{"id":63186,"date":"2011-01-09T00:00:00","date_gmt":"2011-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2011\/01\/09\/secondo-congresso-del-partito-comunista-dei-lavoratorirelazione-introduttiva-del-portavoce-marco-ferrandoseconda-parte\/"},"modified":"2011-01-09T00:00:00","modified_gmt":"2011-01-09T00:00:00","slug":"secondo-congresso-del-partito-comunista-dei-lavoratorirelazione-introduttiva-del-portavoce-marco-ferrandoseconda-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2011\/01\/09\/secondo-congresso-del-partito-comunista-dei-lavoratorirelazione-introduttiva-del-portavoce-marco-ferrandoseconda-parte\/","title":{"rendered":"Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori\n<br>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO\n<br>Seconda parte"},"content":{"rendered":"<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<\/p>\n<p>In secondo luogo proponiamo all&#8217;insieme delle sinistre, e tra le masse, una svolta radicale sul terreno<br \/>\n<br \/>dell&#8217;azione. Non si fronteggia la linea di sfondamento del padronato e del governo, senza contrapporle<br \/>\n<br \/>una forza di massa uguale e contraria. Questo &egrave; oggi il nodo centrale della lotta di classe in Italia. Lo<br \/>\n<br \/>diciamo da tempo: scioperi simbolici e ordinari, azioni centellinate e rituali , pure manifestazioni di<\/p>\n<p>denuncia e protesta, sono non solo un atto impotente di testimonianza, ma oltre una certa soglia persino<br \/>\n<br \/>un fattore di demotivazione di massa . Tutta l&#8217;esperienza di questi anni conferma questa verit&agrave;. Si<br \/>\n<br \/>impone dunque una svolta nelle forme di lotta di organizzazione di azione.<br \/>\n<br \/> Quando proponiamo, instancabilmente, una vertenza generale del mondo del lavoro, dei precari, dei<br \/>\n<br \/>disoccupati, congiunta all&rsquo;occupazione delle aziende che licenziano, al coordinamento nazionale delle<br \/>\n<br \/>aziende in lotta, alla costituzione di una cassa di resistenza; quando proponiamo alla base della<br \/>\n<br \/>vertenza, una piattaforma generale unificante che parta dalla rivendicazione del blocco generale dei<br \/>\n<br \/>licenziamenti, dalla difesa del contratto nazionale, della soppressione di tutte le leggi di precarizzazione<br \/>\n<br \/>del lavoro votate in 15 anni da Centrosinistra e Centrodestra; quando proponiamo su questa piattaforma<br \/>\n<br \/>una mobilitazione prolungata e radicale, mirata a piegare governo e padronato attraverso un&#8217;autentica<br \/>\n<br \/>prova di forza; quando proponiamo una grande assemblea nazionale di delegati eletti, in tutte le<br \/>\n<br \/>categorie, come sede democratica e di massa di promozione della vertenza, non avanziamo<br \/>\n<br \/>semplicemente una proposta &ldquo;sindacale&rdquo; pi&ugrave; radicale. Avanziamo di fatto la proposta politica di una<br \/>\n<br \/>svolta di lotta che sia all&rsquo;altezza di un livello di scontro qualitativamente nuovo. E che, sola, pu&ograve; riuscire<br \/>\n<br \/>e generalizzare i mille episodi dispersi di resistenza sociale oggi in corso, a partire dalle centinaia di<br \/>\n<br \/>aziende presidiate e occupate, ma anche dalle scuole e universit&agrave; in movimento dalle lotte di difesa dei<br \/>\n<br \/>servizi pubblici. Del resto solo la preparazione e organizzazione di un&rsquo;autentica prova di forza contro<br \/>\n<br \/>governo e padronato pu&ograve; conseguire risultati, fossero pure parziali. Se il DDL Gelmini dovette<br \/>\n<br \/>inizialmente rinviare la discussione al Senato non fu solamente per le contraddizioni interne alla<br \/>\n<br \/>maggioranza: ma anche per l&rsquo;effetto dirompente dell&rsquo;onda d&rsquo;urto di un movimento studentesco che<br \/>\n<br \/>aveva occupato scuole e universit&agrave;, presidiato stazioni, fronteggiato la forza dello Stato, creando un<br \/>\n<br \/>problema reale di ordine pubblico. E&rsquo; la misura indiretta di cosa potrebbe accadere se irrompesse sulla<br \/>\n<br \/>scena un&rsquo;analoga azione di massa del movimento operaio e di milioni di sfruttati.<br \/>\n<br \/>Per questo diciamo che lo scontro alla Fiat &egrave; un banco di prova decisivo.Sosteniamo pienamente lo<br \/>\n<br \/>sciopero generale promosso dalla Fiom per il 28 gennaio. Ma non &egrave; sufficiente. Occorre un salto di<br \/>\n<br \/>qualit&agrave; nell&#8217;azione. Occorre darle continuit&agrave;.Congiungerla col blocco generale degli straordinari.<br \/>\n<br \/>Preparare l&#8217;occupazione degli stabilimenti Fiat. Promuovere ovunque un&#8217;aperta contestazione di massa<br \/>\n<br \/>di Cisl e Uil, come fu quella di piazza Statuto a Torino nel 62. Puntare apertamente a far saltare<br \/>\n<br \/>l&#8217;accordo, affinch&egrave; lo scontro con la Fiat si trasformi nel punto di ricomposizione di una ribellione<br \/>\n<br \/>generale capace di arrestare la valanga e rovesciare i rapporti di forza. Perch&egrave; questo &egrave; il bivio: o<br \/>\n<br \/>emerge la forza dei lavoratori, o vince la forza del padrone. A chi ogni volta ci richiama al realismo<br \/>\n<br \/>diciamo che esattamente questa &egrave; la realt&agrave;. E questo &egrave; vero anche sul piano politico pi&ugrave; generale.<br \/>\n<br \/>Riservare a Berlusconi il trattamento Tambroni del 1960: questa &egrave; e sar&agrave; la nostra proposta e la nostra<br \/>\n<br \/>linea di massa. Perch&egrave; solo un incendio sociale e politico che trasformi la rabbia diffusa in un aperta<br \/>\n<br \/>rivolta di massa pu&ograve; arrestare la reazione e aprire una pagina politica nuova. A chi ci dice che in una<br \/>\n<br \/>battaglia frontale si pu&ograve; anche perdere rispondiamo che &egrave; vero. Ma non c&#8217;&egrave; sconfitta peggiore di una<br \/>\n<br \/>battaglia non combattuta. Cos&igrave; &egrave; stato in tutta la storia del movimento operaio. Cos&igrave; &egrave; oggi. E in ogni<br \/>\n<br \/>caso solo una svolta radicale pu&ograve; vincere. Solo una svolta radicale di azione pu&ograve; ricomporre l&#8217;unit&agrave; del<br \/>\n<br \/>fronte sociale, trascinare e polarizzare masse pi&ugrave; larghe,infondere fiducia, incrinare il blocco sociale<br \/>\n<br \/>reazionario. Solo una svolta radicale pu&ograve; puntare a cacciare Berlusconi dal versante delle ragioni del<br \/>\n<br \/>lavoro contro ogni soluzione della crisi politica che punti a sostituire il Cavaliere con altri amici di<br \/>\n<br \/>Marchionne e Bankitalia.<br \/>\n<br \/>PER UN PROGRAMMA ANTICAPITALISTA CONTRO LA CRISI<br \/>\n<br \/>In terzo luogo proponiamo una svolta radicale sullo stesso terreno del programma.<br \/>\n<br \/>Assistiamo a un clamoroso paradosso. La borghesia italiana ha un programma di soluzione della crisi<br \/>\n<br \/>contro i lavoratori e la maggioranza della societ&agrave;. I lavoratori non hanno un programma di soluzione<br \/>\n<br \/>della crisi contro la borghesia. Di pi&ugrave;: la borghesia italiana che per vent&rsquo;anni ha saccheggiato il lavoro,<br \/>\n<br \/>avanza un programma radicale di distruzione del contratto nazionale e di archiviazione dello stesso<br \/>\n<br \/>Statuto dei lavoratori. Mentre le sinistre politiche e sindacali &ldquo;pi&ugrave; radicali&rdquo; si limitano, nel migliore dei casi,<br \/>\n<br \/>o a petizioni difensive o a suggerimenti &ldquo;riformisti&rdquo; magari mutuati da economisti liberali alla Krugman.<br \/>\n<br \/>&#8211; 14 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>Ne consegue una situazione singolare: la borghesia che deve conservare il suo mondo &egrave; pi&ugrave; radicale di<br \/>\n<br \/>chi dovrebbe rovesciarlo. Questa asimmetria di programmi non &egrave; solo la misura della subalternit&agrave; del<br \/>\n<br \/>riformismo alla societ&agrave; borghese: diventa la sanzione della sconfitta sociale per milioni di lavoratori e di<br \/>\n<br \/>giovani.<br \/>\n<br \/>Anche qui dunque proponiamo una svolta. Alla radicalit&agrave; dei programmi borghesi, va contrapposta la<br \/>\n<br \/>radicalit&agrave; uguale e contraria dei programmi operai.<br \/>\n<br \/>Per questo abbiamo indicato nel nostro documento congressuale un programma d&rsquo;emergenza contro la<br \/>\n<br \/>crisi che sottoponiamo all&#8217;attenzione e al confronto di tutta l&#8217;opposizione sociale.<br \/>\n<br \/>Se i padroni chiedono un aumento dei carichi di lavoro, a fronte dell&rsquo;attuale sovraproduzione,<br \/>\n<br \/>rivendichiamo la ripartizione fra tutti del lavoro che c&rsquo;&egrave; con la riduzione generale dell&rsquo;orario a parit&agrave; di<br \/>\n<br \/>paga, in modo che nessuno sia privato del lavoro.<br \/>\n<br \/>Se il padronato pratica e annuncia una nuova ondata di licenziamenti rivendichiamo la nazionalizzazione<br \/>\n<br \/>senza indennizzo e sotto controllo operaio di tutte le aziende che licenziano o che attaccano i diritti<br \/>\n<br \/>sindacali, o che causano omicidi bianchi.<br \/>\n<br \/>Se i padroni scaricano sulle condizioni sociali la propria evasione fiscale, rivendichiamo l&#8217;apertura dei<br \/>\n<br \/>libri contabili delle aziende, l&#8217;abolizione del segreto bancario,la trasformazione in reato penale dello<br \/>\n<br \/>sfruttamento del lavoro nero, un controllo operaio e popolare sul fisco che individui in modo capillare le<br \/>\n<br \/>frodi del capitale, una tassazione progressiva dei grandi profitti, rendite e patrimoni che restituisca<br \/>\n<br \/>innanzitutto alla societ&agrave; italiana i 300 miliardi di euro sottratti dalla rapina degli ultimi ventanni.<br \/>\n<br \/>Se infine i governi promuovono un nuovo smantellamento della scuola pubblica, della sanit&agrave;, dei servizi,<br \/>\n<br \/>per finanziare i 70 miliardi di interessi annuali sul debito pubblico da versare a banchieri italiani e<br \/>\n<br \/>stranieri, rivendichiamo l&#8217;opposto: l&rsquo;annullamento del debito pubblico verso le banche per investire in<br \/>\n<br \/>scuola, sanit&agrave; e servizi, finanziando un grande piano sociale di nuovo lavoro: ci&ograve; che richiede la<br \/>\n<br \/>nazionalizzazione delle banche e la loro concentrazione in un&rsquo;unica banca pubblica, sotto controllo<br \/>\n<br \/>operaio e popolare.<br \/>\n<br \/>Naturalmente questo programma non esaurisce il pi&ugrave; vasto ambito di un programma di transizione. Ma<br \/>\n<br \/>ne riassume il senso in rapporto alla crisi e alla stretta che configura. Solo l&rsquo;insieme di queste misure pu&ograve;<br \/>\n<br \/>realizzare un&rsquo;uscita dalla crisi nell&rsquo;interesse dei lavoratori. E solo un governo dei lavoratori pu&ograve; realizzare<br \/>\n<br \/>tali misure. Solo un governo che sottragga al capitale le leve del comando. Solo un governo che ponga<br \/>\n<br \/>al posto di comando la classe operaia e la sua autorganizzazione di massa. Questa &egrave; l&rsquo;essenza del<br \/>\n<br \/>nostro programma e della nostra proposta.<br \/>\n<br \/>UN PROGRAMMA PER TUTTI GLI OPPRESSI E TUTTE LE DOMANDE DI LIBERAZIONE. IL SUD E I<br \/>\n<br \/>GIOVANI.<br \/>\n<br \/>E questo programma non si rivolge alla sola classe operaia. La centralit&agrave; della classe operaia, a partire<br \/>\n<br \/>dalla classe operaia industriale &egrave; confermata da tutta l&rsquo;evoluzione della crisi e dello scontro sociale. Non<br \/>\n<br \/>a caso l&rsquo;attacco alla FIOM &egrave; il perno dell&#8217;aggressione avversaria. Ma noi siamo comunisti, non &#8221;<br \/>\n<br \/>operaisti&#8221;. E proprio perch&eacute; comunisti avanziamo un programma anticapitalista che si rivolge all&#8217;insieme<br \/>\n<br \/>delle masse oppresse e delle domande di opposizione: alle domande di liberazione della donna, alla<br \/>\n<br \/>larga massa dei migranti supersfruttati , alle forze dell&rsquo;intellettualit&agrave; e della cultura, agli strati diseredati<br \/>\n<br \/>delle periferie metropolitane, alle pi&ugrave; larghe masse del meridione come alle domande ambientaliste e<br \/>\n<br \/>anticlericali.<br \/>\n<br \/>Solo la classe operaia pu&ograve; dare espressione unificata a questo blocco sociale, come ha dimostrato<br \/>\n<br \/>simbolicamente ancora una volta la manifestazione della FIOM a Roma dove, non a caso, larga parte di<br \/>\n<br \/>quelle domande ed esigenze sono confluite. A sua volta solo un programma anticapitalista per il governo<br \/>\n<br \/>dei lavoratori pu&ograve; dare a quelle domande una risposta reale e non mistificatoria.<br \/>\n<br \/>In questo quadro abbiamo posto e dobbiamo porre un&rsquo;attenzione particolare alla condizione del Sud.<br \/>\n<br \/>Non solo per ragioni legate alla sua storica oppressione. Ma perch&egrave; il Sud &egrave; oggi , pi&ugrave; di ieri, un crinale<br \/>\n<br \/>di possibile frattura del blocco sociale dominante sotto la pressione congiunta dalla crisi capitalista,<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;allargamento dell&rsquo;Unione Europea e del disegno federalista della Lega.<br \/>\n<br \/> Non &egrave; un caso che proprio nel Sud si registri oggi il massimo punto di crisi del blocco governativo di<br \/>\n<br \/>centrodestra, con autentici fenomeni di disgregazione, e insieme il massimo punto di crisi e trasformismo<br \/>\n<br \/>&#8211; 15 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>del blocco di Centrosinistra. A questo non si accompagna ancora una ripresa d&rsquo;azione delle grandi<br \/>\n<br \/>masse meridionali. Ma le mobilitazioni sui rifiuti, le proteste negli ospedali, la difesa delle stazioni<br \/>\n<br \/>ferroviarie,- pur in ordine sparso- sono la punta emergente di un iceberg profondo di insoddisfazione<br \/>\n<br \/>popolare. Si tratta di evitare che questa insoddisfazione venga assorbita e distorta, come tante volte &egrave;<br \/>\n<br \/>accaduto,da suggestioni localiste, operazioni trasformiste, culture regressive.<br \/>\n<br \/>Agire nel Sud come partito di classe mirato alla rivolta sociale e di massa contro lo Stato gendarme degli<br \/>\n<br \/>industriali e dei banchieri del Nord: questa &egrave; la necessit&agrave; che abbiamo posto nel nostro documento<br \/>\n<br \/>congressuale, attraverso una specifica proposta di nostro orientamento nel meridione. La borghesia<br \/>\n<br \/>celebra i 150 anni della propria rapina nel Sud, nel momento stesso in cui radicalizza la propria<br \/>\n<br \/>oppressione sul Meridione. Noi diciamo che solo il movimento operaio pu&ograve; dare una prospettiva al<br \/>\n<br \/>popolo del meridione ponendosi contro la borghesia, la sua ipocrisia patriottica o le sue recite<br \/>\n<br \/>secessioniste. Se la loro bandiera &egrave; Cavour la nostra bandiera &egrave; Pisacane e Gramsci.<br \/>\n<br \/>Cos&igrave; abbiamo la necessit&agrave; di un&#8217;attenzione particolare al movimento studentesco.<br \/>\n<br \/> Il movimento che nelle ultime settimane si &egrave; levato con un&#8217;accelerazione sorprendente non &egrave; solo un<br \/>\n<br \/>movimento degli studenti: &egrave; un movimento di giovani. Non contesta unicamente la controriforma Gelmini.<br \/>\n<br \/>Si ribella a quella condizione di precariato a tempo indeterminato cui le classi dominanti e tutti i loro<br \/>\n<br \/>governi condannano la giovane generazione. Non a caso in questo movimento si &egrave; affacciata una<br \/>\n<br \/>generazione di giovanissimi, senza esperienza pregressa- spesso neppure quella del 2008- e perci&ograve;<br \/>\n<br \/>stesso libera dal peso delle sconfitte e segnata da energie fresche e preziose.<br \/>\n<br \/> Il livello di coscienza politica &egrave; inevitabilmente limitato, com&#8217;&egrave; naturale nella fase iniziale di ogni giovane<br \/>\n<br \/>movimento, tanto pi&ugrave; nel contesto storico attuale. E per questo vi trovano spazio fisiologico illusioni<br \/>\n<br \/>democratiche e istituzionali, magari riposte in un Presidente della Repubblica il cui unico ruolo &egrave; &egrave; quello<br \/>\n<br \/>di ammortizzatore sociale e di inganno politico.<br \/>\n<br \/> Ma sarebbe un errore profondo confondere il livello dato della coscienza o le posizioni delle leaderschip<br \/>\n<br \/>con la dinamica e le potenzialit&agrave; del movimento giovanile. Ben pi&ugrave; che nel 2008, questo movimento ha<br \/>\n<br \/>fatto irruzione nella crisi politica e per questo ha maturato un interesse politico pi&ugrave; diretto e diffuso.<br \/>\n<br \/> Pi&ugrave; che nel 2008 si manifesta nel movimento un sentimento spontaneo di solidariet&agrave; coi lavoratori e di<br \/>\n<br \/>ricerca di un blocco sociale col lavoro: favorito in questo dalla dislocazione pi&ugrave; avanzata della Fiom e da<br \/>\n<br \/>un diverso rapporto con la Fiom delle stesse direzioni studentesche.<br \/>\n<br \/>E infine ben pi&ugrave; che nel 2008, migliaia di giovani hanno fatto diretta esperienza del confronrto di piazza<br \/>\n<br \/>con l&#8217;apparato dello Stato, a partire dalla giornata cruciale del 14 dicembre: dove non i fantomatici black<br \/>\n<br \/>bloc, o qualche scapestrato spaccavetrine, ma diverse migliaia di giovani che volevano dirigersi verso i<br \/>\n<br \/>palazzi del potere contro un governo salvato da deputati corrotti , hanno incontrato sulla loro strada la<br \/>\n<br \/>massa d&#8217;urto della violenza poliziesca. E giustamente si sono difesi, ed hanno replicato, com&#8217;&egrave; loro<br \/>\n<br \/>diritto, anche con l&#8217;uso della forza di massa, nella migliore tradizione del movimento operaio e popolare.<br \/>\n<br \/>Ed hanno difeso con dignit&agrave; questa scelta contro la campagna di criminalizzazione dei partiti borghesi e<br \/>\n<br \/>contro la dissociazione delle componenti pi&ugrave; organicamente riformiste del movimento come i vertici<br \/>\n<br \/>dell&#8217;UDU.<br \/>\n<br \/>Tutto questo segnala potenzialit&agrave; importanti .<br \/>\n<br \/>Per questo la lotta per l&#8217;autorganizzazione democratica di massa del movimento; la difesa della sua<br \/>\n<br \/>autonomia dal centrosinistra e lo sviluppo della sua coscienza politica;la saldatura delle sue<br \/>\n<br \/>rivendicazioni immediate con un programma anticapitalista; la battaglia interna allo stesso movimento<br \/>\n<br \/>operaio per un programma di svolta e di mobilitazione che dia ai giovani una prospettiva di riferimento,<br \/>\n<br \/>sono tutti aspetti tra loro intrecciati di un lavoro di ricomposizione del blocco sociale anticapitalista. Che &egrave;<br \/>\n<br \/>inseparabile dalla riconquista di un&#8217;egemonia di classe sulla giovent&ugrave;.<br \/>\n<br \/>LA POSSIBILTA&#8217; DI CRISI RIVOLUZIONARIE. CAUTELA NELLE PREVISIONI. CAPACITA&#8217; DI<br \/>\n<br \/>AZIONE.<br \/>\n<br \/>Pi&ugrave; in generale, l&rsquo;insieme dei fattori della crisi italiana &ndash; sociali, politici, istituzionali &ndash; delinea una base<br \/>\n<br \/>materiale di possibili esplosioni sociali per alcuni aspetti pi&ugrave; ampia di quella esistente nella I Repubblica.<br \/>\n<br \/>&#8211; 16 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>La I Repubblica borghese, nata dal tradimento delle potenzialit&agrave; rivoluzionarie della resistenza,<br \/>\n<br \/>disponeva di un quadro capitalistico in sviluppo per larga parte della sua storia, di un grande partito<br \/>\n<br \/>borghese centrale, con base di massa, come la DC, capace di integrare nel capitalismo italiano ampie<br \/>\n<br \/>masse popolari del Nord e del Sud &ndash; della presenza del pi&ugrave; grande partito stalinista d&rsquo;Occidente, il PCI,<br \/>\n<br \/>quale potente strumento di controllo della lotta di classe e della sua subordinazione al quadro costituito.<br \/>\n<br \/>Questo sistema combinato di forze non imped&igrave; la ciclica ascesa di grandi movimenti di massa che a pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>riprese sfidarono la stabilit&agrave; borghese sino a produrre ripetute crisi rivoluzionarie e prerivoluzionarie: nel<br \/>\n<br \/>48, nel 60, tra il 69 e il 76. Ma al tempo stesso riusc&igrave; a contenerle dentro le compatibilit&agrave; del sistema<br \/>\n<br \/>borghese e dei suoi equilibri flessibili.<br \/>\n<br \/>Il quadro della II Repubblica e della sua attuale crisi &egrave; profondamente diverso . La classe operaia italiana<br \/>\n<br \/>e i movimenti di massa hanno registrato negli ultimi 30 anni, ed in particolare nei due ultimi decenni, un<br \/>\n<br \/>arretramento rilevante di coscienza politica e posizioni sociali, per responsabilit&agrave; preminenti delle loro<br \/>\n<br \/>direzioni . Ma, simmetricamente, anche l&rsquo;ossatura politica e istituzionale della Repubblica borghese si &egrave;<br \/>\n<br \/>fatto complessivamente pi&ugrave; fragile: per una crisi capitalistica che ha eroso le basi sociali del consenso e<br \/>\n<br \/>la stessa unit&agrave; del blocco sociale dominante; per il fallimento della costruzione di un nuovo equilibrio<br \/>\n<br \/>politico d&rsquo;alternanza, capace di rimpiazzare la struttura politica democristiana; per la scomparsa, per la<br \/>\n<br \/>prima volta dal dopoguerra, di una rappresentanza politica maggioritaria del movimento operaio &ndash; a<br \/>\n<br \/>seguito della lunga mutazione PCI-PDS-PD &ndash; capace di presidiare con la stessa efficacia il controllo del<br \/>\n<br \/>fronte sociale.<br \/>\n<br \/>In questo quadro storico di fondo, al di l&agrave; del contingente, sta in prospettiva lo spazio di esplosioni<br \/>\n<br \/>radicali.<br \/>\n<br \/>Contrariamente a diffuse rappresentazioni, quelle s&igrave; &ldquo;ideologiche&rdquo;, che immaginano la rivoluzione come<br \/>\n<br \/>mitologia letteraria, crisi verticali, anche rivoluzionarie, possono prodursi come brusche svolte dello<br \/>\n<br \/>scenario italiano, come nello scenario europeo.<br \/>\n<br \/>Non sta a noi prevedere tempi e dinamiche di possibili processi di radicalizzazione di massa che come<br \/>\n<br \/>insegna la storia, possono nascere dai fatti contingenti pi&ugrave; imprevedibili e di diversa natura, economici e<br \/>\n<br \/>politici. E certo sarebbe metodologicamente sbagliato avventurarsi in previsioni facilone.<br \/>\n<br \/>Ma sta a noi combinare la cautela delle previsioni con la capacit&agrave; di uno scatto politico audace di fronte<br \/>\n<br \/>a possibili precipitazioni della crisi italiana.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;INTERVENTO DEL PARTITO. PROPAGANDA, RADICAMENTO, DIREZIONE DELLE LOTTE<br \/>\n<br \/>E in questo quadro generale che abbiamo provato a razionalizzare, con maggiore precisione, l&rsquo;intervento<br \/>\n<br \/>di massa del nostro partito.<br \/>\n<br \/>Il nostro intervento &egrave; innanzitutto, come abbiamo detto, un intervento di propaganda: ci&ograve; che significa in<br \/>\n<br \/>termini marxisti un intervento incentrato, in ogni lotta, sulla presentazione generale del nostro<br \/>\n<br \/>programma e delle nostre proposte politiche di fondo . Questo &egrave; e resta il tratto dominante della nostra<br \/>\n<br \/>politica: sia per i limiti attuali delle nostre forze, sia per il fatto che proprio per una piccola forza il suo<br \/>\n<br \/>programma generale pu&ograve; essere il principale fattore di riconoscibilit&agrave; . Ed anzi questo aspetto della<br \/>\n<br \/>propaganda generale del nostro programma anticapitalista per un governo dei lavoratori va ulteriormente<br \/>\n<br \/>rafforzato di fronte al procedere parallelo della crisi capitalista internazionale e della crisi italiana, in tutta<br \/>\n<br \/>la loro profondit&agrave;.<br \/>\n<br \/>Ma, detto questo, non ci siamo limitati e non possiamo limitarci alla propaganda. Dobbiamo puntare<br \/>\n<br \/>ovunque possibile a radicarci nelle lotte e nei movimenti sociali; ad articolare nel vivo dei conflitti le<br \/>\n<br \/>nostre proposte generali ; a cercare di conquistare un ruolo rilevante in quelle lotte e, ove possibile, a<br \/>\n<br \/>prenderne la testa. Tutto ci&ograve;, come sappiamo, &egrave; sempre molto difficile per ragioni oggettive e limiti<br \/>\n<br \/>soggettivi . Ad oggi, il nostro giovanissimo partito non ha ancora vissuto l&rsquo;esperienza di direzione di lotte<br \/>\n<br \/>importanti di richiamo nazionale. E tuttavia, in questi due anni, abbiamo fatto passi avanti, accumulando<br \/>\n<br \/>nuove esperienze preziose, seppur contingenti di intervento di massa: sia in situazioni di fabbrica e di<br \/>\n<br \/>resistenza aziendale ,come alla FIAT, alla Merloni, alla Sevel, ad Alitalia, all&rsquo;Unilever, all&rsquo;Alcoa; sia in<br \/>\n<br \/>&#8211; 17 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>contesti di movimento studentesco e di lotte nella scuola e nell&#8217;universit&agrave; come a Roma, Bologna,<br \/>\n<br \/>Cosenza, Ancona, Napoli, Reggio Calabria; sia in lotte di massa a base territoriale, come nella<br \/>\n<br \/>mobilitazione a difesa delle strutture ospedaliere in Basilicata, o nel movimento dei terremotati<br \/>\n<br \/>abruzzese, o tra gli alluvionati di Messina; sia in esperienze di fronte unico antifascista come in Toscana.<br \/>\n<br \/>Per citarne solo alcune. E in alcune di queste esperienze non solo abbiamo guadagnato nuovi<br \/>\n<br \/>compagni al partito, ma abbiamo verificato come la crisi delle vecchie direzioni e il vuoto di proposta<br \/>\n<br \/>politica e sindacale possa aprire per il PCL uno spazio di inserimento superiore alle sue deboli forze.<br \/>\n<br \/>Occorre dunque sviluppare e generalizzare questa tendenza di lavoro ponendo l&rsquo;obiettivo del<br \/>\n<br \/>radicamento sociale, a partire dalla classe operaia, come obiettivo centrale dei piani di lavoro delle<br \/>\n<br \/>nostre sezioni e coordinamenti regionali<br \/>\n<br \/>E tutto questo non semplicemente perch&eacute; &ldquo;si deve&rdquo;, com&rsquo;&egrave; naturale per un partito comunista. Ma per due<br \/>\n<br \/>ragioni essenziali e di fondo, tra loro complementari.<br \/>\n<br \/>La prima &egrave; che la conquista di un ruolo di direzione di una lotta pu&ograve; essere un veicolo di accelerazione<br \/>\n<br \/>della costruzione del nostro partito, un salto potenziale, piccolo o grande, del nostro profilo pubblico e<br \/>\n<br \/>nell&rsquo;accumulo di nuove forze. A maggior ragione se quella lotta si configurasse (o divenisse) una lotta di<br \/>\n<br \/>richiamo nazionale. Nella grande crisi americana degli anni 30, il piccolo SWP fece della conquista di un<br \/>\n<br \/>ruolo di direzione delle lotte dei camionisti di Minneapolis, un fattore di sviluppo nazionale del<br \/>\n<br \/>radicamento operaio del partito. Noi non abbiamo avuto ancora una nostra Minneapolis. Ma &egrave; essenziale<br \/>\n<br \/>protendere le nostre forze in questa direzione, cercando di entrare in ogni varco possibile.<br \/>\n<br \/>La seconda ragione &egrave; che la conquista di una lotta alle nostre parole d&rsquo;ordine &ndash; o anche solo<br \/>\n<br \/>un&rsquo;influenza visibile delle nostre parole d&rsquo;ordine in questa lotta &ndash; pu&ograve; diventare un fattore positivo di<br \/>\n<br \/>propagazione in pi&ugrave; ampi settori di massa con ricadute preziose sull&rsquo;intera dinamica della lotta di classe.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;esplosione sociale del Maggio 68 in Francia con la relativa situazione rivoluzionaria, non si sarebbe<br \/>\n<br \/>prodotta senza il fattore d&rsquo;innesco di un piccolo gruppo di trotskisti francesi nella fabbrica di Sud-<br \/>\n<br \/>Aviation, dove spinsero quella occupazione della fabbrica che costitu&igrave; l&rsquo;innesco della valanga. E&#8217; la<br \/>\n<br \/>misura dell&rsquo;importanza del fattore soggettivo nella lotta, e di come, in condizioni particolari, anche un<br \/>\n<br \/>piccolo partito- o un piccolo settore d&#8217;avanguardia- possa svolgere un ruolo politicamente superiore alle<br \/>\n<br \/>sue dimensioni.<br \/>\n<br \/>Ancora una volta la forte tensione verso il fine e la ricerca dinamica dello sbocco anticapitalista &egrave; e deve<br \/>\n<br \/>essere il tratto caratterizzato del PCL e del suo intervento di massa in ogni lotta, piccola o grande.Con la<br \/>\n<br \/>consapevolezza che, in ultima analisi, solo lo sviluppo del nostro partito dentro la lotta di classe pu&ograve; dare<br \/>\n<br \/>a questa lotta una prospettiva rivoluzionaria e liberatrice.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;AUTONOMIA DEL NOSTRO PARTITO<br \/>\n<br \/>Proprio l&rsquo;ambizione del nostro programma e della nostra politica pone al PCL la necessit&agrave; di<br \/>\n<br \/>padroneggiare la relazione tra due aspetti da sempre inseparabili della politica rivoluzionaria: la piena<br \/>\n<br \/>autonomia del partito, la politica di conquista della maggioranza delle masse. L&rsquo;assoluta fermezza di<br \/>\n<br \/>principi. La massima flessibilit&agrave; della tattica. Questa relazione &egrave; il cuore della tradizione leninista e della<br \/>\n<br \/>battaglia del bolscevismo, in Russia e su scala internazionale, all&rsquo;interno stesso del movimento<br \/>\n<br \/>rivoluzionario, contro gli opposti pericoli dell&rsquo;opportunismo e dell&rsquo;estremismo. Il fatto che il nostro II<br \/>\n<br \/>Congresso si sia cimentato su questo nodo decisivo ricollega la nostra discussione alla storia del nostro<br \/>\n<br \/>movimento. E rappresenta un fatto di arricchimento della nostra costruzione e formazione.<br \/>\n<br \/>La costruzione indipendente del PCL in quanto partito marxista e rivoluzionario &egrave; l&rsquo;alfa e l&rsquo;omega di tutta<br \/>\n<br \/>la nostra politica e della nostra stessa esistenza.<br \/>\n<br \/>La nascita e lo sviluppo dei partiti rivoluzionari &egrave; storicamente segnata dalla scissione col riformismo e<br \/>\n<br \/>col centrismo, attorno a principi discriminanti. Cos&igrave; &egrave; stato sempre. Cos&igrave; &egrave; stato ed &egrave; per il nostro partito.<br \/>\n<br \/>Tutto il lungo processo di gestazione del PCL attraverso la battaglia di raggruppamento rivoluzionario in<br \/>\n<br \/>Rifondazione Comunista &egrave; stata segnata dalla progressiva demarcazione sia dal riformismo<br \/>\n<br \/>bertinottiano, sia dalle componenti staliniste, sia dal centrismo delle &ldquo;sinistre critiche&rdquo; interne. E questo<br \/>\n<br \/>&#8211; 18 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>spirito di scissione, come diceva Gramsci, ha animato il Congresso fondativo del nostro partito e la<br \/>\n<br \/>politica di questi anni, in tutte le scelte di fondo: contro le mille pressioni unitariste, reali o finte, che fuori<br \/>\n<br \/>di noi avrebbero voluto o vorrebbero dissolverci in un&rsquo;indistinta &ldquo;unit&agrave; dei comunisti&rdquo; con forze non<br \/>\n<br \/>comuniste.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;abbiamo detto e lo ribadiamo pubblicamente qui: il comunismo non &egrave; un nome, un simbolo, una<br \/>\n<br \/>memoria, una critica del capitalismo o un&rsquo;evocazione dell&rsquo;immaginario; il comunismo &egrave; un programma di<br \/>\n<br \/>rivoluzione sociale per il potere dei lavoratori.<br \/>\n<br \/>Questo programma &egrave; il fondamento del PCL e non pu&ograve; essere n&eacute; rimosso n&eacute; amputato, pena la<br \/>\n<br \/>liquidazione della nostra ragione politica. L&rsquo;unit&agrave; dei comunisti &egrave; tale se si realizza attorno a un<br \/>\n<br \/>programma comunista, non se lo rimuove.Pena l&#8217;eterna riproposizione di equivoci fallimentari. Per<br \/>\n<br \/>questo consideriamo il Partito Comunista dei lavoratori e il suo sviluppo come luogo e strumento<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;unit&agrave; dei comunisti, contro tutte le suggestioni retoriche che nel nome dell&rsquo; unit&agrave; verrebbero liquidare<br \/>\n<br \/>il nostro partito e il suo programma, nel nome di altri programmi e dunque di altri partiti e tradizioni: o<br \/>\n<br \/>quelle dello stalinismo stile KKE che chiama provocatori i giovani greci in rivolta, o quelle del bolivarismo<br \/>\n<br \/>chavista, o quelle di Porto Alegre e della cosidetta &ldquo;democrazia partecipativa&rdquo;, come proponeva Sinistra<br \/>\n<br \/>Critica poco prima di votare le finanziarie di Prodi.<br \/>\n<br \/>Questa linea di demarcazione programmatica, quindi politica e organizzativa, non solo non va messa in<br \/>\n<br \/>discussione, ma va oggi consolidata. Va consolidata nella razionalizzazione interna di partito. Ma va<br \/>\n<br \/>consolidata anche in sede pubblica sviluppando una costante e attiva battaglia &ndash; politica, teorica,<br \/>\n<br \/>culturale &ndash; verso le formazioni riformiste e centriste, in tutte le sedi e occasioni di confronto. Tanto pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>oggi in un quadro politico segnato dall&rsquo;obiettiva frammentazione dell&rsquo;estrema sinistra e da una diffusa<br \/>\n<br \/>confusione politica nella stessa avanguardia di classe e di movimento.E soprattutto la nostra autonomia<br \/>\n<br \/>va ricondotta al quadro internazionale delle nostre radici e della nostra collocazione. Perch&egrave; la<br \/>\n<br \/>costruzione del nostro partito in Italia non &egrave; altra cosa dal lavoro di ricostruzione dell&#8217;internazionale<br \/>\n<br \/>rivoluzionaria, su scala mondiale e in ogni paese, attorno ai soli principi e al solo programma che<br \/>\n<br \/>abbiano retto la prova della storia: quelli del leninismo e quindi del trotskismo.<br \/>\n<br \/>LA &ldquo;CONQUISTA DELLA MAGGIORANZA&rdquo; E IL RUOLO DELLA TATTICA<br \/>\n<br \/>Ma per i rivoluzionari l&rsquo;autonomia del partito e del suo programma non &egrave; un fine a s&eacute;. Non &egrave; uno<br \/>\n<br \/>steccato in cui recintarsi. E&rsquo; in funzione della conquista delle masse e innanzitutto della loro avanguardia<br \/>\n<br \/>alla prospettiva della rivoluzione. E&#8217; questo un punto centrale della riflessione del nostro Congresso.<br \/>\n<br \/>Un&rsquo;organizzazione centrista, antagonista, movimentista, che vive di soli obiettivi immediati, di dinamiche<br \/>\n<br \/>di movimento, di scadenze contingenti, non ha il problema della conquista della maggioranza. Perch&eacute;<br \/>\n<br \/>non ha un fine generale da perseguire al di l&agrave; della propria sopravvivenza o della difesa del proprio<br \/>\n<br \/>spazio. Ma un partito rivoluzionario, che si basa su un progetto generale che in ogni lotta immediata<br \/>\n<br \/>persegue un fine di rivoluzione, deve assumere la politica della conquista della maggioranza, come<br \/>\n<br \/>cardine della sua stessa identit&agrave;: perch&eacute; proprio la prospettiva del governo dei lavoratori richiede<br \/>\n<br \/>necessariamente la conquista delle masse politicamente e sindacalmente attive, senza la quale si<br \/>\n<br \/>ridurrebbe a evocazione retorica o utopia.<br \/>\n<br \/>E, a sua volta, un&rsquo;azione politica volta alla conquista delle masse, e innanzitutto dei loro settori pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>combattivi , seleziona un sistema di tattiche funzionali allo scopo: in relazione alle altre sinistre riformiste<br \/>\n<br \/>e centriste, in relazione all&rsquo;intervento nei sindacati di massa, in relazione alle elezioni e ai parlamenti<br \/>\n<br \/>borghesi . Queste tattiche che la storia del nostro movimento ci consegna, non sono affatto una<br \/>\n<br \/>compromissione dei principi rivoluzionari. Sono in un certo senso l&rsquo;opposto: la condizione decisiva per<br \/>\n<br \/>costruire una prospettiva di rivoluzione e lo stesso sviluppo del partito rivoluzionario e del suo<br \/>\n<br \/>programma rivoluzionario presso pi&ugrave; ampi settori di massa e di avanguardia.<br \/>\n<br \/>La proposta che abbiamo avanzato &ndash; e la discussione che abbiamo avuto &ndash; attorno alla tattica elettorale<br \/>\n<br \/>sta tutta in questa cornice. E&rsquo; l&rsquo;espressione su un terreno particolare, di una logica generale: come<br \/>\n<br \/>investire il nostro programma nella pi&ugrave; ampia comunicazione di massa proprio al fine dell&rsquo;allargamento<br \/>\n<br \/>della sua presentazione e dell&rsquo;ampliamento della sua influenza. Proprio per questo partendo sempre, in<br \/>\n<br \/>&#8211; 19 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>ogni articolazione della tattica, da una premessa decisiva: l&rsquo;autonomia irrinunciabile del nostro<br \/>\n<br \/>programma e la costruzione indipendente del nostro partito.<br \/>\n<br \/>Fermezza dei principi e duttilit&agrave; della tattica. Questa, come abbiamo detto, &egrave; la lezione pi&ugrave; profonda del<br \/>\n<br \/>bolscevismo. E per questo abbiamo voluto recuperare quella lezione con ripetuti riferimenti storici nello<br \/>\n<br \/>stesso testo congressuale. E&rsquo; una scelta che rivendichiamo perch&eacute; non costruiremo il futuro del nostro<br \/>\n<br \/>partito e del nostro progetto senza radicarlo nella teoria e nella storia del leninismo. E&rsquo; esattamente<br \/>\n<br \/>questo che ci distingue dalle altre sinistre e dalla galassia del centrismo. Sarebbe davvero paradossale<br \/>\n<br \/>se proprio nel nome di una tutela malintesa della nostra autonomia a sinistra, finissimo col cancellare o<br \/>\n<br \/>rimuovere proprio ci&ograve; che ci distingue : la continuit&agrave; con la tradizione rivoluzionaria, nei suoi aspetti<br \/>\n<br \/>programmatici come nell&rsquo;espressione tattica.<br \/>\n<br \/>E tanto pi&ugrave; sarebbe paradossale se nel farlo, dovessimo recuperare involontariamente, magari nel nome<br \/>\n<br \/>dell&rsquo;aggiornamento della teoria, i pi&ugrave; vecchi argomenti di quelle correnti estremiste contro cui Lenin e<br \/>\n<br \/>Trotsky svilupparono la propria battaglia. Quando Lenin, sulla base dell&rsquo;esperienza della rivoluzione<br \/>\n<br \/>russa, rivendic&ograve; l&rsquo;importanza della tattica in campo elettorale, sindacale, nel rapporto con gli altri partiti<br \/>\n<br \/>del movimento operaio, tutto l&rsquo;estremismo obiett&ograve;, in forme diverse, che &ldquo;ci&ograve; che era vero per la Russia<br \/>\n<br \/>arretrata non era valido per l&rsquo;Occidente avanzato o che i tempi cambiati&#8221;. Proprio Lenin ebbe buon gioco<br \/>\n<br \/>nel rispondere che la verit&agrave; &egrave; opposta: se i bolscevichi dovettero usare l&rsquo;arma della tattica per<br \/>\n<br \/>conquistare le masse in una Russia arretrata, a fronte di sindacati deboli, dell&rsquo;assenza di una<br \/>\n<br \/>democrazia borghese, di concorrenti politici fragili, a maggior ragione l&rsquo;importanza della tattica si<br \/>\n<br \/>sarebbe rivelata decisiva nell&rsquo;Occidente avanzato, a fronte di illusioni istituzionali pi&ugrave; radicate, di una<br \/>\n<br \/>democrazia parlamentare segnata da una lunga storia e tradizione, di pregiudizi borghesi assai pi&ugrave;<br \/>\n<br \/>diffusi tra le masse, di burocrazie dirigenti del Movimento Operaio ben pi&ugrave; sperimentate. Proprio a fronte<br \/>\n<br \/>della maggiore complessit&agrave; della rivoluzione in Occidente, sarebbe stato infantile immaginare la politica<br \/>\n<br \/>rivoluzionaria come una semplice linea retta di propaganda e di denuncia, senza lo sforzo di comunicare<br \/>\n<br \/>alle masse, senza duttilit&agrave; di manovra tattica, senza capacit&agrave; di inserimento nelle contraddizioni<br \/>\n<br \/>avversarie.<br \/>\n<br \/>Questa lezione di metodo sulla complessit&agrave; della politica rivoluzionaria pu&ograve; essere recuperata ed<br \/>\n<br \/>aggiornata in relazione all&#8217;attuale contesto della nostra azione e costruzione. E&#8217; vero che il combinarsi<br \/>\n<br \/>della crisi capitalista , del crollo dello stalinismo, della crisi della socialdemocrazia, amplia storicamente<br \/>\n<br \/>lo spazio di una proposta rivoluzionaria. Ma tutto questo si intreccia contradditoriamente con<br \/>\n<br \/>l&#8217;arretramento della coscienza politica di massa, e di riflesso della sua stessa avanguardia sociale: al<br \/>\n<br \/>punto che la cesura tra programma rivoluzionario e coscienza di massa non &egrave; mai stata tanto profonda<br \/>\n<br \/>quanto oggi. Cos&igrave;, &egrave; vero che in Italia lo scioglimento del PCI e poi la crisi di Rifondazione hanno creato<br \/>\n<br \/>in definitiva un terreno pi&ugrave; fertile per lo sviluppo del marxismo rivoluzionario. Lo stesso nostro partito &egrave;<br \/>\n<br \/>nato da questo nuovo contesto. Ma la crisi verticale della vecchia sinistra italiana non ha lasciato il<br \/>\n<br \/>vuoto. Cos&igrave; oggi la crisi del PD e di Rifondazione va liberando lo spazio di sviluppo del vendolismo<br \/>\n<br \/>presso nuovi settori del movimento operaio e della giovent&ugrave;. Anche la Fed, nonostante la sua<br \/>\n<br \/>profondissima crisi conserva un volume nazionale di mobilitazione militante molto pi&ugrave; ampio del nostro.<br \/>\n<br \/>E persino fenomeni come il dipietrismo e il grillismo hanno trovato un loro spazio nella crisi di<br \/>\n<br \/>rappresentanza della sinistra presso ampi settori del suo popolo. Non costruiamo dunque il nostro<br \/>\n<br \/>progetto su un prato verde tutto per noi disponibile. Ma su un terreno impervio segnato dai cascami della<br \/>\n<br \/>crisi del riformismo, ingombrato da altri soggetti, vecchi o nuovi, spesso pi&ugrave; robusti di noi, disseminato di<br \/>\n<br \/>ostacoli di ogni tipo: compreso lo scetticismo diffuso verso la stessa dimensione della politica in ampi<br \/>\n<br \/>settori di massa.<br \/>\n<br \/>Proprio per questo &egrave; decisivo fronteggiare la mole di questi ostacoli, tanto pi&ugrave; per un partito piccolo e<br \/>\n<br \/>giovane come il nostro, ricercando ogni possibile forma e canale di comunicazione di massa e dunque di<br \/>\n<br \/>battaglia sul nostro programma.<br \/>\n<br \/>Presentare regolarmente il nostro partito alle elezioni ovunque possibile, ricercando in ogni caso ogni<br \/>\n<br \/>possibile utilizzo dell&#8217;occasione elettorale per presentare le nostre proposte ai lavoratori e ai giovani .<br \/>\n<br \/>Sviluppare il nostro lavoro nei sindacati di massa e in ogni sindacato, e cos&igrave; anche nelle organizzazioni<br \/>\n<br \/>studentesche, nelle associazioni antifasciste, e in ogni ambito popolare progressivo. Articolare un nostro<br \/>\n<br \/>&#8211; 20 &#8211;<\/p>\n<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori<br \/>\n<br \/>Pi<br \/>\n<br \/>Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO<br \/>\n<br \/>specifico intervento di proposta e di sfida verso le sinistre riformiste e centriste, sul terreno della politica<br \/>\n<br \/>del fronte unico, anche al fine di evidenziare ed ampliare le loro contraddizioni in funzione del nostro<br \/>\n<br \/>sviluppo. Tutto questo non &egrave; un optional o un elemento accessorio. E&#8217; e deve essere un aspetto<br \/>\n<br \/>organico del nostro intervento di massa, per costruire coscienza di classe, sviluppare egemonia,<br \/>\n<br \/>spiegare la necessit&agrave; della rivoluzione e del governo dei lavoratori, innanzitutto ai settori pi&ugrave; avanzati<br \/>\n<br \/>delle masse. Non &egrave; altro dalla costruzione del nostro partito, quasi una sorta di diversivo politicista. E&#8217; al<br \/>\n<br \/>contrario un aspetto decisivo della nostra costruzione come partito rivoluzionario.<br \/>\n<br \/>IN CONCLUSIONE<br \/>\n<br \/>Per concludere, cari compagni e compagne,<br \/>\n<br \/> la costruzione di un partito rivoluzionario &egrave; sempre- come tutti sappiamo &#8211; un&#8217;impresa molto complicata.<br \/>\n<br \/>Non avviene mai per linea retta, ma lungo un inevitabile saliscendi di successi e insuccessi, di avanzate<br \/>\n<br \/>e ritirate, lungo la dinamica creativa e imprevedibile della lotta politica e di classe. Cos&igrave; &egrave; stato sempre<br \/>\n<br \/>per tutti i partiti rivoluzionari, a partire dal partito della rivoluzione russa. Cos&igrave; &egrave; stato e sar&agrave; per il nostro<br \/>\n<br \/>giovane partito.<br \/>\n<br \/>Il nostro sviluppo e la nostra prospettiva non sono affidati unicamente alla giustezza delle nostre ragioni<br \/>\n<br \/>o alla bont&agrave; dei nostri programmi. Ma alla nostra capacit&agrave; di incontro con quelli che saranno i processi di<br \/>\n<br \/>maturazione dell&#8217;avanguardia di classe, con le esperienze di una nuova generazione operaia e<br \/>\n<br \/>studentesca, con le dinamiche di nuove crisi e scomposizioni che si produrranno inevitabilmente nel<br \/>\n<br \/>campo franoso dei partiti riformisti e centristi. Sar&agrave; quell&#8217;incontro a produrre un salto nell&#8217;accumulazione<br \/>\n<br \/>delle forze e un passo avanti della nostra costruzione.<br \/>\n<br \/>Naturalmente non possiamo prevedere i tempi e le forme di quell&#8217;incontro. Infinite sono le variabili della<br \/>\n<br \/>lotta politica e di classe. N&egrave; tutto dipende dalla nostra sola volont&agrave;. Ma certo da noi e solo da noi<br \/>\n<br \/>dipende la tenacia di un fine: la salvaguardia di un programma e al tempo stesso il suo investimento<br \/>\n<br \/>nella conquista attiva di nuove forze, nell&#8217;azione di egemonia alternativa fra le masse, nella costruzione<br \/>\n<br \/>del partito rivoluzionario. Senza la tensione organizzata di questa volont&agrave;, e di una politica dinamica che<br \/>\n<br \/>le corrisponda, anche le occasioni pi&ugrave; favorevoli verrebbero inevitabilmente perdute. Con ricadute<br \/>\n<br \/>profondamente negative non solo per noi ma per il movimento operaio italiano.<br \/>\n<br \/>Il Partito Comunista dei Lavoratori ha peraltro tutte le carte in regola per affrontare l&#8217;impresa. Per la<br \/>\n<br \/>prima volta, a novantanni esatti dalla nascita del Partito comunista d&#8217;Italia a Livorno, c&#8217;&egrave; un partito basato<br \/>\n<br \/>sul suo stesso programma. E&#8217; il nostro partito. Il nostro primo congresso l&#8217;ha fondato. Ora abbiamo il<br \/>\n<br \/>compito di costruirlo. Questo &egrave; il senso di fondo del nostro secondo congresso e della discussione certo<br \/>\n<br \/>pi&ugrave; impegnativa che ci ha coinvolto e che ci coinvolger&agrave; in questi giorni. E dell&#8217;azione politica dei<br \/>\n<br \/>prossimi anni.<br \/>\n<br \/>C&#8217;&egrave; un&#8217;immagine di queste ultime settimane che trovo molto bella e che in qualche modo pu&ograve; forse<br \/>\n<br \/>simboleggiare la nostra collocazione e la nostra prospettiva. E&#8217; l&#8217;immagine della nostra bandiera in prima<br \/>\n<br \/>linea nella battaglia di massa del 14 dicembre a Roma in Piazza del Popolo, nelle mani di un nostro<br \/>\n<br \/>compagno operaio. Non c&#8217;erano altre bandiere di partito in quel frangente, non quelle di Vendola, non<br \/>\n<br \/>quelle di Rifondazione, o di altri. C&#8217;era la nostra bandiera. E&#8217; un piccolo fatto certo, ma emblematico.<br \/>\n<br \/>Perch&egrave; &egrave; il nostro partito, e non altri, che proprio per il suo programma di rivoluzione pu&ograve; spendersi nel<br \/>\n<br \/>movimento di massa con coraggio nel momento della sua diretta contrapposizione allo Stato. La nostra<br \/>\n<br \/>bandiera in quella piazza era dunque in qualche modo il riflesso del nostro programma. E&#8217; vero il 14<br \/>\n<br \/>dicembre quella bandiera era solo un presidio di presenza, non un riferimento politico egemone.<br \/>\n<br \/>Trasformare quella presenza simbolica in un progetto egemone, a partire dalla giovane generazione &egrave; il<br \/>\n<br \/>nostro compito. Per una 4&deg; internazionale rifondata, Per la rivoluzione socialista mondiale.<br \/>\n<br \/>.<br \/>\n<br \/>&#8211; 21 &#8211;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Secondo Congresso del Partito Comunista dei Lavoratori Relazione introduttiva del portavoce MARCO FERRANDO In secondo luogo proponiamo all&#8217;insieme delle sinistre, e tra le masse, una&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-63186","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63186","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=63186"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/63186\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=63186"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=63186"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=63186"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}