{"id":64293,"date":"2013-03-30T00:00:00","date_gmt":"2013-03-30T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/03\/30\/il-sistema-universitario-ai-tempi-della-crisi\/"},"modified":"2013-03-30T00:00:00","modified_gmt":"2013-03-30T00:00:00","slug":"il-sistema-universitario-ai-tempi-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/03\/30\/il-sistema-universitario-ai-tempi-della-crisi\/","title":{"rendered":"IL SISTEMA UNIVERSITARIO AI TEMPI DELLA CRISI:"},"content":{"rendered":"<p>Conseguenza immediata delle violenta crisi capitalistica &egrave; il ridimenzionamento delle spese sociali, che fa coppia con selvaggi processi di privatizzazione. Tra le vittime c&#8217;&egrave; il sistema scolastico, e in particolar modo quello universitario.<\/p>\n<p>IL SISTEMA UNIVERSITARIO AI TEMPI DELLA CRISI:<\/p>\n<p>Tra l&#8217;illusione della meritocrazia e la nascita del nuovo proletariato<\/p>\n<p>Conseguenza immediata delle violenta crisi capitalistica &egrave; il ridimenzionamento delle spese sociali, che fa coppia con selvaggi processi di privatizzazione. Tra le vittime c&#8217;&egrave; il sistema scolastico, e in particolar modo quello universitario. &Egrave; noto che attraverso la scuola, la classe borghese tende a riprodurre e a legittimare quelle disuguaglianze sociali che sono strutturali all&#8217;economia di mercato: questo si manifesta pi&ugrave; spudoratamente nei periodi di crisi. Ma la sottrazione di un diritto fondamentale come l&#8217;istruzione non pu&ograve; avvenire senza che le classi subalterne si accorgano della detrazione in atto (in fondo anche l&#8217;operaio vuole il figlio dottore!), per questo si &egrave; pensato bene di celare questo processo dietro un nuovo principio sbandierato a destra e a manca dalla societ&agrave; e dalla politica borghese: la meritocrazia! Parola che ricorre frequentemente sulla bocca dei promotori della nuova riforma scolastica: quella riforma Gelmini che prevede l&#8217;ingresso delle Fondazioni nelle universit&agrave;.<\/p>\n<p>Da lungo tempo &egrave; in atto un piano di privatizzazione del sistema scolastico, la crisi economica ha velocizzato il processo. La riforma Gelmini, oltre ad aver sancito l&#8217;ingresso del privato nei CdA universitari, ha suddiviso le universit&agrave; italiane in classi, come gli elettrodomestici: A, B, C. Ogni universit&agrave; verr&agrave; giudicata in base alla qualit&agrave; della ricerca, e quelle a cui verr&agrave; assegnata la classe A saranno le pi&ugrave; prestigiose ma sopratutto (contrariamente ai frigoriferi) saranno quelle che consumeranno di pi&ugrave;, perch&eacute; a loro spetteranno pi&ugrave; fondi pubblici. Gi&agrave; ora &egrave; in atto questa suddivisione; inutile far notare che questa ripartizione corrisponde sempre alla qualit&agrave; e al merito solo in un mondo privo di clientelismi accademici (quindi da nessuna parte). Ma pur ipotizzando un mondo di onesti lo scenario non sarebbe rassicurante: da una parte la privatizzazione e dall&#8217;altra la diminuzione del gettito statale nelle casse delle universit&agrave; provocherebbero un aumento delle tasse e una diminuzione delle borse di studio. Si instaura cos&igrave; un meccanismo di concorrenza spietata tra gli studenti della classe medio-bassa per l&#8217;acceso alle borse nelle universit&agrave; pi&ugrave; prestigiose, e chi non entra, non potendo permettersi l&#8217;universit&agrave; di classe A, &egrave; costretto a ripiegare sulle universit&agrave; di classe B e C. Ovviamente i laureati nelle universit&agrave; di classe A avranno pi&ugrave; possibilit&agrave; di trovare lavori adatti ai propri studi, mentre i declassati dovranno adattarsi a trovare quel che capita1. Si garantisce cos&igrave; una prosecuzione della suddivisione dei ruoli sociali: il figlio del padrone continuer&agrave; ad occupare i posti di potere, perch&eacute; si pu&ograve; permettere di pagare la retta della migliore universit&agrave; italiana e il figlio dell&#8217;artigiano o dell&#8217;operaio, se non ottiene la borsa di studio, nel migliore dei casi, finir&agrave; per fare l&#8217;artigiano o l&#8217;operaio, ma laureato!<\/p>\n<p>Venuto meno il mito della laurea come lasciapassare per un futuro di stabilit&agrave; economica, le stesse famiglie rinunciano a investire nella formazione superiore dei propri figli: il CUN (Consiglio Universitario Nazionale) ha gi&agrave; registrato una diminuzione del 17% degli iscritti negli ultimi 7 anni, una percentuale -inutile a dirlo- appartenente alle classi meno abbienti2.<\/p>\n<p>Ma non &egrave; tutto, bisogna considerare le scuole di specializzazione post-laurea, i tirocini necessari per le abilitazioni e l&#8217;iscrizione all&#8217;albo professionale: oltre alla difficolt&agrave; di accesso, prevedono un costo piuttosto considerevole, sopratutto per uno studente neolaureato che dopo 5 anni di universit&agrave; si trova a dover sostenere nuove e ingenti spese per la sua formazione, tutte prive di agevolazioni e borse di studio.<\/p>\n<p>Ci si potrebbe consolare pensando che l&#8217;ingresso delle Fondazioni nelle universit&agrave; pu&ograve; portare a un miglioramento della ricerca italiana: ma vogliamo illuderci a tal punto da non considerare che l&#8217;unica ricerca portata avanti dal capitale privato &egrave; quella del profitto? Non parliamo di fantascienza tutto questo gi&agrave; accade negli Usa: migliaia di menti giovani usate per migliorare i profitti delle grandi multinazionali. Purtroppo i nostri laureati si sognano anche il posto di lavoro nelle grandi aziende&#8230; si sognano il posto e basta!<\/p>\n<p>I dati del XV Rapporto AlmaLaurea parlano chiaro3: il tasso di disoccupazione tra i laureati &egrave; salito al 23% per le lauree di I livello e al 21% per quelle specialistiche e a ciclo unico, rispettivamente del 12% e 10% in pi&ugrave; nell&#8217;arco degli ultimi 5 anni. Altrettanto sconvolgenti sono i dati della retribuzione media: 1.049 euro per i laureati di I livello, 1.059 per quelli specialistici e 1.024 per i laureati a ciclo unico. Dunque non c&#8217;&egrave; nulla da stupirsi se, stando al XVIII rapporto Ismu4, il tasso di emigrazione &egrave; aumentato del 9%: per la prima volta in Italia il numero degli emigranti supera quello degli immigrati.<\/p>\n<p>Non si tratta solo di numeri, ma di giovani laureati che si adattano a ogni tipo di lavoro e firmano ogni tipo di contratto (quando non lavorano in nero). La spiegazione che il sistema d&agrave; loro &egrave; che la preparazione non coincide con le richieste del mercato; cos&igrave; si spostano, si reinventano, si adattano. Questa loro malleabilit&agrave;, la loro flessibilit&agrave; &egrave; linfa vitale del capitale: una generazione di sfruttati, cresciuti nella precariet&agrave;, che non ha mai conosciuto il concetto di posto fisso, che non pu&ograve; contare su sindacati forti, che non ha spazi di aggregazione sociale al di fuori del web.<\/p>\n<p>Sono loro il nuovo proletariato, ma che con la vecchia classe proletaria ha in comune solo la posizione di subalternit&agrave;: non sono uniti, perch&eacute; non hanno uno spazio in cui farlo; vittime della diaspora del precariato, ognuno corre dietro al proprio destino senza riuscire a vedere che accanto ha migliaia di coetanei presi dallo stesso affanno; non hanno una casa, non hanno un lavoro e non hanno nemmeno la prole, perch&eacute; anche un figlio &egrave; un lusso che non si possono permettere! In loro c&#8217;&egrave; una carica rivoluzionaria che non riesce ad organizzarsi: compito dell&#8217;avanguardia comunista &egrave; creare spazi in cui condensare questa carica e farla esplodere contro il sistema capitalista.<\/p>\n<p>Bisogna trasformare questi orfani del sistema in classe rivoluzionaria, perch&eacute; solo l&#8217;abbattimento del sistema capitalistico pu&ograve; creare una societ&agrave; veramente meritocratica nella quale i criteri di merito non vengano decisi dall&#8217;alto ma dalla collettivit&agrave;, una societ&agrave; veramente libera ed egualitaria nella quale ognuno possa contribuire in base alle proprie possibilit&agrave; e prendere in base alle proprie necessit&agrave;.<\/p>\n<p>1&laquo;le scuole private fioriscono, mentre l&#8217;opera statale decade: si forma cos&igrave; un&#8217;aristocrazia della cultura in un deserto popolare, il distacco tra classe colta e popolo aumenta.&raquo; Gramsci, Quaderni del carcere.<\/p>\n<p>2http:\/\/www.repubblica.it\/scuola\/2013\/02\/04\/news\/chi_non_si_iscrive_alle_universit-51954498\/ . A evidenziare gli intenti classisti delle ultime riforme anche il numero chiuso nelle scuole secondarie: http:\/\/collettivostudentescorivoluzionario.blogspot.it\/2013\/03\/selezione-di-merito-e-selezione-di.html<\/p>\n<p>3https:\/\/www.almalaurea.it\/sites\/almalaurea.it\/files\/docs\/universita\/occupazione\/occupazione11\/sintesi_andrea_cammelli.pdf<\/p>\n<p>4http:\/\/www.ismu.org\/index.php?page=132#<\/p>\n<p>Martina Mancinelli (PCLABRUZZO)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Conseguenza immediata delle violenta crisi capitalistica &egrave; il ridimenzionamento delle spese sociali, che fa coppia con selvaggi processi di privatizzazione. 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