{"id":64989,"date":"2014-07-27T00:00:00","date_gmt":"2014-07-27T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/07\/27\/lo-scontro-alitalia-di-nuovo-spartiacque\/"},"modified":"2014-07-27T00:00:00","modified_gmt":"2014-07-27T00:00:00","slug":"lo-scontro-alitalia-di-nuovo-spartiacque","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/07\/27\/lo-scontro-alitalia-di-nuovo-spartiacque\/","title":{"rendered":"LO  SCONTRO  ALITALIA  DI  NUOVO  SPARTIACQUE"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2770_image.jpg\" alt=\"2770_image.jpg\" \/><br \/>\nLa vicenda Alitalia torna sul fronte della lotta di classe. Oggi come ieri con funzioni di laboratorio generale.<\/p>\n<p>2008: IL SACCHEGGIO CAPITALISTICO DI ALITALIA , IN SALSA TRICOLORE<\/p>\n<p>Nel 2008 , lo scontro Alitalia svolse una funzione di spartiacque.<\/p>\n<p>La compagnia fu svenduta a una cordata tricolore di capitalisti e banchieri  con grande squillo di fanfare. Capitalisti e banchieri ( a partire da Unicredit e Banca Intesa) chiesero e ottennero come condizione d&#8217;acquisto due semplici cose. Innanzitutto il trasferimento dell&#8217;enorme debito della vecchia compagnia sulle tasche dei contribuenti ( cio&egrave; in larga parte dei lavoratori italiani), attraverso l&#8217;operazione &ldquo;bad company&rdquo;. Parallelamente, la cancellazione di 10000 posti di lavoro, con la copertura di una cassa in deroga straordinaria, e il drastico peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti sopravvissuti. Fu per alcuni aspetti una svolta. Per la prima volta si sanc&igrave; il principio della derogabilit&agrave; del contratto nazionale in caso di crisi aziendale. E lo si fece esattamente all&#8217;atto di apertura della grande crisi capitalistica internazionale e della profonda recessione italiana. Fu uno sfondamento pilota, che far&agrave; scuola negli anni successivi, a partire dalla FIAT, sino ad essere incorporato negli accordi di concertazione e nella legislazione sul lavoro.<\/p>\n<p>Sei anni dopo, punto e a capo. Non solo non si &egrave; realizzato l&#8217;annunciato rilancio della compagnia, &ldquo;grazie a privatizzazione e logica di mercato&rdquo;, ma proprio la crisi capitalistica del mercato ha affondato la nuova compagnia : competizione compagnie low cost, concorrenza ferroviaria sulle tratte nazionali centrali a sua volta sospinta da liberalizzazioni e privatizzazioni, riduzione secca della domanda connessa alla crisi generale, concorrenza accresciuta di compagnie estere, europee ed asiatiche, anch&#8217;esse ristrutturate e alleggerite nei &ldquo;costi&rdquo;..<\/p>\n<p>2014: IL NUOVO BANCHETTO DEI CAPITALISTI CONTRO I LAVORATORI DELLA COMPAGNIA<\/p>\n<p>Da qui il nuovo capitolo del saccheggio capitalistico dell&#8217;Alitalia e dei suoi lavoratori. Il copione si ripete, ma in un quadro peggiorato.<\/p>\n<p>I principali soci Alitalia ( Intesa San paolo, Unicredit, Monte dei Paschi, Immsi di Colaninno, Atlantia di Benetton) non reggono la precipitazione del passivo della compagnia ( 569 milioni di perdite nel solo 2013). Le banche in particolare, strette dalla crisi generale e dai problemi di capitalizzazione, chiedono soccorso pubblico. Il governo Letta provvede con l&#8217;ingresso di Poste Italiane ( a loro volta largamente privatizzate) nel capitale azionario dell&#8217;azienda, quale azionista di controllo: i risparmi pubblici, drenati dalle poste, vanno a soccorso delle banche. Ma l&#8217;apporto finanziario non &egrave; sufficiente. E&#8217; &ldquo;necessario un coinvolgimento estero&rdquo; determinante. Si fa avanti la compagnia araba Etihad. Tutti la salutano come &ldquo;salvatrice&rdquo; della compagnia e &ldquo;ultima spiaggia&rdquo; con lo stesso entusiasmo propagandistico con cui avevano salutato&#8230; i &ldquo;salvatori&rdquo; della CAI nel 2008. Ma i capitalisti arabi, come i capitalisti di ogni paese e bandiera, pongono condizioni. Guarda caso le stesse condizioni poste dai salvatori del 2008: abbattimento dei debiti pregressi, riduzione dei posti di lavoro, certezza della pace sociale.<\/p>\n<p>Capitalisti e banchieri italiani non hanno certo difficolt&agrave; ad accettare. Salvo lo sgomitamento furioso fra banche e Poste sulle rispettive contribuzioni all&#8217;aumento di capitale ( 250 milioni) e su  come spartirsi l&#8217;onere dei debiti. Ma i lavoratori?<\/p>\n<p>Governo, banche, capitalisti italiani e arabi parlano su questo all&#8217;unisono. E usano l&#8217;identico linguaggio del 2008: &ldquo;Per salvare e rilanciare la compagnia, occorre un sacrificio dei lavoratori&rdquo;. Il sacrificio richiesto &egrave; meno esteso ma pi&ugrave; pesante che nel 2008: migliaia di lavoratori espulsi dall&#8217;azienda senza la copertura di ammortizzatori, neppure ordinari. I lavoratori espulsi verrebbero consegnati ( &ldquo;ricollocati&rdquo;) ad agenzie del lavoro, che si occuperebbero del loro &ldquo;futuro&rdquo;. Punto. E&#8217; il primo licenziamento di massa senza neppure la parvenza di un paracadute. E&#8217; la prima sperimentazione sul campo della riforma del mercato del lavoro intrapresa dal decreto Poletti e annunciata dal Yob Act. Un fatto enorme e un precedente devastante. In pi&ugrave; i lavoratori sopravvissuti subirebbero una ulteriore riduzione secca del proprio stipendio, mentre migliaia di lavoratori cassaintegrati della vecchia Alitalia, gi&agrave; socialmente umiliati e declassati, vedono scadere la propria residua cassa integrazione..<\/p>\n<p>LE SINISTRE BALBUZIENTI O COMPLICI. OGGI COME IERI.<\/p>\n<p>Come nel 2008, le sinistre sindacali e politiche balbettano o sono complici.<\/p>\n<p>Allora siglarono l&#8217;accordo capestro dei 10000 esuberi (CGIL,CISL,UIL) o si rifiutarono di intraprendere una lotta dura e radicale contro di esso giungendo a contrapporsi ad ogni processo di lotta a oltranza ( SDL e, sul piano politico, il PRC).<\/p>\n<p>Oggi ci&ograve; che resta delle sinistre politiche riformiste( SEL e PRC, in altre faccende impegnate) si limita a &ldquo;preoccupazioni&rdquo; platoniche, o si affida alla burocrazia CGIL . (Qualcuno ha udito la voce sul tema ..della lista Tsipras?)<br \/>\n<br \/>La CGIL, ormai paralizzata su tutto il fronte, cerca di far quadrare il cerchio: dissente sugli esuberi senza ammortizzatori, ma accetta il taglio degli stipendi e un contratto nazionale umiliante. Nella sostanza copre l&#8217;accordo fra governo e capitalisti, cercando di salvarsi l&#8217;anima.<br \/>\n<br \/>La CISL, com&#8217;&egrave; tradizione, loda l&#8217;accordo nel nome della &ldquo;difesa del lavoro&rdquo;(!), anche pensando al proprio ruolo di lobby nelle Poste.<br \/>\n<br \/>La UIL protesta formalmente contro il taglio degli stipendi ( a &ldquo;tutela&rdquo; simbolica di assistenti di volo e piloti, dove ha il grosso degli iscritti) ma sigla l&#8217;accordo micidiale sui licenziamenti ( che riguardano prevalentemente il personale di terra).<\/p>\n<p>Intanto fa il suo esordio il Testo unico di Rappresentanza sindacale. L&#8217;accordo Alitalia &egrave; votato dal 26% dei lavoratori, la larga maggioranza non partecipa. Ma la CGIL assicura che l&#8217;&rdquo;accordo &egrave; passato&rdquo; perch&egrave;  la maggioranza delle sigle l&#8217;ha siglato , e la maggioranza dei lavoratori non ha detto &ldquo;no&rdquo;.  Il governo e i capitalisti plaudono alla responsabilit&agrave; della CGIL. E&#8217; la migliore anticipazione della funzione concreta del testo unico. Se ve ne era bisogno.<\/p>\n<p>NO ALL&#8217;ACCORDO ALITALIA, PER UN&#8217;ALTERNATIVA DI LOTTA<\/p>\n<p>Come nel 2008, il PCL si oppone alla svendita sindacale e politica del lavoro in Alitalia. E a tutta la logica che sottende.<\/p>\n<p>E&#8217; necessario innanzitutto respingere l&#8217;accordo. Una firma sotto quell&#8217;accordo, un avallo comunque espresso a quell&#8217;accordo,  &egrave;  un colpo ulteriore non solo  ai lavoratori Alitalia, ma a tutto il movimento operaio. Tutte le sinistre politiche e sindacali si pronuncino con chiarezza contro l&#8217;accordo e uniscano le proprie forze contro di esso. Si attivi finalmente una mobilitazione unitaria  fra i lavoratori Alitalia e del trasporto aereo da parte di tutte le organizzazioni sindacali contrarie all&#8217;accordo, superando  logiche settarie e divisioni  di sigla. In ogni organizzazione sindacale di classe, e in ogni categoria del mondo del lavoro, si denunci la natura e la funzione pilota di questo accordo, attivando pronunciamenti, controinformazione,  battaglia politica e di massa.<\/p>\n<p>Certo, la situazione &egrave; pi&ugrave; complicata che nel 2008. Pesa sui lavoratori della compagnia la dura sconfitta di allora. Pesa il deterioramento pi&ugrave; generale dei rapporti di forza fra le classi di cui le direzioni politiche e sindacali del movimento operaio portano la responsabilit&agrave; determinante. Ma proprio l&#8217;effetto domino che ogni sconfitta racchiude dimostra la drammatica necessit&agrave; di reagire. Di spezzare la dinamica a spirale della discesa. Di preparare le condizioni di una svolta. Pena una nuova  precipitazione all&#8217;indietro. Questo &egrave; il bivio che ogni terreno di scontro rilevante oggi pone. Questo &egrave; il nuovo bivio dello scontro Alitalia. Il ruolo delle avanguardie di lotta, ovunque collocate, &egrave; costruire questa consapevolezza fra i lavoratori.<\/p>\n<p>Ma  la reazione di lotta non basta.  Nell&#8217;interesse stesso di questa lotta di resistenza, occorre indicare una soluzione alternativa alla crisi Alitalia. Che muova dalle ragioni del lavoro e del servizio pubblico, non dall&#8217;interesse e dalla logica dei capitalisti.<\/p>\n<p>LA LOGICA DEI CAPITALISTI E QUELLA  DEI LAVORATORI<\/p>\n<p>&ldquo;O 1000 esuberi, o 15000 esuberi, questa &egrave; la scelta&rdquo; dichiara testualmente Renzi. &ldquo;Questa &egrave; la scelta&rdquo; ripetono in coro, con diverse tonalit&agrave;, tutti gli attori della partita. Insomma: &ldquo;i licenziamenti sono obbligati, pochi o tanti scegliete voi,  ma  &egrave;  la legge del mercato. Se non capitolate, Etihad se ne va, e voi siete tutti su una strada&rdquo;. Questa &egrave; la logica comune, che punta alla conquista del senso comune. Ed &egrave; naturale. Perch&egrave; tutti gli attori della partita amministrano, con ruoli diversi, le leggi della societ&agrave; del capitale. Quelle per cui il lavoro ( il suo numero , la sua condizione, il suo costo..)&egrave; solo la variabile degli interessi dei capitalisti: dell&#8217;interesse o meno che hanno ad acquistarlo o a liquidarlo, del prezzo di mercato che offrono. In questa societ&agrave; il lavoro &egrave; solo una merce nel mondo delle merci:  per i lavoratori ( e i loro sindacati) si tratta semplicemente di scegliere, nelle condizioni date, i propri capitalisti acquirenti. E quando la crisi del mercato abbatte numeri e condizioni di acquisto, occorre accettare la spiacevole legge di natura.  E rassegnarsi.<\/p>\n<p>Una sinistra classista e anticapitalista deve esattamente rovesciare questa logica e l&#8217;organizzazione sociale che l&#8217;esprime. No. Non vi &egrave; nessuna necessit&agrave; &ldquo;naturale&rdquo; dei licenziamenti. Il principio base di un&#8217;economia razionale deve essere la tutela del lavoro. Il lavoro che c&#8217;&egrave; pu&ograve; essere ripartito fra tutti, a parit&agrave; di paga, in modo che nessuno sia privato del lavoro. I padroni che licenziano possono essere licenziati, senza alcun indennizzo a carico della collettivit&agrave;, ponendo le loro aziende sotto il controllo dei lavoratori. I servizi pubblici che sono stati  smantellati negli ultimi 20 anni per essere svenduti ai capitalisti e abbandonati al loro saccheggio, possono essere ripubblicizzati e posti sotto controllo sociale, e dunque riorganizzati e rilanciati secondo l&#8217;interesse della societ&agrave;.<\/p>\n<p>NAZIONALIZZARE LA COMPAGNIA E IL TRASPORTO AEREO, SOTTO IL CONTROLLO DEI LAVORATORI<\/p>\n<p>Cos&igrave; &egrave; per il mondo dei trasporti e per lo stesso trasporto aereo.<\/p>\n<p>Nessuna subordinazione al piano Renzi\/Alitalia\/Etihad ! Nessun ricatto dev&#8217;essere accettato!La compagnia Alitalia va finalmente nazionalizzata senza alcun indennizzo per i suoi grandi azionisti, e posta sotto il controllo dei lavoratori. L&#8217;intero trasporto aereo va pubblicizzato, dentro un piano generale di riorganizzazione e razionalizzazione del sistema dei trasporti. Solo questa soluzione pu&ograve; tutelare lavoro e lavoratori. Solo questa soluzione pu&ograve; rispondere all&#8217;interesse generale  a  un trasporto realmente efficiente, qualificato, razionale Solo questa soluzione pu&ograve; abbattere oltretutto l&#8217;enorme volume di sprechi connessi al mercato del trasporto, alla sua concorrenza, frammentazione, gestione burocratica.<br \/>\n<br \/>Di certo i lavoratori e i tecnici del trasporto aereo saprebbero amministrarlo infinitamente meglio, in termini di professionalit&agrave; e di costi, di quanto non facciano gli azionisti privati parassiti che giocano a monopoli sulla pelle dei lavoratori ; o i loro amministratori delegati dagli stipendi e liquidazioni d&#8217;oro, con il codazzo inesauribile di mangiatoie, sperperi, tangenti.<\/p>\n<p>Certo. Battersi per questa soluzione significa contrapporsi alla societ&agrave; capitalista per una alternativa di societ&agrave;. Per un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e sulla loro forza, che faccia finalmente pulizia.<\/p>\n<p>Ma una sinistra degna di questo nome o &egrave; rivoluzionaria o non &egrave;. O collega le lotte immediate a una prospettiva generale, o si riduce ( nel migliore dei casi) ad uno spazio d&#8217;immagine, per di pi&ugrave; residuale. In ogni caso inutile per i lavoratori e gli sfruttati.<\/p>\n<p>PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La vicenda Alitalia torna sul fronte della lotta di classe. 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