{"id":65685,"date":"2015-12-16T00:00:00","date_gmt":"2015-12-16T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/12\/16\/armando-cossutta\/"},"modified":"2015-12-16T00:00:00","modified_gmt":"2015-12-16T00:00:00","slug":"armando-cossutta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2015\/12\/16\/armando-cossutta\/","title":{"rendered":"Armando Cossutta"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3442_Longo_Berlinguer_Cossutta_Amendola.png\" alt=\"3442_Longo_Berlinguer_Cossutta_Amendola.png\" \/><br \/>\n&laquo;Cossutta o non Cossutta, l&#8217;Ulivo &egrave; alla frutta&raquo;. Cos&igrave; suonavano le conclusioni di un vecchio articolo di Giampaolo Pansa, a commento del naufragio della prima esperienza nazionale della coalizione di centrosinistra, due decenni fa. Correva il movimentato ottobre del 1998, e la (unitarissima) Rifondazione Comunista a salda guida Bertinotti-Cossutta stava per spaccarsi in due come una mela sulla questione del rapporto con il governo Prodi, portato al successo delle urne un paio di anni prima proprio dall&#8217;allegra ammucchiata ulivista.<br \/>\n<br \/>Armando Cossutta &#8211; allora presidente di Rifondazione &#8211; separandosi in quel momento da Bertinotti fu l&#8217;artefice, in buona compagnia di Cossiga e Mastella, del salvataggio in extremis del centrosinistra a trazione PDS. Da allora in avanti, la sua nuova creatura (il Partito dei Comunisti Italiani) continu&ograve; invariabilmente ad essere ed a concepirsi come l&#8217;appendice organica sinistra dell&#8217;area politica di centrosinistra; il suo confine sinistro, responsabile e &#8220;di governo&#8221;, che assicurava stabilit&agrave; e affidabilit&agrave; al &#8220;campo progressista&#8221;, opposto alle destre.<\/p>\n<p>Da quel periodo &egrave; passata molta acqua sotto i ponti, e ai soggetti politici in questione (PRC e PdCI) nulla rimane dei fasti di allora. La Rifondazione Comunista bertinottiana, che per un tratto sembr&ograve; incarnare le aspirazioni di molti ad una vera presenza comunista e antagonista, finalmente slegata dal cappio dell&#8217;alleanza con i partiti borghesi, fu ben presto risucchiata, o per meglio dire ricondotta nell&#8217;alveo del centrosinistra, e quindi dell&#8217;inumazione dei propri stessi principi di esistenza politica. Nelle intenzioni di tutti i gruppi dirigenti della sinistra riformista, di ieri e di oggi, l&#8217;Ulivo era ed &egrave; tutt&#8217;altro che alla frutta.<br \/>\n<br \/>Dove abbia portato questa storia &egrave;, oggi, cosa fin troppo facile a vedersi. Ma i primordi quella stagione, il suo senso politico, pur nell&#8217;archiviazione successiva pi&ugrave; o meno definitiva dei suoi singoli momenti e delle sue figure di riferimento (lo stesso Armando Cossutta &egrave; oggi sconosciuto ai pi&ugrave;, e certamente ai militanti pi&ugrave; giovani), continuano a riprodursi immodificabili nelle vicende e nelle logiche di quel che resta della sinistra italiana, anche in ambiti apparentemente pi&ugrave; distanti da quelli dei diretti eredi dei protagonisti di allora.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista, la figura di Cossutta acquista tutta l&#8217;emblematicit&agrave; del caso, rappresentando l&#8217;impersonificazione di posizioni politiche i cui peculiari tratti somatici sono appartenuti e appartengono a larga parte della sinistra italiana &#8211; e non solo a quella di derivazione PCI &#8211; al di l&agrave; delle sigle e dei contenitori di volta in volta coinvolti.<br \/>\n<br \/>Cossutta &egrave; stato infatti non solo il dirigente pi&ugrave; filosovietico del PCI, &#8220;l&#8217;uomo del Cremlino&#8221; in Italia, il custode pi&ugrave; strenuo dell&#8217;identificazione simbolica e del legame del PCI con l&#8217;URSS burocratica brezneviana. &Egrave; stato allo stesso tempo, ben prima di divenire salvatore dell&#8217;Ulivo, l&#8217;uomo delle &#8220;larghe intese&#8221; (non si oppose al compromesso storico, salvo poi concedere, nel 1997: &laquo;Quando Togliatti realizz&ograve; il suo compromesso c&#8217;erano motivazioni storiche vere. Negli anni &#8217;70 &egrave; stato chiamato compromesso, che di storico non aveva nulla, un&#8217;intesa deteriore che ha portato a sostenere il governo Andreotti&raquo;), l&#8217;uomo delle prime alleanze di governo del PCI con la DC e con gli altri partiti borghesi nei comuni e nelle regioni (da responsabile Enti locali del partito), l&#8217;uomo dell&#8217;ordine e delle maniere forti contro l&#8217;estrema sinistra.<\/p>\n<p>Non pu&ograve; stupire, quindi, che la sua eredit&agrave; e il richiamo alla sua figura vengano oggi rivendicati trasversalmente dai cattolici del PD fino a Marco Rizzo, passando per Cuperlo e Ferrero. Quello di Cossutta e del cossuttismo &egrave; stato il marchio di fabbrica del &#8220;grande equivoco&#8221; attraverso il quale quella parte della sinistra che pi&ugrave; teneva fieramente alzata la propria bandiera &#8220;comunista&#8221; e ben in vista i propri cimeli di famiglia (contro chi voleva sbarazzarsene) accettava e introiettava le logiche del sistema liberale capitalista e si predisponeva alla sua gestione non diversamente e in misura non minore di quanto facessero i pi&ugrave; &#8220;spregiudicati&#8221; Berlinguer, Napolitano, Occhetto (e magari per qualcuno Togliatti). Sempre tenendo ben alta la bandiera, con la quale si copre la ferrea necessit&agrave; stringente della collaborazione di classe. Ieri con la DC e i DS, oggi con il PD. Sempre in nome, beninteso, dell'&#8221;autonomia&#8221;, della &#8220;indipendenza&#8221;, della &#8220;diversit&agrave;&#8221; e via dicendo dei comunisti.<br \/>\n<br \/>Il &#8220;non c&#8217;&egrave; alternativa&#8221; cossuttiano del 1998 veniva da lontano, molto lontano, e sarebbe risuonato ancora a lungo. Anche in assenza, ormai, di cimeli da esibire.<\/p>\n<p>Infine una nota sulla sorte ingrata della parabola politica di Cossutta. Il suo destino &egrave; stato quello di essere divorato ciclicamente dai propri partiti e dalle proprie creature politiche. Cos&igrave; &egrave; stato nella storia grande del PCI, dove da numero due del partito dopo Berlinguer sub&igrave; un progressivo declassamento e marginalizzazione per via della sua relazione diretta col Cremlino. Cos&igrave; &egrave; stato nella storia di Rifondazione Comunista, dove da fondatore e presidente del PRC si vide sfilare il partito dalle mani proprio dal segretario da lui prescelto (Bertinotti). Cos&igrave; &egrave; stato infine nella piccola storia del Partito dei Comunisti Italiani, dove da fondatore e presidente della nuova formazione sub&igrave; nuovamente l&rsquo;onta della propria emarginazione e umiliazione da parte dei suoi prediletti figli politici (Diliberto e Rizzo). Con l&rsquo;amarezza ogni volta di vedersi tradito da partiti di cui si considerava &ldquo;proprietario&rdquo; in quanto custode dell&rsquo;apparato. Dunque lo stesso stalinismo che lo forgi&ograve; e ne form&ograve; la cultura lo trasform&ograve; ciclicamente nella propria vittima. Lungo una parabola declinante che fu, in definitiva, la metafora personale e biografica del crollo dello stalinismo italiano e mondiale. In questo senso Cossutta &egrave; stato a suo modo un&rsquo;espressione organica della storia del movimento operaio.<\/p>\n<p>Se. Fe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&laquo;Cossutta o non Cossutta, l&#8217;Ulivo &egrave; alla frutta&raquo;. 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