{"id":64736,"date":"2014-02-23T00:00:00","date_gmt":"2014-02-23T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/02\/23\/composizione-ed-equilibri-del-governo-renzialcune-prime-considerazioni\/"},"modified":"2014-02-23T00:00:00","modified_gmt":"2014-02-23T00:00:00","slug":"composizione-ed-equilibri-del-governo-renzialcune-prime-considerazioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/02\/23\/composizione-ed-equilibri-del-governo-renzialcune-prime-considerazioni\/","title":{"rendered":"COMPOSIZIONE ED EQUILIBRI DEL GOVERNO RENZI\n<br>ALCUNE PRIME CONSIDERAZIONI"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2618_image.jpg\" alt=\"2618_image.jpg\" \/><\/p>\n<p>Il governo Renzi non &egrave; &ldquo;il rimpasto&rdquo; del governo Letta.<\/p>\n<p>Il primo governo Letta nasceva come &ldquo;governo del Presidente&rdquo;nel quadro della continuit&agrave; dell&#8217;unit&agrave; nazionale del governo Monti. Il secondo governo Letta, dopo la rottura di Berlusconi, era anch&#8217;esso patrocinato e assistito direttamente da Napolitano. La stessa composizione ministeriale era in parte decisa da Napolitano, che di fatto nominava &ldquo;suoi&rdquo; ministri ( Saccomanni in primis) a garanzia dell&#8217;interesse generale di sistema. La supplenza presidenziale era la risultante della crisi politica degli equilibri borghesi.<\/p>\n<p>Il nuovo governo Renzi ha un altro segno. Nasce come sottoprodotto dell&#8217;ascesa del renzismo a partire dalla conquista dei vertici del PD. Che a suo modo &egrave; un elemento di svolta dello scenario politico. Letta e Napolitano hanno subito nei due ultimi mesi la guerra lampo del rottamatore. Letta che aveva invano cercato un equilibrio con Renzi, ne &egrave; stato travolto. Napolitano che aveva cercato sino all&#8217;ultimo di salvare il &ldquo;suo&rdquo; governo Letta ha dovuto arrendersi alla fine a un rapporto di forze mutato. L&#8217;incarico a Renzi &egrave; la registrazione dell&#8217;arretramento di Napolitano e del mutamento degli equilibri politico\/istituzionali. Il nuovo governo Renzi non &egrave; pi&ugrave; il &ldquo;governo del Presidente&rdquo;. Ha il marchio dominante della nuova leaderschip del PD e delle sue autonome ambizioni.<\/p>\n<p>UN &ldquo;GOVERNO DEL PREMIER&rdquo; INCOMPIUTO<\/p>\n<p>Tuttavia il nuovo governo non &egrave; ancora il &ldquo;governo del Premier&rdquo; che Renzi vorrebbe. Non ha la base d&#8217;appoggio dell&#8217;&rdquo;investitura &ldquo; elettorale, che secondo la legge truffa iper maggioritaria concordata con Berlusconi, darebbe al Presidente del Consiglio il controllo della maggioranza del Parlamento e dei gruppi parlamentari. La composizione del Parlamento resta immutata. La maggioranza politica che  sorregge il governo &egrave; ancora la maggioranza di coalizione tra PD ,NCD, forze minori. I gruppi parlamentari del PD sono ancora a (vecchia) maggioranza &ldquo;bersaniana&rdquo;. La composizione del governo  &egrave; un riflesso di tutto questo. Il Rottamatore ha dovuto comporre un equilibrio faticoso tra pressioni e interessi contraddittori, dentro un rapporto di forze certo mutato ma non ancora risolto.<\/p>\n<p>Renzi ha dovuto lasciare a NCD, determinante per la maggioranza, i suoi tre ministeri, pur a fronte di una riduzione complessiva del numero dei ministri. Ha dovuto dare presenza e riconoscimento nel governo a tutte le componenti del PD, determinanti nei gruppi parlamentari. Ha dovuto trovare un compromesso delicato con Napolitano sui due ministeri chiave del Tesoro e della &ldquo;Giustizia&rdquo;, che presidiano rispettivamente le relazioni con la U.E. e con la Magistratura (nel primo caso rinunciando a un proprio diretto controllo politico sul ministero, ma al tempo stesso imponendo il siluramento di Saccomanni; nel secondo rinunciando a un uomo immagine ma meno controllabile a vantaggio di un ministro incolore del PD, pi&ugrave; rilassante nei rapporti con Berlusconi ). Inoltre ha dovuto registrare, al piede di partenza, l&#8217; indisponibilit&agrave; ad entrare nel governo di diversi esponenti  del suo mondo borghese di riferimento ( gli eroi della Leopolda Farinetti e Guerra, grandi mananger come Montezemolo,  commis di Stato come Moretti): tutti in attesa di incassare i risultati del governo Renzi (cui plaudono), ma nessuno disponibile a buttarsi personalmente in un&#8217;avventura rischiosa, volendo prima verificare in ogni caso la solidit&agrave; dell&#8217;impresa.<\/p>\n<p>La risultante d&#8217;insieme &egrave; la composizione di un governo borghese che da un lato offre rappresentanza  a poteri forti (  capitale finanziario, Confindustria, Cooperative..), dall&#8217;altro presenta numerosi ministri\/e improvvisati\/e che suscitano scetticismo negli stessi ambienti borghesi ( &ldquo;governo Beautiful&rdquo; ha titolato Sole 24 Ore).  Peraltro sullo stesso versante di Confindustria, &egrave; significativa la scelta allo &ldquo;sviluppo economico&rdquo; del ministro Guidi, avversaria di Squinzi nel mondo confindustriale e vicina a Berlusconi politicamente: pi&ugrave; una scelta di Renzi, utile per i suoi equilibri e spazi di manovra politico\/ sociali, che non una rappresentanza diretta in quanto tale di Confindustria. In realt&agrave; il grosso della borghesia italiana promuove Renzi, lo incoraggia, lo spinge, ma mantiene al tempo stesso un margine di riserva.  Vuole metterlo alla prova dei fatti . Vuole studiare il possibile punto di equilibrio tra i propri interessi generali e il personalismo autocentrato del nuovo leader: fonte di tante speranze borghesi, ma anche di qualche misurata diffidenza.<\/p>\n<p>LA CONTRADDIZIONE FRA LE DUE MAGGIORANZE<\/p>\n<p>Sul piano politico pi&ugrave; generale il governo Renzi dovr&agrave; misurarsi con la contraddizione tra le &ldquo;due maggioranze&rdquo; che lo sorreggono: la maggioranza politica vera e propria che gli voter&agrave; la fiducia ( PD, NCD, Scelta Civica) e il patto stretto con Berlusconi sulla riforma elettorale e istituzionale . Alfano ha bisogno di un governo di legislatura sino al 2018, per attendere il cadavere politico di Berlusconi e disporre del tempo necessario per costruire il proprio progetto. Per questo vuole anteporre il negoziato sulle riforme istituzionali ( dai tempi lunghi) al varo operativo della nuova legge elettorale che potrebbe aprire la via ad elezioni anticipate. E in pi&ugrave; chiede una modifica della legge elettorale proposta sulle soglie di sbarramento, per rafforzare il proprio peso contrattuale e spazio di manovra. Berlusconi ha l&#8217;interesse  esattamente opposto. Non pu&ograve; attendere passivamente la propria morte politica; preme su Renzi per la definizione tempestiva della legge elettorale, nella prospettiva di un voto anticipato entro un anno;  si oppone a ogni modifica del patto sulla legge elettorale in funzione della demolizione politica di Alfano.  Questa contraddizione &egrave; potenzialmente esplosiva per la navigazione e le prospettive del governo. Renzi ha stretto un patto con Berlusconi contro Alfano, e un patto con Alfano contro Berlusconi, offrendo a entrambi le proprie &ldquo;garanzie&rdquo;. Ma le &ldquo;garanzie&rdquo; di Renzi, come Letta sa bene, non sono granitiche. E i cerchi  in ogni caso non si fanno quadrati.<\/p>\n<p>LA VOCAZIONE &ldquo;BONAPARTISTA&rdquo; DEL RENZISMO<\/p>\n<p>Renzi cercher&agrave; di sormontare le contraddizioni politiche della\/e sua maggioranza\/e con il proprio slancio populista . Cercher&agrave; di sottrarsi il pi&ugrave; possibile al lavoro tradizionale di cucitura e ricucitura delle mediazioni politiche quotidiane, per coltivare il rapporto diretto con l&#8217;opinione pubblica interclassista, e fare di esso la leva politica della propria forza. Anche da questo punto di vista non siamo affatto alla &ldquo;riedizione di Letta&rdquo;.  Renzi ha concentrato nelle proprie mani e nelle mani del proprio staff di fiducia ( Del Rio) una molteplicit&agrave; di deleghe.  Le user&agrave; nel modo pi&ugrave; attivo. Da ex Sindaco, tender&agrave; a vivere e gestire il governo come fosse la propria giunta comunale, i suoi ministri come i propri assessori.  Non coltiver&agrave; la concertazione, n&eacute; sul terreno politico, n&eacute; sul terreno delle relazioni sociali e di classe. Da piccolo Bonaparte in pectore ( pi&ugrave; per vocazione che per condizione, ad oggi) prover&agrave; ad elevarsi, in apparenza, al di sopra delle regole tradizionali e prassi consolidate, per affermare la propria iniziativa e le proprie scelte.  Denuncer&agrave; le &rdquo;resistenze&rdquo; e &ldquo;lungaggini&rdquo; della burocrazia dello Stato  anche con apparenti contrapposizioni dirette. Cercher&agrave; di mascherare la politica di sfondamento sociale, che la borghesia gli commissiona, con misure populiste di ridimensionamento (reale o simbolico) dei &ldquo;privilegi dei politici&rdquo; e dei &ldquo;costi istituzionali&rdquo;, in concorrenza d&#8217;immagine con Grillo, e a tutto vantaggio della borghesia stessa. Prover&agrave; persino quando possibile , e nella misura del possibile, a fare qualche concessione sociale da dare in pasto all&#8217;elettorato di sinistra e alle illusioni progressiste, per ammortizzare l&#8217;impatto delle politiche d&#8217;austerit&agrave;.  La politica di Renzi potr&agrave; essere meno lineare di quanto molti si attendono.<\/p>\n<p>Ma il populismo d&#8217;immagine non pu&ograve; vivere a lungo al di sopra delle proprie condizioni materiali, politiche e sociali. In un modo o nell&#8217;altro la realt&agrave; presenta sempre il conto. La profondit&agrave; della crisi capitalista, italiana ed europea, restringe lo spazio di manovra di qualsiasi governo borghese. Una simulazione di equilibrio tra i blocchi sociali &egrave; troppo costosa per le finanze statali, tanto pi&ugrave; alla vigilia delle forche caudine del fiscal compact . Renzi ha a disposizione una montagna di parole e di pose, ma la sua cassa &egrave; &ldquo;vuota&rdquo;. Mentre la borghesia che su di lui ha investito ( e che lo finanza) si attende una nuova reale accelerazione della propria offensiva contro il lavoro e l&#8217;incasso visibile di nuove risorse ( a partire dal cuneo fiscale).  Il quadro contraddittorio degli equilibri politici e parlamentari porr&agrave;, a sua volta, nuove zavorre e condizionamenti all&#8217;azione di Renzi.<br \/>\n<br \/>La contraddizione tra &ldquo;il governo del Sindaco&rdquo; e la ristrettezza delle sue basi materiali segner&agrave; il nuovo esecutivo. Ed esporr&agrave; il Renzismo a una stretta difficile.<\/p>\n<p>IL RENZISMO INTERROGA LA SINISTRA ITALIANA<\/p>\n<p>Costruire una opposizione sociale e politica di classe, unitaria radicale e di massa, contro il governo Renzi e il suo progetto, &egrave; la prima necessit&agrave; che si pone al movimento operaio e a tutte le sinistre politiche e sindacali.  Ed &egrave; anche una possibilit&agrave; reale.<\/p>\n<p>La situazione politica &egrave; ancora fluida. Il progetto reazionario di Terza Repubblica che Renzi coltiva ha fatto un passo avanti, ma &egrave; ancora incompiuto, e ha davanti a s&eacute; un cammino complesso. Questa instabilit&agrave; non durer&agrave; a lungo. Come questa fase transitoria si chiude dipender&agrave; unicamente dal rapporto di forza che si produrr&agrave; sul terreno della lotta di classe.<\/p>\n<p>La ripresa di una vera opposizione di classe, sociale e politica, al renzismo pu&ograve; risolvere a sinistra le contraddizioni politiche, scompaginarne il disegno di Renzi, aprire dal basso uno scenario nuovo e una nuova prospettiva per i lavoratori.<br \/>\n<br \/>Senza questa svolta, le contraddizioni si chiuderanno sul versante opposto, quello di una stabilizzazione reazionaria ( quali che siano i passaggi e le forme): o in direzione di un vero Premierato Renzi, o in direzione di un ritorno di Berlusconi.  Mentre sullo sfondo di un fallimento Renzi senza alternativa di classe si staglia anche il pericolo- tutt&#8217;altro che remoto- di una nuova avanzata del grillismo e del suo progetto plebiscitario.<\/p>\n<p>L&#8217;alternativa tra rivoluzione e reazione che il terzo Congresso del PCL ha individuato, si conferma dunque, in ogni caso, come il bivio centrale di prospettiva. Che interroga  e interrogher&agrave; tutta la sinistra italiana.<\/p>\n<p>MARCO FERRANDO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il governo Renzi non &egrave; &ldquo;il rimpasto&rdquo; del governo Letta. 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