{"id":64442,"date":"2013-07-04T00:00:00","date_gmt":"2013-07-04T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/07\/04\/la-crisi-rivoluzionaria-in-egitto-la-lezione-degli-avvenimenti\/"},"modified":"2013-07-04T00:00:00","modified_gmt":"2013-07-04T00:00:00","slug":"la-crisi-rivoluzionaria-in-egitto-la-lezione-degli-avvenimenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2013\/07\/04\/la-crisi-rivoluzionaria-in-egitto-la-lezione-degli-avvenimenti\/","title":{"rendered":"LA CRISI RIVOLUZIONARIA IN EGITTO.\n<br>LA LEZIONE DEGLI AVVENIMENTI."},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2384_egitto_luglio.jpg\" alt=\"2384_egitto_luglio.jpg\" \/><\/p>\n<p>La destituzione del presidente Morsi da parte dei generali egiziani, &egrave; al tempo stesso il sottoprodotto di una nuova ascesa rivoluzionaria del movimento di massa in Egitto e il tentativo di spezzarla da parte dell&#8217;esercito. Con una operazione classicamente bonapartista, l&#8217;esercito si &egrave; elevato al di sopra delle parti in lotta per cercare di recuperare il controllo della situazione. Dentro un quadro sociale e politico che resta altamente instabile ed esposto a nuove precipitazioni e rotture.<\/p>\n<p>SMENTITI I PROFETI DELLA &ldquo;STABILITA&#8217;&rdquo;<\/p>\n<p>La nuova crisi egiziana smentisce ancora una volta i profeti della &ldquo;stabilit&agrave;&rdquo;. Molti commentatori politici italiani &#8211; spesso orfani del compianto Mubarak, e ancora increduli della sollevazione popolare che l&#8217;aveva rovesciato- si erano affrettati a prevedere uno stabile regime islamico in Egitto: chi, a &ldquo;sinistra&rdquo;, per denunciare l&#8217;&rdquo;inevitabile&rdquo; deriva di ogni rivoluzione o per negare retrospettivamente l&#8217;esistenza stessa di una rivoluzione egiziana ( &ldquo;in realt&agrave; un complotto americano&rdquo;); chi, dal versante liberale,  per augurarsi in ogni caso un quadro politico e istituzionale magari scomodo e imbarazzante, ma capace finalmente di sgomberare il campo dal &ldquo;radicalismo delle piazze&rdquo;, di ripristinare l&#8217;ordine pubblico, di garantire a Il Cairo la normalit&agrave; degli affari ( anche italiani).<\/p>\n<p>La realt&agrave; ha smentito queste fantasie o questi auspici.<br \/>\n<br \/>La Presidenza Morsi e il governo dei Fratelli non hanno passato un solo anno di vita. Una nuova imponente ascesa rivoluzionaria ne ha determinato la fine.<\/p>\n<p>LA CRISI SOCIALE EGIZIANA HA PRESENTATO IL CONTO AI FRATELLI<\/p>\n<p>I Fratelli Musulmani hanno pagato a caro prezzo la politica di islamizzazione strisciante, di sfida costituzionale, di arruffato clientelismo da &ldquo;parvenues&rdquo; che ha contrassegnato la Presidenza Morsi. Ma hanno pagato soprattutto la precipitazione della crisi sociale, dentro il quadro della crisi capitalistica. <\/p>\n<p>Negli ultimi due anni la crescita del PIL egiziano &egrave; passata dal 7% all&#8217;1%. Salari e stipendi sono stati falcidiati dalla svalutazione della sterlina egiziana e da un&#8217;inflazione a due cifre, con tre quarti dei lavoratori occupati che ricevono 3 euro al giorno, e una disoccupazione giovanile che ha sfondato il tetto record del 40%. 4500 fabbriche hanno chiuso nel solo ultimo anno, con autentici licenziamenti di massa. Il turismo-  che da solo impiega il 15% della forza lavoro egiziana- ha subito un autentico crollo, per effetto congiunto della crisi nazionale ed internazionale, abbattendo oltretutto la bilancia dei pagamenti.<\/p>\n<p>Il governo dei Fratelli ha cercato per un anno di legittimarsi agli occhi del capitale finanziario internazionale e dei governi capitalistici d&#8217;Occidente quale garante dei loro interessi in Egitto e loro interlocutore affidabile: col pagamento obbediente del debito estero, forti privatizzazioni, taglio delle spese sociali. Ma perci&ograve; stesso ha logorato larga parte del consenso di massa e dell&#8217;aspettativa sociale che aveva raccolto. Concorrendo alla precipitazione drammatica di una crisi sociale che alla fine gli ha presentato il conto: nella forma di una nuova rivoluzione.<\/p>\n<p>LA SECONDA MAREA DELLA RIVOLUZIONE<\/p>\n<p>L&#8217;ascesa di massa che ha minato la Presidenza Morsi &egrave; stata persino pi&ugrave; ampia di quella che aveva rovesciato Mubarak. <\/p>\n<p>La rivendicazione unificante &egrave; stata  direttamente politica: &ldquo; Via Morsi&rdquo;. Una rivendicazione che trascina con s&eacute; le pi&ugrave; elementari rivendicazioni democratiche e laiche di un vasto fronte di mobilitazione. <\/p>\n<p>Ma dietro le rivendicazioni politiche si raccolgono le domande sociali sospinte dalla crisi. La grande massa dei giovani disoccupati &egrave; stata ancora una volta al centro della scena quale forza trainante della sollevazione e architrave del suo principale movimento organizzatore ( &ldquo;Tamarod&rdquo;). E attorno ad essa sfilano le rivendicazioni degli operai dell&#8217;industria, dei dipendenti pubblici, della popolazione povera dei quartieri. Ed anche ampi settori di quelle stesse classi medie che avevano riposto fiducia nella Fratellanza ( da sempre molto forte nelle corporazioni professionali della piccola borghesia) e che oggi gridano al &ldquo;tradimento&rdquo; delle promesse.<\/p>\n<p>Il movimento operaio egiziano non &egrave; ad oggi la classe egemone della rivolta. Ma &egrave; ben presente in tutta la dinamica degli avvenimenti rivoluzionari degli ultimi due anni: nei grandi scioperi operai che diedero il colpo finale a Mubarak; nella curva ascendente degli scioperi dei lavoratori pubblici e privati che si sono confrontati prima col governo militare di Tantawi e poi con Morsi; infine nelle mobilitazione di massa di queste settimane. Le stesse leggi anti sciopero varate o minacciate in questi anni, nel settore pubblico e privato, hanno lo scopo di bloccare l&#8217;ascesa del movimento operaio egiziano. L&#8217;unica classe potenzialmente capace di unificare e guidare il blocco sociale della rivoluzione attorno ad una prospettiva politica indipendente. Una prospettiva oggi drammaticamente assente. E la cui assenza, come due anni fa, pesa in modo decisivo sull&#8217;intera dinamica politica egiziana.<\/p>\n<p>IL GOLPE BONAPARTISTA DEI MILITARI CONTRO LA RIVOLUZIONE EGIZIANA<\/p>\n<p>Il &ldquo;ritorno&rdquo; dei militari sulla scena irrompe esattamente nella contraddizione abnorme tra la forza del movimento di massa, l&#8217;arretratezza della sua coscienza, l&#8217;assenza di una sua direzione politica indipendente. E ha uno scopo preminente:  impedire una trascrescenza di classe ingovernabile della rivoluzione egiziana.<\/p>\n<p>L&#8217;Esercito &egrave; dal 1952 il bastione dello Stato egiziano. Il canale di selezione della classe dirigente ( Nasser, Sadat, Mubarak). Una straordinaria potenza economica: col controllo diretto del 40% dell&#8217;economia in tutti i suoi gangli fondamentali ( industria energetica, aziende agricole, distribuzione, strutture turistiche, propriet&agrave; immobiliare..). Una struttura di potere che dai tempi di Camp David &egrave; oliata dall&#8217;imperialismo USA sia militarmente che economicamente ( un miliardo e trecento milioni all&#8217;anno): in funzione di garanzia della potenza sionista d&#8217;Israele e dei patti con essa stipulati.<\/p>\n<p>Perci&ograve; stesso l&#8217;esercito &egrave; la guida naturale della controrivoluzione in Egitto. Naturalmente nel nome..della &ldquo;rivoluzione&rdquo;.<\/p>\n<p>Quando la prima marea rivoluzionaria mise Mubarak con le spalle al muro, la preoccupazione dei militari fu di scaricare l&#8217;amato Mubarak per salvare gli interessi dell&#8217;imperialismo e della borghesia egiziana ( quindi anche i propri). Si presentarono come i &ldquo;salvatori del popolo&rdquo;. E larga parte del popolo anti Mubarak applaud&igrave;. Ma il governo provvisorio militare del generale Tantawi gel&ograve; rapidamente ogni entusiasmo con le politiche sociali antipopolari, la protezione dei crimini e dei criminali del precedente regime, le misure liberticide in fatto di ordine pubblico. Il successo elettorale di Morsi e dei Fratelli Musulmani- di fatto assenti nella fase ascendente della rivoluzione ma abilissimi a capitalizzarne il riflusso e ad intestarsene la rappresentanza- fu anche l&#8217;effetto della reazione liberatoria di ampi settori di massa al governo dei militari.<\/p>\n<p>Un anno dopo, quando la seconda marea rivoluzionaria ha messo Morsi con le spalle al muro, la preoccupazione dei militari &egrave; stata quella di destituire Morsi per salvare ancora una volta l&#8217;ordine sociale ( e imperialista). Ancora una volta &ldquo;nel nome del popolo&rdquo; e della bandiera nazionale. In realt&agrave; per impedire che il folle tentativo di Morsi di sopravvivere al proprio fallimento potesse trascinare un ulteriore radicalizzazione della rivoluzione in direzione della guerra civile, portando la situazione a un punto di non ritorno. Per questo l&#8217;imperialismo USA, che aveva predisposto buone relazioni col governo islamico ( dopo essere stato privato di Mubarak), ha dato la benedizione alla liquidazione del suo secondo cavallo. Confermandosi come grande assistente politico dell&#8217;esercito egiziano. Ma trovandosi ad inseguire una dinamica medio orientale senza controllo, a conferma la crisi dell&#8217;egemonia USA nella regione ( e non solo).<\/p>\n<p>I LIBERALI E I &ldquo;DEMOCRATICI&rdquo; AVALLANO IL BONAPARTISMO MILITARE<\/p>\n<p>L&#8217;operazione bonapartista &egrave; tecnicamente riuscita, con l&#8217;aiuto decisivo del campo borghese liberale e nasseriano ( il Fronte di Salvezza Nazionale). <\/p>\n<p>I dirigenti dell&#8217;opposizione liberale e democratica- con in testa il ferrovecchio della diplomazia imperialista El Baradei- hanno usato la crisi dei Fratelli e la pressione sociale del movimento di massa per riconquistare un proprio spazio politico e una propria relazione con l&#8217;imperialismo. Sin dall&#8217;inizio la loro rivendicazione &egrave; stata quella di &ldquo;un governo di unit&agrave; nazionale&rdquo; che li rimettesse in gioco. Per questo, di fronte alla radicalizzazione di massa, sono giunti a richiedere, &ldquo;nel nome del popolo&rdquo;, l&#8217;intervento bonapartista dell&#8217;esercito. Con un abile gioco di specchi. Agli occhi dell&#8217;esercito si sono presentati come rappresentanti del popolo. Agli occhi del popolo si sono presentati come garanti democratici dell&#8217;esercito e del suo golpe. In realt&agrave; hanno contribuito alla legittimazione del golpe per contribuire a spezzare la dinamica rivoluzionaria del popolo. Dalla quale sono terrorizzati, come tutti i borghesi liberali o democratici, in ogni luogo e in ogni tempo.<\/p>\n<p>TUTTE LE CONTRADDIZIONI RESTANO APERTE. SUL FRONTE POLITICO E SOCIALE<\/p>\n<p>Ma un&#8217;operazione bonapartista tecnicamente riuscita, lo sar&agrave; anche politicamente?<\/p>\n<p>I militari vogliono riprendere il controllo della situazione, attraverso la ricostruzione di un equilibrio politico istituzionale oggi spezzato. Da qui il coinvolgimento nell&#8217;operazione dei vertici dell&#8217;Universit&agrave; islamica, della Chiesa Copta, e innanzitutto della magistratura. Da qui l&#8217;annunciata apertura di un nuovo &ldquo;processo di transizione&rdquo; istituzionale. Da qui il coinvolgimento dei gruppi dirigenti del Fronte di Salvezza Nazionale- che non chiedono altro- usati come ammortizzatori politici  sul versante di massa. &ldquo;Unit&agrave; nazionale&rdquo; &egrave; la parola d&#8217;ordine generale. Non sar&agrave; facile tradurla nei fatti.<\/p>\n<p>Sul terreno politico non sar&agrave; semplice archiviare i Fratelli Musulmani. Nonostante il crollo del loro governo, e il diffuso discredito accumulato nel corso dell&#8217;anno, i Fratelli restano una forza ampiamente radicata nella societ&agrave; egiziana, con le proprie organizzazioni popolari, le proprie strutture assistenziali, le proprie relazioni col vasto mondo delle campagne. Di pi&ugrave;: i Fratelli restano di gran lunga oggi la principale organizzazione politica di massa in Egitto, a fronte della fragilit&agrave; politica delle forze borghesi liberali. Da qui tante contraddizioni aperte. Pu&ograve; esservi un&#8217;unit&agrave; nazionale che tagli fuori i Fratelli? Oppure: i Fratelli musulmani accetteranno di farsi coinvolgere in un&#8217; unit&agrave; nazionale figlia di &ldquo;un golpe&rdquo;diretto contro di loro? &Eacute; possibile che si apra nelle loro fila una dinamica di crisi. Ma il suo esito potrebbe essere il rafforzamento del fronte salafita, con ricadute destabilizzanti proprio sull&#8217;unit&agrave; nazionale. Peraltro l&#8217;armamento strisciante delle milizie islamiche di &ldquo;autodifesa&rdquo; &egrave; gi&agrave; oggi un ostacolo pesante sul terreno della &ldquo;pacificazione&rdquo;. E viceversa: un tentativo di coinvolgimento dei Fratelli Musulmani nel nuovo equilibrio politico, come potrebbe essere accolto da un movimento di massa che si &egrave; sviluppato contro Morsi ed ha assaltato le sedi della Fratellanza? L&#8217;affidamento ai militari, alla coda di nazionalisti e liberali, &egrave; stato in funzione anti Morsi. Non sopravviverebbe facilmente ad una resurrezione degli odiati sconfitti per mano dei militari.<\/p>\n<p>Ma la difficolt&agrave; pi&ugrave; grande &egrave; sul terreno sociale.<br \/>\n<br \/>La borsa egiziana ha salutato positivamente l&#8217;intervento militare. Ma la crisi economica e sociale dell&#8217;Egitto ha una portata enorme. Il debito pubblico egiziano &egrave; passato in due anni da 33 miliardi a 45 miliardi. Il debito estero ne &egrave; componente essenziale. L&#8217;Egitto ha bisogno di nuovi &ldquo;aiuti&rdquo;  per 20 miliardi  al fine di evitare il default e garantire le banche estere. Ma non riesce a chiudere l&#8217;accordo su 4,5 miliardi di aiuto da parte del FMI, perch&egrave; il Fondo chiede come contropartita di garanzia l&#8217;eliminazione dei sussidi sull&#8217;energia e sui beni alimentari.  Una misura, gi&agrave; difficile prima, e tanto pi&ugrave; proibitiva di fronte alla nuova ascesa del movimento di massa: che pone tra le sue prime rivendicazioni sociali proprio la difesa dei sussidi. In un paese dove il 50% delle persone vive con 2 dollari al giorno, qualunque combinazione borghese di governo, anche eventualmente la pi&ugrave; larga ed ecumenica, sar&agrave; esposta come in passato al peso di contraddizioni sociali gigantesche. Che non si potranno risolvere con lo sventolio delle bandiere patriottiche. O con l&#8217;esibizione delle stellette.<\/p>\n<p>Pi&ugrave; in generale il colpo bonapartista e le soluzioni di governo dovranno fare i conti coi sentimenti di massa della rivoluzione e le sue aspettative di svolta.<br \/>\n<br \/>Le grandi masse popolari egiziane hanno scavalcato in un certo senso con la propria forza i limiti ( profondi) della propria coscienza. E&#8217; vero: in assenza di una direzione politica indipendente hanno applaudito una seconda volta all&#8217;intervento dei militari. Ma al tempo stesso sentono e vivono quanto sta avvenendo come una prova della propria forza. In due anni hanno di fatto rovesciato dal basso due governi apparentemente inespugnabili. Non sar&agrave; facile sgombrare la scena da questo sentimento. E al tempo stesso non sar&agrave; possibile per nessun governo borghese soddisfare le  rivendicazioni sociali fondamentali delle masse: perch&egrave; la crisi egiziana, nel quadro della crisi capitalista internazionale, non offre nessun reale margine di manovra alle classi dirigenti. Costrette a proseguire, in condizioni pi&ugrave; difficili, e dentro rapporti di forza deteriorati, le politiche di stretta sociale che hanno travolto i governi precedenti. Da qui il crinale di nuove possibili fratture sociali e crisi politiche.<\/p>\n<p>IL RUOLO CRUCIALE DELLA CLASSE OPERAIA<br \/>\n<br \/>L&#8217;IMPORTANZA DECISIVA DI UN PARTITO RIVOLUZIONARIO<\/p>\n<p>La crisi rivoluzionaria, nei suoi tratti oggettivi, resta dunque aperta in Egitto. Il suo esito ultimo dipender&agrave; dalla capacit&agrave; del movimento operaio egiziano di porsi alla testa dell&#8217;ebollizione sociale e di condurla all&#8217;unico possibile sbocco progressivo: quello di un governo della classe operaia e della popolazione povera delle citt&agrave; e delle campagne che rompa con l&#8217;ordine capitalista e imperialista. E che per questo possa realizzare compiutamente le stesse rivendicazioni democratiche irrisolte della rivoluzione egiziana.<\/p>\n<p>Ma questa svolta &egrave; inseparabile dallo sviluppo egemone di un partito marxista rivoluzionario nella classe operaia e tra le pi&ugrave; ampie masse. Di un partito che sviluppi l&#8217;anello storico (drammaticamente) mancante  della rivoluzione egiziana: quello della coscienza politica indipendente delle masse e innanzitutto della loro avanguardia. Della sua liberazione dall&#8217;eterno ritorno delle illusioni verso i militari, come da ogni altra suggestione &ldquo;nazionalista&rdquo; o religiosa, come da ogni forma di subordinazione diretta o indiretta al potere dello Stato.<\/p>\n<p>L&#8217;intero corso della rivoluzione egiziana degli ultimi due anni conferma se ve ne era bisogno la lezione fondamentale di tutte le rivoluzioni: senza un partito rivoluzionario nessuna rivoluzione, per quanto grande, pu&ograve; coronare le proprie esigenze di liberazione costruendo un altro ordine di societ&agrave;. Senza un partito rivoluzionario ogni rivoluzione pu&ograve; divenire palestra di operazioni controrivoluzionarie condotte &ldquo;in suo nome&rdquo; contro le sue ragioni: persino di un golpe militare bonapartista.<\/p>\n<p>Per questo la costruzione del partito rivoluzionario sar&agrave; tanto pi&ugrave; oggi il compito storico dei marxisti rivoluzionari egiziani.<\/p>\n<p>MARCO FERRANDO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La destituzione del presidente Morsi da parte dei generali egiziani, &egrave; al tempo stesso il sottoprodotto di una nuova ascesa rivoluzionaria del movimento di massa&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[14],"tags":[],"class_list":["post-64442","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-prima-pagina","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64442","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64442"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64442\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64442"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64442"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64442"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}