{"id":65178,"date":"2014-12-27T00:00:00","date_gmt":"2014-12-27T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/12\/27\/dossier-sulla-vertenza-carocci-mulino\/"},"modified":"2014-12-27T00:00:00","modified_gmt":"2014-12-27T00:00:00","slug":"dossier-sulla-vertenza-carocci-mulino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2014\/12\/27\/dossier-sulla-vertenza-carocci-mulino\/","title":{"rendered":"Dossier sulla vertenza Carocci-Mulino"},"content":{"rendered":"<p>La finanziaria Edifin, che controlla le societ&agrave; editrici Carocci e Il Mulino, annuncia l&#8217;ennesimo piano industriale che, con la scusa della crisi aziendale e di settore, fa pagare ai lavoratori l&#8217;incapacit&agrave; dei padroni con licenziamenti ed esternalizzazioni. L&#8217;unica soluzione reale alla vertenza pu&ograve; venire fuori dall&#8217;illusione della concertazione, con la lotta unita fino al ritiro dei licenziamenti.<\/p>\n<p>La vertenza Carocci, dicembre-gennaio 2014-15<\/p>\n<p>Il 10 dicembre 2014 il presidente del CDA di Carocci editore, Giovanni Belluzzi, e Giuliano Bassani, amministratore delegato di Carocci e della Societ&agrave; editrice Il Mulino, hanno presentato un piano industriale che annunciava la riduzione del personale da 32 a 17 unit&agrave;, con l&#8217;utilizzo immediato della cassa integrazione straordinaria, a fronte di precedenti piani di ristrutturazione che non prevedevano esuberi; anche Il Mulino sar&agrave; interessato dal piano industriale di modo che 14 dei suoi dipendenti vengano esternalizzati in una societ&agrave; controllata dalla casa editrice, con la prospettiva di ulteriori tagli nel giro di un paio d&#8217;anni a causa del possibile ricorso ad aziende esterne.  L&#8217;annuncio della ristrutturazione del Mulino e del sostanziale smantellamento di Carocci ha colto di sorpresa i dipendenti i quali, dopo l&#8217;annuncio dei tagli, sono scesi immediatamente in sciopero e hanno chiesto la revoca delle misure aprendo un tavolo di confronto.<\/p>\n<p>&#8220;Da quando Il Mulino ha acquisito Carocci Editore nel 2009, questa azienda non ha mai avuto un vero piano commerciale. Qui a Roma non &egrave; mai esistita una figura di direttore commerciale, non c&#8217;&egrave; mai stato nessuno che si preoccupasse di gestire i rapporti con le librerie. Si &egrave; campato d&#8217;inerzia sperando che il prestigio acquisito negli anni continuasse a fruttare, forse, in ogni caso senza nessuna strategia adeguata da parte del gruppo. Per alcuni versi lo dimostra il fatto che l&#8217;azienda di promozione di propriet&agrave; del gruppo, Promedi, non si &egrave; mai pi&ugrave; di tanto preoccupata in questi anni dei titoli realizzati qui a Roma, preferendo concentrarsi su quelli del Mulino. E oggi, 17 persone su 32 in azienda rischiano di rimanere disoccupate a breve&#8221;, dichiara un dipendente della Carocci.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;azienda, fondata nel 1980 da Giovanni Carocci (gi&agrave; fondatore de La Nuova Italia Scientifica) e acquisita nel 2009 dalla societ&agrave; editrice Il Mulino, &egrave; oggi parte del gruppo Edifin, un gruppo editoriale proprietario anche della societ&agrave; di promozione editoriale Promedi. L&rsquo;azienda pubblica pi&ugrave; di 350 titoli l&rsquo;anno, quasi un libro al giorno, suddivisi in numerose collane. Eppure, lamentano i lavoratori, in questi anni &ldquo;piuttosto che investire in una strategia commerciale adeguata, si &egrave; preferito finanziare progetti collaterali anche di alto livello per carit&agrave;, come il progetto di cartoleria italiana &ldquo;writeit&ldquo;, che per&ograve; non hanno nulla a che fare con il core business, che sono costati molto e il cui rendimento, per il momento, &egrave; ignoto.&rdquo;<br \/>\n<br \/>Per i dipendenti dunque &ldquo;le avvisaglie di questa situazione c&rsquo;erano gi&agrave; da tempo. I problemi con l&rsquo;azienda sono iniziati per la precisione il 16 dicembre 2013, giorno in cui siamo entrati tutti in cassa integrazione straordinaria a 1 giorno la settimana&rdquo;, ci viene spiegato. &ldquo;In quella circostanza non dicemmo nulla, come lavoratori mettemmo avanti il bene dell&rsquo;azienda. Se avessimo fatto trapelare la notizia che eravamo in cassa integrazione, con quale fiducia avrebbero potuto i partner di Carocci acconsentire a progetti editoriali che prevedono l&rsquo;ingresso in catalogo di un titolo per un periodo di 10 anni almeno? Qui siamo in 32: 11 redattori, circa 6 o 7 fra editor e responsabili della programmazione editoriale, altri preposti ad amministrazione, ufficio stampa, segreteria, ufficio rapporti con l&rsquo;Universit&agrave;. Alcuni lavorano in azienda da decenni, ma il criterio con cui saranno decisi i licenziamenti non sar&agrave;, secondo quanto ne sappiamo, quello dell&rsquo;anzianit&agrave;. Infatti &egrave; il comparto redazionale nella sua totalit&agrave; che sar&agrave; accompagnato verso il licenziamento, oltre ad alcuni impiegati di amministrazione. Nel frattempo, l&rsquo;azienda ha previsto l&rsquo;apertura di un nuovo service editoriale di propriet&agrave; del gruppo; si chiamer&agrave; Edimill e avr&agrave; sede a Bologna, si occuper&agrave; di redazione e assumer&agrave;, ci possiamo immaginare, l&rsquo;incarico di redarre anche i titoli Carocci al posto nostro&rdquo;.<br \/>\n<br \/>I dipendenti dell&rsquo;azienda, &ldquo;dimostrando un&rsquo;unit&agrave; di cui ci siamo stupiti noi stessi&rdquo;, hanno iniziato a protestare pi&ugrave; veementemente &ndash; raccontano &ndash; solo a settembre di quest&rsquo;anno, quando a distanza di mesi &ldquo;il piano editoriale per il rilancio del gruppo, che ci era stato detto avremmo ricevuto a luglio, non era ancora stato presentato ai lavoratori. In compenso al ritorno dalle ferie, invece della cassa integrazione a un giorno la settimana per tutti come promesso, ci &egrave; stata proposta una cassa integrazione a zero ore per i redattori. In quella circostanza ci siamo opposti e abbiamo espresso tutte le nostre rimostranze, ma non l&rsquo;abbiamo fatto a sufficienza. Per recare veramente disagio all&rsquo;azienda avremmo dovuto scioperare e bloccare la produzione gi&agrave; a settembre. Invece abbiamo ottenuto grazie alle nostre proteste un passo indietro solo momentaneo. A dicembre, il piano presentato dall&rsquo;azienda prevedeva di nuovo cassa integrazione straordinaria per 14 persone, e cassa integrazione a zero ore per altre tre persone. A questo abbiamo deciso di opporci con tutte le nostre forze ma finora, oltre alle solite frasi di rito, non abbiamo ottenuto nessun incontro, n&eacute; si &egrave; mai aperta una trattativa contrariamente a quanto sostiene l&rsquo;azienda, perch&eacute; le rappresentanze sindacali che hanno ricevuto il piano aziendale non potevano certo trattare nello stesso momento in cui hanno ricevuto il piano, senza essersi prima consultate con i lavoratori. La verit&agrave; &egrave; che la trattativa deve ancora iniziare e attendiamo la convocazione per i prossimi giorni. Il destino di quest&rsquo;azienda non &egrave; gi&agrave; segnato. Basterebbe la volont&agrave; di portarla avanti, di mantenere in vita il marchio Carocci e la sua storia, attraverso un piano commerciale reale e degno di questo nome.&rdquo;<br \/>\n<br \/>L&#8217;altra azienda del gruppo, Il Mulino, compie nel 2014 60 anni (nata nel 1954, gi&agrave; nel 1951 era iniziata la diffusione della rivista omonima): riferimento internazionale dell&#8217;area social-liberale e del &#8220;cattolicesimo democratico&#8221;, ha visto tra gli autori in catalogo personaggi di primo piano del potere borghese tra cui Giuliano Amato, Romano Prodi e Ignazio Visco. Oltre cinquemila titoli di saggistica e manualistica nelle scienze sociali, fatturati che almeno fino al 2009 viaggiavano oltre i 17 milioni di euro l&rsquo;anno, la societ&agrave; editrice Il Mulino comprende casa editrice, rivista omonima, l&rsquo;associazione di cultura e politica e l&rsquo;Istituto Cattaneo; similmente alla situazione della Carocci di qualche mese fa, viene utilizzata la cassa integrazione ordinaria dal giugno 2013 per i 58 dipendenti, inclusi 15 quadri, con riduzione dello stipendio del 10% e riduzione di una giornata lavorativa a settimana a scelta dell&#8217;azienda.<br \/>\n<br \/>&ldquo;Era un affarone, il Mulino andava bene e Carocci no, ma il suo marchio &egrave; stato molto valorizzato dopo l&rsquo;acquisto, soprattutto dal punto di vista scientifico&rdquo;, ricorda Carlo Galli, docente di dottrine politiche all&#8217;Universit&agrave; di Bologna, dal 1972 socio del Mulino, a lungo presidente del comitato editoriale e oggi parlamentare del PD. Oggi i conti sono questi: la Societ&agrave; editrice Il Mulino nel 2013 ha prodotto ricavi per 10 milioni e perdite di 7.407 euro. La Carocci. Nello stesso periodo, ha avuto un fatturato di 5,3 milioni e una perdita di 27 mila, dopo il rosso di 73 mila l&rsquo;anno prima.<\/p>\n<p>L&#8217;azienda ha diramato un comunicato stampa il 16 dicembre: &ldquo;Ci &egrave; dispiaciuto che si sia voluta attribuire alla propriet&agrave; una deliberata volont&agrave; di ridimensionare, se non addirittura di cancellare, la casa editrice romana&rdquo; [eppure le cose stanno cos&igrave;, ndr], si parla di una&ldquo;decisione, dolorosa, ma che rappresenta una svolta importante e l&rsquo;unica garanzia di un futuro per l&rsquo;editore e per la sua autonomia negli anni a venire&rdquo; [esclusivamente a spese dei dipendenti, ndr]. L&#8217;esternalizzazione del lavoro redazionale si colloca in un contesto dove il fatturato consolidato &egrave; passato dalla fase stagnante degli anni 2008-2011 alla fase di contrazione: come tutti gli editori italiani, Carocci editore ha visto decrementare il proprio fatturato del 15% nel triennio 2012-2014. Con ogni evidenza, un fatturato pari all&rsquo;incirca a cinque milioni, nonostante lo straordinario risultato ottenuto nel contenimento di tutte le linee di costo, non consente pi&ugrave; una marginalit&agrave; tale da sostenere una struttura organizzativa invariata rispetto al periodo pre-crisi&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Lo stesso Luigi Pedrazzi, l&rsquo;unico sopravvissuto tra i fondatori della casa editrice di Bologna e attuale membro del CDA, ha per&ograve; riconosciuto la bassezza dell&#8217;operazione portata avanti da Edifin:&laquo;&Egrave; stato vergognoso mollare cos&igrave; la Carocci. Ero presidente dell&rsquo;Associazione del Mulino quando venne acquistata: una grandissima soddisfazione. E ora, che figura ci facciamo? Nel giro di pochi anni, da paladini ci siamo trasformati in affossatori. Probabilmente l&rsquo;operazione &egrave; stata fatta in cambio di un cospicuo assegno che ci ha permesso di ricapitalizzare il Mulino e creare la nuova societ&agrave;. I soldi ci sono per noi e non per la Carocci. Mi sembra osceno&raquo;. <\/p>\n<p>Contemporaneamente al &#8220;chiarimento&#8221; dell&#8217;azienda, i lavoratori de Il Mulino a Bologna sono scesi in sciopero per 3 ore in solidariet&agrave; ai colleghi, manifestando con loro davanti alla sede della societ&agrave;.<br \/>\n<br \/>Gli stessi dipendenti de Il Mulino hanno trascorso un periodo di cassa integrazione nel corso del 2014 e hanno espresso &ldquo;preoccupazione per i provvedimenti annunciati in questi giorni dalla direzione dell&rsquo;azienda che produrranno nell&rsquo;immediato, all&rsquo;inizio del 2015, lo scorporo delle attivit&agrave; produttive e redazionali in una nuova societ&agrave; controllata dal Mulino, di cui al momento non sono stati esplicitati i termini societari, le condizioni contrattuali, i percorsi formativi, la sede, in sostanza le linee guida del piano industriale in cui rientrer&agrave; la cessione del ramo d&rsquo;azienda&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Gli intellettuali Alberto Asor Rosa, Tullio De Mauro, Adriano Prosperi, Luca Serianni hanno lanciato una petizione per il &#8220;rilancio&#8221; di Carocci editore il 14 dicembre, scrivendo:&#8221;Auspichiamo vivamente che il piano industriale possa essere rivisto in modo radicale, con la duplice finalit&agrave; di garantire la piena occupazione al personale di Carocci e di preservare, anzi rafforzare, il pluralismo dell&#8217;editoria italiana&#8221;. La petizione (su change.org) si &egrave; data l&#8217;obiettivo di 5.000 firme, raccogliendone gi&agrave; oltre 4.000 in dieci giorni.<\/p>\n<p>A seguito dello sciopero dei propri dipendenti, Il Mulino rifiuta la trattativa con i sindacati e i lavoratori e va avanti con i licenziamenti e lo &#8220;smantellamento&#8221; di Carocci editore. Nonostante la netta presa di distanze di Luigi Pedrazzi e l&#8217;ampia eco della petizione, Bassanni e Belluzzi insistono e preannunciano l&#8217;avvio dei licenziamenti dal 12 gennaio. L&#8217;assemblea dei lavoratori Carocci replica sottolineando che parlando ai media lo stesso Bassani si era detto pronto a riaprire la trattiva.<br \/>\n<br \/>&#8220;Il Mulino smentisce il Mulino&#8221; denuncia l&#8217;assemblea chiosando con amara ironia: &#8220;Ecco come Giuliano Bassani e Giovanni Belluzzi &#8220;aprono&#8221; la trattativa sindacale&#8221;.<br \/>\n<br \/>&#8220;Oggi (19 dicembre) &#8211; recita un comunicato dell&#8217;assemblea &#8211; dopo le dichiarazioni rilasciate alla stampa la scorsa settimana da Giuliano Bassani, amministratore delegato di Carocci editore, che si diceva disponibile ad aprire la trattativa con i lavoratori e, nonostante l&#8217;intervista a Luigi Pedrazzi, fondatore del Mulino, pubblicata stamattina da Repubblica, che auspicava di salvaguardare i dipendenti, la dirigenza prosegue sulla strada dello scontro aperto confermando i licenziamenti. La richiesta dei lavoratori di aprire un tavolo di confronto &egrave; stata rifiutata&#8221;.<br \/>\n<br \/>Parlando ad esempio al sito Illibraio.it il 12 dicembre scorso, l&#8217;a.d. Bassani aveva testualmente affermato: &#8221; Dal canto nostro, siamo disponibili a riaprire la trattativa&#8221;.<\/p>\n<p>Il 20 dicembre l&#8217;assemblea dei lavoratori Carocci in sciopero manda la seguente lettera all&#8217;Associazione Il Mulino:<br \/>\n<br \/>Gentile presidente, gentili soci,<br \/>\n<br \/>noi lavoratori della Carocci editore ci rivolgiamo a voi nella certezza di trovare ascolto e il conforto di una sensibilit&agrave; ben diversa da quella degli interlocutori con cui ci siamo sinora confrontati in questa difficile vertenza.<br \/>\n<br \/>Quella di ieri &egrave; stata una giornata difficile. Dapprima l&rsquo;intervista al professor Pedrazzi sulla &ldquo;Repubblica&rdquo; ha riacceso la speranza di valutazioni finalmente lucide sulle prospettive della Societ&agrave; editrice il Mulino e sulle sorti della Carocci editore; poi l&rsquo;arrogante comunicazione aziendale che il 12 gennaio si proceder&agrave; con l&rsquo;allontanamento dagli uffici di ben 17 dei 32 dipendenti della Carocci editore. Tutto ci&ograve; senza neanche aver aperto una vera trattativa o tentato vie meno traumatiche come un contratto di solidariet&agrave;.<br \/>\n<br \/>Neanche il tempo di una riflessione: questo modo di procedere, oltre a contraddire quanto pubblicamente affermato dall&rsquo;amministratore delegato Bassani sull&rsquo;intenzione di &ldquo;riaprire&rdquo; la trattativa, &egrave; per noi l&rsquo;ennesima prova dell&rsquo;insipienza e della mancanza di visione che hanno contraddistinto la gestione della Carocci editore dal 2009 ad oggi.<br \/>\n<br \/>Siamo ben consapevoli della crisi del mondo editoriale, ma la nostra era nel 2009 un&rsquo;azienda sana e prestigiosa, che ha poi sub&igrave;to i colpi della cattiva gestione. Non un progetto culturale, non un programma in cui si individuassero obiettivi e strategie, non un piano industriale serio. Osteggiato un qualsiasi coordinamento editoriale, per non parlare dell&rsquo;assenza di una direzione commerciale, delle politiche sciagurate attuate in materia di promozione e distribuzione, dell&rsquo;assenza di formazione specifica del personale e della mancanza di iniziativa nel mondo del digitale, fino agli improponibili &ndash; talvolta &ndash; prezzi di copertina. L&rsquo;unica iniziativa reale di quest&rsquo;ultimo anno &egrave; stata un&rsquo;incursione in un campo (la cartoleria) lontano dalle competenze e dalle tradizioni della Carocci e del Mulino.<br \/>\n<br \/>Siamo convinti per&ograve; che per noi ci sia ancora spazio. La Carocci non &egrave; un&rsquo;impresa sull&rsquo;orlo del fallimento. &Egrave; un&rsquo;azienda che come molte altre subisce i colpi della crisi ma che ha in s&eacute;, se ben diretta, le potenzialit&agrave; per uscirne. Segno concreto di questa vitalit&agrave; sono anche le nostre iniziative di questi giorni, che sono riuscite a porre all&rsquo;attenzione dell&rsquo;opinione pubblica l&rsquo;azienda e la sua storia, ottenendo vasta eco. Ma non basta. &Egrave; nostra convinzione che si possa e si debba trovare una soluzione alternativa, e siano proponibili misure radicalmente diverse per uscire da una situazione oggettivamente delicata. A questo scopo &egrave; essenziale la concreta apertura di un tavolo negoziale.<br \/>\n<br \/>Riteniamo anche che senza piani culturali &ndash; assenti o nel migliore dei casi inconsistenti &ndash; n&eacute; noi n&eacute; la Societ&agrave; editrice il Mulino potremo andare avanti e affrontare la sfida durissima che l&rsquo;attuale momento storico c&rsquo;impone. Se la linea di Edifin passasse e diventasse realt&agrave;, questo, oltre a pregiudicare il futuro della Carocci editore e il posto di lavoro dei suoi dipendenti, macchierebbe in modo irrimediabile l&rsquo;immagine del Mulino, della sua vicenda, dei valori &ndash; etici, morali, politici &ndash; di cui si &egrave; fatto portatore in sessant&rsquo;anni di storia. Ci rivolgiamo a voi nella certezza che non vorrete dare il vostro avallo a un&rsquo;operazione moralmente discutibile e culturalmente grave, oltre che miope e ingiustificabile dal punto di vista economico e aziendale.<br \/>\n<br \/>A seguito del ricevimento della lettera, &egrave; stata convocata una riunione straordinaria dei soci per il 24 dicembre. Il direttivo dell&#8217;associazione ha prodotto un comunicato in cui &laquo;ribadisce la fondatezza del piano predisposto nella sua autonomia dalla casa editrice e dalle societ&agrave; collegate e la necessit&agrave; di darvi seguito&raquo;. Anche se non avvertiti preventivamente delle scelte aziendali, i membri del direttivo mostrano dunque di ritenerle adeguate. E il richiamo alle &laquo;societ&agrave; collegate&raquo; evidenzia che questo vale non solo per la mossa riguardante Il Mulino, cio&egrave; lo scorporo della parte redazionale e produttiva dal resto dell&#8217;editrice con una cessione di ramo d&#8217;azienda, ma anche per il taglio della medesima componente redazionale di Carocci editore, con la cassa integrazione a zero ore per 17 dipendenti su 32. Il conflitto non sembra per&ograve; destinato a rimanere senza effetti sulla complessa struttura di governo del Mulino, in particolare sui rapporti tra gli organi aziendali e l&#8217;Associazione. I soci di quest&#8217;ultima, tutti intellettuali e accademici di rango, terranno infatti un&#8217;assemblea straordinaria il 10 gennaio &laquo;per chiarire ruoli e responsabilit&agrave; fra le istituzioni del Mulino&raquo;.<br \/>\n<br \/>I dipendenti Carocci hanno anticipato la presa di posizione del Mulino con l&#8217;adesione all&#8217;unanimit&agrave; allo sciopero a oltranza nella direzione di una soluzione alternativa a quella proposta e avviata dall&#8217;amministratore delegato. &laquo;Se non viene presentato un piano di rilancio serio&raquo;, annuncia il sindacato Slc Cgil [egemone in azienda], &laquo;la Carocci non riaprir&agrave; &raquo;. Per decisione unanime dell&#8217;assemblea, nessun lavoratore rientrer&agrave; in casa editrice dopo la pausa per le festivit&agrave;.<\/p>\n<p>Aspettando gli esiti della vertenza, appare chiaro come (in maniera identica a molte altre situazioni di annunciata chiusura pi&ugrave; o meno dissimulata) i lavoratori, incoraggiati dal sindacato, facciano il gioco dell&#8217;azienda aspettando fantomatici tavoli risolutivi che mai ci saranno: il massimo che si pu&ograve; ottenere con la concertazione (che ci sarebbe gi&agrave; stata se la propriet&agrave; ne avesse avuto il desiderio e la necessit&agrave;) &egrave; una dilazione in un modo o nell&#8217;altro della ristrutturazione aziendale con conseguenti licenziamenti, non un suo blocco. L&#8217;unica attivit&agrave; che possa veramente scuotere l&#8217;intera Edifin e le sue controllate &egrave; uno sciopero prolungato di tutti i dipendenti, a Roma come a Bologna, fino al ritiro  dei licenziamenti, affinch&eacute; siano i magnifici soci del Mulino e i proprietari di Edifin a pagare la loro incapacit&agrave; di gestire l&#8217;attivit&agrave; editoriale di Carocci e del Mulino. La sicura opposizione dei progressivi signori del baraccone Edifin a una prospettiva del genere non far&agrave; altro che confermare, come gi&agrave; il comunicato del direttivo dell&#8217;Associazione, la loro presa di parte contro i lavoratori e per il profitto, posizione gi&agrave; ben espressa in innumerevoli volumi pubblicati dal Mulino stesso, che ha ospitato le opere dove si teorizzava (o si giustificava a posteriori) la fase di attacco totale ai lavoratori, craxiana, ulivista o renziana che fosse.<\/p>\n<p>L&#8217;unica attivit&agrave; che possa veramente scuotere l&#8217;intera Edifin e le sue controllate &egrave; uno sciopero prolungato di tutti i dipendenti, a Roma come a Bologna, fino al ritiro dei licenziamenti, affinch&eacute; siano i soci del Mulino e i proprietari di Edifin a pagare la loro incapacit&agrave; di gestire l&#8217;attivit&agrave; editoriale di Carocci e del Mulino. Organizzare ed estendere la lotta per vincerla!<\/p>\n<p>NESSUNA ILLUSIONE NELLA CONCERTAZIONE!<\/p>\n<p> SCIOPERO AD OLTRANZA ANCHE A BOLOGNA!<\/p>\n<p>LOTTARE INSIEME AI LAVORATORI ATTACCATI DA LICENZIAMENTI E CHIUSURE!<\/p>\n<p>Per aggiornamenti e approfondimenti:<br \/>\n<br \/>https:\/\/caroccinsciopero.wordpress.com\/<br \/>\n<br \/>https:\/\/www.facebook.com\/caroccinsciopero?fref=ts<br \/>\n<br \/>http:\/\/metagrafo.wordpress.com\/2014\/12\/13\/genealogie-di-qualita-il-caso-carocci\/<br \/>\n<br \/>http:\/\/metagrafo.wordpress.com\/2014\/12\/19\/scioperare-per-lavorare\/<\/p>\n<p>Giacomo Turci<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La finanziaria Edifin, che controlla le societ&agrave; editrici Carocci e Il Mulino, annuncia l&#8217;ennesimo piano industriale che, con la scusa della crisi aziendale e di&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-65178","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65178","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65178"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65178\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65178"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65178"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65178"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}