{"id":63404,"date":"2011-06-19T00:00:00","date_gmt":"2011-06-19T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2011\/06\/19\/dove-va-la-grecia\/"},"modified":"2011-06-19T00:00:00","modified_gmt":"2011-06-19T00:00:00","slug":"dove-va-la-grecia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2011\/06\/19\/dove-va-la-grecia\/","title":{"rendered":"DOVE VA LA GRECIA?"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>La Grecia &egrave; l&#8217;epicentro della crisi economica e politica europea. L&#8217;enorme debito pubblico del paese, amplificato dalla crisi internazionale, tiene in scacco la finanza europea e le stesse strutture comunitarie, precipitando tutte le loro contraddizioni.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>IRRAZIONALITA&#8217; E PARASSITISMO DEL CAPITALE: LA QUESTIONE DEL DEBITO PUBBLICO<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Il carattere irrazionale e parassitario del capitalismo &egrave; illustrato dalla crisi greca meglio che da qualsiasi manuale. Cos&#8217;&egrave; il &ldquo;debito pubblico&rdquo; greco? E&#8217; la massiccia esposizione delle banche francesi e tedesche nell&#8217;acquisto e detenzione di titoli di stato ellenici. &nbsp;Ci&ograve; significa che lo Stato greco &egrave; tenuto a pagare una massa ingente di interessi ai banchieri tedeschi e francesi. E siccome la finanza tedesca &egrave; il cuore della finanza europea, la solvibilit&agrave; della Grecia diventa questione continentale e mondiale. Un default della Grecia avrebbe un potenziale effetto domino ben superiore alla relativa marginalit&agrave; economica di quel paese.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Ma per pagare un crescente debito pubblico ai banchieri tedeschi e francesi, la Grecia deve finanziarsi. Come? Continuando a vendere titoli pubblici ai propri strozzini. Il che significa che per pagare il debito pubblico, la Grecia deve alimentare il proprio debito pubblico. E pi&ugrave; il debito pubblico cresce, pi&ugrave; i banchieri francesi e tedeschi pretendono tassi di interesse pi&ugrave; alti come condizione di un acquisto &ldquo;rischioso&rdquo;: &ldquo;Aumenta il mio rischio? Allora mi devi pagare di pi&ugrave;&rdquo;. Ci&ograve; che oggi ha spinto i titoli di Stato greci ad un saggio d&#8217;interesse record del 18%!. Ma pi&ugrave; salgono gli interessi da pagare agli strozzini, pi&ugrave; aumenta il debito pubblico.. lungo una spirale inarrestabile.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Da qui il cosiddetto &ldquo;aiuto&rdquo; europeo e mondiale alla Grecia. In cosa consiste l&#8217;&rdquo;aiuto&rdquo;? Nell&#8217;acquistare titoli di Stato greci con risorse pubbliche, messe a disposizione da U.E. e Fondo monetario, per consentire alla Grecia di continuare a pagare i banchieri francesi e tedeschi. Ma qui nasce un forte contrasto tra il governo tedesco e la BCE. Come rispondere al rischio reale di un default greco? La signora Merkel non sa pi&ugrave; come spiegare ai suoi stessi elettori che devono continuare a fare sacrifici per consentire alla Grecia di salvare i banchieri tedeschi, gi&agrave; poco amati. E quindi pone come condizione di nuovi &ldquo;aiuti&rdquo; alla Grecia il coinvolgimento nel rischio delle banche private, che dovrebbero accollarsi parte degli oneri . La BCE &egrave; contraria perch&egrave; la deresponsabilizzazione degli Stati, e a maggior ragione della Germania, nel sostegno alla Grecia, sancirebbe di fatto il riconoscimento di un suo default, e quindi potrebbe svalutare con un effetto a catena i titoli di stato detenuti dalle banche con effetti incontrollabili.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>LO STROZZINAGGIO FINANZIARIO CONTRO I LAVORATORI GRECI<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Non sappiamo come si risolver&agrave; il contenzioso. Sappiamo invece benissimo il costo sociale di questa mostruosa rapina per i lavoratori greci ed europei. Perch&egrave; la condizione ultimativa che tutti i banchieri strozzini e i loro Stati pongono &nbsp;alla Grecia, per continuare a comprare i suoi titoli di Stato ( e quindi oliare la corda dell&#8217;impiccagione) &egrave; il drastico e progressivo abbattimento della sua spesa sociale e delle condizioni di vita &nbsp;dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani greci.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>L&#8217;ultimo anno ha rappresentato per la classe operaia e la giovent&ugrave; greca la pi&ugrave; pesante retrocessione sociale del dopoguerra. Taglio secco degli stipendi pubblici, aumento delle tasse dirette e indirette, riduzione delle pensioni, soppressione di sussidi e prestazioni, aumento verticale dell&#8217;et&agrave; pensionabile, liberalizzazione dei licenziamenti nel settore privato e nei servizi pubblici. Il governo del &ldquo;socialista&rdquo; Papandreu ha offerto ai banchieri europei lo scalpo dei lavoratori greci, per poter continuare a indebitare i lavoratori greci presso i banchieri europei.<br \/>\n<br \/>Ma siccome la cura da cavallo non ha raggiunto lo scopo ( ed anzi ha concorso ad una nuova recessione interna , con &nbsp;la conseguente crescita della percentuale di debito), Papandreu vara oggi un&#8217;ulteriore stangata. Che non solo appesantisce ed aggrava le misure antipopolari gi&agrave; intraprese, su dettato della finanza internazionale, ma estende a dismisura il processo di privatizzazioni. La Grecia &egrave; in svendita. Porti, aeroporti, autostrade, acquedotti, telecomunicazioni, energia, gas, persino le lotterie nazionali, sono messi all&#8217;asta. E gli acquirenti sono spesso- guarda caso- aziende e banche europee creditrici. Con un ruolo di punta delle aziende tedesche ( Deutsche TeleKom acquista a prezzi stracciati le telecomunicazioni greche), ma anche italiane (il gruppo Atlantia &egrave; in corsa per autostrade e acquedotti), e persino cinesi ( in particolare nel settore portuale). Pur di far soldi e pagare gli strozzini, il governo greco svende agli strozzini i beni della Grecia. Col plauso della borghesia nazionale greca ed in particolare delle sue banche, anch&#8217;esse acquirenti dei titoli di Stato , anch&#8217;esse partecipi del bottino delle privatizzazioni.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>LA CRISI POLITICA SI APPROFONDISCE<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>La rapina del secolo tuttavia non &egrave; politicamente indolore. Il governo Papandreu, che aveva retto la prima fase della crisi, vede ora precipitare il suo consenso sociale. Il PASOK in particolare &egrave; investito da una crisi profonda, con defezioni parlamentari, abbandoni, forti divisioni interne. Il restringimento numerico della maggioranza parlamentare, gi&agrave; risicatissima ( 155 deputati su 300), ha indotto Papandreu, sotto pressione internazionale, a invocare un governo di &ldquo;solidariet&agrave; nazionale&rdquo; per varare la nuova stretta sociale. Ma la vecchia destra reazionaria di &ldquo;Nuova Democrazia&rdquo; ha respinto la proposta, per far cuocere il Pasok nel suo brodo e cercare di rimpiazzarlo alle prossime elezioni.<br \/>\n<br \/>In questo quadro , un governo in condizioni disperate ha due soli punti d&#8217;appoggio. Il primo &egrave; la finanza europea e la crisi europea: tutti i governi europei sorreggono Papandreu cos&igrave; come i creditori sorreggono i propri esattori e gabellieri. Il secondo &egrave; l&#8217;opportunismo dei gruppi dirigenti della sinistra greca: che di fronte alla pi&ugrave; grave crisi del Paese, sono del tutto incapaci anche solo di perseguire una via d&#8217;uscita indipendente.<br \/>\n<br \/>E questo &egrave; il vero punto cruciale.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>L&#8217;ASCESA DEL MOVIMENTO DI MASSA DEI LAVORATORI E DELLA GIOVENTU&#8217;<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>La classe lavoratrice e le masse popolari greche non hanno subito passivamente la propria spoliazione. L&#8217;ultimo anno e mezzo ha registrato una forte ascesa delle lotte di massa, prevalentemente concentrate nel settore pubblico e nei servizi. In particolare una nuova generazione di lavoratori, di studenti, di precari, di disoccupati (la disoccupazione &egrave; ormai al 15%) ha invaso lo scenario sociale e politico, col ricorso ripetuto all&#8217;azione diretta e radicale, contro il governo e il padronato, in una dinamica di scontro diffuso con lo Stato e il suo apparato repressivo. Si sono moltiplicate in tutta la Grecia- a partire da Atene- esperienze di assemblee popolari, occupazioni di uffici pubblici, &nbsp;comitati di lotta a difesa di posti di lavoro e servizi minacciati. La piazza del Parlamento greco &egrave; diventata il luogo principe delle manifestazioni di rabbia contro &ldquo;ladri e corrotti&rdquo;. L&#8217;irruzione sulla scena del movimento giovanile degli &ldquo;indignati&rdquo; e il suo assedio del Parlamento, su richiamo dell&#8217;esperienza spagnola, assume nel contesto greco un peso maggiore che in Spagna. La parola d&#8217;ordine&rdquo; Pane, sapere, libert&agrave;&rdquo;- che fu la bandiera della sollevazione popolare contro la dittatura dei colonnelli greci nel 1973- &egrave; significativamente rieccheggiata in piazza Syntagma sulla bocca di decine di migliaia di giovani. Non a caso la questione dell&#8217;&rdquo;ordine pubblico&rdquo; in Grecia , di come preservarlo (o restaurarlo), &egrave; in cima alle preoccupazioni borghesi, non solo ad Atene. Il rischio di &ldquo;contagio&rdquo; in Europa del &ldquo;radicalismo greco&rdquo; &egrave; oggetto di dibattito pubblico nei circoli dominanti del vecchio continente. Tanto pi&ugrave; a fronte delle ulteriori terapie d&#8217;urto commissionate contro il popolo greco.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>IL RUOLO CONSERVATORE DELLE DIREZIONI POLITICHE E SINDACALI<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Ma proprio questo scenario di potenzialit&agrave; dirompenti misura il ruolo conservatore degli apparati dirigenti del movimento operaio greco.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Il Pasok, primo gestore della politica di aggressione sociale, &egrave; ovviamente nel mirino della protesta popolare. Ma proprio per questo ha cercato e cerca di usare i propri canali sindacali o la propria influenza nei sindacati per &ldquo;rappresentare&rdquo; parte della protesta, addomesticarla, e quindi incanalarla su un binario morto: quello della &ldquo;pressione&rdquo; sul governo..del Pasok, secondo un abile gioco delle parti, tipico della socialdemocrazia. Gli scioperi promossi dal sindacato GSEE, a forte influenza socialista, hanno svolto esattamente questo ruolo: fornire alle masse un canale di sfogatoio, far defluire la rabbia, &nbsp;disinnescare ogni rischio di esplosione concentrata di massa. Cercando cos&igrave; di salvare il governo Papandreu e il capitalismo greco. La recente integrazione nel governo di un dirigente socialista &ldquo;di sinistra&rdquo; (Venizelos), critico di Papandreu, vuole coprire il governo a sinistra sul versante sindacale, per meglio consentire la nuova mazzata antipopolare.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>A sinistra del Pasok, l&#8217;aggregazione Syriza- riferimento greco del PRC e della Sinistra Europea- svolge un ruolo di &ldquo;socialdemocrazia di sinistra&rdquo; &nbsp;in rapporto ai &ldquo;movimenti&rdquo;, in particolare giovanili. Il governo l&#8217;ha definito &ldquo;un partito di bulli e di teppisti&rdquo;( Panglos, vicepresidente del governo). In realt&agrave; si tratta della riedizione greca del bertinottismo italiano di 10 anni fa, stile Genova. La sua enfasi ideologica &ldquo;movimentista&rdquo; convive con una politica di contenimento e subordinazione delle spinte pi&ugrave; radicali dei movimenti stessi: &nbsp;teorizzando ad esempio il principio della &ldquo;non violenza&rdquo; di fronte alla violenza repressiva dello Stato, contro ogni pratica di autodifesa di massa. Ma soprattutto &egrave; chiarificatore il suo programma: un programma di &ldquo;ricontrattazione del debito pubblico greco&rdquo; con le istituzioni finanziarie europee; che significherebbe &ldquo;contrattare&rdquo; la rapina e spoliazione dei lavoratori e dei giovani greci con i loro strozzini. La parola d&#8217;ordine riformista e illusoria di un&#8217;&rdquo;Europa sociale e democratica&rdquo; in ambito capitalistico, appare cos&igrave; per quello che &egrave;: la subordinazione &ldquo;critica&rdquo; ma rassegnata al capitalismo europeo, alla sua Unione, alla sua crisi, alle sue controriforme sociali.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>In forme diverse, la politica del KKE ( Partito Comunista greco) e del suo sindacato ( PAME) svolge un ruolo complementare. Chi ha illusioni nello stalinismo greco (anche in Italia) &egrave; bene apra gli occhi.<br \/>\n<br \/>Il KKE contesta apertamente e con un linguaggio radicale la politica di Papandreu, cos&igrave; come &nbsp;denuncia con parole vibranti la &nbsp;&ldquo;rapina&rdquo; della U.E. Il suo &ldquo;anticapitalismo&rdquo; ideologico &egrave; a prova di bomba. Ma la sua linea d&#8217;azione &nbsp;concorre a disarmare il movimento reale delle masse: da un lato la moltiplicazione di scioperi generali una tantum, scaglionati nel tempo, in contrapposizione ad ogni proposta di sciopero generale prolungato; dall&#8217;altro una linea costantemente separatista e autocentrata nelle manifestazioni di massa e nelle azioni di lotta ( manifestazioni di partito\/ sindacato fiancheggiatore sempre distinte e distanti dalle manifestazioni e azioni degli altri soggetti) in una logica di contrapposizione al fronte unico di classe. Infine il costante ricorso al pi&ugrave; vergognoso armamentario stalinista contro il radicalismo di lotta della giovent&ugrave; ribelle: definita e denunciata come massa di provocatori prezzolati, e pi&ugrave; volte aggredita dai propri servizi d&#8217;ordine di partito, col pubblico plauso del Pasok e del governo.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Certo, il KKE ha beneficiato elettoralmente della crisi del Pasok e della sua politica governativa. Ma il suo programma si riduce all&#8217;uscita del capitalismo greco dalla U.E in una logica di riforma dell&#8217;economia nazionale. Il fine ultimo del KKE, al di l&agrave; dei proclami, &egrave; &nbsp;l&#8217; autoconservazione del proprio apparato e ruolo politico dentro le istituzioni dello stato borghese. Contro ogni reale prospettiva rivoluzionaria.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>A sinistra della socialdemocrazia e dello stalinismo &egrave; presente una eterogenea aggregazione centrista ( Antarsia), divisa al suo interno tra diverse opzioni programmatiche ( contrattazione del debito o suo annullamento?) e politiche ( &ldquo;partito o movimento&rdquo;?).E&#8217; la cosiddetta &ldquo;unit&agrave; dei comunisti&rdquo; in salsa greca: un cartello elettorale, una commedia politica degli equivoci senza futuro. Il cui ruolo nelle lotte &egrave; sicuramente &ldquo;antagonista&rdquo;, ma fuori da ogni prospettiva strategica di alternativa di potere.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>LA PROPOSTA ALTERNATIVA DEL EEK: IL POTERE AI LAVORATORI, QUALE UNICA SOLUZIONE<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Nella sua piena autonomia politica, solo lo EEK- sezione greca del Coordinamento per la Rifondazione della 4&deg; Internazionale- sviluppa un intervento di massa &nbsp;e una proposta programmatica all&#8217;altezza della radicalit&agrave; della crisi greca.<br \/>\n<br \/>Il suo programma rivendica apertamente la rivoluzione sociale &nbsp;quale unica vera risposta alla crisi capitalista e alla sua rapina: solo un governo dei lavoratori che annulli il debito pubblico verso le banche creditrici, interne e internazionali, e &nbsp;nazionalizzi, sotto controllo dei lavoratori, l&#8217;intero sistema bancario, pu&ograve; salvare il popolo greco dalla rovina sociale; solo la prospettiva di un Europa socialista ( Stati Uniti Socialisti d&#8217;Europa) che liberi il vecchio continente dalla dittatura degli industriali e delle banche, pu&ograve; offrire un futuro diverso alle giovani generazioni europee.<br \/>\n<br \/>Questo &egrave; il programma che distingue EEK dal resto della sinistra greca. Ed &egrave; il programma che indirizza il suo intervento di massa: costruzione del pi&ugrave; ampio fronte unico di classe nel movimento di lotta dei lavoratori e dei giovani contro il settarismo burocratico del KKE; ma al tempo stesso proposta di sciopero generale prolungato, mirato a bloccare la Grecia e rovesciare il governo; sviluppo e unificazione dell&#8217;autorganizzazione operaia e popolare; incoraggiamento e organizzazione dell&#8217;autodifesa di massa contro l&#8217;apparato dello stato; rifiuto di ogni subordinazione al feticcio istituzionale di una &ldquo;democrazia&rdquo; borghese, sempre pi&ugrave; privata oltretutto di ogni parvenza di sovranit&agrave;. In ogni lotta parziale, in ogni piega del movimento, lo EEK pone la prospettiva del potere come questione decisiva: quale classe comanda in Grecia ( e in Europa), i lavoratori o i banchieri, la maggioranza della societ&agrave; o una minoranza dei capitalisti? Questo &egrave; il nodo che non si pu&ograve; n&eacute; rimuovere, n&eacute; archiviare. Sviluppare la coscienza dei lavoratori e dei giovani verso la comprensione di questa verit&agrave; &egrave; l&#8217;essenza della politica rivoluzionaria. In Grecia come in Italia.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Lo EEK &egrave; ancora un piccolo partito, che non pu&ograve; oggi esercitare una direzione alternativa del movimento di massa. Ma &egrave; un partito che registra una forte crescita tra i lavoratori e i giovani. Sviluppa una crescente visibilit&agrave; nell&#8217;azione di massa. Dispone di militanti e &nbsp;quadri sperimentati, con indubbio prestigio a sinistra. Non a caso &egrave; stato pi&ugrave; volte nel mirino della repressione governativa e poliziesca, subendo isteriche campagne intimidatrici da parte dei giornali del Pasok e della destra. Ci&ograve; che vi &egrave; di pi&ugrave; coraggioso e generoso nel movimento operaio greco si concentra in questo piccolo partito rivoluzionario. Il cui sviluppo misurer&agrave;, in ultima analisi, fortune e prospettive storiche della rivoluzione greca, al di l&agrave; della dinamica contingente degli avvenimenti attuali.<br \/>\n<br \/>&nbsp;<br \/>\n<br \/>Di certo, il PCL d&agrave; e dar&agrave; ai propri compagni greci tutto il sostegno e la solidariet&agrave; di cui sar&agrave; capace. &nbsp;Sulla base di un comune programma e di una comune politica.<\/p>\n<p>Marco Ferrando<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; La Grecia &egrave; l&#8217;epicentro della crisi economica e politica europea. 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