{"id":64972,"date":"2014-07-19T00:00:00","date_gmt":"2014-07-19T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/07\/19\/il-duttile-maestro-del-materialismo-storico\/"},"modified":"2014-07-19T00:00:00","modified_gmt":"2014-07-19T00:00:00","slug":"il-duttile-maestro-del-materialismo-storico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/07\/19\/il-duttile-maestro-del-materialismo-storico\/","title":{"rendered":"Il duttile maestro del materialismo storico"},"content":{"rendered":"<p>Un articolo comparso su Marxismo Rivoluzionario, n. 5, dicembre 2004<\/p>\n<p>Antonio Labriola, originale figura di intellettuale approdato in tarda et&agrave; al socialismo e al marxismo, occu&shy;pa un posto di rilievo nella storia dell&rsquo;uno e dell&rsquo;altro movimento. Nato a Cassino il 2 luglio 1843 in una famiglia della piccola bor&shy;ghesia patriottica (il padre era in&shy;segnante di liceo), trascorse la vita principalmente nell&rsquo;ambiente ac&shy;cademico prima a Napoli &#8211; dove studi&ograve; con l&#8217;hegeliano Bertrando Spaventa &#8211; e poi a Roma, dove nel 1873 assunse l&rsquo;incarico di pro&shy;fessore di filosofia morale e pe&shy;dagogia e pi&ugrave; tardi, nel 1887, di filosofia della storia, e dove il 12 febbraio 1904 lo colse la morte, dopo una penosa malattia (un cancro alla laringe) che non gli imped&igrave; comunque, fino quasi alla fine, di dedicarsi all&rsquo;insegna&shy;mento. <\/p>\n<p>Per passione civile e per tempe&shy;ramento, tuttavia, Labriola non accett&ograve; mai di rinchiudersi nella torre d&rsquo;avorio del mondo accade&shy;mico ma fu partecipe, secondo una traiettoria inusuale ma a suo modo significativa, della vita cul&shy;turale e politica dell&rsquo;Italia negli ultimi decenni dell&rsquo;Ottocento. <\/p>\n<p>II filo conduttore che percorre la sua biografia intellettuale e poli&shy;tica &egrave; la volont&agrave; di contribuire al rinnovamento del paese da poco unificato. Tutt&rsquo;altro, per&ograve;, che in una ristretta ottica nazionalistica o patriottarda; semmai con una apertura europea ed internazio&shy;nale e con una forte tensione a un vero rinnovamento politico e sociale che &#8211; di fronte alla delu&shy;sione per la grettezza e la corru&shy;zione delle classi dirigenti libera&shy;li &#8211; lo porteranno progressiva&shy;mente a condividere dapprima le posizioni della sinistra democra&shy;tica e dei radicali e successiva&shy;mente a &ldquo;scoprire&rdquo; sul piano po&shy;litico il movimento operaio e il socialismo e, sul piano scientifi&shy;co, il materialismo storico, diven&shy;tando nell&rsquo;ultimo decennio dell&rsquo;Ottocento il principale esponente del marxismo nel nostro Paese.<br \/>\n<br \/>Dal liberalismo al socialismo<br \/>\n<br \/>Identificare il contributo e il ruo&shy;lo di Antonio Labriola con la sua opera di diffusione del marxismo in Italia &#8211; che resta un suo meri&shy;to storico indiscutibile &#8211; sarebbe tuttavia troppo riduttivo rispetto alla variet&agrave; e al valore del suo im&shy;pegno e dei suoi contributi scien&shy;tifici. <\/p>\n<p>Prima dell&rsquo;adesione al socialismo e al marxismo il percorso intel&shy;lettuale e politico di Labriola si segnala per un pensiero di gran&shy;de vigore intellettuale e per un forte impegno civile in campi quali la filosofia, con scritti su Hegel, Herbart, Vico, Socrate e Spinoza (1); la pedagogia &#8211; dal 1877 fu direttore del museo di istruzione e di educazione del Ministero della pubblica istruzio&shy;ne per il quale cur&ograve; in particolare la preparazione dei maestri; ne&shy;gli anni successivi si studi&ograve; i si&shy;stemi scolastici europei in vista della riforma della secondaria; coltiv&ograve; inoltre un forte interesse per la scuola popolare e per l&rsquo;edu&shy;cazione delle masse operaie par&shy;tecipando personalmente a espe&shy;rienze di questo tipo (2) -; e la filosofia della storia, il sentiero in&shy;tellettuale attraverso il quale Labriola comp&igrave; il suo avvicina&shy;mento al materialismo storico e al marxismo, in parallelo con l&rsquo;avvicinamento sul terreno poli&shy;tico al socialismo e alla scoperta nel movimento operaio del sog&shy;getto che poteva attuare quel pro&shy;fondo rinnovamento sociale e ci&shy;vile dell&rsquo;Italia che la classe domi&shy;nante ben si guardava non solo dall&rsquo;attuare ma anche solo dall&rsquo;incoraggiare. <\/p>\n<p>Degli anni di militanza con i de&shy;mocratici vanno ricordati l&rsquo;impe&shy;gno su temi quali la laicit&agrave; dello Stato e il rifiuto dei compromessi con la Chiesa (3) e l&rsquo;opposizione alla Triplice alleanza con Austria e Germania. Quando nel 1888 si schier&ograve; attivamente al fianco de&shy;gli operai edili romani e contro la repressione poliziesca e giudiziaria che l&igrave; colp&igrave; per le dure lotte provocate dalla crisi edilizia che segu&igrave; allo scandalo della Ban&shy;ca Romana, Labriola aveva gi&agrave; maturata la sua scelta socialista, dichiarata infine apertamente nel 1889 (4). <\/p>\n<p>In quell&rsquo;anno, il suo lungo procede per evoluzioni e rotture, os&shy;sia per rivoluzioni: &ldquo;La storia non &egrave; se non la storia della societ&agrave;; &#8211; ossia &egrave; la storia del variare della cooperazione umana, dall&rsquo;orda primitiva allo stato moderno, dal&shy;la lotta immediata contro la na&shy;tura, con pochi ed elementarissimi istrumenti, fino alla struttura eco&shy;nomica presente, che culmina nella polarit&agrave; tra lavoro accumu&shy;lato (capitale) e lavoro vivo (i proletarii). Risolvere il comples&shy;so sociale in semplici individui, e ricomporlo poi con escogitati atti di elezione e di volont&agrave;; &#8211; costru&shy;ire, insomma, la societ&agrave; coi ra&shy;gionamenti, significa sconoscere la natura obiettiva e l&rsquo;immanenza del processo storico. <\/p>\n<p>&ldquo;Le rivoluzioni, nel senso pi&ugrave; este&shy;so della parola, e poi in quello specifico di rovina di un ordina&shy;mento politico, segnano le vere e proprie date delle epoche stori&shy;che. Guardare di lontano, nei loro elementi, nella loro preparazione e nei loro effetti a lunga scaden&shy;za, esse possono parere come i momenti di una evoluzione co&shy;stante, a minimi di variazione: ma considerate per se stesse sono de&shy;finite e precise catastrofi; e solo come tali catastrofi hanno carat&shy;tere di accadimento storico.&rdquo; (Del materialismo storico&#8230;). <\/p>\n<p>Ma il marxismo non &egrave; uno sche&shy;ma predefinito una volte per tut&shy;te. Nella comprensione della sto&shy;ria esso &egrave; &ldquo;filo conduttore&rdquo;, sfor&shy;zo di &ldquo;addentrarsi direttamente nelle cose&rdquo;, comprensione della &ldquo;lezione delle cose&rdquo;, &ldquo;obiettiva considerazione delle cose&rdquo;, con&shy;sapevolezza che &ldquo;le idee non ca&shy;scano dal cielo&rdquo;, e che il pensiero non &egrave; se non &ldquo;il cosciente e siste&shy;matico completamento dell&rsquo;espe&shy;rienza&rdquo;, ossia &ldquo;il riflesso e la ela&shy;borazione mentale delle cose e dei processi che nascono e si svolgo&shy;no, o fuori della volont&agrave; nostra, o per opera della nostra attivit&agrave;&rdquo;. In questo costante rinvio alle cose e al dato empirico, alle condizio&shy;ni materiali in cui gli uomini vi&shy;vono e si riproducono in societ&agrave;, consiste la natura &ldquo;materialisti&shy;ca&rdquo; della concezione della storia di Marx e Engels. Ma il materia&shy;lismo storico non &egrave; per questo un mero determinismo economico. Labriola, richiama costantemen&shy;te la complessit&agrave; dialettica delle interazioni fra &ldquo;struttura&rdquo; e &ldquo;sovrastruttura&rdquo;: la comprensio&shy;ne della storia consiste certo nel raggiungere &ldquo;la struttura sottostante&rdquo;, ma anche nel capire che &ldquo;la sottostante struttura eco&shy;nomica, che determina tutto il resto, non &egrave; un semplice mecca&shy;nismo, dal quale saltino fuori a guisa di immediati effetti auto&shy;matici e macchinali, istituzioni e leggi e costumi, e pensieri, e sen&shy;timenti, e ideologie&rdquo;, perch&eacute;, &ldquo;da quel sostrato a tutto il resto, il processo di derivazione e di me&shy;diazione &egrave; assai complicato, spes&shy;so sottile e tortuoso, non sempre decifrabile&rdquo;. Labriola ci ricorda costantemente che anche i &ldquo;veli ideologici&rdquo; di cui necessariamen&shy;te si ricoprono la storia e l&rsquo;agire degli individui, sono anch&rsquo;essi &ldquo;un dato reale&rdquo; con cui fare i con&shy;ti. Osserva e rileva la resistenza e la persistenza di fenomeni &ldquo;sovrastrutturali&rdquo; come l&rsquo;arte, la religione, il diritto, lo Stato&#8230; E richiama spesso l&rsquo;osservazione di Engels sull&rsquo;operare solo &ldquo;in ulti&shy;ma istanza&rdquo; della struttura eco&shy;nomica. <\/p>\n<p>Escludere il determinismo econo&shy;mico non significa per altro igno&shy;rare i vincoli e le rigidit&agrave; che, fino a quando esiste, un determinato sistema di relazioni socioecono&shy;miche oppone ai disegni umani. Ne viene una riconferma della necessit&agrave; della rivoluzione e una considerazione sull&rsquo;incoerenza e l&rsquo;inconsistenza utopistica del riformismo: &ldquo;Il sistema economi&shy;co non &egrave; una fila o una sequela di astratti ragionamenti; ma &egrave; anzi un connesso ed un comples&shy;so di fatti, in cui si genera una complicata tessitura di rapporti. Pretendere che questo sistema di fatti, che la classe dominatrice si &egrave; venuto costituendo a gran fati&shy;ca, attraverso i secoli, con la vio&shy;lenza, con l&rsquo;astuzia, con l&rsquo;inge&shy;gno, con la scienza, ceda le armi, ripieghi, o si attenui, per far po&shy;sto ai reclami dei poveri, o ai ra&shy;gionamenti dei loro avvocati, gli &egrave; cosa folle. Come chiedere l&rsquo;abo&shy;lizione della miseria, senza rove&shy;sciare tutto il resto? Chiedere a questa societ&agrave;, che essa muti anzi rovesci il suo diritto, che &egrave; la sua difesa, gli &egrave; chiederle l&rsquo;assurdo. Chiedere a questo stato, che esso cessi dall&rsquo;essere lo scudo e anzi il baluardo di questa societ&agrave; e di questo diritto, &egrave; volere l&rsquo;illogico. Cotesto socialismo unilaterale, che, senza essere strettamente utopistico, parte dal preconcetto che la storia ammetta la errata- corrige senza rivoluzione, ossia senza fondamentale mutazione nella struttura elementare e ge&shy;nerale della societ&agrave; stessa, o &egrave; una ingenuit&agrave;, o &egrave; un imbarazzo.&rdquo; (In memoria del Manifesto&#8230;). <\/p>\n<p>La dipendenza dalla natura, modificata ma non abolita<br \/>\n<br \/>Un elemento importante dell&rsquo;at&shy;tualit&agrave; di Labriola, anche alla luce degli attuali problemi ecologici, &egrave; la chiara considerazione che in lui si trova dei nessi materiali che intercorrono fra l&rsquo;uomo e la natura e del modo in cui essi conti&shy;nuino ad agire sulla societ&agrave; e su&shy;gli individui anche dopo lo svi&shy;luppo dell&rsquo;era industriale. &ldquo;Come gi&agrave; dissi, gli uomini, vivendo so&shy;cialmente, non cessano di vivere anche nella natura. A questa non sono certo legati come gli anima&shy;li, perch&eacute; vivono sopra un terre&shy;no artificiale. Ognuno del resto capisce, che la casa non &egrave; la grot&shy;ta, l&#8217;agricoltura non &egrave; il pascolo naturale, e la farmacia non &egrave; l&rsquo;esorcismo. Ma la natura &egrave; sem&shy;pre il sottosuolo immediato del terreno artificiale, ed &egrave; l&rsquo;ambito che tutti ci recinge. La tecnica ha messo fra noi animali sociali e la natura i modificatori, i deviatori, gli allontanatori degl&#8217;infussi na&shy;turali; ma non ha perci&ograve; distrut&shy;ta la efficacia di essi, e noi anzi di continuo la sentiamo. E come noi nasciamo naturalmente ma&shy;schi e femmine, moriamo quasi sempre nostro malgrado, e siamo dominati dall&rsquo;istinto della gene&shy;razione, cos&igrave; noi portiamo anche nel temperamento condizioni spe&shy;cifiche, che l&rsquo;educazione nel lato senso della parola, ossia l&#8217;accomodazione sociale, pu&ograve; modificare s&igrave;, entro certi limiti, ma non pu&ograve; mai distruggere&#8230; Per tutte coteste ragioni, la nostra dipendenza dalla natura, per quanto diminuita dai tempi della preistoria in qua, si continua nel nostro vivere sociale; come in que&shy;sto si continua anche l&rsquo;alimento che dallo spettacolo della natura stessa viene alla curiosit&agrave; ed alla fantasia. Ora cotesti effetti della natura, coi sentimenti immediati o mediati che ne resultano, per quanto avvertiti, da che c&rsquo;&egrave; sto&shy;ria, solo attraverso l&rsquo;angolo visua&shy;le che ci &egrave; offerto dalle condizioni della societ&agrave;, non mancano mai di riflettersi nei prodotti dell&#8217;arte e della religione; la qual cosa com&shy;plica le difficolt&agrave; della interpre&shy;tazione realistica e piena dell&rsquo;una e dell&rsquo;altra. &rdquo; (Del materialismo&#8230;). Su un piano diverso, una sensi&shy;bilit&agrave; attuale si coglie nella con&shy;siderazione critica della nozione di progresso, che Labriola inter&shy;preta invece come sempre relati&shy;vo e parziale, unilaterale. L&rsquo;idea di progresso come ininterrotta perfettibilit&agrave; umana, affermata dagli illuministi (Condorcet ecc.), &egrave; in realt&agrave; smentita costantemente dalla storia stessa. Ci&ograve; che &egrave; reale &egrave; l&rsquo;avanzamento delle possibilit&agrave; umane in astratto legate al lavo&shy;ro, alla cultura e alla scienza e al perfezionamento degli strumen&shy;ti. Ma la realizzazione di queste possibilit&agrave; &egrave; impedita dalle disuguaglianze sociali, &egrave; condi&shy;zionata da relazioni sociali che producono per la maggior parte dell&rsquo;umanit&agrave; sfruttamento, op&shy;pressione, miseria. &ldquo;Il progresso fu ed &egrave; fino ad ora parziale ed unilaterale. Le minoranze che vi partecipano dicono sia questo il progresso umano; e i burbanzosi evoluzionisti chiamano ci&ograve; natu&shy;ra umana che si svolge. Tutto cotesto progresso parziale, che si &egrave; fino ad ora svolto nella pressio&shy;ne degli uomini su gli uomini, ha suo fondamento nelle condizioni di opposizione, per cui le antitesi economiche han generato tutte le antitesi sociali, e dalla relativa libert&agrave; di alcuni &egrave; nata la servit&ugrave; di moltissimi; e il diritto &egrave; stato l&rsquo;auspice della ingiustizia. Il pro&shy;gresso visto cos&igrave;, ed appreso nel&shy;la sua chiara nozione, ci appare come il compendio morale ed in&shy;tellettuale di tutte le umane mi&shy;serie, e di tutte le materiali disuguaglianze. <\/p>\n<p>&ldquo;A scovrirvi la inevitabile relativit&agrave; occorreva che il comunismo, sorto dapprima come moto istin- tivo nell&rsquo;animo degli oppressi, diventasse scienza e politica. E oc&shy;correva poi, che la nostra dottri&shy;na desse la misura del valore di tutta la storia passata, scovrendo in ogni forma di organamento sociale, che fosse di origine e di assetto antitetico, come tutte fu&shy;rono fino ad ora, la ingenita in&shy;capacit&agrave; a produrre le condizioni di un progresso umano universa&shy;le ed uniforme; scovrendovi, cio&egrave;, gl&rsquo;impedimenti i quali fanno s&igrave; che il benef&igrave;zio si converta in malef&igrave;zio.&rdquo; (Del materialismo sto&shy;rico&#8230;)<br \/>\n<br \/>La polemica col revisionismo<br \/>\n<br \/>L&rsquo;ultima parte della vita riserv&ograve; varie amarezze al professore so&shy;cialista, e non solo per problemi di salute. Proprio alcuni dei suoi pi&ugrave; stretti corrispondenti diven&shy;tarono i principali autori di quel&shy;la che &egrave; passata alla storia come &ldquo;la prima crisi del marxismo&rdquo;. Negli ultimi anni del secolo, Bernstein in Germania, Sorel in Francia, Croce in Italia, con fina&shy;lit&agrave;, argomenti e spessore diver&shy;so, arrivarono a mettere in discus- sione il marxismo e la sua prognosi della societ&agrave; contempo&shy;ranea. Forse Labriola non colse tutta la portata della diatriba che si apriva, ma in ogni caso critic&ograve; vivacemente la vacuit&agrave; e l&rsquo;incon&shy;sistenza di questi &ldquo;revisionisti&rdquo; e dedic&ograve; un&rsquo;ampia recensione a smontare pezzo per pezzo le pre&shy;tese di Masaryk, professore del&shy;l&rsquo;universit&agrave; di Praga, autore pro&shy;prio nel 1899 di un volume su La crisi del marxismo. <\/p>\n<p>Un quarto saggio storico-&shy;interpretativo, Da un secolo al&shy;l&rsquo;altro, rimase incompiuto, preco&shy;cemente interrotto dalla morte (11). <\/p>\n<p>Fu alieno da ogni dogmatismo, al&shy;lergico alle definizioni astratte, critico di ogni scolasticizzazione del marxismo, interprete attento e al tempo stesso creativo dei te&shy;sti e del pensiero di Marx e di Engels. Per lui il marxismo era soprattutto un &ldquo;filo conduttore&rdquo; e una concezione del mondo, non un sistema compiuto e tanto meno una chiesa, o una setta, in cui ci fosse bisogno di dogmi o di formule fisse. Non per questo manc&ograve; di criticare il superficiale empirismo dei dirigenti riformisti con cui ebbe a che fare, o il revisionismo di quei critici che pretendevano di liquidare parte o tutto il marxismo per rincorrere mode passeggere.<br \/>\n<br \/>Labriola, Gramsci e Trotsky<br \/>\n<br \/>Labriola fu indubbiamente uno dei maggiori interpreti europei del pensiero di Marx e Engels della fine dell&rsquo;Ottocento. Questo gli fu riconosciuto pi&ugrave; fuori che dentro l&rsquo;Italia, almeno negli ambienti so&shy;cialisti. Il suo pensiero esercit&ograve; una certa influenza sulla cultura italiana del Novecento, indiretta&shy;mente condizionando il percorso intellettuale di Benedetto Croce e direttamente nel caso di Antonio Gramsci; il quale lasci&ograve; scritto che &ldquo;Labriola, affermando che la fi&shy;losof&igrave;a della prassi &egrave; indipenden&shy;te da ogni altra corrente filosofi&shy;ca&#8230; &egrave; il solo che abbia cercato di costruire scientifica mente la filo&shy;sof&igrave;a della prassi&rdquo;. <\/p>\n<p>Ci piace concludere ricordando il giudizio di Trotsky, che deve for&shy;se proprio a Labriola la sua con&shy;versione al marxismo. Scrivendo nel 1930, cos&igrave; egli ricordava nel&shy;l&rsquo;autobiograf&igrave;a la grande impres&shy;sione ricevuta dalla lettura dei Saggi: &ldquo;Mi opposi per un periodo relativamente lungo al materiali&shy;smo storico, condividendo la teo&shy;ria della molteplicit&agrave; dei fattori storici, che, come &egrave; noto, &egrave; ancor oggi la pi&ugrave; diffusa nelle scienze sociali. Gli uomini chiama no fat&shy;tori aspetti diversi della loro atti&shy;vit&agrave; sociale, attribuiscono a que&shy;sto concetto un carattere soprasociale e quindi spiegano in modo superstizioso la loro attivi&shy;t&agrave; sociale come un prodotto dei- razione reciproca di queste forze indipendenti. Da dove provengo&shy;no questi fattori, cio&egrave; in quali condizioni si sono sviluppati a partire dalla societ&agrave; umana pri&shy;mitiva? L&rsquo;eclettismo ufficiale non se ne preoccupa. Lessi con entu&shy;siasmo nella mia cella due noti saggi dell&rsquo;hegeliano-marxista ita&shy;liano Antonio Labriola, fatti en&shy;trare nella prigione nella versio&shy;ne francese. Labriola padroneg&shy;giava come pochi scrittori latini la dialettica materialista, se non in politica, dov&rsquo;era sprovveduto, almeno nel campo della filosof&igrave;a della storia. Dietro il brillante di&shy;lettantismo della sua esposizione c&rsquo;era vera profondit&agrave;. Saldava magnificamente i conti con la te&shy;oria dei fattori molteplici che po&shy;polano l&rsquo;Olimpo della storia e che di l&igrave; governano i nostri destini. Bench&eacute; siano trascorsi trent&rsquo;anni da quando lessi i saggi, lo svi&shy;luppo generale del suo pensiero mi &egrave; rimasto nella memoria, come pure il ritornello: &lsquo;le idee non ca&shy;dono dal cielo&rsquo;.&rdquo; (Trotsky, La mia vita, Mondatori, Milano 1976, p. 140). Anche dieci anni dopo, nel 1940, nel corso delle polemiche sul valore e il significato della dia&shy;lettica con Max Shactman e James Burnham, ricordando che l&rsquo;attribuzione al marxismo di un ristretto determinismo economi&shy;co &egrave; un&rsquo;invenzione di professori borghesi in cerca di un facile ber&shy;saglio da confutare, Trotsky in&shy;vitava &ldquo;i giovani compagni a stu&shy;diare a tale proposito le opere di Engels (Anti-Duhring), di Plechanov e di Antonio Labriola.&rdquo; (Trotsky, In difesa del marxismo, Samon&agrave; e Savelli, Roma 1969, p. 210). A noi non resta nient&rsquo;altro da aggiungere. <\/p>\n<p>________________________________<\/p>\n<p>Note <\/p>\n<p>(1) Agli inizi del 1862, non aveva anco&shy;ra 19 anni, Labriola compose il suo pri&shy;mo scritto filosofico, Una risposta alla prolusione di Zeller, col quale replicava alla proposta di &ldquo;ritorno a Kant&rdquo; di un autorevole professore prussiano difen&shy;dendo il valore della filosofia di Hegel. Nel 1866 scrisse il saggio, coevo degli studi dedicati al filosofo materialista Feuerbach, su Origine e natura delle pas&shy;sioni secondo Spinoza, per un concorso universitario. Nel 1869 scrisse per un al&shy;tro concorso un saggio su La dottrina di Socrate secondo Senofonte Platone ed Aristotele, poi pubblicato nel 1871, in cui fra l&rsquo;altro valorizzava &ldquo;la tendenza pe&shy;dagogica&rdquo; del pensatore greco. Di quegli anni sono anche gli studi sul Vico e sull&rsquo;Herbart, che avvicinarono Labriola ai temi della storia, dell&rsquo;etica e del dirit&shy;to pubblico che hanno trovato spazio nei saggi Della libert&agrave; morale e Morale e re&shy;ligione del 1873 e Dell&rsquo;insegnamento della storia del 1876. <\/p>\n<p>(2) Sui fini di questo museo Labriola ha lasciato scritto. &ldquo;I fini del museo son que&shy;sti: offrire al ministero criteri comparati sulla legislazione, dare ai municipi dise&shy;gni di banchi e di locali scolastici, met&shy;tere sotto gli occhi degli insegnanti argo&shy;menti efficaci su l&rsquo;andamento delle scuole, prestare libri ed apparati ai professori etc. etc. Direte che &egrave; troppo e non lo nego: massime se si guardi alla pigrizia del nostro paese&#8221;. La scuola popolare era per Labriola uno strumento essenziale per una trasformazione democratica della societ&agrave;. Cos&igrave; si espresse in un discorso a Terni del dicembre 1888: &ldquo;La scuola po&shy;polare &egrave; il mio vero ideale, senza di essa non avremo democrazia, cio&egrave; amministra&shy;zione frenata e consapevole, giudice po&shy;polare, eguaglianza morale. Bisogna to&shy;gliere il governo della cosa pubblica ai borghesuccoli e dottoruccoli&#8221;. Fra il 1879 e il 1881 Labriola si occup&ograve; degli ordi&shy;namenti scolastici di altri paesi europei. In quest&rsquo;ambito nel 1879 comp&igrave; un viag&shy;gio in Germania per incarico ministeriale e pubblic&ograve; nel 1880 gli Appunti sull&rsquo;in&shy;segnamento secondario privato in altri Stati. Nel 1881 diede alle stampe VOrdi&shy;namento della scuola popolare in diversi paesi (Germania, Austria, Inghilterra, Francia, Stati Uniti, Olanda). A proposi&shy;to dei suoi corsi per gli operai, cos&igrave; scri&shy;veva nel 1876 a Bertrando Spaventa: &ldquo;Avrete letto sui giornali che io sto per diventare socialista. Faccio lezione agli operai di diritti e doveri. Spero di riusci&shy;re meglio che all&rsquo;universit&agrave;, perch&eacute; il sen&shy;so della moltitudine &egrave; ormai preferibile a tutto questo nostro mondo fittizio di scienza burocratica.&rdquo; <\/p>\n<p>(3) Labriola fu fra gli animatori delle ini&shy;ziative per l&rsquo;edificazione del monumen&shy;to a Giordano Bruno in Campo dei Fiori a Roma e per le celebrazioni in occasio&shy;ne del trecentesimo anniversario della esecuzione del filosofo di Nola perpetra&shy;ta dall&rsquo;Inquisizione cattolica. Infine il 16 febbraio 1900, nel cortile dell&rsquo;universi&shy;t&agrave;, commemor&ograve; solennemente il terzo centenario del rogo di colui &ldquo;che non fu mai eretico perch&eacute; non fu mai credente. &rsquo;&rsquo; <\/p>\n<p>(4) L&rsquo;approdo al socialismo fu un proces&shy;so graduale, fatto di tappe intermedie e di esperienze concrete che cos&igrave; riassunse in una conferenza tenuta il 20 giugno 1889 al Circolo operaio romano di studi sociali, dove gli era stato chiesto di com&shy;memorare la Comune di Parigi: &ldquo;Dal 1879 cominciai a muovermi in questa via di nuova fede intellettuale, nella quale mi son fermato e confermato con gli stu&shy;di e con le osservazioni negli ultimi tre anni.&rdquo; In effetti, dopo le iniziali posizio&shy;ni liberali, Labriola aveva maturato po&shy;sizioni sempre pi&ugrave; radicali e nel 1886, al momento di una candidatura, poi ritira&shy;ta, alle elezioni politiche con i radicali, gi&agrave; accettava restrizioni alla propriet&agrave; privata e l&rsquo;intervento dello Stato in eco&shy;nomia. Anche nella lettera a Engels del 3 aprile 1890 Labriola fa risalire alla fine degli anni settanta sia il sorgere di nuo&shy;vi interessi di studio (&ldquo;studiai poi diritto pubblico, diritto amministrativo ed eco&shy;nomia politica&rdquo;) sia la &ldquo;conversione teo&shy;rica&rdquo; al socialismo (&ldquo;fra il 1879 e il 1880, mi ero gi&agrave; quasi convinto alla concezio&shy;ne socialista, ma pi&ugrave; per la concezione generale della storia che per impulso in&shy;terno di una fattiva convinzione perso&shy;nale&rdquo;); la conversione politica fu tutta&shy;via un processo pi&ugrave; lungo (&ldquo;un avvicina&shy;mento lento e continuo ai problemi reali della vita, il disgusto per la corruzione politica, il contatto con gli operai hanno poi a poco a poco trasformato il sociali&shy;sta scientifico in abstracto in vero so&shy;cialdemocratico.&rdquo;). <\/p>\n<p>(5) La prima e forse la pi&ugrave; riuscita inizia&shy;tiva politica di Labriola fu l'&#8221;indirizzo dei socialisti italiani&rdquo;, sottoscritto anche da Turati, inviato al congresso di Halle del Partito socialdemocratico tedesco (12-18 ottobre 1890). Indicando la funzione di guida della socialdemocrazia tedesca (&ldquo;iniziatrice ed educatrice della nuova sto&shy;ria&#8230; avanguardia del proletariato mili&shy;tante&rdquo;), il testo del messaggio recita: &ldquo;Il proletariato militante proceder&agrave; sicuro sulla via che mena diritto alla socializzazione dei mezzi di produzione ed l&rsquo;abolizione del presente sistema di salariato, fidando solo nei suoi propri mezzi e nelle sue proprie forze, e fermo in questa convinzione, che non gli &egrave; data speranza di progresso intellettuale e mo&shy;rale, n&eacute; di garanzie di libert&agrave; e di costi&shy;tuzione democratica, se non &egrave; prima cam&shy;biato nei fondamenti l&rsquo;assetto economi&shy;co della convivenza sociale&rdquo;. <\/p>\n<p>(6) Polemizzando con Turati in una let&shy;tera del gennaio 1891, Labriola cos&igrave; si esprimeva: &ldquo;Voi volete rendere simpati&shy;co il socialismo; Dio vi aiuti in tale fi&shy;lantropica impresa. In quanto a me i borghesi li credo buoni soltanto a farsi impiccare. Non avr&ograve; la fortuna d&#8217;impiccarli io, ma non voglio nemmeno contri&shy;buire a dilazionarne l&rsquo;impiccagione&rdquo;. <\/p>\n<p>(7) &ldquo;Il partito operaio si deve venire co&shy;stituendo per l&rsquo;azione spontanea dei la&shy;voratori messi in opposizione col capita&shy;lismo dalle stesse condizioni di fatto, e dalla propaganda condotta con oculatez&shy;za.&rdquo; &ldquo;Andare a un congresso per aver l&rsquo;aria del conferenziere o del dottrinario non mi va. Il concetto che il partito so&shy;cialista &egrave; un partito politico non si fa entrare nella mente degli operai con un ordine del giorno. E&rsquo; faccenda di espe&shy;rienza, di tattica, di educazione e d&rsquo;istru&shy;zione, e perci&ograve; di tempo.&rdquo; <\/p>\n<p>8) In alcune corrispondenze alla &ldquo;Leipziger Volkszeitung&rdquo; Labriola port&ograve; avanti la polemica contro il socialismo positivistico in nome del marxismo, e contro quei &ldquo;curiosi marxisti italiani&#8221; (Achille Loria ecc.) che su &ldquo;Critica socia&shy;le&rdquo; (la rivista di Turati) avevano attacca&shy;to la teoria del valore di Marx senza aver&shy;la capita. Scrisse nello stesso periodo al viennese Victor Adler: &ldquo;Il marxismo non prende piede in Italia: e quello che pare marxismo &egrave; frase nuova applicata a idee, bisogni e sentimenti vecchi&#8221;. <\/p>\n<p>9) Questo &egrave; il titolo con cui questi scritti sono stati raccolti insieme e pi&ugrave; volte suc&shy;cessivamente ristampati, sia in Francia sia in Italia. <\/p>\n<p>(10) &ldquo;La storia &egrave; il processo, non arbitra&shy;rio, ma necessario e morale, degli uomi&shy;ni in quanto si sviluppano, e si svilup&shy;pano in quanto socialmente esperimentano, ed esperimentano in quanto perfezionano e raffinano il lavoro&#8221;. Non per questo &egrave; storia a disegno: &ldquo;La nostra dottrina non pretende di essere la visio&shy;ne intellettuale di un gran piano a dise&shy;gno&#8221;. <\/p>\n<p>(11) Per completezza non si possono ta&shy;cere le posizioni assunte da Labriola in favore dell&rsquo;intervento coloniale dell&#8217;Ita&shy;lia in Libia. Parlando in una manifesta&shy;zione nel 1897, e poi in un&rsquo;intervista al &ldquo;Giornale d&rsquo;Italia&rdquo; nell&rsquo;aprile del 1902, giustific&ograve; le mire coloniali dell&rsquo;Italia ar&shy;gomentando che gli interessi dei sociali&shy;sti non possono essere opposti agli inte&shy;ressi nazionali; che in Libia poteva e doveva trovare sfogo l&rsquo;emigrazione ita&shy;liana; che l&rsquo;Italia non poteva restare in&shy;dietro alle altre nazioni d&rsquo;Europa che as&shy;soggettavano e sfruttavano il resto del mondo, pena il suo declino economico nel quadro della competizione mondia&shy;le. Queste posizioni di Labriola, come analoghe posizioni di altri socialisti eu&shy;ropei del tempo, mi sembra derivino dal&shy;l&rsquo;idea dell&rsquo;immaturit&agrave; della rivoluzione proletaria, fatto che giustificherebbe l&rsquo;ap&shy;poggio dei socialisti alla spinta espansi&shy;va della borghesia&#8230; Va detto che la ri&shy;voluzione russa del 1905 non c&rsquo;era an&shy;cora stata. Anche sulla base di quell&rsquo;espe&shy;rienza, di l&igrave; a poco Lenin e Trotsky avreb&shy;bero impostato su basi completamente nuove e diverse, e concretamente rivo&shy;luzionarie, l&rsquo;intera questione.<\/p>\n<p>Tiziano Bagarolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un articolo comparso su Marxismo Rivoluzionario, n. 5, dicembre 2004 Antonio Labriola, originale figura di intellettuale approdato in tarda et&agrave; al socialismo e al marxismo,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-64972","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-teoria","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64972","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=64972"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/64972\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=64972"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=64972"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=64972"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}