{"id":65683,"date":"2015-12-16T00:00:00","date_gmt":"2015-12-16T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/12\/16\/venezuela-una-crisi-enorme-del-potere-e-dello-stato\/"},"modified":"2015-12-16T00:00:00","modified_gmt":"2015-12-16T00:00:00","slug":"venezuela-una-crisi-enorme-del-potere-e-dello-stato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/12\/16\/venezuela-una-crisi-enorme-del-potere-e-dello-stato\/","title":{"rendered":"Venezuela: una crisi enorme del potere e dello Stato"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3441_chav.jpg\" alt=\"3441_chav.jpg\" \/><br \/>\nIl&#8217;66% dei seggi dell&#8217;Assemblea Nazionale ottenuti dall&#8217;opposizione ha prodotto in Venezuela un&#8217;impasse politica insuperabile. Questa maggioranza conferisce al Parlamento la facolt&agrave; di neutralizzare l&#8217;azione del potere esecutivo, e persino di arrivare alla sua destituzione. Si &egrave; venuta a creare una sorta di doppio potere, nel quadro di una crisi economica dalle caratteristiche catastrofiche. Le manipolazioni elettorali della maggioranza di governo, al fine di ottenere la parit&agrave; in Parlamento, hanno rafforzato l&#8217;opposizione di destra, che ha vinto in quelle circoscrizioni rese sovrarappresentate dalla riforma elettorale.<\/p>\n<p>IMPASSE<\/p>\n<p>Il chavismo ha risposto a questa impasse eccezionale raddoppiando la posta, dal momento che si &egrave; affrettato ad annunciare che non conceder&agrave; l&#8217;amnistia ai condannati in via definitiva dell&#8217;opposizione; iniziativa, questa, che sia apprester&agrave; a fare fra meno di un mese il nuovo potere legislativo. L&#8217;opposizione, da parte sua, ha proposto al governo l&#8217;esecuzione di un piano che faccia fronte al disastro economico &#8211; in realt&agrave; una proposta opportunista, che non pu&ograve; essere attuata; innanzitutto perch&eacute; implicherebbe delle misure economiche drastiche, che il governo non riuscirebbe a gestire; e poi perch&eacute; si scontrerebbe in maniera violenta con la burocrazia chavista e i suoi intrecci negli affari di Stato. I risultati straordinari delle elezioni, inoltre, limitano fortemente una soluzione militare all&#8217;impasse che si &egrave; creata: questa non sarebbe praticabile se non con l&#8217;andata al governo dell&#8217;opposizione trionfante, ad esempio in seguito ad elezioni presidenziali immediate.<\/p>\n<p>Il settore maggioritario dell&#8217;opposizione &egrave; consapevole del fatto che questa impasse potrebbe sfociare in una esplosione sociale e politica che l&#8217;opposizione stessa non desidera in nessun modo. &Egrave; per questo che ha definito la sua vittoria come un &#8220;voto di protesta&#8221; nei confronti del governo, il che implica che non assegna al voto che ha ottenuto il senso di un mandato affinch&eacute; si candidi ad essere un&#8217;alternativa politica immediata al chavismo e all&#8217;esecutivo. Il leader dell&#8217;opposizione Henrique Capriles ha ribadito, su questa linea, l&#8217;appello affinch&eacute; &#8220;il governo cambi&#8221; per evitare di &#8220;cambiare il governo&#8221;. La parte degli oppositori guidata dall&#8217;incarcerato Leopoldo Lopez e da Maria Corina Machado chiede di passare alle vie di fatto. I due settori dell&#8217;opposizione hanno festeggiato la vittoria con due manifestazioni separate. La frattura dello Stato messa a nudo dai risultati elettorali riflette le divisioni all&#8217;interno del governo tanto quanto le divisioni all&#8217;interno dell&#8217;opposizione. La cosiddetta comunit&agrave; internazionale fa pressione per una &#8220;soluzione di dialogo&#8221; proprio perch&eacute; teme un&#8217;esplosione sociale, ma &egrave; pienamente consapevole del fatto che non sar&agrave; possibile, e lo scenario tender&agrave; ad orientarsi verso una situazione con implicazioni rivoluzionarie.<\/p>\n<p>&#8220;CAMBIO DI CICLO&#8221;?<\/p>\n<p>Gli sviluppi della situazione in Venezuela mostrano i limiti e la fallacia dell&#8217;idea secondo cui l&#8217;America Latina starebbe attraversando un &#8220;cambio di ciclo&#8221; &#8211; dal &#8220;populismo&#8221; all'&#8221;ascesa della destra&#8221;, o ad &#8220;una destra moderna&#8221;, a quanto dice una sinistra politicamente instabile. Il mondo ruoterebbe, cos&igrave;, entro due poli, il cui centro di gravit&agrave; sarebbe il persistere e la validit&agrave; del capitalismo. In questo quadro, i tentativi nazionalisti sono interpretati come l&#8217;equivalente di una rivoluzione sociale. Il Venezuela, al contrario, lascia scoperta un&#8217;altra questione: la crisi e l&#8217;inefficacia dello Stato attuale e delle relazioni sociali capitaliste. Il chavismo fu una risposta alla situazione rivoluzionaria potenziale creata dal Caracazo del 1989, e oggi, nel mettere a nudo i suoi limiti insormontabili, riporta il paese alle condizioni iniziali, ma ad un livello superiore, rappresentato dall&#8217;esaurimento di questa esperienza e dalla crisi capitalista mondiale. Un ritorno allo status quo ante minaccia di scatenare una crisi rivoluzionaria superiore a quelle del passato. La questione ora consiste nel fornire una linea di azione ai lavoratori a fronte di queste nuove circostanze storiche. I centristi propongono, invece, di continuare ad accodarsi al chavismo e al kirchnerismo, proprio nel momento in cui i limiti congiunturali di questi movimenti hanno raggiunto il capolinea.<\/p>\n<p>AMERICA LATINA<\/p>\n<p>La crisi che si &egrave; aperta in Venezuela trascina l&#8217;America Latina nella crisi internazionale in corso. La bancarotta del chavismo, cos&igrave; come quella dei suoi partner nel continente, ha a che fare con il crollo delle materie prime &#8211; esse stesse collegate alla velocit&agrave; raggiunta dalla crisi capitalista in Cina, a sua volta legata all&#8217;aggravamento della crisi mondiale. Non c&#8217;&egrave; &#8220;risanamento&#8221; che possa porre rimedio a questa situazione: la pu&ograve; solo rendere esplosiva. La dinamica del chavismo accompagna la curva del prezzo internazionale del petrolio. La crisi innescata dalle elezioni dar&agrave; il via ad una nuova battaglia per il petrolio venezuelano: una replica di ci&ograve; che sta avvenendo in Medio Oriente. Il destino della PDVSA e lo sviluppo produttivo della faglia dell&#8217;Orinoco riprodurranno ci&ograve; che sta accadendo con Petrobras. Gli accordi della PDVSA con i capitali europei e cinesi sono stati inutili al fine di far evolvere produttivamente le riserve del paese; ora torneranno nella mischia i capitali nordamericani. Il crollo del chavismo trasformer&agrave; il Venezuela e l&#8217;America Latina nel nuovo campo di disputa per la spartizione delle risorse e dei territori da parte delle potenze capitaliste. <\/p>\n<p>Ci&ograve; che &egrave; accaduto in Venezuela potrebbe ripercuotersi sui negoziati fra la Colombia e le Farc, e innanzitutto sulla portata degli accordi, dato che la met&agrave; dell&#8217;opposizione venezuelana &egrave; urbista. L&#8217;amministrazione Obama &egrave; riuscita a consolidare, con il presidente Santos, il &#8220;Piano Colombia&#8221; e lo sviluppo di basi militari. Allo stesso modo, ci&ograve; che &egrave; accaduto incider&agrave; sulla cosiddetta normalizzazione delle relazioni fra Stati Uniti e Cuba. Si tratta ora, per la sinistra rivoluzionaria, di analizzare in maniera adeguata la rottura, la crisi di queste presunte alternative volte al conseguimento della &#8220;stabilit&agrave;&#8221; internazionale, per orientare con un proprio programma e una propria organizzazione i lavoratori e i contadini. Quando Capriles parla di &#8220;voto di protesta&#8221; sta riconoscendo che l&#8217;elettorato non ha assunto posizioni di destra, ma ha reagito empiricamente, a causa della mancanza di una precedente preparazione politica, dinanzi ad una situazione politica ed economica esasperante. Le masse pagano il codismo delle loro direzioni nei confronti del nazionalismo. &Egrave; ci&ograve; che &egrave; accaduto anche in Argentina, dove Scioli e Macri hanno ottenuto per le loro liste solamente un terzo dei voti, rispettivamente, espressione pi&ugrave; dei voti contrari (all&#8217;avversario) che di quelli a favore.<\/p>\n<p>IL TERZO FATTORE POLITICO<\/p>\n<p>In Venezuela (cos&igrave; come in Brasile, Argentina, o in Ecuador e Bolivia) esiste un grande movimento operaio e di classe. Esso si trova tuttavia ad un bivio, perch&eacute; in nome della &#8220;lotta contro la destra&#8221; pu&ograve; rinunciare ad un&#8217;azione politica indipendente, come in gran parte &egrave; successo finora. Le distinte espressioni del nazionalismo di contenuto borghese che hanno caratterizzato questa tappa storica sono ora entrate in un declino irreversibile. L&#8217;avanguardia di questo movimento operaio e di classe &egrave; chiamata a determinare correttamente le caratteristiche del momento attuale: frattura dello Stato e dell&#8217;economia capitalista, e tendenza all&#8217;esplosione sociale o alle situazioni prerivoluzionarie. Il compito all&#8217;ordine del giorno &egrave; far s&igrave; che questo movimento operaio si doti di partiti operai indipendenti: che introduca il terzo fattore politico, cosciente, nello scenario dell&#8217;enorme crisi che si &egrave; aperta.<\/p>\n<p>Jorge Altamira<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il&#8217;66% dei seggi dell&#8217;Assemblea Nazionale ottenuti dall&#8217;opposizione ha prodotto in Venezuela un&#8217;impasse politica insuperabile. 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