{"id":65244,"date":"2015-02-20T00:00:00","date_gmt":"2015-02-20T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/02\/20\/ma-il-pci-era-comunista\/"},"modified":"2015-02-20T00:00:00","modified_gmt":"2015-02-20T00:00:00","slug":"ma-il-pci-era-comunista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/02\/20\/ma-il-pci-era-comunista\/","title":{"rendered":"Ma il PCI era comunista?"},"content":{"rendered":"<p>Una breve analisi della reale natura politica del PCI (fin dalle sue origini del PCd&#8217;I), redatta nell&#8217;agosto 2009 dal compianto compagno Tiziano Bagarolo, teorico marxista e dirigente del Partito Comunista dei Lavoratori.<\/p>\n<p>La domanda non &egrave; provocatoria, &egrave; seria.<br \/>\n<br \/>Come sia finito, il PCI, &egrave; noto, liquidato da parte del suo stesso gruppo dirigente&#8230;<br \/>\n<br \/>La domanda da porsi &egrave;, allora: da quando e da quanto, quel gruppo dirigente, non era pi&ugrave; comunista?<br \/>\n<br \/>Non voglio andare per le lunghe. A costo di essere schematico e approssimativo: il PCI non era pi&ugrave; comunista (almeno) dalla met&agrave; degli anni trenta, da quando il suo gruppo dirigente aveva fatto proprio lo stalinismo.<br \/>\n<br \/>Si potrebbe mettere in questione l&#8217;assunto, qui implicito, che lo stalinismo non fosse pi&ugrave; comunismo.<br \/>\n<br \/>Chiarisco meglio la faccenda. Parlando in generale sotto un profilo storico astratto si pu&ograve; accettare come comunista chiunque si definisca tale.<br \/>\n<br \/>Con questo criterio da storico-storico, anche Occhetto era comunista fino al giorno della Bolognina&#8230; E naturalmente era comunista Stalin mentre stringeva accordi con Hitler o mandava a massacrare i &#8220;trotskisti&#8221; (cio&egrave; i comunisti che non erano d&#8217;accordo con lui &#8230;) in Spagna e in giro per il mondo&#8230;<br \/>\n<br \/>Se, invece, l&#8217;essere comunista si identifica (1) con il programma della rivoluzione proletaria e socialista (e non con il tradimento della rivoluzione in nome delle alleanze con la borghesia) e (2) con il programma dell&#8217;instaurazione del potere operaio (e non con la difesa del potere della burocrazia), allora &egrave; chiaro che, dalla seconda met&agrave; degli anni venti (difesa della burocrazia in URSS) o, comunque, dalla met&agrave; degli anni trenta del XX secolo (da quando ha adottato la politica dei &#8220;fronti popolari&#8221; e di alleanze con la borghesia &#8220;avanzata&#8221;), lo stalinismo non &egrave; pi&ugrave; comunismo ma una variante del riformismo&#8230;<\/p>\n<p>Su questa base, la storia dei comunisti in Italia si pu&ograve; suddividere in queste tappe:<\/p>\n<p>&#8211; i comunisti nel PSI (Bordiga, l&#8217;Ordine Nuovo di Gramsci, ecc.): sono coloro che vogliono &#8220;fare come la Russia&#8221; in Italia, quando ancora non &egrave; nato il partito comunsta;<\/p>\n<p>&#8211; la fondazione del Partito Comunista d&#8217;Italia e i suoi primi anni: in questi anni nel partito comunista sono comunisti sia la base sia i gruppi dirigenti, prima il gruppo dirigente attorno a Bordiga, poi quello attorno a Gramsci; ma per poco&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; la stalinizzazione del PCdI: il processo avviene per gradi e per tappe dalla seconda met&agrave; degli anni venti; per ci&ograve; che riguarda il gruppo dirigente i primi passi sono la &#8220;bolscevizzazione&#8221; (ossia l&#8217;esclusione di Bordiga dal gruppo dirigente e soprattutto l&#8217;allineamento a Mosca) e l&#8217;adesione di Togliatti alla frazione stalinista; il processo si perfeziona all&#8217;inizio degli anni trenta con l&#8217;espulsione dall&#8217;UP dei &#8220;tre&#8221; (Tresso, Leonetti, Ravazzoli) e con l&#8217;emarginazione di Gramsci (allora in carcere); infine con l&#8217;adesione alla linea dei &#8220;fronti popolari&#8221;; fra i militanti, invece, comincer&agrave; solo nel secondo dopoguerra&#8230;;<\/p>\n<p>&#8211; l&#8217;adesione alla linea dei &#8220;fronti popolari&#8221; (1935): storicamente &egrave;, da parte dei gruppi dirigenti, il salto della barricata; che resta tuttavia virtuale fino alla &#8220;svolta di Salerno&#8221; (1944) e alla collaborazione con i governi post-fascist alla ricostruzione dello Stato (borghese);<\/p>\n<p>&#8211; il primo &#8220;compromesso storico&#8221;; ossia la fase che porta, durante la lotta antifascista e subito dopo la fine della guerra, alla collaborazione con la borghesia per la stabilizzazione sociale e politica del paese e la ricostruzione dello Stato (borghese) nella forma di Stato repubblicano (e borghese&#8230;); artefice: Togliatti e il gruppo attorno a lui. La base operaia e partigiana non vive in modo convinto questa fase; sta qui la vera natura della &#8220;doppiezza togliattiana&#8221;: ossia un atteggiamento in cui convivono una politica di accordi moderati con la borghesia e i suoi partiti con teorizzazioni che lasciano vivere l&#8217;illusione che questa politica dissimuli una strategia di attesa dell&#8217;ora X per la conquista del potere&#8230; Si tratta per l&#8217;appunto delle &#8220;illusioni&#8221; di chi vuol farsi illudere&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; la fase dell&#8217;opposizione postbellica, fino all&#8217;ascesa operaia e alla crisi degli anni settanta: per i gruppi dirigenti si tratta di riaprirsi la strada verso il governo; prioritario &egrave; comunque il lavoro per l&#8217;integrazione del PCI nei rapporti politici e sociali esistenti. La teorizzazione della &#8220;via italiana al socialismo&#8221; cerca di tenere insieme la ricerca opportunista della via al governo praticata dai gruppi dirigenti (di fatto non dissimile da una strategia socialdemocratica) e le illusioni &#8220;comuniste&#8221; dei militanti&#8230;<br \/>\n<br \/>Sarebbe bene che i comunisti che ancora oggi danno e si danno &#8220;alimento postumo&#8221; a queste illusioni si facciano un esame disincantato di quel periodo e comincino a guardare in faccia la realt&agrave;&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; il secondo &#8220;compromesso storico&#8221;, ossia la fase in cui il PCI di Berlinguer, con il contributo fondamentale della Cgil di Lama, salva la DC e la borghesia, ossia nella crisi degli anni settanta&#8230; Altro che Berlinguer punto di riferimento dei &#8220;comunisti da sempre&#8221;!<br \/>\n<br \/>Berlinguer &egrave; l&#8217;incarnazione della linea del centro burocratico che cerca di avanzare verso nuovi accordi di governo con la DC e al tempo stesso cerca di preservare i legami di massa del partito, il tutto giocando sul mito (non sulla realt&agrave;) della &#8220;diversit&agrave;&#8221; comunista&#8230;<br \/>\n<br \/>Ma l&#8217;operazione finir&agrave; con un fallimento. I comunisti dentro al PCI finiscono per ritirarsi sempre pi&ugrave; ai margini, mentre si fa strada e si afferma anche nelle coscienze dei militanti un aperto revisionismo che porta il PCI a prendere le distanze dal Cremlino, ad accettare la NATO e a far propria la logica delle compatibilit&agrave; (borghesi) che si esprime nella filosofia dei due tempi perfino per ci&ograve; che riguarda le riforme: prima i sacrifici, poi le riforme. Ovviamente il secondo tempo non arriver&agrave; mai&#8230;<br \/>\n<br \/>(Sul compromesso storico segnalo questo post con un saggio di Marco Ferrando che condivido pienamente: Il &#8220;compromesso storico&#8221;: il mito e la realt&agrave;).<br \/>\n<br \/>Osservo che in questa fase una buona fetta di comunisti non &egrave; pi&ugrave; interna al PCI: i settori giovanili, molti settori intellettuali, anche settori operai di grandi fabbriche (e anche no), militano nei gruppi e nell&#8217;estrema sinistra, ricercando strategie alternative al compromesso storico. Alcune saranno particolarmente disastrose (come il militarismo sostitutista delle Brigate rosse, Prima linea ecc.). Anche il resto dell&#8217;estrema sinistra non riuscir&agrave; a costruire un&#8217;alternativa al PCI&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; dal fallimento del &#8220;compromesso storico&#8221; alla liquidazione del PCI: fallito l&#8217;aggancio al governo perch&eacute; la politica del &#8220;compromesso storico&#8221; porta al riflusso e, dal 1979-80, a una serie di sconfitte politiche e sociali a ripetizione, si creano le condizioni per il mutamento di DNA anche nel grosso della base del PCI. Il gruppo dirigente berlingueriano cercher&agrave; di ricostituire delle possibilit&agrave; di pressione sulla borghesia cavalcando l&#8217;opposizione, ma questo non sblocca la situazione e, dopo la sua morte, prevale la linea del governo ad ogni costo.<\/p>\n<p>&#8211; il passaggio del 1989\/91: Quando il crollo del muro fa venir meno l&#8217;ostacolo &#8220;esterno&#8221; al coinvolgimento del PCI al governo di un paese della NATO come l&#8217;Italia, il gruppo dirigente si sbarazza rapidamente dell&#8217;eredit&agrave; simbolica del comunismo, puntando ad un&#8217;operazione trasformista in grande stile che gli permetta di muovere senza impacci verso il centro del quadro politico: &egrave; l&#8217;operazione della Bolognina.<br \/>\n<br \/>Che si rivela in effetti meno scontata e meno semplice di quanto Occhetto si figuri. Essa fa riemergere e riattiva una militanza comunista che era stata messa e\/o si era tirata da parte negli ultimi anni. L&#8217;operazione di cambio dei simboli diventa cos&igrave; piuttosto laboriosa (due congressi) e tutt&#8217;altro che indolore: porta alla scissione e alla nascita del Partito della rifondazione comunista che guadagna rapidamente un ruolo e uno spazio elettorale tutt&#8217;altro che trascurabili.<\/p>\n<p>&#8211; gli anni di Rifondazione: se sul piano elettorale il nuovo partito arriva a sfiorare nazionalmente il 9% (1996), dimostrando di aver saputo intercettare reali domande di massa, soprattutto di settori operai e giovanili, sul piano strategico non riuscir&agrave; mai a produrre una alternativa rivoluzionaria reale; i gruppi dirigenti maggioritari, tutti di provenienza togliattiana-berlingueriana o dalla sinistra socialista (Bertinotti), si dilanieranno per tutta la tormentata vita del PRC nello sport di contendersi il controllo del partito in genere contrapponendosi sul crinale (delle condizioni) dell&#8217;accordo di governo con un centrosinistra a sua volta sempre pi&ugrave; spostato a destra e sempre pi&ugrave; apertamente liberale.<br \/>\n<br \/>Ricordo a questo proposito le scissioni &#8220;a destra&#8221; dei &#8220;comunisti unitari&#8221; (1995); dei &#8220;comunisti italiani&#8221; (Cossutta nel 1998); dei &#8220;comunisti libertari&#8221; (Vendola nel 2008)&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; L&#8217;esperienza del governo e la bancarotta. Culmine di questa vicenda &egrave; l&#8217;esperienza, quasi completamente &#8220;unitaria&#8221; per ci&ograve; che riguarda i gruppi dirigenti (ma anche la base, anche se in misura minore&#8230;), della partecipazione al governo Prodi dal 2006 al 2008&#8230; Esperienza (quasi) &#8220;unitaria&#8221; che sfocia nella lista (quasi) &#8220;unitaria&#8221; della Sinistra Arcobaleno e che si conclude con la scomparsa &#8220;unitaria&#8221; anch&#8217;essa dal parlamento nazionale&#8230;<br \/>\n<br \/>Nel suo piccolo, questa fase pu&ograve; essere considerata il terzo &#8220;compromesso storico&#8221; a cui, nella storia d&#8217;Italia, partecipano Partiti sedicenti &#8220;comunisti&#8221;: e pi&ugrave; dei precedenti, anche questo terzo &#8220;compromesso storico&#8221; &egrave; finito in un disastro&#8230;<\/p>\n<p>Conclusioni.<br \/>\n<br \/>E&#8217; proprio da questo esito non casuale, punto di arrivo di una lunga vicenda storica, dalla comprensione delle sue ragioni lontane e vicine, che bisogna ripartire.<br \/>\n<br \/>Pensare che basti costruire un&#8217;organizzazione, quale che sia, dei &#8220;comunisti da sempre&#8221;, e battezzarla &#8220;comunista&#8221;, e rivestirla dei simboli del comunismo, per rimontare la china, &egrave; l&#8217;ennesima ILLUSIONE.<br \/>\n<br \/>L&#8217;illusione di chi ha con il progetto comunista un rapporto essenzialmente sentimentale ed affettivo, di identificazione con i suoi simboli e i suoi valori (vagamente intesi, per altro), ma che non &egrave; in grado di farlo diventare ANCHE un rapporto razionale, ossia fondato sull&#8217;esperienza e sulla riflessione sulle esperienze, ossia sull&#8217;intelligenza (= comprensione) delle vicende storiche&#8230;<br \/>\n<br \/>Senza di ci&ograve;, non &egrave; possibile ipotizzare alcun &#8220;progetto comunista&#8221; che provi a rimontare la china, a (ri)parlare alle masse, a (ri)conquistarne la fiducia, a (ri)giocare le sue carte nel futuro prossimo e meno prossimo&#8230;<\/p>\n<p>In realt&agrave;, in questa ricostruzione sommaria di novant&#8217;anni di disavventure dei &#8220;comunisti&#8221;, ho tralasciato ogni riferimento a una &#8220;famiglia&#8221; di comunisti, che pure ha fatto questa storia nel mondo e anche in Italia, e che tuttavia in alcuni passaggi fondamentali ha fatto scelte ben diverse.<br \/>\n<br \/>Ossia ha fatto le scelte fondamentalmente giuste&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217; la famiglia dei marxisti rivoluzionari (dei &#8220;trotskisti&#8221;, per accettare una semplicazione giornalistica).<br \/>\n<br \/>Non ho intenzione di semplificare qui una storia che &egrave; tutt&#8217;altro che lineare e tutt&#8217;altro che priva di contraddizioni. Per&ograve; le scelte che in alcuni momenti cruciali i comunisti di questo orientamento hanno fatto (certo, restando minoritari nel movimento comunista, ma forse non &egrave; proprio perch&eacute; hanno prevalso altre opzioni che siamo arrivati a questo panorama di rovine?) dimostrano che UNA ALTERNATIVA ERA ED E&#8217; POSSIBILE:<\/p>\n<p>&#8211; anni trenta: NO al &#8220;fronte popolare&#8221; interclassista, SI al &#8220;fronte unico di classe&#8221;&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; Resistenza e dopoguerra: NO alla subordinazione della Resistenza al fronte interclassista; sviluppo delle sue potenzialit&agrave; classiste e rivoluzionarie (chi ha sostenuto queste posizioni &egrave; stato spesso eliminato anche fisicamente dagli stalinisti durante la guerra partigiana&#8230;).<\/p>\n<p>&#8211; crisi degli anni settanta: NO al &#8220;compromesso storico&#8221; con la DC e la borghesia, SI alla lotta di classe per cacciare la DC e aprire la strada del potere dei lavoratori&#8230;<\/p>\n<p>Negli anni di Rifondazione:<\/p>\n<p>&#8211; 1994: NO al &#8220;polo dei progressisti&#8221;, si al polo anticapitalista di classe, costruzione su queste basi di una alternativa strategica (anche dentro il PRC, in alternativa ai gruppi dirigenti riformisti&#8230;).<\/p>\n<p>&#8211; 1996-98: NO al sostegno esterno al governo Prodi, OPPOSIZIONE coerente secondo una logica di classe (e opposizione coerente nel PRC, sia a Cossutta sia a Bertinotti&#8230;).<\/p>\n<p>&#8211; 2002-2006, gli anni di avvicinamento all&#8217;accordo di governo con il centrosinistra: NO a ogni accordo con il centrosinistra; costruzione di un coerente PROGETTO COMUNISTA su basi anticapitalistiche e classiste: annuncio che NON SI FARA&#8217; VENIR MENO L&#8217;OPPOSIZIONE POLITICA DI SINISTRA in questo paese nel caso si realizzi l&#8217;ipotesi della partecipazione al governo&#8230;<\/p>\n<p>&#8211; 2006-08: i comunisti coerenti abbandonano il PRC, che ormai ha fatto il suo salto della barricata, e lavorano con pazienza:<br \/>\n<br \/>1) a costruire la pi&ugrave; ampia e unitaria OPPOSIZIONE DI CLASSE (sulla guerra, sulle missioni militari, sullo scippo del TFR, sulle finanziarie lacrime e sangue, ecc.);<br \/>\n<br \/>2) a costruire un NUOVO PARTITO COMUNISTA, su una base programmatica chiara: a) No a ogni politica di collaborazione di classe con la borghesia; b) No allo stalinismo; c) una strategia di lotta per il potere fondata sul metodo degli obiettivi transitori; d) internazionalismo nei principi e nell&#8217;organizzazione.<\/p>\n<p>I comunisti che in questi ultimi anni hanno fatto questo percorso sono quelli che hanno costituito nel gennaio del 2008 il PARTITO COMUNISTA DEI LAVORATORI: il primo autentico PARTITO COMUNISTA in Italia dalla met&agrave; degli anni trenta del XX secolo! Questa &egrave; gi&agrave; un dato storico con cui tutti coloro che si dicono &#8220;comunisti&#8221; dovrebbero confrontarsi&#8230;<\/p>\n<p>E&#8217; vero d&#8217;altra parte che non tutti i &#8220;comunisti&#8221; sono nel PCL, purtroppo.<br \/>\n<br \/>Lo sappiamo.<\/p>\n<p>Ma quelli che sono nel PCL sono comunisti che hanno capito che all&#8217;essere comunisti non si connette solo un significato emotivo e sentimentale, o al pi&ugrave; valoriale; essere comunisti significa anche condividere un progetto che si fonda su una riflessione razionale, sul bilancio dell&#8217;esperienza storica, su precise scelte programmatiche e strategiche che sono passate al vaglio di questa esperienza.<br \/>\n<br \/>Sono comunisti &#8220;con il cuore e con il cervello&#8221;. Come hanno insegnato a suo tempo Marx ed Engels, Lenin e Trotsky&#8230;<br \/>\n<br \/>E&#8217; su queste basi che i comunisti del PCL possono professare oggi, con Antonio Gramsci, il pessimismo della ragione ma insieme l&#8217;ottimismo della volont&agrave;&#8230;<\/p>\n<p>Tiziano Bagarolo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una breve analisi della reale natura politica del PCI (fin dalle sue origini del PCd&#8217;I), redatta nell&#8217;agosto 2009 dal compianto compagno Tiziano Bagarolo, teorico marxista&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-65244","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-teoria","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65244"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65244\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}