorte della moneta unica.<br \/>\n<br \/>PER GLI STATI UNITI SOCIALISTI D&#8217;EUROPA<br \/>\n<br \/>Siamo dunque al fallimento conclamato di ogni vecchio europeismo. Sia dell&#8217;europeismo liberale che<br \/>\n<br \/>apertamente rivendicava l&#8217;Unit&agrave; capitalisica europea. Sia dell&#8217;europeismo riformista e centrista, che alla<br \/>\n<br \/>coda dei liberali rivendicava e rivendica un Europa &#8220;sociale e democratica&#8221; su basi capitaliste: grazie ai<br \/>\n<br \/>sospirati ministeri &#8221; di sinistra&#8221; o alla pressione dei movimenti sociali, o a entrambi i fattori. Ancora una<br \/>\n<br \/>volta la realt&agrave; ha spazzato via queste fantasie configurando uno scenario opposto: Il massimo di<br \/>\n<br \/>divisione in Europa, il massimo di offensiva sociale antioperaia ,sotto le insegne di qualsivoglia governo<br \/>\n<br \/>europeo..<br \/>\n<br \/>Tutte le mitologie di una possibile socialdemocrazia progressiva sud europea- da Yospin a Zapatero-<br \/>\n<br \/>regolarmente alimentate dalle cosiddette sinistre &#8220;radicali&#8221;, anche italiane, sono state ridicolizzate, una<br \/>\n<br \/>dopo l&#8217;altra, dall&#8217;esperienza degli ultimi 15 anni. Ed oggi &egrave; proprio il crollo del mito Zapatero, ancora<br \/>\n<br \/>intoccabile a sinistra sino ad un anno fa, a liquidare la credibilit&agrave; di ogni illusione. Quello che fu indicato<br \/>\n<br \/>anche in Italia, anche in Rifondazione, come il possibile faro di un centrosinistra progressista &egrave; quello<br \/>\n<br \/>stesso governo che spara sui migranti, liberalizza i licenziamenti, porta le pensioni a 67 anni, in un duro<br \/>\n<br \/>confronto con i lavoratori e i giovani.<br \/>\n<br \/>-5-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>E&#8217; la riprova che i lavoratori non potranno mai avere per amico il proprio governo<br \/>\n<br \/>cosiddetto&#8221;progressista&#8221;, che &egrave; poi il governo dei propri sfruttatori, ma solo i lavoratori degli altri paesi.<br \/>\n<br \/>Alla Fiat che in questi giorni spiega agli operai di Mirafiori che se non si piegheranno al ricatto ricorrer&agrave;<br \/>\n<br \/>agli operai serbi, polacchi, americani, va risposto che proprio gli operai serbi, polacchi, americani sono i<br \/>\n<br \/>migliori alleati possibili degli operai di Mirafiori: quando solo si libereranno di ogni illusione verso i<br \/>\n<br \/>Marchionne, quando si scrolleranno di dosso ogni rassegnazione, quando troveranno la via di una<br \/>\n<br \/>piattaforma di lotta internazionale unificante che superi ogni divisione di frontiera: per una ripartizione<br \/>\n<br \/>internazionale del lavoro attraverso la riduzione progressiva dell&#8217;orario, per l&#8217;esproprio delle aziende<br \/>\n<br \/>sfruttatrici, a partire dalla Fiat, perch&egrave; il potere passi nelle mani nel lavoro. &#8221; Gli operai non hanno patria&#8221;<br \/>\n<br \/>scriveva il Manifesto del Partito Comunista nel lontano 1848. Oggi questo appello &egrave;, se possibile, ancor<br \/>\n<br \/>pi&ugrave; centrale di allora.<br \/>\n<br \/>Ma per portare questa verit&agrave; nella coscienza politica della nuova generazione operaia &egrave; necessaria<br \/>\n<br \/>un&#8217;altra direzione del movimento operaio europeo e un altro programma. Negli anni 20 i comunisti<br \/>\n<br \/>rivoluzionari d&#8217;Europa, dopo il massacro della grande guerra, lanciarono la prospettiva degli Stati Uniti<br \/>\n<br \/>Socialisti d&#8217;Europa come l&#8217;unica possibile soluzione progressiva della crisi del vecchio continente.<br \/>\n<br \/>Socialdemocrazia e Stalinismo respinsero o abrogarono quella parola d&#8217;ordine. E&#8217; il momento di<br \/>\n<br \/>riprenderla. Perch&egrave; solo rifondando l&#8217;Europa su nuove basi sociali &egrave; possibile unirla a vantaggio dei<br \/>\n<br \/>lavoratori.<br \/>\n<br \/> Questo &egrave; il programma cui ricondurre le lotte di classe e le mobilitazioni sociali contro la crisi dei diversi<br \/>\n<br \/>paesi europei. Questo &egrave; il programma europeo della nostra organizzazione internazionale e delle sue<br \/>\n<br \/>sezioni, come l&#8217;organizzazione del EEK in Grecia che ha svolto e svolge un intervento di prima linea<br \/>\n<br \/>nella lotta di massa del proprio paese, anche pagando il prezzo della repressione poliziesca. Unico<br \/>\n<br \/>partito della sinistra greca- non a caso- a rivendicare l&#8217;annullamento del debito pubblico verso le banche<br \/>\n<br \/>e a porre la prospettiva del potere dei lavoratori come alternativa reale alla crisi capitalista e alla miseria<br \/>\n<br \/>sociale. Ai nostri compagni greci e alla loro lotta- che &egrave; la nostra lotta- va il caloroso sostegno di questo<br \/>\n<br \/>congresso.<br \/>\n<br \/>LA LOTTA DI CLASSE IN EUROPA. LIMITI E POTENZIALITA&#8217;.<br \/>\n<br \/>In tutta Europa si alza lo scontro sociale.<br \/>\n<br \/>Tutti i fattori della crisi mondiale si scaricano sulla classe operaia europea.<br \/>\n<br \/>Gli effetti della crisi capitalistica, le ricadute della concorrenza asiatica, i costi sociali del sostegno alle<br \/>\n<br \/>banche e ai titoli sovrani, si sommano l&#8217;uno sull&#8217;altro sino a configurare il pi&ugrave; violento attacco alle<br \/>\n<br \/>condizioni materiali della classe lavoratrice di tutto il secondo dopoguerra.<br \/>\n<br \/>Dopo la lunga stagione della precarizzazione del lavoro, giunge l&#8217;offensiva frontale contro i diritti<br \/>\n<br \/>contrattuali, i sussidi sociali, le prestazioni pubbliche, con un vero salto di qualit&agrave;. I lavoratori, i precari, i<br \/>\n<br \/>disoccupati, gi&agrave; spremuti da 20 anni di politiche di austerit&agrave;, sono ovunque chiamati a pagare crisi e<br \/>\n<br \/>bancarotte del capitale. Con una differenza indicativa rispetto agli anni 90. Allora le classi dominanti<br \/>\n<br \/>d&#8217;Europa chiedevano sacrifici sociali nel nome della promessa ipocrita di una futura prosperit&agrave;. Oggi le<br \/>\n<br \/>stesse classi dirigenti, poste di fronte al proprio fallimento, presentano i sacrifici come destino obbligato<br \/>\n<br \/>di un inevitabile declino, inscritto nelle nuove regole del mondo.<br \/>\n<br \/>La reazione della classe operaia europea a questo salto dell&#8217;offensiva capitalista non &egrave; stata e non &egrave;<br \/>\n<br \/>lineare, ma anzi registra profonde contraddizioni.Nulla sarebbe pi&ugrave; sbagliato, proprio da un punto di vista<br \/>\n<br \/>marxista, nascondere a noi stessi questa realt&agrave;. Anche perch&egrave; proprio il quadro contraddittorio della lotta<br \/>\n<br \/>di classe internazionale conferma nel modo pi&ugrave; clamoroso il metodo marxista di lettura della complessit&agrave;<br \/>\n<br \/>del rapporto tra crisi economica e lotta di classe.<br \/>\n<br \/>Guardiamo anche qui al divario tra Asia ed Europa.<br \/>\n<br \/>In Cina in particolare e in larga parte dell&#8217;Asia, assistiamo ad un&#8217;ascesa della classe operaia industriale,<br \/>\n<br \/>entro un quadro ancora frammentato, ma con fenomeni crescenti di radicalizzazione. Queste lotte non<br \/>\n<br \/>-6-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>sono figlie della crisi, seppur si legano in qualche modo alla crescente spinta inflazionistica. Sono<br \/>\n<br \/>l&#8217;effetto, all&#8217;opposto di uno sviluppo capitalistico asiatico, esteso e concentrato, che ha accumulato<br \/>\n<br \/>enormi riserve di giovane classe operaia che chiede di partecipare alla ricchezza prodotta e rifiuta la<br \/>\n<br \/>rassegnazione delle precedenti generazioni.<br \/>\n<br \/>Nell&#8217;Europa segnata dalla crisi, il quadro &egrave; sostanzialmente diverso. La crisi si &egrave; abbattuta sul corpo<br \/>\n<br \/>sociale di un mondo del lavoro non in ascesa, ma segnato da lunghi anni di arretramenti sociali e<br \/>\n<br \/>delusioni politiche. In questo contesto la crisi non solo non ha prodotto, in prima battuta, una reazione di<br \/>\n<br \/>lotta proporzionale alla gravit&agrave; dell&#8217;attacco, ma ha teso ad ampliare fenomeni di disarticolazione e<br \/>\n<br \/>disorientamento nella classe, in particolare nella classe operaia industriale, naturalmente aggravati in<br \/>\n<br \/>modo determinante dalle direzioni politiche e sindacali del movimento operaio. Prova ne sia che nei due<br \/>\n<br \/>anni di recessione europea, 2008 e 2009, nei paesi chiave dell&#8217;Europa, pur in presenza di un attacco pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>feroce, il livello complessivo di mobilitazione del proletariato &egrave; stato inferiore a quello della prima met&agrave;<br \/>\n<br \/>del decennio.E&#8217; il caso della Francia e dell&#8217;Italia.<br \/>\n<br \/>Ma nulla sarebbe pi&ugrave; sbagliato che attestarsi su una visione statica della realt&agrave;.<br \/>\n<br \/>Gi&agrave; nel 2010, dopo la crisi greca e il varo del nuovo piano finanzario europeo di lacrime e sangue, si<br \/>\n<br \/>sono moltiplicati i sintomi di una ripresa di lotte. Le grandi mobilitazioni di massa in Grecia, gli scioperi<br \/>\n<br \/>generali in Spagna, Portogallo, Irlanda, le manifestazioni della Fiom in Italia dopo Pomigliano, le ascese<br \/>\n<br \/>studentesche e giovanili in Gran Bretagna e in Italia, e soprattutto la lotta continuativa in Francia, in<br \/>\n<br \/>autunno, di milioni di lavoratori del settore pubblico e dei servizi, danno la misura su piani diversi,<br \/>\n<br \/>nonostante tutto, dell&#8217;instabilit&agrave; del quadro sociale.Non &egrave; un caso.<br \/>\n<br \/>Al di l&agrave; delle oscillazioni contingenti dei livelli di mobilitazione, l&#8217;Europa &egrave; attraversata infatti da una<br \/>\n<br \/>contraddizione potenzialmente esplosiva. Infatti tutti i governi europei sono trascinati dalla crisi ad<br \/>\n<br \/>un&#8217;escalation progressiva dell&#8217;aggressione sociale al lavoro e alle giovani generazioni, nel momento<br \/>\n<br \/>stesso in cui non hanno pi&ugrave; niente n&egrave; da offrire n&egrave; da promettere ai lavoratori e ai giovani. I loro blocchi<br \/>\n<br \/>sociali tradizionali d&#8217;appoggio sono minati o disgregati dalla crisi. Tutti i governi borghesi senza<br \/>\n<br \/>eccezioni, da Sarkosy a Zapatero, da Camerun a Berlusconi, da Merkel a Papandreu, attraversano una<br \/>\n<br \/>crisi progressiva di credibilit&agrave; e di consenso. Gli stessi partiti dominanti su cui si reggono e le relative<br \/>\n<br \/>coalizioni sono percorsi da crisi o fratture di diversa ampiezza. La borghesia domina ma la sua<br \/>\n<br \/>egemonia si riduce. Qui sta la miccia di possibili esplosioni sociali, di brusche svolte della lotta di classe,<br \/>\n<br \/>di processi di radicalizzazione di massa, tanto pi&ugrave; in un contesto in cui i tradizionali ammortizzatori<br \/>\n<br \/>sociali sono erosi dalla crisi e i tradizionali ammortizzatori politici, dalle socialdemocrazie ai partiti<br \/>\n<br \/>stalinisti, sono complessivamente pi&ugrave; deboli che in passato come strumenti di controllo burocratico sulle<br \/>\n<br \/>masse.<br \/>\n<br \/>La proccupazione crescente dei circoli dominanti europei per quello che essi stessi chiamano &#8220;il rischio<br \/>\n<br \/>sociale&#8221; ha qui la sua radice.<br \/>\n<br \/>L&#8217;ITALIA: IL SALTO DELL&#8217; OFFENSIVA BORGHESE. LA VALANGA FIAT<br \/>\n<br \/>E&#8217; in questo contesto generale che va inquadrato il caso italiano.<br \/>\n<br \/>La situazione italiana riflette e condensa tutti i caratteri di fondo della situazione europea .Ma in forme<br \/>\n<br \/>particolari, e con dinamiche proprie.<br \/>\n<br \/>Il quadro d&rsquo;insieme in Italia pu&ograve; essere sintetizzato con queste parole:<br \/>\n<br \/>IL MASSIMO DELL&rsquo;OFFENSIVA SOCIALE CONTRO IL MONDO DEL LAVORO COINCIDE COL<br \/>\n<br \/>MASSIMO DEL DISORDINE POLITICO NEL CAMPO DELLA BORGHESIA.E&#8217; questa la contraddizione<br \/>\n<br \/>che va indagata e razionalizzata.<br \/>\n<br \/>Al pari di altri capitalismi europei, ma gravato da uno straordinario debito pubblico, e colpito<br \/>\n<br \/>profondamente dalla crisi mondiale sul lato dell&rsquo;industria esportatrice, il capitalismo italiano sviluppa un<br \/>\n<br \/>salto storico della propria offensiva contro il lavoro.<br \/>\n<br \/> Come in altri passaggi della storia italiana la FIAT prende la testa di un attacco frontale al movimento<br \/>\n<br \/>operaio, con l&rsquo;obiettivo di scardinare il contratto nazionale di lavoro, di avviare la progressiva<br \/>\n<br \/>individualizzazione dei rapporti contrattuali, di &#8220;distruggere&#8221; in buona sostanza la FIOM. Prima l&#8217;attacco a<br \/>\n<br \/>-7-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>Pomigliano, poi lo sfondamento a Mirafiori non sono un generico approfondimento, per quanto<br \/>\n<br \/>grave,dell&#8217;offensiva padronale degli ultimi vent&#8217;anni.Sono una drammatica soluzione di continuit&agrave;.Sono<br \/>\n<br \/>un progetto reale di americanizzazione delle relazioni sindacali in Italia, in aperta rottura con lo stesso<br \/>\n<br \/>quadro della legalit&agrave; borghese. Mai era accaduto, neppure negli anni 50, che il principale sindacato della<br \/>\n<br \/>classe operaia industriale, la Fiom,venisse espulso dalla rappresentanza sindacale delle principali<br \/>\n<br \/>fabbriche italiane in quanto non firmatario di accordi capestro. Questa linea di sfondamento ha certo una<br \/>\n<br \/>specificit&agrave; Fiat, &egrave; sospinta da un&#8217;amministratore delegato sempre pi&ugrave; attento agli interessi multinazionali<br \/>\n<br \/>dell&#8217;azienda che alle stesse strategie complessive del padronato italiano, e infatti &egrave; talmente dirompente<br \/>\n<br \/>da aver spiazzato gli stessi vertici di Confindustria. Ma al tempo stesso quest&#8217;azione di sfondamento Fiat<br \/>\n<br \/>apre un varco all&#8217;intera borghesia italiana, sposta in avanti la frontiera dell&#8217;intera offensiva<br \/>\n<br \/>confindustriale, apre una possibile dinamica a valanga capace, se non arrestata, di investire come un<br \/>\n<br \/>ciclone l&#8217;intero quadro dei rapporti di lavoro.<br \/>\n<br \/> Parallelamente l&#8217;offensiva del governo contro il PUBBLICO IMPIEGO, la SCUOLA, l&rsquo;UNIVERSITA&rsquo;, la<br \/>\n<br \/>SANITA&rsquo;, la CONDIZIONE SOCIALE del MEZZOGIORNO dentro il progetto reazionario del federalismo<br \/>\n<br \/>mira a scaricare sulla classe operaia e sulle vaste masse popolari i costi sociali del cosiddetto debito<br \/>\n<br \/>pubblico, cio&egrave;, in termini meno tecnici e aulici, il costo dei 70 miliardi pagati ogni anno alle banche,<br \/>\n<br \/>italiane e straniere, in termini di interessi sui titoli pubblici. Anche qui non si tratta di un&#8217;offensiva<br \/>\n<br \/>ordinaria, n&egrave; di soli tagli, per quanto imponenti. Il disegno Tremonti- Sacconi- Brunetta ha una valenza<br \/>\n<br \/>strategica: mira a liberare, dentro lo smantellamento del settore pubblico un nuovo spazio per il mercato<br \/>\n<br \/>finanziario e il business privato- dalla pi&ugrave; avanzata aziendalizzazione di scuola e universit&agrave;, al nuovo<br \/>\n<br \/>mercato annunciato della sanit&agrave; integrativa, al decollo massiccio del trasporto ferroviario privato-. e per<br \/>\n<br \/>questo punta alla privatizzazione progressiva dei rapporti di lavoro nell&#8217;amministrazione dello Stato e al<br \/>\n<br \/>ritorno delle famigerate note di merito . Siamo dunque, come nel settore industriale, ad un ulteriore salto<br \/>\n<br \/>di qualit&agrave; . Anche qui col supporto decisivo dell&#8217;agenzia di servizio della Cisl, sempre pi&ugrave; succursale<br \/>\n<br \/>distaccata del governo. Anche qui, dentro il varco aperto negli anni passati dalle politiche del<br \/>\n<br \/>centrosinistra, autentiche battistrada dell&#8217;offensiva odierna in tutti i settori decisivi, dalle pensioni alla<br \/>\n<br \/>scuola alle poste. Anche qui utilizzando ancor oggi il sostegno delle opposizioni parlamentari come nel<br \/>\n<br \/>caso del sostegno del centrosinistra al federalismo.<br \/>\n<br \/>L&#8217; ITALIA: LA CRISI POLITICA BORGHESE<br \/>\n<br \/>Ma, ecco il punto,<br \/>\n<br \/>la borghesia italiana si trova a compiere il salto della propria offensiva nel momento della precipitazione<br \/>\n<br \/>della propria crisi politica. La crisi congiunta del governo e delle opposizioni ne &egrave; l&#8217;espressione pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>evidente.<br \/>\n<br \/>La crisi esplosiva del berlusconismo non solo smentisce tutte le rappresentazioni impressionistiche di un<br \/>\n<br \/>regime consolidato e compiuto, ma &egrave; fattore a sua volta di una pi&ugrave; ampia destabilizzazione politica.<br \/>\n<br \/>La crisi del berlusconismo &egrave; stata il prodotto di pi&ugrave; fattori combinati. Certo la crisi capitalistica e i ristretti<br \/>\n<br \/>margini di manovra del governo, a causa dei vincoli del debito pubblico, hanno eroso una parte della<br \/>\n<br \/>base sociale di consenso di cui il governo disponeva. Ma il fattore scatenante della precipitazione della<br \/>\n<br \/>crisi ha un&rsquo;origine tutta politica. La clamorosa frattura sulla leaderschip tra Berlusconi e Fini, al netto di<br \/>\n<br \/>rivalit&agrave; ed ambizioni personalistiche, riflette in ultima analisi il fallimento del Popolo della Libert&agrave;. Non &egrave;<br \/>\n<br \/>stato semplicemente il fallimento dell&#8217;unificazione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale, se non di<br \/>\n<br \/>riflesso. E&#8217; stato essenzialmente il fallimento della costruzione di un partito conservatore di massa di tipo<br \/>\n<br \/>tradizionale, capace di unire diverse formazioni politiche e culture attorno ad una possibile<br \/>\n<br \/>rappresentanza dell&rsquo;interesse generale borghese e a un equilibrio di leadership. Tutto ci&ograve; si &egrave; rivelato<br \/>\n<br \/>incompatibile col &ldquo;berlusconismo&rdquo;: un fenomeno anomalo e spurio della vita politica borghese, un<br \/>\n<br \/>impasto di familismo, aziendalismo, spirito di clan, megalomania cesarista, col contorno pittoresco di<br \/>\n<br \/>faccendieri e prostituzioni d&rsquo;alto borgo, che ha rappresentato e rappresenta un tratto atipico della politica<br \/>\n<br \/>europea e della storia italiana del dopoguerra.Lo stesso grande capitale ha avuto ed ha un rapporto<br \/>\n<br \/>contraddittorio con Berlusconi. L&#8217;ha usato ciclicamente a piene mani contro i lavoratori e nei suoi propri<br \/>\n<br \/>interessi, e certo ha appoggiato questo suo terzo governo pi&ugrave; di quanto avesse fatto nel 94 o nel 2001,<br \/>\n<br \/>in ragione della sua maggiore forza iniziale. Ma al tempo stesso non si &egrave; mai affidato al parven&ugrave;<br \/>\n<br \/>-8-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>Berlusconi e al suo mondo. E non a caso in questi ultimi mesi l&#8217;indebolimento politico del governo ha<br \/>\n<br \/>spinto importanti settori dell&#8217;esthablisment a ricercare soluzioni alternative<br \/>\n<br \/>Ma la crisi profonda del berlusconismo si combina con la crisi parallela del campo parlamentare delle<br \/>\n<br \/>opposizioni. E&#8217; questo un aspetto centrale della situazione politica, tanto pi&ugrave; dopo la svolta del 14<br \/>\n<br \/>Dicembre.<br \/>\n<br \/>Queste opposizioni sono fondamentalmente unite nel tentativo di rimpiazzare Berlusconi con un governo<br \/>\n<br \/>del grande capitale a guida Bankitalia o simili, capace di fondare le proprie politiche antioperaie su una<br \/>\n<br \/>pi&ugrave; ampia base parlamentare e su un possibile coinvolgimento concertativo della Cgil. Ma sono<br \/>\n<br \/>profondamente divise nel perseguire questo disegno, dentro una spirale senza fine di conflitti interni e<br \/>\n<br \/>contraddizioni paralizzanti. Basta osservare il campionario di questi mesi.Da un lato Il costituendo Polo<br \/>\n<br \/>della Nazione, che si candida a guidare il ricambio borghese a Berlusconi, &egrave; segnato sin dalla nascita da<br \/>\n<br \/>un contrasto decisivo di interessi tra UDC e FLI, in fatto di leaderschip, di rapporti col Vaticano, di<br \/>\n<br \/>progetti istituzionali, col risultato di ripiegare nell&#8217;adattamento critico al governo, su pressione di<br \/>\n<br \/>Confindustria e Chiesa. Dall&#8217;altro lato il Pd, ancora segnato dal fallimento del disegno bipartitico di<br \/>\n<br \/>Veltroni, appare un partito in cerca di autore: paralizzato tra la ricerca di un accordo di governo col Terzo<br \/>\n<br \/>Polo, di cui non esistono ad oggi le basi politiche, e la riproposizione del vecchio centrosinistra, che lo<br \/>\n<br \/>espone all&#8217;incursione di Vendola .Il tutto in un quadro di perdurante instabilit&agrave; interna e di nuove possibili<br \/>\n<br \/>fratture.<br \/>\n<br \/>La risultante d&#8217;insieme di questo scenario &egrave; molto semplice: nel momento della massima crisi del<br \/>\n<br \/>Berlusconismo, le opposizioni borghesi a Berlusconi consumano il proprio fallimento. Il 14 Dicembre la<br \/>\n<br \/>Camera dei Deputati ha dato di questo fallimento una rappresentazione plastica. E questo fallimento, si<br \/>\n<br \/>badi bene, ha una radice, in ultima analisi, proprio nella natura borghese di queste opposizioni, nella loro<br \/>\n<br \/>dipendenza organica dagli interessi di Confindustria, nell&#8217;impossibilt&agrave; per la loro stessa natura di<br \/>\n<br \/>mobilitare le masse contro il governo e dunque di incidere sul suo blocco sociale. Se guardiamo bene<br \/>\n<br \/>persino la vicenda parlamentare del 14 dicembre &egrave; la cartina di tornasole di questa realt&agrave;, con risvolti<br \/>\n<br \/>grotteschi. Le stesse opposizioni parlamentari che avevano presentato a Novembre la mozione di<br \/>\n<br \/>sfiducia al governo, hanno regalato a Berlusconi un mese decisivo per consentirgli di varare la legge<br \/>\n<br \/>finanziaria di stabilit&agrave; ( a vantaggio di scuole private e missioni di guerra) su comando degli industriali,<br \/>\n<br \/>delle banche, dell&#8217;Unione europea, della Presidenza della Repubblica. E il brillante risultato &egrave; che<br \/>\n<br \/>Berlusconi ha utilizzato il mese concesso per corrompere deputati dell&#8217;opposizione, capitalizzare le sue<br \/>\n<br \/>contraddizioni, capovolgere i rapporti parlamentari. E a sua volta questa imprevista salvazione ha<br \/>\n<br \/>regalato al governo un nuovo margine di manovra, sia sul piano parlamentare, sia nel rapporto coi poteri<br \/>\n<br \/>forti, prolungando la sua precaria sopravvivenza.<br \/>\n<br \/>Ma resta il fatto che non c&#8217;&egrave; una base politica reale per la stabilizzazione della legislatura.<br \/>\n<br \/>E se si andr&agrave; ad elezioni politiche anticipate &#8211; come vorrebbe la Lega ma non Berlusconi- vi si andr&agrave;<br \/>\n<br \/>letteralmente al buio, senza nessuno sbocco realistico di un nuovo equilibrio politico ed istituzionale, ma<br \/>\n<br \/>anzi con possibili effetti ancor pi&ugrave; destabilizzanti.<br \/>\n<br \/>LA CRISI DELLA 2&deg; REPUBBLICA<br \/>\n<br \/>L&rsquo;intero scenario della crisi politica italiana in pieno svolgimento, suggerisce, al di l&agrave; dei suoi passaggi<br \/>\n<br \/>contingenti, una considerazione di fondo.<br \/>\n<br \/>La crisi congiunta del berlusconismo e delle opposizioni non &egrave; solo la crisi, per quanto profonda, degli<br \/>\n<br \/>equilibri parlamentari, ma riflette e trascina con s&eacute; la crisi della II Repubblica: la crisi di quella<br \/>\n<br \/>costruzione politico ed istituzionale, peraltro incompiuta, che ha attraversato vent&rsquo;anni della storia<br \/>\n<br \/>italiana.<br \/>\n<br \/>Sotto il profilo politico sta franando il vecchio bipolarismo sotto il peso del sostanziale fallimento politico<br \/>\n<br \/>speculare della PDL e del PD. Due formazioni anomale rispetto al quadro europeo entrambe incapaci di<br \/>\n<br \/>stabilizzare un partito centrale della borghesia italiana, con basi di massa, entrambe esposte al rischio<br \/>\n<br \/>permanente di disgregazione.<br \/>\n<br \/>-9-<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>A sua volta la crisi del vecchio bipolarismo si intreccia con una tendenziale crisi istituzionale. Il<br \/>\n<br \/>berlusconismo ha rivelato e amplificato tutte le contraddizioni tra i poteri dello Stato. Ha acuito il<br \/>\n<br \/>contrasto tra costituzione formale e presidenzialismo populista, governo e parlamento, Esecutivo e<br \/>\n<br \/>Presidenza della Repubblica, governo centrale e presidenzialismi regionali e locali, potere esecutivo e<br \/>\n<br \/>potere giudiziario.<br \/>\n<br \/>In un quadro complessivo di instabilit&agrave; di sistema, obiettivamente sconosciuto agli altri paesi imperialisti.<br \/>\n<br \/>Ed oggi una crisi del berlusconismo senza sbocco risolutivo &egrave; un autentico manifesto della crisi della<br \/>\n<br \/>Repubblica e un fattore di suo ulteriore aggravamento.<br \/>\n<br \/>In buona sostanza: potremmo essere alla vigilia di un terremoto politico e istituzionale analogo per la sua<br \/>\n<br \/>portata a quello che accompagn&ograve; nei primi anni 90 la crisi della I Repubblica. Con una differenza. Allora<br \/>\n<br \/>il processo di crisi dei vecchi partiti borghesi, la modifica delle leggi elettorali, la ricomposizione politica di<br \/>\n<br \/>nuove forze &#8211; sospinto dal crollo internazionale dell&#8217;URSS e dall&rsquo;ingresso italiano nell&rsquo;Europa di<br \/>\n<br \/>Maastricht- trov&ograve; un fattore scardinante nella Magistratura borghese, un polo di ricomposizione politica<br \/>\n<br \/>nella costruzione del Centrosinistra, un riferimento trainante nella costruzione europea, una sponda<br \/>\n<br \/>sociale nella concertazione organica tra Confindustria e burocrazie sindacali, ben strutturate nei rispettivi<br \/>\n<br \/>blocchi sociali. Ebbe insomma un asse di svolgimento, e un binario di soluzione. Oggi la crisi politica e<br \/>\n<br \/>istituzionale si consuma in un quadro politico e sociale destrutturato, senza ancoraggio strategico, tra<br \/>\n<br \/>attori profondamente consunti dai propri falli menti o dalle proprie mutazioni. E per di pi&ugrave; sullo sfondo<br \/>\n<br \/>della massima crisi europea , della pi&ugrave; grande crisi capitalistica mondiale, di un nuovo indebolimento, in<br \/>\n<br \/>essa ,del capitalismo italiano.In questo senso la crisi della seconda Repubblica &egrave;, per alcuni aspetti,<br \/>\n<br \/>persino pi&ugrave; profonda della prima.<br \/>\n<br \/>LA SUBALTERNEITA&#8217; DELLE SINISTRE<br \/>\n<br \/>Proprio questa crisi della II Repubblica evidenzia, una volta di pi&ugrave;, la natura delle Sinistre italiane. Non<br \/>\n<br \/>dei loro &ldquo;errori&rdquo; o dei loro &ldquo;limiti&rdquo; ma della loro organica vocazione subalterna.<br \/>\n<br \/>Le sinistre italiane non avanzano nessuna proposta indipendente di soluzione della crisi della repubblica.<br \/>\n<br \/>Questo &egrave; il dato centrale. Non solo. Invece di inserirsi nella crisi italiana in funzione dello sviluppo di una<br \/>\n<br \/>prospettiva autonoma; invece di riorganizzare un campo autonomo di forze sociali attorno a questa<br \/>\n<br \/>prospettiva, connettendo resistenza sociale e progetto anticapitalista, le rappresentanze sindacali e<br \/>\n<br \/>politiche della sinistra fanno esattamente l&rsquo;opposto: usano la crisi borghese come possibile terreno di<br \/>\n<br \/>propria ricollocazione d&rsquo;apparato al fianco della borghesia e dei suoi partiti &ldquo;democratici&rdquo;. E per questo<br \/>\n<br \/>disarmano una resistenza sociale incompatibile con questo progetto.<br \/>\n<br \/>Tende a ripetersi, in forme diverse, quanto accadde 20 anni fa.<br \/>\n<br \/> Venti anni fa, la crisi della I&deg; Repubblica e dei suoi pilastri politici e istituzionali, spinse tutte le direzioni<br \/>\n<br \/>del movimento operaio ad un&rsquo;accelerata deriva trasformista. La burocrazia CGIL si vot&ograve; alla<br \/>\n<br \/>concertazione organica col padronato. Il gruppo dirigente del PCI avvi&ograve; lo scioglimento del partito e la<br \/>\n<br \/>sua mutazione in partito borghese di governo. I gruppi dirigenti del PRC si subordinarono ciclicamente<br \/>\n<br \/>alle soluzioni borghesi di governo e alla concertazione sindacale, sino a votare in cambio di ministri i<br \/>\n<br \/>sacrifici e le missioni di guerra. Il risultato d&rsquo;insieme fu uno solo: la sconfitta sociale del movimento<br \/>\n<br \/>operaio, la vittoria ripetuta del berlusconismo.<br \/>\n<br \/>Vent&rsquo;anni dopo, la crisi della II Repubblica ripropone con attori diversi la stessa commedia. Tutti i<br \/>\n<br \/>responsabili della sconfitta d&#8217;allora tornano, con passi diversi, sul luogo del delitto.<br \/>\n<br \/>La maggioranza dirigente della CGIL tenta il recupero della concertazione col padronato proprio nel<br \/>\n<br \/>momento della massima offensiva padronale contro i diritti contrattuali. Non &egrave; solo una pugnalata alla<br \/>\n<br \/>FIOM e alla grande piazza del 16 ottobre. E&rsquo; il tentativo di inserirsi nella crisi politica del berlusconismo in<br \/>\n<br \/>funzione del ricambio politico borghese. In un certo senso &egrave; l&rsquo;offerta di una sponda sindacale alla<br \/>\n<br \/>borghesia italiana per proporle di cambiare spalla al fucile. Il fatto che questa linea venga riconfermata<br \/>\n<br \/>persino dopo il 14 dicembre, a fronte di un governo reazionario in provvisorio recupero, dopo<br \/>\n<br \/>&#8211; 10 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>l&#8217;aggressione di Marchionne a Mirafiori, dopo l&#8217;allineamento di Marcegaglia a Marchionne, contro la<br \/>\n<br \/>proposta dello sciopero generale da parte dello stesso movimento di massa degli studenti, d&agrave; la misura<br \/>\n<br \/>di un corso strategico irriformabile che &egrave; e resta oggi come ieri il principale organizzatore delle sconfitte.<br \/>\n<br \/>Con una differenza: oggi l&#8217;organizzazione della sconfitta &egrave; la merce di scambio non del ritorno alla<br \/>\n<br \/>concertazione, ma della sola speranza- forse vana- di riconquistarla.<br \/>\n<br \/>Parallelamente, sul piano politico, avanza l&rsquo;operazione di ricostruzione di una nuova socialdemocrazia<br \/>\n<br \/>italiana attorno alla figura di Nichi Vendola. Le sue gambe sono ancora esili ed esposte a mille variabili.<br \/>\n<br \/>Ma lo spazio politico di Sinistra e Libert&agrave; &egrave; reale : usare la crisi del PD per ricomporre attorno a s&eacute; una<br \/>\n<br \/>socialdemocrazia di governo, socialmente radicata nella CGIL e alleata affidabile dei partiti borghesi,<br \/>\n<br \/>liberali e cattolici. Senonch&egrave; il vendolismo si spinge persino al di l&agrave; di un orizzonte semplicemente<br \/>\n<br \/>socialdemocratico. Non si accontenta, se non in termini di un eventuale subordinata, di una &#8220;sinistra del<br \/>\n<br \/>centrosinistra&#8221;, come puntava a fare Bertinotti. Punta davvero a guadagnare lo scettro dell&#8217;intera<br \/>\n<br \/>coalizione borghese. E cio&egrave; a conquistare il premierato di governo, la guida politica di fatto del<br \/>\n<br \/>capitalismo italiano. L&#8217;ossessiva richiesta delle primarie non &egrave; solo schermaglia tattica nelle<br \/>\n<br \/>contraddizioni del PD. E&#8217; la ricerca dell&#8217;investitura popolare per l&#8217;aspirante candidato democratico del<br \/>\n<br \/>fronte borghese, dentro l&#8217;accettazione delle regole populiste plebiscitarie della seconda repubblica,<br \/>\n<br \/>nonostante la loro crisi. E per onorare questa aspirazione Nichi Vendola combina la difesa formale dei<br \/>\n<br \/>metalmeccanici e la pi&ugrave; sofisticata affabulazione retorica a beneficio dell&#8217;immaginario popolare, con gli<br \/>\n<br \/>ammiccamenti pi&ugrave; scoperti alle classi dirigenti del paese. Apre alla Chiesa perch&egrave; sa che un premier<br \/>\n<br \/>rispettabile ha bisogno della benedizione dei vescovi. Moltiplica gli incontri con le associazioni<br \/>\n<br \/>confindustriali (come nel nord Est), perch&egrave; sa che un candidato premier &egrave; credibile se ha il lasciapassare<br \/>\n<br \/>o almeno la neutralit&agrave; dei padroni. Giunge a condannare le contestazioni operaie radicali alla Cisl perch&egrave;<br \/>\n<br \/>sa che un premier rispettabile deve rispettare e gestire la concertazione. E siamo solo al piede di<br \/>\n<br \/>partenza della corsa al premierato. Possiamo immaginare un eventuale punto d&#8217;arrivo. Questo &egrave; dunque<br \/>\n<br \/>il vendolismo: l&#8217;ennesimo spartito del trasformismo.Il Vendolismo &egrave; in fondo il sogno di un Bertinottismo<br \/>\n<br \/>finalmente compiuto: i voti operai, i ministeri borghesi. Ma con buona pace di Nichi Vendola, non &egrave; la<br \/>\n<br \/>nuova poesia della vittoria, ma la vecchia prosa della sconfitta. E noi che non abbiamo capitolato a<br \/>\n<br \/>Bertinotti, non ci facciamo incantare dal suo erede.<br \/>\n<br \/>Infine il terzo attore &egrave; la neonata Federazione della Sinistra, attorno al PRC e al PDCI. A differenza di<br \/>\n<br \/>SEL, non si tratta di un progetto organico, ma, prevalentemente, di un disegno di autoconservazione. E<br \/>\n<br \/>l&#8217;autoconservazione &egrave; affidata, ancora una volta alla ricomposizione col centrosinistra sul terreno del<br \/>\n<br \/>governo. Non inganni la rassicurazione francamente imbarazzante circa il &ldquo;rifiuto&rdquo; della Federazione di<br \/>\n<br \/>entrare nell&rsquo;esecutivo. E&#8217; vero l&#8217;opposto: l&#8217;esclusione dal governo &egrave; la rassicurazione chiesta dal PD<br \/>\n<br \/>come condizione per imbarcare la federazione. E la federazione si rassegna &ndash; se cos&igrave; si pu&ograve; dire &ndash; a<br \/>\n<br \/>questa condizione pur di ritornare nel Centrosinistra; pur di partecipare alla maggioranza di sostegno del<br \/>\n<br \/>suo eventuale governo confindustriale ; pur di ottenere in cambio del patto coi partiti della borghesia , la<br \/>\n<br \/>riconquista dei seggi parlamentari. Siamo al tentato replay del 96-98, ma in peggio. Allora Rifondazione,<br \/>\n<br \/>che pur vot&ograve; le peggiori politiche padronali di Prodi dall&#8217;interno della sua maggioranza,( a partire dal<br \/>\n<br \/>famigerato pacchetto Treu), non aveva un accordo stabile di governo col centrosinistra, con cui poi<br \/>\n<br \/>ruppe. Oggi la Federazione, pur di ottenere il rientro istituzionale, garantisce al PD e se occorre persino<br \/>\n<br \/>all&#8217;UDC un patto organico di legislatura. E questo nel momento stesso in cui PD e UDC spalleggiano la<br \/>\n<br \/>Fiat contro i lavoratori, e le sinistre sostengono i lavoratori contro la Fiat. Siamo all&#8217;eterna riproposizione<br \/>\n<br \/>di una politica scissa dai contenuti di classe. Il Congresso del PRC a Chianciano, rompendo con<br \/>\n<br \/>Vendola, aveva promesso solennemente &ldquo;In basso a sinistra&rdquo;. Due anni dopo ribussano, in alto e a<br \/>\n<br \/>destra, sulla scia di Vendola. Lungo la rotta sperimentata degli ultimi 15 anni.<br \/>\n<br \/>Noi non sappiamo quali saranno le fortune di questi disegni delle sinistre politiche e sindacali, peraltro<br \/>\n<br \/>subordinate a loro volta alle fortune altrettanto incerte dei partiti borghesi di centrosinistra cui si sono<br \/>\n<br \/>affidate.<br \/>\n<br \/>Sappiamo solo che quei disegni ripropongono la subordinazione suicida del movimento operaio alle<br \/>\n<br \/>classi dirigenti, ai loro tentativi di ricomporre contro i lavoratori un nuovo equilibrio politico . Sappiamo<br \/>\n<br \/>che il solo perseguimento di quei disegni &egrave; gi&agrave; oggi il principale fattore di crisi dell&rsquo;opposizione di classe<br \/>\n<br \/>e di massa cui infatti le sinistre non offrono alcuna prospettiva reale; sappiamo solo che l&#8217;impasse<br \/>\n<br \/>&#8211; 11 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>dell&#8217;opposizione di classe e di massa &egrave;, a sua volta, il principale fattore di tenuta politica della borghesia<br \/>\n<br \/>e di incoraggiamento della sua offensiva.<br \/>\n<br \/>LA NOSTRA PROPOSTA POLITICA. VIA BERLUSCONI. SE NE VADANO TUTTI. GOVERNINO I<br \/>\n<br \/>LAVORATORI<br \/>\n<br \/>Per tutte queste ragioni, la nostra proposta politica e linea d&rsquo;azione &egrave; l&rsquo;esatto capovolgimento della linea<br \/>\n<br \/>generale delle sinistre italiane. Proprio partendo dall&#8217;interesse generale del movimento operaio.<br \/>\n<br \/>Se le sinistre riformiste lavorano a subordinare l&rsquo;opposizione sociale e i movimenti di massa alla<br \/>\n<br \/>ricomposizione di un&rsquo;equilibrio borghese, Il PCL rivendica la rottura coi partiti borghesi come condizione<br \/>\n<br \/>per liberare un&rsquo;opposizione radicale che punti all&rsquo;esplosione sociale e a un&rsquo;alternativa di societ&agrave; e di<br \/>\n<br \/>potere.<br \/>\n<br \/>Il nostro programma si basa su un bilancio di verit&agrave; della storia italiana.<br \/>\n<br \/>Le classi dirigenti hanno fallito, nella prima come nella seconda repubblica.<br \/>\n<br \/>Tutte le loro promesse sociali si sono risolte nell&#8217;aumento dello sfruttamento, nella diffusione della<br \/>\n<br \/>povert&agrave;, nella privazione di futuro della giovane generazione.<br \/>\n<br \/>Tutti i mali storici nazionali si sono aggravati, a partire dalla precipitazione della questione meridionale,<br \/>\n<br \/>da un&#8217;evasione fiscale delle classi proprietarie che sfiora ormai i 2oo miliardi annui, da una criminalit&agrave;<br \/>\n<br \/>organizzata sempre pi&ugrave; incorporata al capitale finanziario e sempre pi&ugrave; estesa nello stesso Nord.<br \/>\n<br \/>Mentre la promessa &#8220;Repubblica degli onesti&#8221; annunciata 20 anni fa dai cultori del maggioritario, si &egrave;<br \/>\n<br \/>risolta nell&#8217;ulteriore espansione della corruzione pubblica, nell&#8217;infinita giostra di comitati d&#8217;affari, lobbies,<br \/>\n<br \/>cordate e consorterie che attraversano tutto il sottobosco delle organizzazioni dello Stato, incluso il<br \/>\n<br \/>potere giudiziario, i pi&ugrave; alti vertici della aziende pubbliche come Finmeccanica ed Eni, le vette<br \/>\n<br \/>dell&#8217;intoccabile arma dei carabinieri, il giro vorticoso dei grandi appalti pubblici e delle loro cricche, gli<br \/>\n<br \/>ambienti immancabili del Vaticano e dello IOR, vera lavanderia della finanza criminale.<br \/>\n<br \/>Queste non sono deprecabili patologie, magari estirpabili con appelli morali, qualche sentenza<br \/>\n<br \/>giudiziaria, qualche nuova combinazione parlamentare. Questa &egrave; l&#8217;essenza stessa del regime borghese<br \/>\n<br \/>e della sua decantata &#8220;democrazia&#8221;.<br \/>\n<br \/>Un&#8217;alternativa &egrave; tale se spazza via questo mondo e la sua base sociale. E viceversa ogni soluzione della<br \/>\n<br \/>crisi politica ed istituzionale interna a quel mondo sarebbe un inganno per i lavoratori e una sconfitta<br \/>\n<br \/>delle loro ragioni.<br \/>\n<br \/>Per questo abbiamo assunto e riproponiamo come parola d&#8217;ordine la cacciata del governo Berlusconi- in<br \/>\n<br \/>ogni caso prioritaria &#8211; dal versante delle ragioni del lavoro e non di Montezemolo. Perch&egrave; la cacciata di<br \/>\n<br \/>Berlusconi si trasformi nella cacciata delle classi dirigenti del Paese, dei loro partiti, delle loro istituzioni,<br \/>\n<br \/>a favore di un governo dei lavoratori.<br \/>\n<br \/>&#8220;Que se vayan todos&#8221;, che se ne vadano tutti,recitava il 14 dicembre in piazza uno striscione<br \/>\n<br \/>studentesco a Roma riprendendo la parola d&#8217;ordine della sollevazione argentina del 2001. Questa &egrave; la<br \/>\n<br \/>nostra stessa parola d&#8217;ordine. Perch&egrave; solo una Repubblica dei lavoratori pu&ograve; fare davvero piazza pulita<br \/>\n<br \/>di sfruttamento, oppressione, malaffare . Introdurre in ogni lotta parziale e in ogni movimento il senso di<br \/>\n<br \/>questa prospettiva generale &egrave; la cifra della nostra politica quotidiana.<br \/>\n<br \/>LA NOSTRA LINEA DI MASSA. UNITA&#8217; e RADICALITA&#8217;<br \/>\n<br \/>E&rsquo; questa non solo l&rsquo;unica linea e proposta capace di configurare una soluzione progressiva della crisi<br \/>\n<br \/>sociale, a fronte della crisi storica del riformismo. E&#8217; anche l&#8217;unica linea e proposta capace di sbloccare l<br \/>\n<br \/>&#8216;attuale impasse del movimento operaio sul terreno della lotta di classe, in un passaggio decisivo.<br \/>\n<br \/>La situazione del fronte di massa in Italia attraversa grandi difficolt&agrave;. Negli anni cruciali della crisi e della<br \/>\n<br \/>recessione, le lotte aziendali di resistenza, anche radicali, a difesa del lavoro, non hanno trovato un<br \/>\n<br \/>punto di unificazione. Numerose sconfitte, in ordine sparso, a partire da Alitalia, hanno concorso a<br \/>\n<br \/>peggiorare i rapporti di forza complessivi. Mentre i successi parziali di alcune lotte emblematiche, dalla<br \/>\n<br \/>Inse all&#8217;Alcoa, non sono stati raccolti e investiti in una prospettiva generale di ripresa. Parallelamente si<br \/>\n<br \/>registra una situazione estremamente negativa nel pubblico impiego: dove a fronte dell&#8217;attacco sociale<br \/>\n<br \/>&#8211; 12 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>pi&ugrave; pesante del dopoguerra, non si &egrave; prodotta nessuna risposta complessiva di lotta ed anzi si sono<br \/>\n<br \/>allargati, dopo il 2008, fenomeni ulteriori di passivizzazione, con ricadute negative sul livello complessivo<br \/>\n<br \/>dell&#8217;opposizione sociale. Il fatto che le gestione del conflitto sociale da parte della Cgil e delle sinistre sia<br \/>\n<br \/>la principale responsabile di questa situazione non cambia la sua natura.<br \/>\n<br \/> E tuttavia la situazione sociale non &egrave; statica. Anche in Italia, come in altri paesi europei, abbiamo<br \/>\n<br \/>assistito in questi ultimi mesi ad una ripresa, seppur ancora disomogenea, delle mobilitazioni. La<br \/>\n<br \/>ribellione del NO a Pomigliano contro i diktat della Fiat. Il susseguirsi di sacrosante contestazioni operaie<br \/>\n<br \/>radicali ai sindacati venduti di CISL e UIL. La grande manifestazione di massa promossa dalla FIOM a<br \/>\n<br \/>Roma il 16 ottobre. La potente irruzione del movimento studentesco contro il decreto Gelmini dentro le<br \/>\n<br \/>stesse contraddizioni della crisi politica, misurano nel loro insieme, un fatto nuovo. Che ancora non<br \/>\n<br \/>trascina il movimento pi&ugrave; generale delle masse , ma che indica un possibile principio di svolta cui<br \/>\n<br \/>guardano, con crescente preoccupazione, i circoli dominanti della borghesia italiana e tutti i loro partiti.<br \/>\n<br \/>Ma a questo principio di ripresa non corrisponde una direzione adeguata e una proposta reale. Certo la<br \/>\n<br \/>FIOM, per le sue posizioni di contrasto e come bersaglio centrale dell&rsquo;offensiva padronale, &egrave; diventata di<br \/>\n<br \/>fatto, per molti aspetti, un punto importante di riferimento e di aggregazione nello scontro sociale, come<br \/>\n<br \/>ha dimostrato l&rsquo;enorme capacit&agrave; di richiamo della manifestazione di ottobre presso l&rsquo;insieme dei soggetti<br \/>\n<br \/>sociali dell&rsquo;opposizione. E oggi la difesa incondizionata della Fiom dall&#8217;attacco congiunto di padroni,<br \/>\n<br \/>governo, PD, e persino dei vertici della Cgil, &egrave; il primo dovere di ogni militante di classe e il primo<br \/>\n<br \/>impegno del nostro partito. Ma con altrettanta franchezza diciamo che la proposta di linea che la Fiom<br \/>\n<br \/>avanza &egrave; nettamente al di sotto delle sue importanti responsabilit&agrave;: oscillando tra un prezioso rifiuto della<br \/>\n<br \/>capitolazione a Marchionne , e il rifiuto di un salto generale di radicalizzazione dello scontro. Questo<br \/>\n<br \/>limbo non potr&agrave; reggere a lungo, di fronte al salto drammatico del livello stesso del conflitto. Senza una<br \/>\n<br \/>svolta si rischia una disfatta.<br \/>\n<br \/>Per questo a tutte le forze dell&rsquo;opposizione sociale, a tutte le sinistre politiche, sindacali, sociali,<br \/>\n<br \/>associative, di movimento il PCL avanza pubblicamente una proposta di svolta unitaria e radicale.<br \/>\n<br \/>PER UN FRONTE UNICO DI CLASSE<br \/>\n<br \/>In primo luogo avanziamo la proposta della pi&ugrave; larga unit&agrave; d&#8217;azione, in piena autonomia dal<br \/>\n<br \/>centrosinistra e da tutte le forze borghesi. Al fronte unico di tutte le forze dominanti contro il lavoro- che<br \/>\n<br \/>unisce nel s&igrave; a Marchionne i Berlusconi e i Fassino di tutta Italia- va contrapposto il pi&ugrave; ampio fronte<br \/>\n<br \/>unico del proletatiato e di tutte le sue organizzazioni. Non si regge l&#8217;onda d&#8217;urto dell&#8217;offensiva dominante<br \/>\n<br \/>senza serrare le fila. E non si serrano le fila sul terreno della lotta senza liberarsi dell&#8217;abbraccio<br \/>\n<br \/>paralizzante, diretto o indiretto del centrosinistra o dell&#8217;illusione di condizionarlo. Per questo rilanciamo la<br \/>\n<br \/>proposta di un coordinamento nazionale permanente e autonomo di tutte le forze promotrici e aderenti<br \/>\n<br \/>della grande manifestazione nazionale del 16 Ottobre, sulla scia dell&#8217;esperienza in corso di &#8221; Uniti contro<br \/>\n<br \/>la crisi&#8221;, e della manifestazione di massa del 14 Dicembre. Proponiamo che questo blocco si radichi e si<br \/>\n<br \/>strutturi anche su scala locale, in ogni realt&agrave; territoriale. Proponiamo che questo fronte si estenda alle<br \/>\n<br \/>forze di classe non ancora coinvolte: e per questo facciamo appello a tutte le organizzazioni del<br \/>\n<br \/>sindacalismo di base perch&egrave; abbandonino una posizione insostenibile di estraneit&agrave; e demarcazione<br \/>\n<br \/>dalle manifestazioni di massa e dal fronte unico di lotta con la Fiom, come purtroppo &egrave; avvenuto il 16<br \/>\n<br \/>Ottobre e il 14 Dicembre. Non ci si pu&ograve; defilare di fatto dal fronte unico contro la Fiat per i diritti di tutti.<br \/>\n<br \/>Non si tratta di rimuovere le responsabilit&agrave; della Fiom in ordine alla gestione delle lotte. Si tratta di<br \/>\n<br \/>assumersi le proprie responsabilit&agrave; di fronte ai lavoratori. Non si tratta di difendere il proprio spazio dalla<br \/>\n<br \/>concorrenza reale o presunta di altre sigle, a scapito dell&#8217;unit&agrave; di classe. Si tratta di sviluppare, dentro la<br \/>\n<br \/>pi&ugrave; larga unit&agrave; di classe il pi&ugrave; ampio e libero confronto di posizioni e proposte.<br \/>\n<br \/>PER UNA SVOLTA RADICALE DELLE FORME DI LOTTA<br \/>\n<br \/>In secondo luogo proponiamo all&#8217;insieme delle sinistre, e tra le masse, una svolta radicale sul terreno<br \/>\n<br \/>dell&#8217;azione. Non si fronteggia la linea di sfondamento del padronato e del governo, senza contrapporle<br \/>\n<br \/>una forza di massa uguale e contraria. Questo &egrave; oggi il nodo centrale della lotta di classe in Italia. Lo<br \/>\n<br \/>diciamo da tempo: scioperi simbolici e ordinari, azioni centellinate e rituali , pure manifestazioni di<br \/>\n<br \/>&#8211; 13 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Testo completo dell&#8217;intervento Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO Care compagne e compagni, il quotidiano di Confindustria di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-63181","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63181","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63181"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63181\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63181"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63181"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63181"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}