{"id":64292,"date":"2013-03-29T00:00:00","date_gmt":"2013-03-29T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/03\/29\/statua-di-ancona-sulla-violenza-sulle-donne-la-donna-violata-due-volte\/"},"modified":"2013-03-29T00:00:00","modified_gmt":"2013-03-29T00:00:00","slug":"statua-di-ancona-sulla-violenza-sulle-donne-la-donna-violata-due-volte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/03\/29\/statua-di-ancona-sulla-violenza-sulle-donne-la-donna-violata-due-volte\/","title":{"rendered":"Statua di Ancona sulla violenza sulle donne: la donna violata&#8230;due volte"},"content":{"rendered":"<p>Sabato 23 marzo &egrave; stata inaugurata ad Ancona una statua emblema sulla violenza delle donne. Nonostante i buoni propositi da cui &egrave; partita l&rsquo;idea, la statua ripropone gli stereotipi che affliggono il corpo e la figura femminile. Probabilmente non hanno comunicato all&rsquo;artista che il motivo dell&rsquo;opera era &ldquo;violenza di genere&rdquo; e non &ldquo;calendario Pirelli&rdquo; e non stupisce certamente alle donne sapere che questa espressione artistica sia stata creata da un uomo. A testimonianza di ci&ograve; si nota come la donna &ldquo;Violata&rdquo; sia stata appositamente resa con un profilo perfetto, diversamente dalle precedenti opere dell&rsquo;autore, in particolare la &ldquo;donna con borsa&rdquo; da cui &egrave; stata tratta l&rsquo;opera in questione, che presentava lo stesso identico modello ma con forme molto pi&ugrave; imperfette ed &ldquo;umane&rdquo;, che ricordavano molto di pi&ugrave; una donna reale,piuttosto della pin-up di Ancona.<\/p>\n<p>Il corpo, rigorosamente alto e longilineo, con una siluette invidiabile ad una top model e i seni, chiaramente appena rifatti, suggerisce che la realizzazione finale dell&rsquo;opera si sia discostata fortemente dall&rsquo;iniziale idea per cui &egrave; stata commissariata.<\/p>\n<p>Altro stereotipo da film americano &egrave; la borsetta da passeggio che la donna violata porta con se, che suggerisce una violenza avvenuta all&rsquo;esterno, a seguito di un incontro accidentale con uno sconosciuto: sappiamo benissimo invece che la maggior parte degli stupri avviene proprio dentro le mura domestiche e per opera di uomini conosciuti dalla vittima o pi&ugrave; spesso dai suoi stessi familiari.  &Egrave; paradossale il fatto che una statua, che dovrebbe porsi come simbolo della violenza di genere, sia la riproduzione, in realt&agrave;, di un&rsquo;immagine maschilista che con grande sforzo, da tempo, le donne tentano di combattere. La violenza di genere &egrave; una violenza perpetuata sulle donne proprio in quanto categoria storicamente, culturalmente e socialmente resa ostaggio dalla dominazione maschile nella societ&agrave;; una violenza che ricorre alla sottomissione sociale, economica, lavorativa della donna, che si nutre del  controllo sul corpo femminile e che propone un&rsquo;immagine di donna vincente solo grazie al suo aspetto fisico e che deve avere come unico scopo il piacere dell&rsquo;uomo. Non &egrave; il nudo della statua ad essere percepito come offesa, n&eacute; viene dubitata la presunta artisticit&agrave; della scultura: ad essere criticata &egrave; la scelta, profondamente legata a canoni sessisti, utilizzata per simboleggiare il sopruso di genere. &Egrave; semplice finanziare una statua contro la violenza sulle donne, meno facile promuovere misure efficaci che creino concretamente supporti e contrastino l&rsquo;esclusione e la subordinazione femminile. Secondo un&rsquo;ultima ricerca sono 117 i centri antiviolenza in Italia, di cui 93 gestiti da Associazioni di donne e, di questi, solo 56 hanno case di ospitalit&agrave;; a fronte di un 46 % di donne vittime di abusi e maltrattamenti.  La maggior parte delle Associazioni &egrave; autofinanziata (in minima parte) e  si sostiene con fondi comunali, regionali, europei che vengono continuamente interrotti o tagliati. Il sostegno alle donne, quindi, passa attraverso il privato sociale e non attraverso un&rsquo;azione diretta dello Stato. Lo stesso Stato che erige statue alle donne per poi praticare drastici tagli alla spesa sociale e assistenziale, per privilegiare il finanziamento della banda del 5 %, delle spese militari,  per sostenere la chiesa cattolica che da secoli impone la sudditanza femminile e ostacola la piena autonomia decisionale e di autogestione  della donna, che mette continuamente in discussione la legge 194, ostacola la pillola abortiva e pratica un continuo controllo sul corpo e l&rsquo;identit&agrave; femminile. La violenza di genere &egrave; frutto di un&rsquo;oppressione economica e culturale, che provoca una continua mercificazione e mortificazione del corpo femminile, voluta dal capitalismo per mantenere il  proprio assetto di potere e di controllo. La battaglia per i diritti e l&rsquo;autodeterminazione delle donne, di conseguenza, passa unicamente attraverso la lotta di classe. Solo una prospettiva rivoluzionaria che porta al rovesciamento dell&rsquo;attuale assetto politico pu&ograve; condurre ad una liberazione dalle forme di sfruttamento delle lavoratrici e, quindi, delle donne.<\/p>\n<p>Marianna Leone &#8211; Pcl Ancona<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sabato 23 marzo &egrave; stata inaugurata ad Ancona una statua emblema sulla violenza delle donne. 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