{"id":65534,"date":"2015-09-16T00:00:00","date_gmt":"2015-09-16T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/09\/16\/le-ultime-virate-di-podemos-e-della-sinistra-spagnola\/"},"modified":"2015-09-16T00:00:00","modified_gmt":"2015-09-16T00:00:00","slug":"le-ultime-virate-di-podemos-e-della-sinistra-spagnola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/09\/16\/le-ultime-virate-di-podemos-e-della-sinistra-spagnola\/","title":{"rendered":"Le ultime virate di Podemos e della sinistra spagnola"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3188_800.gif\" alt=\"3188_800.gif\" \/><br \/>\nSi avvicinano le elezioni generali spagnole, previste per il 20 dicembre. I motori sono gi&agrave; caldi, la vita politica diventa pi&ugrave; fluida e si riempie di proclami e promesse. Conto alla rovescia per definire e presentare le alleanze, le liste, i candidati. Per assestarsi definitivamente, ed entrare nel pieno della campagna elettorale, i partiti aspettano solo le elezioni della Generalitat (elezioni della Catalogna, il 27 settembre), e le conseguenze politiche dopo i risultati.<br \/>\n<br \/>Nella Spagna ancora attanagliata dalla crisi economica e dal forte attacco alle condizioni di vita della popolazione lavoratrice da parte del governo reazionario del Partido Popular, la sinistra tradizionale europea ha scommesso tutto su Podemos: il movimento politico che ha conosciuto un forte consenso politico a partire dal 2014, e vuole proporsi come alternativa alle forze del regime (Partido Popular e Partido Socialista Obrero Espa&ntilde;ol) che hanno governato la Spagna &#8220;democratica&#8221; degli ultimi trent&#8217;anni sotto il segno delle rapine sociali, dell&#8217;austerity e della difesa del capitalismo spagnolo.<br \/>\n<br \/>Molti compagni e molti cittadini, logorati dalla solita politica padronale offerta dai soliti partiti, hanno puntati ora gli occhi e le speranze su Podemos. Molti lo sostengono con forza. La nostra sinistra riformista addirittura lo raffigura con un&#8217;immagine profetica e perfetta. Noi, controcorrente, avvertiamo la classe lavoratrice e le masse popolari su quest&#8217;abbaglio. Come, sempre controcorrente, avvertivamo sul capitolardo Tsipras. Anche questa volta lo facciamo non senza ragioni. Senza preconcetti o illusioni, ma semplicemente analizzando il fenomeno secondo il metodo marxista (il programma politico, l&#8217;azione politica, la base sociale di riferimento, le necessit&agrave; della classe lavoratrice nel contesto attuale), definiamo Podemos come un partito populista, originariamente di sinistra, ma che con la sinistra ora ha poco a che fare, un partito riformista e verticista [1]. Forza &ldquo;pigliatutto&rdquo; che si propone di gestire il capitalismo in un&#8217;altra maniera. Per questo una forza politica pericolosa, con posizioni da denunciare e combattere.<br \/>\n<br \/>Podemos sembrava una forza inarrestabile, per una fase alcuni sondaggi lo davano anche in testa con il 30%, davanti al PP e al PSOE. La stessa organizzazione (e non da meno la sinistra spagnola) gi&agrave; aveva cominciato a ragionare da capo politico statale. <\/p>\n<p>STELLE, CADENTI, DELLA SINISTRA<br \/>\n<br \/>Nell&#8217;ultimo periodo per&ograve;, negli ultimi mesi, Podemos sta conoscendo un riflusso di consenso significativo. Questo dovuto alla continua ri-moderazione del proprio programma e al distanziarsi da posizioni di sinistra. La strategia centrale del Partito &egrave; infatti, ufficialmente (!), quella di conquistare quanto pi&ugrave; consenso possibile subordinando il programma a questo scopo. Altro elemento che ha favorito l&#8217;allontanamento da Podemos &egrave; stato il suo plateale verticismo, associato al capo plenipotenziario Pablo Iglesias. Elemento considerato in contrasto con i valori di democrazia orizzontale su cui si era sviluppato il Movimento 15M, e cui proprio Podemos, alla sua nascita, ne rivendicava l&#8217;eredit&agrave;.<br \/>\n<br \/>Proprio le recenti elezioni amministrative spagnole (24 maggio 2015) hanno mostrato le difficolt&agrave; di Podemos, non essendo riuscito a sfondare come ci si aspettava. Dall&#8217;altro lato, invece, hanno avuto successo le &ldquo;candidature di unit&agrave; popolare&rdquo; (in Italia le chiameremo liste civiche di sinistra, riformiste), sponsorizzate da Podemos ma composte da figure pubbliche e sorrette anche da forze di sinistra e movimenti sociali (queste hanno vinto per esempio a Madrid e a Barcellona).<br \/>\n<br \/>Su questi elementi si &egrave; sviluppato il dibattito, ancora in corso, nella sinistra spagnola ed attorno a Podemos. Un confronto ed una battaglia che vede in campo principalmente due soggetti: Podemos e Izquierda Unida. Entrambi rivendicano contraddittoriamente la paternit&agrave; del successo delle candidature di unit&agrave; popolare.<br \/>\n<br \/>Un ruolo centrale nella creazione di queste candidature di unit&agrave; popolare, pochi mesi prima delle elezioni amministrative, certo lo ha avuto Izquierda Unida, ma principalmente attraverso i suoi settori larghi e attraverso le personalit&agrave; pubbliche a lei ricondotte. E solo per quanto riguarda la fase iniziale. In questo spazio messo a disposizione, infatti, Podemos ha trovato l&#8217;arena gi&agrave; pronta per dare seguito alla sua decisione, presa al suo congresso, di lavorare a liste elettorali locali nominalmente differenti da Podemos, per le elezioni amministrative. Al tempo Pablo Iglesias decise di non rilasciare il marchio (nome e simbolo) ai circoli locali della sua organizzazione per la presentazione delle liste, bens&igrave; costruire liste con un altro nome (inizialmente &ldquo;Ganemos&rdquo;). Un escamotage (!?) pensato per preservare la purezza di Podemos a fronte di possibili scelte politiche locali pericolose, che avrebbero potuto infangare il nome dell&#8217;organizzazione.<\/p>\n<p>SALVAGENTI DI APPARATO CONTRO LA LOTTA DI CLASSE<br \/>\n<br \/>Ora da un lato ora c&#8217;&egrave; Podemos in difficolt&agrave;, dato attorno al 15% (la met&agrave; di quanto &egrave; dato il PP), che ha celebrato, attraverso le primarie svoltesi a luglio (votarono dal web solo 56.000 votanti, il 15% degli iscritti), Pablo Iglesias candidato presidente alle prossime elezioni generali. C&#8217;&egrave; la dichiarata volont&agrave; di correre con proprio nome e simbolo, senza alleanze. E senza la sinistra che infastidisca Pablo Iglesias, sue parole: &ldquo;Che restino pure con la bandiera rossa e ci lascino in pace. Io voglio vincere.&rdquo; Ma proprio dopo le elezioni amministrative, in diverse realt&agrave; locali (nelle comunit&agrave; di Castiglia-La Mancia, in quella di  Valencia, di Aragona, di Estremadura e in quella delle Balneari) Podemos ha dato la sponda al PSOE per farlo salire al governo, appoggiandone l&#8217;insediamento. E la possibile futura alleanza di governo con il PSOL, alla faccia della sua natura alternativa al bipartitismo, implicitamente si fa strada. Continui sono i richiami alla lotta per &ldquo;cacciare il PP&rdquo;, a cui si aggiungono gli ammiccamenti al PSOL, e per ultimo le dichiarazioni di Thomas Piketty (nuovo membro del team e consulente economico internazionale, presentato in pompa magna) che esplicita il dovere di un&#8217;alleanza Podemos-PSOE, e si fa promotore di questa via.<br \/>\n<br \/>Dall&#8217;altro lato c&#8217;&egrave; lo sviluppo delle candidature di unit&agrave; popolare &ldquo;concentrate&rdquo; in una piattaforma statale: &ldquo;Ahora en Comun&rdquo; (di stampo nettamente riformista). Sviluppo intrapreso da un contributo maggiore di IU in questo terreno. Quest&#8217;ultima per&ograve; anch&#8217;essa in forte crisi: alle elezioni municipali ha subito un tonfo (nelle scorse elezioni amministrative, a Madrid, per esempio, ha ottenuto solo l&#8217;1,7%). Ora la sua area interna che difendeva maggiormente l&#8217;apparato e la riconoscibilit&agrave; dell&#8217;organizzazione &egrave; stata messa alle strette. IU, in modo continuativo, propone a Podemos una convergenza per un&#8217;alleanza alle prossime elezioni politiche, una possibile lista unitaria &ldquo;per sconfiggere il PP&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Ma se fino a poco tempo fa Podemos denigrava Ahora en Comun, vedendone una succursale di IU, e respingeva qualsiasi ipotesi di confronto per le prossime elezioni, ora la dirigenza di Podemos ha rettificato il tiro. Ha influito la propria posizione di debolezza nell&#8217;ultimo periodo, gli ultimi sondaggi e la presa di posizione di personalit&agrave; pubbliche. Pablo Iglesias &egrave; arrivato ad un compromesso con AeC e conseguentemente con IU, quest&#8217;ultima palesando il suo ruolo egemone in AeC. Si inizier&agrave; cos&igrave; un processo di confluenza a livello provinciale e regionale, ma non a livello statale, come vorrebbe IU (ma non &egrave; escluso che si possa arrivare anche a questo nel prossimo futuro). Tattiche misurate sulla base dell&#8217;intricata legge elettorale spagnola. Alberto Garzon, leader di IU, ufficializza cos&igrave; la candidatura alle primarie di AeC, facendo immergere al completo la sua organizzazione in queste candidature di unit&agrave; popolare. Alle prossime elezioni politiche non ci sar&agrave; n&eacute; simbolo n&eacute; lista di IU. La sua dirigenza, interessata pi&ugrave; a seggi in parlamento piuttosto che difendere posizioni autonome, ha preferito imboscarsi in queste lista civiche a livello territoriale fuse con Podemos, e appena dopo le elezioni negoziare con lo stesso Podemos un possibile accordo di governo.<\/p>\n<p>LA VIA DEL MARXISMO E DELLA RIVOLUZIONE<br \/>\n<br \/>Purtroppo Iquierda Unida non &egrave; la sola, a sinistra, ad essersi ubriacata del fenomeno Podemos. Gi&agrave; all&#8217;inizio di quest&#8217;anno Izquierda Anticapitalista (sezione spagnola del Segretariato Unificato della Quarta internazionale) ha deciso di sciogliersi in Podemos, continuando poi in una linea di appiattimento alla sua maggioranza. E poi c&#8217;&egrave; Corriente Roja (sezione spagnola della LIT-CI) che anch&#8217;essa ha deciso l&#8217;investimento nelle candidature di unit&agrave; popolare, presentando propri candidati e abbozzi di piattaforme.<br \/>\n<br \/>Dovrebbe esser invece ormai ben chiaro che queste politiche di collaborazione di classe portano solo la classe lavoratrice e le masse popolari a nuove sconfitte e alla rovina. La dimostrazione per eccellenza l&#8217;abbiamo vista in Grecia, con la capitolazione di Syriza e di Tsipras (a cui inesorabilmente restano fedeli anche dopo la disfatta, difendendo l&#8217;indifendibile, tanto Podemos come la sinistra tradizionale italiana). La politica riformista in quest&#8217;epoca di crisi non pu&ograve; trovar alcun spazio di manovra. Il capitalismo o lo si combatte o lo si subisce.<br \/>\n<br \/>Per questo &egrave; necessario in questo quadro porre alle masse sfruttate un programma di classe, indipendente dalla borghesia, porre un programma di superamento del capitalismo che sfoci nelle rivendicazioni di un&#8217;economia pianificata socialista ed un governo dei lavoratori. L&#8217;unico programma alternativo, l&#8217;unico capace di offrire uno sbocco progressista della storia dell&#8217;umanit&agrave;. Proprio come ci insegna il FIT (Fronte de Izquierda e de los Trabajadores) argentino ed il suo successo.<br \/>\n<br \/>Contro le illusioni riformiste e socialdemocratiche costruire il partito della rivoluzione, in Italia, in Spagna, in Europa, nel mondo! Per la ricostruzione della Quarta Internazionale!<\/p>\n<p>[1] Podemos non riconosce la distinzione sinistra-destra, ma solo austerit&agrave;-antiasuterit&agrave; (come la Syriza alleata di ANEL); centrale diventa la figura del &ldquo;cittadino&rdquo;; la lotta &egrave; fatta contro la casta e per una &ldquo;democrazia dei cittadini&rdquo;, per un &ldquo;governo della gente&rdquo; o ancora per un &ldquo;governo decente&rdquo; (?!); i mezzi di comunicazione di massa sono tutto, come in un vero telemarketing; l&#8217;orientamento &egrave; di un partito pigliatutto che ha come unico fine il consenso elettorale, la proposta politica viene da questo subordinata e riformulata all&#8217;occorrenza, si finisce quindi con ammiccamenti a commercianti, borghesi onesti, ed anche alle forze militari. Il programma politico viene continuamente rivisto al ribasso, volendo presentare un&#8217;immagine di una forza responsabile. Scompaiono le gi&agrave; annunciate rivendicazioni (comunque di natura riformista) del rifiuto del pagamento di una parte del debito, dell&#8217;abbassamento dell&#8217;et&agrave; pensionabile, della nazionalizzazione di settori strategici, del salario di cittadinanza.. restano alcune rivendicazioni vaghe e democratiche.<br \/>\n<br \/>L&#8217;organizzazione &egrave; basata su iscritti on-line, ed on-line si svolgono le votazioni interne del partito. La struttura organizzativa &egrave; altamente centralizzata e verticista, il pieno potere oggi lo detiene il Segretario Generale Pablo Iglesias.<br \/>\n<br \/>Di classe lavoratrice, e dei suoi compiti, non se ne sente parlare. Podemos non spende neanche una parola riguardo le ultime valorose lotte dei lavoratori spagnoli: quelli della Coca-Cola, quelli della Panrico e quelli della Telefonica. Podemos tace, o meglio non prende posizione, anche sulla questione monarchica. Insomma Podemos &egrave; lontano non solo da un partito di rottura reale che difende gli di interessi dei lavoratori, ma &egrave; distante anche da un semplice partito socialdemocratico.<\/p>\n<p>Elder Rambaldi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si avvicinano le elezioni generali spagnole, previste per il 20 dicembre. 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