{"id":65264,"date":"2015-03-12T00:00:00","date_gmt":"2015-03-12T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/03\/12\/syriza-althusser-e-la-difesa-dellordine-stabilito\/"},"modified":"2015-03-12T00:00:00","modified_gmt":"2015-03-12T00:00:00","slug":"syriza-althusser-e-la-difesa-dellordine-stabilito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/03\/12\/syriza-althusser-e-la-difesa-dellordine-stabilito\/","title":{"rendered":"Syriza, Althusser e la difesa dell&#8217;ordine stabilito"},"content":{"rendered":"<p>Diversi commentatori hanno gi&agrave; rilevato la doppia eredit&agrave; dell&#8217;eurocomunismo e del togliattismo (1) in Syriza e in Podemos. Alcuni hanno anche evidenziato il modo in cui Podemos basa il suo discorso e la sua politica sui &#8220;postulati di Gramsci&#8221;, un Gramsci rivisto e corretto quanto basta da Ernesto Laclau e Chantal Mouffe (2), ovviamente. Si &egrave; tuttavia tentati di affermare, a rischio di sembrare stravaganti, che Syriza e Podemos sono, nelle loro concezioni, ben pi&ugrave; debitori di Althusser che di Gramsci.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/2942_siriza_podemos.jpg\" alt=\"2942_siriza_podemos.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Sotto l&#8217;influenza del maoismo, della Rivoluzione culturale e del Maggio &#8217;68, Jacques Ranci&egrave;re pubblica, a met&agrave;  degli anni &#8217;70, &#8220;La lezione di Althusser&#8221; (3). Vi esamin&ograve; approfonditamente il pensiero di colui che, all&#8217;epoca, rappresent&ograve; l&#8217;enfant terrible dell&#8217;intellighenzia del PCF (Partito Comunista Francese): Louis Althusser. &Egrave; in questo saggio che Ranci&egrave;re conclude che l&#8217;althusserismo &egrave;, in ultima istanza, un &laquo;pensiero dell&#8217;ordine&raquo;. Opponendo la &#8220;scienza&#8221; all'&#8221;ideologia&#8221; e la linea del &#8220;partito della classe operaia&#8221; (cio&egrave; il partito comunista) a quella degli studenti (&laquo;gauchisti e piccolo-borghesi&raquo;), Althusser difendeva, in realt&agrave;, tanto l&#8217;ordine universitario che la burocrazia staliniana contro la rivolta sessantottesca e, pi&ugrave; in generale, contro ogni spirito sovversivo.<\/p>\n<p>LA LEZIONE DI ALTHUSSER: IL MAGGIO &#8217;68 NON E&#8217; MAI ESISTITO<\/p>\n<p>In questo contesto, il concetto althusseriano di &laquo;lotta di classe dentro la teoria&raquo; appare per quello che &egrave;, cio&egrave; la convalida, in ultima istanza, della divisione fra lavoro manuale e lavoro intellettuale, nonch&eacute; dell&#8217;inserimento degli intellettuali di sinistra in questa stessa divisione. Gli intellettuali in questione, attraverso una sorta di stalinismo &#8220;raffinato&#8221;, hanno per missione quella di distinguere, su una base &#8220;scientifica&#8221;, le idee borghesi dalle idee proletarie; ratificando, nei fatti, il lavoro grigio e monotono dell&#8217;apparato burocratico del partito.<\/p>\n<p>Ranci&egrave;re critica particolarmente, nel suo saggio, il concetto althusseriano di &laquo;apparato ideologico di Stato&raquo;. Per Ranci&egrave;re, il movimento del Maggio 1968 ha profondamente rimesso in questione il ruolo delle istituzioni educative di riproduzione dell&#8217;ideologia dominante, e lo stesso ruolo degli intellettuali del PCF. &Egrave; in questo quadro che Althusser conia, come se si trattasse di una novit&agrave;, il concetto di &laquo;apparato ideologico di Stato&raquo; (4), lontana filiazione della tematica gramsciana dell&#8217;organizzazione della cultura. Ranci&egrave;re si interroga su come la teoria in questione sia potuta sorgere da un&#8217;altra teoria, precedente, e non dal movimento reale della ribellione. Per Ranci&egrave;re la risposta &egrave; semplice: conseguentemente al suo &laquo;pensiero dell&#8217;ordine&raquo;, per Althusser il Maggio &#8217;68 non &egrave; mai esistito.<\/p>\n<p>I PARTITI COMUNISTI E I COMPROMESSI DEL DOPOGUERRA<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, il saggio di Ranci&egrave;re &egrave; doppiamente interessante. Da un lato, permette di comprendere nel suo contesto cosa &egrave; stato l&#8217;althusserismo. Dall&#8217;altro, permette di riflettere sulle differenti traiettorie che sono state quelle dei partiti comunisti dell&#8217;Europa occidentale.<\/p>\n<p>In effetti, il &#8220;moderatismo&#8221;, o il &#8220;pensiero dell&#8217;ordine&#8221;, &egrave; stato un tratto comune tanto del PCF quanto del PCI o del PCE (Partito Comunista di Spagna). &Egrave; ci&ograve; che riassume perfettamente Santiago Carrillo, leader storico del PCE, in un&#8217;intervista-documentario realizzata da Pablo Iglesias nel novembre 2011 (5). A proposito del ruolo della direzione comunista spagnola alla fine del franchismo, Carrillo sottolinea quanto il PCE sia stato una garanzia per assicurare la transizione verso la democrazia e per evitare una guerra civile. Il PCI, da parte sua, ha giocato nel &#8217;68-&#8217;70 un ruolo conservatore. Durante il famoso &#8220;Maggio rampante&#8221;, il PCI ag&igrave; da stampella dello Stato borghese, iniziando con l&#8217;espellere e l&#8217;ostracizzare, nel 1969 e nell&#8217;Autunno caldo, quanti chiedevano di collocarsi risolutamente a fianco delle lotte operaie, a cominciare dal gruppo del Manifesto.<\/p>\n<p>Non si tratta qui di denunciare la condotta di una &#8220;burocrazia cattiva&#8221;, ma di constatare la &#8220;colonizzazione&#8221; delle organizzazioni tradizionali del movimento operaio da parte dei sostenitori, in ultima istanza, del capitalismo, al quale la burocrazia &egrave; funzionale. Lo Stato sociale ha rappresentato un compromesso tra la borghesia e la classe operaia dei Paesi imperialisti, che &egrave; consistito nel concedere dei diritti e dei beni importanti in cambio della promessa che non ci sarebbero state nuove rivoluzioni. Compromesso che ha contribuito, allo stesso tempo, a rafforzare i partiti comunisti dell&#8217;Europa occidentale. Ma i compromessi non sono mai eterni, e la borghesia, anzich&eacute; ringraziare gli stalinisti per i loro buoni e leali servizi, ne ha approfittato per strappare una vittoria molto pi&ugrave; ambiziosa, cio&egrave; assimilare totalmente le organizzazioni riformiste ai regimi politici conservatori.<\/p>\n<p>L&#8217;evoluzione &#8220;moderata&#8221; dei partiti comunisti nel dopoguerra, che pu&ograve; essere riassunta con lo slogan &#8220;dal fronte popolare all&#8217;unit&agrave; nazionale&#8221;, testimonia di questa pressione esercitata dalla &#8220;guerra di conquista&#8221; orchestrata dal capitalismo alle organizzazioni tradizionali del movimento operaio. Considerato da questo punto di vista, l&#8217;eurocomunismo non consistette tanto nel tentativo di coniugare democrazia e socialismo, ma rappresent&ograve; piuttosto, gi&agrave; all&#8217;epoca, un &#8220;salto&#8221; all&#8217;interno della trasformazione socialdemocratica dei partiti comunisti, accompagnato dalla &#8220;neoliberalizzazione&#8221; degli apparati socialdemocratici.<\/p>\n<p>PRIVILEGIARE LE MANOVRE DALL&#8217;ALTO ALLE MOBILITAZIONI DAL BASSO.<\/p>\n<p>Che tipo di analisi dell&#8217;ultimo grande ciclo di avanzata operaia e popolare (1968-1981) c&#8217;&egrave; alla base dell&#8217;attuale rivendicazione dell&#8217;eredit&agrave; dell&#8217;eurocomunismo da parte di organizzazioni come Syriza o Podemos? Si tratta, fondamentalmente, di un&#8217;analisi o di una lettura &#8220;moderata&#8221; che pone l&#8217;accento sugli aspetti pi&ugrave; &#8220;ecumenici&#8221; e tende a cancellare gli aspetti pi&ugrave; radicali dello scontro, vale a dire una lettura derivante dall&#8217;althusserismo come &laquo;pensiero dell&#8217;ordine&raquo;, per riprendere Ranci&egrave;re, nel senso che, per Althusser, &laquo;il Maggio &#8217;68 non &egrave; esistito&raquo;.  <\/p>\n<p>La questione non &egrave; tanto l&#8217;interpretazione del passato, senza dubbio importante, quanto la strategia oggi difesa. Ci&ograve; a cui assistiamo, tanto nei discorsi e nella linea di Pablo Igesias quanto nella politica e nel voltafaccia di Tsipras in questi ultimi giorni, &egrave; il ripetersi, oggi molto insistente, dell&#8217;idea secondo la quale &#8220;il Maggio &#8217;68 non &egrave; mai esistito&#8221;. Di conseguenza, l&#8217;accento viene messo sugli accordi e sulle manovre dall&#8217;alto, ignorando la mobilitazione dal basso del mondo del lavoro e dei settori popolari, anche quando si tratta di difendere un programma minimo di riforme promesso in una campagna elettorale, come nel caso del Programma di Salonicco.<\/p>\n<p>&Egrave; quindi in questo senso che il post-togliattismo di uno Tsipras ha pi&ugrave; a che fare con il pensiero dell&#8217;ordine di Althusser che con la lotta per l&#8217;egemonia di Gramsci (6).<\/p>\n<p>(1) Palmiro Togliatti, co-fondatore (con Gramsci) del Partito Comunista d&#8217;Italia, del quale fu segretario generale dal 1927 al 1934 e principale dirigente dal 1938 fino alla morte, nel 1964. Dopo la seconda guerra mondiale, il PCI diviene il pi&ugrave; grande partito comunista occidentale. Con &#8220;eurocomunismo&#8221; si indica la corrente formata da Patito Comunista Francese, Partito Comunista Italiano (sulla scia di Togliatti) e Partito Comunista di Spagna negli anni Settanta, in linea con la destalinizzazione e la &#8220;distensione&#8221; con l&#8217;Ovest, che si oppose per certi versi alla direzione sovietica. Difendendo il pluralismo e le libert&agrave; contro il partito unico, e una concezione gradualista e pacifica al socialismo, al prezzo di una crescente integrazione nell&#8217;apparato dello Stato borghese, l&#8217;eurocomunismo fu una vera e propria codificazione del neoriformismo dei partiti comunisti dell&#8217;Europa occidentale.<\/p>\n<p>(2) Il loro libro del 1985 &#8220;Hegemon&iacute;a y estrategia socialista&#8221; (trad. it. &#8220;Egemonia e strategia socialista. Verso una politica democratica radicale&#8221;, Il melangolo, 2011) &egrave; un&#8217;illustrazione emblematica del pensiero post-marxista e dell&#8217;abbandono del punto di vista di classe a favore di un nuovo tipo di populismo. La loro sostituzione della lotta per la distruzione dello Stato borghese e per la costruzione di uno Stato operaio fondato sull&#8217;auto-organizzazione dei lavoratori, con una strategia di &#8220;democrazia radicale e plurale&#8221; implica inevitabilmente un certo grado di continuit&agrave; con le istituzioni attualmente esistenti della democrazia borghese, a iniziare dal parlamento. Da ci&ograve; la convergenza diretta con l&#8217;eurocomunismo degli anni Settanta (vedi nota precedente).<\/p>\n<p>(3) &#8220;La Le&ccedil;on d&rsquo;Althusser&#8221;, Gallimard, 1974. Nuova edizione, La Fabrique, 2012.<\/p>\n<p>(4) &#8220;Lo Stato e i suoi apparati&#8221;, Editori Riuniti, 1997.<\/p>\n<p>(5) https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=azmf-OYY51s<\/p>\n<p>(6) Sui rapporti fra la teoria gramsciana dell&#8217;egemonia e la teoria della rivoluzione permanente, vedi Juan Dal Maso, &#8220;Revoluci&oacute;n pasiva, revoluci&oacute;n permanente y hegemon&iacute;a&#8221;, Ideas de Izquierda, n&deg;13, settembre 2014.<\/p>\n<p>versione originale in: www.ccr4.org<\/p>\n<p>Juan Dal Maso<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diversi commentatori hanno gi&agrave; rilevato la doppia eredit&agrave; dell&#8217;eurocomunismo e del togliattismo (1) in Syriza e in Podemos. 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