{"id":64412,"date":"2013-06-15T00:00:00","date_gmt":"2013-06-15T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/06\/15\/violenza-di-genere-riforme-o-rivoluzione\/"},"modified":"2013-06-15T00:00:00","modified_gmt":"2013-06-15T00:00:00","slug":"violenza-di-genere-riforme-o-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/06\/15\/violenza-di-genere-riforme-o-rivoluzione\/","title":{"rendered":"Violenza di genere: riforme o rivoluzione?"},"content":{"rendered":"<p>Il 10 giugno il Ministro degli Interni Angelino Alfano ha nominato Isabella Rauti consigliera per le politiche di contrasto della violenza di genere e del femminicidio, ed ha dichiarato di aver compiuto questa scelta in base al curriculum che la ex collaboratrice dell&#8217;ex Ministra alle Pari Opportunit&agrave; Mara Carfagna pu&ograve; vantare. A parlare pi&ugrave; efficacemente di qualsiasi curriculum sono le sue posizioni politiche circa la libert&agrave; delle donne nella gestione del proprio corpo. Isabella Rauti ha infatti sostenuto la Marcia per la vita del 12 maggio 2013; &egrave; la seconda firmataria della legge Tarzia, legge per la riforma dei consultori, in funzione contraria alla RU486; si &egrave; dichiarata &ldquo;assolutamente favorevole&rdquo; a che nello Statuto regionale si scriva che la Regione intende tutelare e promuovere il diritto alla vita di ogni essere umano fin dal concepimento; ed infine si &egrave; dichiarata perplessa circa l&#8217;applicazione della gi&agrave; obiettatissima legge 194 perch&eacute; sarebbe stata messa in pratica soprattutto in materia d&#8217;aborto, piuttosto che nella parte in cui tratta di concepimento e maternit&agrave;. Le sue posizioni non sembrano essere in contraddizione con la carica per la quale &egrave; stata eletta, e questo la dice gi&agrave; lunga su come lo Stato borghese si stia servendo della lotta al femminicidio: inscritta nella battaglia istituzionale, si va via via configurando, da lotta alla violenza di genere quale era, a battaglia per la creazione di una &#8220;task force interministeriale che metta a sistema le politiche di contrasto e di prevenzione e che permetta di elaborare un piano complessivo efficace&#8221;, come ha auspicato la Rauti stessa, in piena sintonia con la fagocitazione in atto delle lotte femministe in quell&#8217;apparato istituzionale che tutto vuole mediare. Insomma, &egrave; chiaro che la nomina della Rauti e la carica stessa che rappresenta siano una versione aggiornata e pi&ugrave; politically correct del securitarismo che la citt&agrave; di Roma ha sperimentato con l&#8217;ex sindaco Alemanno per cinque anni. <\/p>\n<p>La domanda che comunque occorre farsi &egrave; se lo Stato borghese possa essere in grado di arginare in qualunque modo la violenza di genere, o meglio, se gli strumenti che mette a disposizione siano quelli adeguati, e quindi che tipo di lotta occorre condurre perch&eacute; i diritti e gli interessi delle donne siano sempre tutelati.<br \/>\n<br \/>Consultori, centri-antiviolenza, rifugi per donne maltrattate e per i loro figli sono tra i primi enti ad essere colpiti dai tagli che lo Stato opera, in tempi come questi, di crisi economica (come fa con tutto il pubblico), ma il dato significativo &egrave; che per ovviare alla mancata elargizione di fondi statali ci si rivolge agli istituti confessionali: gli enti, se non scompaiono, cambiano radicalmente nella sostanza, perch&eacute; da laici si trasformano in cattolici, diventano un affare non pi&ugrave; dello Stato, ma una questione che rientra nel vasto mondo del volontariato cattolico; da qui la facilit&agrave; con cui il tema dell&#8217;aborto si &egrave; trasformato in discorso esclusivamente etico che legittima e spiana la strada alla presenza di obiettori di coscienza su tutto il territorio nazionale. Lo Stato, insomma, se ne lava le mani appena pu&ograve;, anche se apparentemente la carica della Rauti vorrebbe dimostrare il contrario. Ma &egrave; solo una mossa politica di facciata: le Istituzioni borghesi si stanno servendo delle donne di destra, centro e sinistra, moralisticamente distinte dalla corte di veline ed escort che circondava l&#8217;ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per far passare il messaggio che non ci si pu&ograve; pi&ugrave; lamentare del sessismo in Italia perch&eacute; abbiamo finalmente &ldquo;le donne&rdquo; (di quale classe sociale, per&ograve;, non se lo chiede quasi nessuno) alla Camera, al Senato e nelle giunte regionali, provinciali e comunali.<\/p>\n<p>Per una reale prevenzione della violenza domestica e della violenza di genere occorrerebbe infatti ben altro: n&eacute; cariche politiche (nemmeno ricoperte da donne), n&eacute; task force interministeriali metteranno fine a tutte le concause che contribuiscono ai femminicidi che avvengono ogni giorno in Italia, semplicemente perch&eacute; le cause stesse che sfociano poi nell&#8217;assassinio (ultimo atto di una serie di violenze) sono create dallo Stato borghese in persona.<br \/>\n<br \/>Per mettere fine alla violenza di genere occorre allontanare qualsiasi forma di associazionismo religioso da discorsi che riguardano la vita e la salute delle donne; occorre destinare i fondi necessari a tutti quei consultori, centri-antiviolenza e rifugi ora chiusi per i tagli al sociale, soldi che la crisi economica, strutturale al capitalismo, non permette di poter spendere; occorre che le donne siano economicamente indipendenti dalla famiglia, ma non attraverso quel reddito di cittadinanza che di nuovo le renderebbe succubi dello Stato sociale che, com&#8217;&egrave; stato ampiamente dimostrato, &egrave; smantellabile in qualsiasi momento in effetto di una crisi del capitalismo, quanto piuttosto da un lavoro sicuro. Ma nessun governo di riforme, nemmeno quello pi&ugrave;  &#8220;illuminato&#8221; o radicale, pu&ograve; permettersi di recidere i tentacoli con cui la Chiesa cattolica soffoca gli enti statali, n&eacute; coprire le spese necessarie che servono alle strutture pubbliche, n&eacute; tantomeno garantire quell&#8217;indipendenza economica che renderebbe le donne non ricattabili e sicure del proprio ruolo nella societ&agrave;. La violenza sulle donne &egrave; quindi strutturale al tipo di Stato in cui viviamo ed al mantenimento in vita del capitalismo stesso: senza di essa, non potrebbero sopravvivere. Nessuna riforma e nessun ministero possono davvero estirpare alla radice la violenza sulle donne dalla societ&agrave; in cui viviamo, perch&eacute; lo Stato si nutre del nostro essere, sostanzialmente, soggetti ricattabili.<\/p>\n<p>La questione va dunque prendendo questa forma: o si lotta genericamente contro la violenza sulle donne, o contro quella dello Stato e del capitalismo, dato che proprio nel loro usarle come pezze da apporre alle loro mancanze, danno delle donne l&#8217;immagine di soggetti sempre e comunque disponibili per la famiglia, lo Stato e il capitale. Sembra chiaro che il tipo di lotta da condurre perch&eacute; i diritti delle donne siano sempre tutelati non possa mirare, per essere efficace, alla difesa di una legge o alla creazione di altre leggi, perch&eacute; lo Stato borghese non &egrave; in grado, con i suoi strumenti legislativi, di difendere nessuno se non quelle classi sociali di cui protegge gli interessi.<br \/>\n<br \/>Sembra chiaro che l&#8217;unica lotta &egrave; quella che strategicamente si ponga come obiettivo il rovesciamento di quello stesso sistema che causa violenza, ossia quello capitalista, e dell&#8217;abbattimento dello Stato borghese.<br \/>\n<br \/>Ma come coniugare, quindi, una lotta che sia di classe e di genere?<br \/>\n<br \/>Come analizza molto bene Andrea D&#8217;Atri, nella lotta contro la violenza sulle donne rischiamo, da una parte, nel momento in cui lottiamo, di essere incorporate &#8220;dallo Stato e dalle sue istituzioni per fare riforme dall&#8217;interno&#8221; come &egrave; accaduto ai femminismi &#8220;partitici&#8221; liberali e riformisti; e dall&#8217;altra, di concentrarsi &#8220;sull&#8217;affermazione e sulla rivendicazione di un&#8217;emancipazione autonoma con il rischio di volgere le spalle alle lotte sociali e alla lotta di classe&#8221;, come &egrave; successo al femminismo &#8220;movimentista&#8221; della differenza. Ma &egrave; una falsa alternativa: in entrambi i casi l&#8217;obiettivo tattico-strategico non &egrave; mai quello di rovesciare il sistema che &egrave; causa della violenza sulle donne. L&#8217;alternativa reale, che non si ponga come possibile solo in un discorso di separazione delle lotte, &egrave; quella di &#8220;un femminismo socialista che aspetta ancora di venire alla luce&#8221;, lontano da quel marxismo che si identifica nel Socialismo reale e nelle esperienze staliniste e neostaliniste.<br \/>\n<br \/>Di questo femminismo socialista che ancora deve nascere bisogna parlarne a lungo, e non &egrave; mia intenzione quella di farlo in questo testo. Quello che occorre, comunque, per combattere davvero la violenza sulle donne, &egrave; capire che non &egrave; possibile farlo nella cornice dello Stato borghese e capitalista, ma farlo sapendo che l&#8217;unico modo per estirparla alla radice &egrave; lottare per un nuovo sistema, costruirne uno in cui si possa pensare una nuova idea di famiglia e di societ&agrave;, in cui non ci sia pi&ugrave; spazio per la violenza sulle donne.<\/p>\n<p>NV<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 10 giugno il Ministro degli Interni Angelino Alfano ha nominato Isabella Rauti consigliera per le politiche di contrasto della violenza di genere e del&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-64412","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64412","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64412"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64412\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64412"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64412"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64412"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}