{"id":64987,"date":"2014-07-26T00:00:00","date_gmt":"2014-07-26T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/07\/26\/a-fianco-della-ribellione-palestinese-in-cisgiordania\/"},"modified":"2014-07-26T00:00:00","modified_gmt":"2014-07-26T00:00:00","slug":"a-fianco-della-ribellione-palestinese-in-cisgiordania","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/07\/26\/a-fianco-della-ribellione-palestinese-in-cisgiordania\/","title":{"rendered":"A FIANCO DELLA RIBELLIONE PALESTINESE IN CISGIORDANIA"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2767_image.jpg\" alt=\"2767_image.jpg\" \/><br \/>\nGli avvenimenti degli ultimi due giorni in Cisgiordania rivestono grande importanza. Le strade di Ramallah,Hebron, Nablus,Tulkarem, Jenin,Betlemme.. sono state percorse dalle pi&ugrave; grandi manifestazioni di massa palestinesi degli ultimi 10 anni. Gli stessi inviati della stampa borghese occidentale hanno dovuto, a malincuore, constatarlo. Il sentimento naturale di fraternit&agrave; col popolo di Gaza, massacrato dallo Stato sionista, ha travalicato gli argini, sospingendo una grande marcia popolare dai campi profughi, dalle citt&agrave;, dai villaggi. La pressione di massa, in particolare dei giovani, ha imposto di fatto l&#8217;unit&agrave; di marcia  delle diverse organizzazioni palestinesi, ha costretto la polizia palestinese della screditata ANP di Abu Mazen a tenersi da parte e a distanza, ha sfidato frontalmente le forze militari d&#8217;occupazione impegnandole negli scontri pi&ugrave; duri dai tempi della seconda intifada. Cinque palestinesi hanno perso la vita sotto il piombo israeliano. 50 militari sionisti sono rimasti feriti. Alcuni di essi pare- interessante novit&agrave;- da &ldquo;armi da fuoco&rdquo;.<\/p>\n<p>PER UNA TERZA INTIFADA<\/p>\n<p>Non sappiamo n&eacute; possiamo prevedere lo sviluppo degli avvenimenti in Cisgiordania. Ma quanto accaduto indica le potenzialit&agrave; di una svolta. L&#8217;ascesa di una terza intifada aprirebbe un fronte assai pi&ugrave; difficile da governare, per Israele, di quello di Gaza. Bombardare case scuole ospedali &egrave; pi&ugrave; facile che affrontare lo scontro strada per strada, dove &ldquo;il fronte&rdquo; &egrave; ogni angolo, dove pietre e proiettili possono provenire da ogni lato e in ogni momento,  con un carico di perdite sioniste  inevitabilmente molto pi&ugrave; ampio.  A sua volta proprio il numero delle perdite tra le forze d&#8217;occupazione potrebbe avere ricadute sull&#8217;opinione pubblica israeliana, incrinare il consenso interno alla guerra, ampliare le defezioni  tra militari e riservisti , indebolire le retrovie del governo.  Rafforzando e incoraggiando per questa via la resistenza a Gaza.<\/p>\n<p>Ma soprattutto una terza intifada sarebbe un possibile fattore di richiamo per l&#8217;insieme del popolo arabo, in Palestina e fuori dalla Palestina. La distruzione dello Stato sionista non pu&ograve; avvenire per mano delle sole forze palestinesi. Richiede la fusione della resistenza palestinese con la sollevazione del popolo arabo, contro i propri governi e il loro asservimento all&#8217;imperialismo e al sionismo. Oggi il livello di mobilitazione di massa nei paesi arabi contro l&#8217;aggressione sionista a Gaza &egrave; arretrato, disomogeneo, complessivamente minore che nel 2008. E&#8217; il lascito della sconfitta , ad oggi,delle aspirazioni progressive delle rivoluzioni arabe del 2010\/1012. Ma il sentimento di solidariet&agrave; con Gaza e l&#8217;odio anti sionista restano plebiscitari nel popolo arabo. Proprio una sollevazione popolare in Palestina, unendosi alla resistenza armata, potrebbe innescare una ripresa generale della mobilitazione araba, unificandola al di l&agrave; dei confini : confini statali artificiali tracciati un secolo fa dal colonialismo &ldquo;democratico&rdquo; e gi&agrave; scossi peraltro, su versanti diversi, dalle convulsioni in atto in tutto il Medio Oriente.<\/p>\n<p>PER LA DISTRUZIONE DELLO STATO SIONISTA<\/p>\n<p>La distruzione dello Stato Sionista non &egrave; una utopia. Gli Stati coloniali nascono e muoiono nei tempi lunghi della storia.  Nessun artificio, per quanto potente, pu&ograve; resistere alla prova della verit&agrave;.   Governi, potenze, imperi apparentemente indistruttibili ed &ldquo;eterni&rdquo; sono crollati . Cos&igrave; sar&agrave; prima o poi per il sionismo, col suo carico di orrore e di oppressione. Ma lo Stato sionista e i suoi fondamenti confessionali e razziali non moriranno per evoluzione spontanea, e tanto meno per mano delle diplomazie &ldquo;democratiche&rdquo; degli imperialismi alleati e complici. Possono essere rimossi solo per via rivoluzionaria. Sollevazione palestinese nei territori occupati,  allargamento della rivoluzione araba contro i governi filosionisti, rivolta delle masse arabe israeliane all&#8217;interno di Israele, maturazione antisionista di un settore di classe operaia ebraica. Non &egrave; possibile prevedere con quali equilibri, combinazione, tempi e dinamica, questi diversi fattori entreranno in gioco. Ma, nella loro imprevedibile correlazione, sono questi i fattori decisivi di una sconfitta del sionismo da un versante storico progressivo. L&#8217;unica via possibile, per quanto difficile, per una Palestina unita, libera, laica, socialista, dentro una Federazione socialista del Medio Oriente.<\/p>\n<p>L&#8217;alternativa non &egrave; la &ldquo;democratizzazione&rdquo; del sionismo, quella s&igrave; utopia senza futuro; n&eacute; la &ldquo;soluzione due popoli due Stati&rdquo;,  truffa filo sionista che copre unicamente da decenni la permanenza  e l&#8217;aggravamento dell&#8217;oppressione; l&#8217;alternativa rischia di essere alla lunga uno sfondamento del fondamentalismo islamico tra le fila della giovane generazione palestinese, e in vasti settori del popolo arabo, assieme al rafforzamento congiunto di sionismo e antisemitismo di ritorno. Una spirale tragica non solo per il Medio Oriente e la nazione araba, ma per lo stesso movimento operaio d&#8217;occidente, gi&agrave; alle prese con lo sviluppo di un  populismo reazionario senza precedenti nel dopoguerra.<\/p>\n<p>La questione sionista ripropone dunque una volta di pi&ugrave;, dal suo specifico versante, l&#8217;alternativa storica generale tra socialismo o barbarie.<\/p>\n<p>MARXISMO RIVOLUZIONARIO E STALINISMO DI FRONTE AL SIONISMO.<\/p>\n<p>Sta al marxismo rivoluzionario affrontare da questa angolazione la questione sionista. Perch&egrave; solo il marxismo rivoluzionario lo pu&ograve; fare, in terra araba e in occidente. La burocrazia stalinista dell&#8217;URSS nel 1948 diede un sostegno decisivo al sionismo, alla nascita dello Stato d&#8217;Israele, al suo riconoscimento diplomatico, alla sua potenza militare, alla sua pulizia etnica anti palestinese. Decine di migliaia di mitragliatrici, milioni di proiettili, furono donati da Stalin a Ben Gurion, nel nome degli accordi internazionali con l&#8217;imperialismo inglese, francese e americano. Centinaia di migliaia di palestinesi ed arabi furono trucidati dal piombo fornito da Stalin. E&#8217; una delle pagine meno conosciute e pi&ugrave; tragiche dello stalinismo e delle sue responsabilit&agrave; storiche.<\/p>\n<p>Solo la corrente del movimento operaio che si oppose allo stalinismo, ha oggi la titolarit&agrave; politica e morale di rilanciare la prospettiva storica del disarmo rivoluzionario dello Stato d&#8217;Israele. Recuperando il patrimonio originario della battaglia intransigente antisionista di Lenin e di Trotsky. Mettendolo al servizio, innanzitutto, della giovane generazione palestinese ed araba, e dell&#8217;avanguardia della classe operaia internazionale.<\/p>\n<p>PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gli avvenimenti degli ultimi due giorni in Cisgiordania rivestono grande importanza. 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