{"id":65005,"date":"2014-08-09T00:00:00","date_gmt":"2014-08-09T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/08\/09\/le-prime-difficolta-del-renzismo-la-prova-sociale-di-autunno-per-una-soluzione-anticapitalistica-della-crisi\/"},"modified":"2014-08-09T00:00:00","modified_gmt":"2014-08-09T00:00:00","slug":"le-prime-difficolta-del-renzismo-la-prova-sociale-di-autunno-per-una-soluzione-anticapitalistica-della-crisi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/08\/09\/le-prime-difficolta-del-renzismo-la-prova-sociale-di-autunno-per-una-soluzione-anticapitalistica-della-crisi\/","title":{"rendered":"LE PRIME DIFFICOLTA&#8217; DEL RENZISMO.\n<br>LA PROVA  SOCIALE DI  AUTUNNO.\n<br> \n<br>PER UNA SOLUZIONE ANTICAPITALISTICA DELLA CRISI."},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2778_image.jpg\" alt=\"2778_image.jpg\" \/><br \/>\nLa recessione italiana presenta il conto a Renzi. Non si pu&ograve; fare il populismo di governo coi fichi secchi. La truffa degli 80 euro pu&ograve; servire una volta per prendere voti e mascherare le misure di ulteriore precarizzazione del lavoro. Ma non serve a &ldquo;rilanciare l&#8217;economia&rdquo;, n&eacute; pu&ograve; essere pi&ugrave; replicata.  <\/p>\n<p>Il renzismo non ha certo consumato le proprie risorse politiche. Si nutre ancora , in larga misura, di un relativo affidamento popolare. Presidia un PD &ldquo;conquistato&rdquo; e plasmato in funzione del Capo.  E&#8217; sostenuto dalla Presidenza della Repubblica.  Gode della complicit&agrave;  berlusconiana.  Prosegue la marcia del proprio disegno istituzionale, districandosi fra le contraddizioni parlamentari. Si fa forte dell&#8217;assenza di alternative politiche, e soprattutto di un&#8217;opposizione sociale di massa.<\/p>\n<p>Eppure il fenomeno sembra aver esaurito, bruscamente, la fase della propria ascesa travolgente. Il disincanto apre le prime brecce nel suo blocco di consenso. Ampi settori del mondo del lavoro e della piccola borghesia non vedono &ldquo;il cambiamento&rdquo; annunciato. La grande stampa borghese , a maggio osannante, chiede &ldquo;risultati&rdquo; e &ldquo;meno propaganda&rdquo;. Capitalisti emergenti sostenitori di Renzi della prima ora dichiarano la propria insoddisfazione ( Della Valle). Confindustria e Confcommercio dichiarano scetticismo e chiedono udienza. La materialit&agrave; della crisi capitalista richiama tutti alla realt&agrave;.<\/p>\n<p>L&#8217;&rdquo;uomo solo al comando&rdquo; &egrave; ancora saldamente in sella, ma non riscuote pi&ugrave; il plauso incantato che la borghesia tributava al &ldquo;vincitore&rdquo; del 25 maggio.<\/p>\n<p>Si profila un passaggio classico. O la spinta bonapartista supera le proprie difficolt&agrave;, rafforzando il quel caso una tendenza di &ldquo;regime&rdquo; ( che cerca magari un&#8217;incoronazione popolare anticipata nelle urne e un Parlamento a propria immagine e somiglianza); o inciampa in esse, si sfrangia e regredisce, avviando la parabola del proprio logoramento e della propria crisi.<\/p>\n<p>L&#8217;autunno pu&ograve; essere una prima cartina di tornasole di questo bivio.<\/p>\n<p>LA DISFATTA DELLE SINISTRE RIFORMISTE<\/p>\n<p>Le sinistre riformiste, politiche e sindacali, sono di fronte alla disfatta di tutta la propria politica.<\/p>\n<p>Aver avallato, agli occhi dei lavoratori, la recita renzista del &ldquo;cambiamento&rdquo; ( Landini); aver inseguito l&#8217;impossibile concertazione con un Bonaparte in pectore ( Camusso); aver  chiesto invano il rilancio del vecchio centrosinistra ( borghese) al suo becchino populista ( Vendola); aver rinunciato tutti- in nome di queste ambizioni illusorie- ad ogni opposizione reale e di massa al governo Renzi, persino sulla inaudita precarizzazione del lavoro( decreto Poletti) , persino su un progetto istituzionale reazionario, non hanno solo confermato la congenita subalternit&agrave; delle sinistre riformiste al quadro borghese:  hanno anche condotto i suoi gruppi dirigenti in un vicolo cieco.<\/p>\n<p>Chi sperava di essere chiamato, in varie vesti, alla corte del principe, o &egrave; rimasto in anticamera (FIOM),  o &egrave; stato umiliato (CGIL), o &egrave; stato scisso (SEL).  Mentre a pagare sono stati e sono i lavoratori, abbandonati senza difese a una crisi sociale ancora pi&ugrave; acuta e alla minaccia di una Terza Repubblica ancor pi&ugrave; reazionaria.<br \/>\n<br \/>Tanto pi&ugrave; oggi,  le prime serie difficolt&agrave; del renzismo ripropongono l&#8217;urgenza  di una svolta di fondo.<\/p>\n<p>Non ci si pu&ograve; affidare a qualche denuncia epistolare delle politiche del lavoro presso la Corte Europea di Giustizia se si rinuncia ad ogni azione reale di mobilitazione contro quelle politiche, come fa la CGIL.<br \/>\n<br \/>N&egrave; si pu&ograve; realisticamente sperare di usare le difficolt&agrave; del renzismo per provare a rilanciare uno schema concertativo di &ldquo;interlocuzione e confronto&rdquo; che resta estraneo alla sua natura bonapartista e che per di pi&ugrave; non dispone, tanto pi&ugrave; oggi, di una base materiale di appoggio, con buona pace di Landini.<br \/>\n<br \/>N&egrave; infine si pu&ograve; mercanteggiare il livello di &ldquo;opposizione&rdquo; parlamentare a un governo anti operaio in base alle contropartite su soglie elettorali e assessori regionali, come fa SEL.<\/p>\n<p>E&#8217; necessario davvero voltare pagina. E&#8217; necessario e urgente, per tutte le sinistre, rompere definitivamente col Renzismo e col suo partito, a livello nazionale e locale, contrapponendosi apertamente al governo Renzi sul terreno dell&#8217;azione di massa.  E&#8217; necessario che il movimento operaio definisca un proprio programma autonomo e alternativo per l&#8217;uscita dalla crisi; un piano d&#8217;azione unitaria, radicale e di massa, capace di porlo al centro dello scontro; una propria alternativa politica capace di realizzare quel programma.<\/p>\n<p>L&#8217;alternativa  a questa prospettiva &egrave; o la stabilizzazione reazionaria del renzismo, o una capitalizzazione a destra della sua crisi per opera del progetto (ancor pi&ugrave; reazionario) della Repubblica plebiscitaria- senza partiti e sindacati- di Casaleggio e Grillo.<\/p>\n<p>L&#8217;alternativa fra rivoluzione o reazione &egrave;  e sar&agrave; riproposta, in forme diverse, da tutta la dinamica della crisi italiana.<\/p>\n<p>LA BANCAROTTA DELLE CLASSI DIRIGENTI<\/p>\n<p>La lotta contro il governo Renzi  &egrave; inseparabile dalla lotta pi&ugrave; generale contro le classi dirigenti del Paese e la loro bancarotta.<\/p>\n<p>Il capitalismo e la sua crisi internazionale hanno trascinato l&#8217;economia italiana in una depressione profonda, senza pari fra i grandi paesi capitalistici europei.  La nuova recessione  &egrave; solo un capitolo di questa condizione. Non hanno fallito le &ldquo;politiche dominanti&rdquo;. Hanno fallito le classi dominanti e tutti i loro partiti.<\/p>\n<p>Capitalisti e banchieri, manager e faccendieri, hanno saccheggiato per 20 anni lavoro e protezioni sociali  attraverso comitati d&#8217;affari ( di ogni colore) chiamati &ldquo;Governi del Paese&rdquo;. Prima  hanno predicato le virt&ugrave; dell&#8217;&rdquo;austerit&agrave;&rdquo; ( per i lavoratori) come condizione della &ldquo;crescita&rdquo; ( dei propri profitti). Ora invocano la priorit&agrave; della &ldquo;crescita&rdquo;( mancata) come condizione dell&#8217;&rdquo;austerit&agrave;&rdquo; (il famoso &ldquo;rispetto dei patti europei e del rigore dei conti&rdquo;). Ma dietro le porte girevoli di parole vuote, si cela ieri come oggi il solo interesse dei capitalisti. Dove per &ldquo;crescita&rdquo; si intende nuova detassazione dei padroni (.. Irap) nuova precariet&agrave; del lavoro ( ..Poletti), nuovo smantellamento dei contratti nazionali pubblici e privati, nuova giostra di privatizzazioni e commesse pubbliche a vantaggio di business e profitti ( .. tipo Mose, Expo, Tav e via dicendo). E per &ldquo;necessario rigore dei conti&rdquo; si intende tutto ci&ograve; che serve per ingrassare la crescita dei profitti e onorare i patti col capitale finanziario italiano ed europeo: nuovo taglio traumatico sulle spese sociali ( 32 miliardi in 3 anni)- a partire da ammortizzatori,  istruzione , sanit&agrave; &#8211; per finanziare detassazioni e commesse per i padroni, per continuare a pagare 90 miliardi annui di interesse sul debito alle banche ( prevalentemente italiane) ,  per contribuire al fondo salva banche europeo, per cercare di rispettare il Fiscal Compact liberamente stipulato con gli altri governi capitalistici dell&#8217;Unione ( in cambio del loro impegno, se necessario, a soccorrere le banche italiane).<\/p>\n<p>Qual&#8217;&egrave; la sostanza di tutto questo? Che un&#8217;intera societ&agrave;, in Italia e in Europa, &egrave; chiamata a pagare il parassitismo dei capitalisti e del capitalismo. Non &egrave; il fallimento di una &ldquo;politica economica&rdquo;, come vorrebbero Camusso, Landini, Vendola e Tsipras. E&#8217; il fallimento di una economia. Non &egrave; il fallimento di &ldquo;una certa concezione dell&#8217; Europa&rdquo;, come balbetta  la liberal progressista Barbara Spinelli. E&#8217; il fallimento della Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri. Incapace di liberare qualsiasi spazio di progresso sociale. Al punto che anche dove la cosiddetta &ldquo;crescita&rdquo; ( timidamente e provvisoriamente) avviene, avviene sulla pelle dei salariati (  liberalizzazione dei licenziamenti in Spagna,  contratti a zero ore in Gran Bretagna..).<\/p>\n<p>La verit&agrave; &egrave; che l&#8217;unica alternativa alla crisi italiana (ed europea) &egrave; anticapitalistica. Richiede un programma di emergenza che rovesci la logica di classe dei capitalisti, partendo dalla logica opposta dei salariati. Che &egrave; poi la logica di un&#8217; organizzazione finalmente razionale della societ&agrave;.<\/p>\n<p>UN PIANO OPERAIO PER USCIRE DALLA CRISI<br \/>\n<br \/>L&#8217;EMERGENZA DAL PUNTO DI VISTA DEI LAVORATORI<\/p>\n<p>Un piano operaio per uscire dalla crisi deve prevedere un insieme combinato di misure e assi di intervento:<\/p>\n<p>1)Blocco dei licenziamenti. Le aziende che licenziano , che inquinano, che ignorano diritti e sicurezza del lavoro, siano nazionalizzate, senza indennizzo per i grandi azionisti, e poste sotto il controllo dei lavoratori.  A partire da Ilva, Thissen Krupp, Lucchini, Alitalia&#8230;<\/p>\n<p>2)Il lavoro che c&#8217;&egrave; sia distribuito fra tutti, attraverso una riduzione generale dell&#8217;orario di lavoro a parit&agrave; di paga (30 ore settimanali).  Tutte le leggi di precarizzazione del lavoro siano abolite.  Gli attuali precari vengano assunti e regolarizzati. Il rapporto normale di lavoro sia a tempo pieno e indeterminato. I disoccupati e i giovani in cerca di prima occupazione abbiano diritto a un salario di almeno 1200 euro netti fino a che non trovino lavoro, finanziato dalla soppressione dei trasferimenti  pubblici alle imprese private.<\/p>\n<p>3)Si promuova un grande piano di nuovo lavoro in opere sociali di pubblica utilit&agrave; sull&#8217;intero territorio nazionale: asili nido, riparazione e sviluppo dell&#8217;edilizia scolastica e ospedaliera, bonifiche  e riassetto idrogeologico del territorio, riparazione della rete idrica, sviluppo e riqualificazione del sistema ferroviario e dei trasporti, estensione nazionale della sicurezza anti sismica&#8230; Si accompagni questo piano con la nazionalizzazione della grande industria edilizia e del cemento ( oggi regno della peggiore criminalit&agrave;), sotto il controllo dei lavoratori.<\/p>\n<p>4)Venga ripristinato il sistema previdenziale a ripartizione, si estenda e riqualifichi l&#8217;assistenza sanitaria e ospedaliera, si realizzi un piano concentrato di investimento nell&#8217;istruzione pubblica, ad ogni livello. Abolendo innanzitutto tutte le misure di austerit&agrave; e di tagli a servizi pubblici e prestazioni sociali degli ultimi decenni.<\/p>\n<p>5)Si finanzi il piano del lavoro e di protezione sociale con la tassazione progressiva delle grandi ricchezze; con l&#8217;abolizione del debito pubblico verso le banche; con la nazionalizzazione delle banche senza indennizzo e sotto controllo dei lavoratori; con la concentrazione delle banche in un&#8217;unica banca pubblica, sotto controllo sociale, strumento decisivo di pianificazione economica; col rigetto e cancellazione unilaterale di ogni impegno, accordo, trattato anti operaio stipulato con la Unione Europea. La rottura e rigetto dell&#8217;Unione Europea dei capitalisti e dei banchieri, contro ogni illusione di una sua &ldquo;riforma sociale e democratica nella prospettiva degli Stati Uniti Socialisti di Europa, &egrave; il risvolto naturale di questo programma.<\/p>\n<p>Questo non &egrave; un programma &ldquo;illusorio&rdquo;. E&#8217; l&#8217;unico programma che rifiuta le illusioni. E&#8217; illusorio piuttosto pensare che possa essere realizzato nel quadro del capitalismo, per generosa intercessione dei suoi governi, magari sotto la pressione dei movimenti. Pu&ograve; essere realizzato solamente da un governo dei lavoratori, basato sulla loro organizzazione e la loro forza. Da un governo che rompa col capitalismo, i suoi partiti , il suo Stato.  Da un governo che solo la forza di milioni di salariati pu&ograve; imporre .<\/p>\n<p>SVILUPPARE TRA I LAVORATORI UNA COSCIENZA CLASSISTA E ANTICAPITALISTA<\/p>\n<p>Questa forza, oggettivamente, esiste. E&#8217; fatta di 16 milioni di lavoratori salariati, precari, disoccupati. Pu&ograve; guidare  e ricomporre attorno a s&eacute; un blocco maggioritario della societ&agrave; italiana. Si tratta di portare in ogni lotta immediata  la coscienza politica di questa forza, la necessit&agrave; di unificarla, la necessit&agrave; di porla al servizio di un&#8217;alternativa di societ&agrave; e di potere. Agendo in ogni lotta, anche la pi&ugrave; limitata, nella logica di questa prospettiva generale. Cercando di trasformare ogni lotta, nella misura del possibile, in fattore di  innesco e propagazione di una dinamica unificante di ribellione. La proposta di occupazione delle aziende che licenziano, del loro coordinamento nazionale, di una cassa nazionale di resistenza, di comitati di lotta e di sciopero in grado di dirigere mobilitazioni prolungate, muove in questa direzione. Cos&igrave;  come la proposta pi&ugrave; complessiva e centrale di una vertenza generale unificante di lavoratori, precari, disoccupati attorno a una piattaforma rivendicativa di svolta, di una assemblea nazionale di delegati eletti che la promuova, di uno sciopero generale prolungato che la sostenga.<\/p>\n<p>La situazione della lotta di classe resta molto difficile sotto il peso di sconfitte, delusioni, arretramenti subiti da parte della classe operaia per responsabilit&agrave; delle sue direzioni.  Pesa in particolare l&#8217;arretramento profondo della coscienza politica dei lavoratori. Ma il quadro resta instabile e fluido. L&#8217;autunno che si avvicina sar&agrave; la prima prova sociale del governo Renzi, sul versante di massa, a partire dalla scuola.  La lotta che si annuncia su scuola e universit&agrave; potrebbe favorire processi di  radicalizzazione, autorganizzazione di massa, propagazione in altri settori. Rotture sociali possono aprirsi parallelamente su altri fronti, nelle lotte operaie, nel pubblico impiego, nei servizi ( come fra i tranvieri a Dicembre). Non &egrave; possibile avanzare previsioni su tempi e dinamiche di una ripresa di massa. Ma tanto pi&ugrave; &egrave; necessario che le avanguardie di lotta, nella classe operaia  e in ogni movimento, agiscano in una prospettiva classista, unitaria, anticapitalista, quali portatrici di una coscienza politica indipendente. Fuori da ogni logica di cittadinanza &ldquo;progressista&rdquo; senza classe, o di puro &ldquo;antagonismo&rdquo; autocentrato senza rivoluzione. Con la consapevolezza che la costruzione di un&#8217;altra direzione del movimento operaio e dei movimenti di lotta &egrave; condizione decisiva della loro vittoria.<\/p>\n<p>Il PCL vuole raggruppare e organizzare tutte le avanguardie di lotta che condividono questa necessit&agrave;. La costruzione del PCL, quale partito comunista e rivoluzionario, &egrave; essenzialmente e innanzitutto questo.<\/p>\n<p>MARCO FERRANDO<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La recessione italiana presenta il conto a Renzi. Non si pu&ograve; fare il populismo di governo coi fichi secchi. 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