{"id":65774,"date":"2016-02-25T00:00:00","date_gmt":"2016-02-25T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/02\/25\/rullano-i-tamburi-sulla-libia-preparare-la-mobilitazione\/"},"modified":"2016-02-25T00:00:00","modified_gmt":"2016-02-25T00:00:00","slug":"rullano-i-tamburi-sulla-libia-preparare-la-mobilitazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/02\/25\/rullano-i-tamburi-sulla-libia-preparare-la-mobilitazione\/","title":{"rendered":"Rullano i tamburi sulla Libia. Preparare la mobilitazione"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3533_Intervento-militare-italiano-in-Libia.jpg\" alt=\"3533_Intervento-militare-italiano-in-Libia.jpg\" \/><br \/>\nRullano i tamburi di una nuova guerra di Libia.<br \/>\n<br \/>La convocazione oggi a Roma del Consiglio supremo di Difesa, con la presenza della Presidenza della Repubblica, del capo del governo, dei ministri degli Esteri e della Difesa, delle alte gerarchie militari, &egrave; un sintomo inequivocabile dell&#8217;accelerazione degli avvenimenti.<\/p>\n<p>Sul governo Renzi si stringe la morsa di una contraddizione irrisolta. <\/p>\n<p>LE PAURE DI RENZI<\/p>\n<p>Da un lato Renzi teme un avventura militare in Africa. Il suo populismo di governo, ossessionato dall&#8217;umore dei sondaggi, si nutre della ricerca del consenso. Un&#8217;avventura militare in Libia, col costo prevedibile di perdite umane a fronte di imprevedibili sbocchi, potrebbe causare perdita di consensi, innescare una opposizione diffusa alla guerra, aprire una contraddizione sullo stesso versante dell&#8217;elettorato cattolico. Renzi ha terrore di una simile eventualit&agrave;, tanto pi&ugrave; alla vigilia delle elezioni amministrative e soprattutto della prova per lui decisiva del referendum istituzionale. Per questo la linea su cui ha sinora attestato il governo &egrave; quella della prudenza. Una linea che privilegia la ricerca dell&#8217;intesa diplomatica tra i governi di Tobruk e Tripoli a favore di un governo di unit&agrave; nazionale, legittimato dall&#8217;ONU, che possa a sua volta &ldquo;richiedere&rdquo; il soccorso militare straniero in una &ldquo;cornice legale&rdquo;. In questa cornice l&#8217;Italia pretenderebbe un ruolo politico egemone nella missione, gi&agrave; avallato dagli USA, limitando il pi&ugrave; possibile il proprio coinvolgimento militare ad una funzione di addestramento di milizie libiche locali. Il massimo della gloria (per Renzi e per l&#8217;ENI) al minimo prezzo.<\/p>\n<p>Ma dall&#8217;altro lato questo disegno cozza ogni giorno di pi&ugrave; con la dinamica degli avvenimenti politici.<\/p>\n<p>L&#8217;IMPAZIENZA USA E LO SCAVALCAMENTO FRANCESE<\/p>\n<p>Il governo di unit&agrave; nazionale che dovrebbe insediarsi a Tripoli fatica a strappare il consenso costituzionale previsto del Parlamento di Tobruk. Luned&igrave; prossimo &egrave; previsto un nuovo tentativo dall&#8217;esito incerto. Ma soprattutto cresce la pressione interventista di altre potenze imperialiste. <\/p>\n<p>Gli USA hanno retto sinora il gioco di Renzi. Perch&eacute; Obama cerca in Renzi, anche al di l&agrave; della partita libica, un contrappeso alla Merkel in Europa. E Renzi cerca a sua volta nell&#8217;appoggio dell&#8217;amministrazione americana una leva importante per il proprio gioco negoziale, sia nella UE che nel Mediterraneo (da qui la contropartita offerta agli USA del prolungamento della presenza italiana in Afghanistan e della spedizione militare a Mosul). Ma l&#8217;imperialismo americano ha difficolt&agrave; a reggere in tempi indefiniti una posizione di attesa. Non vuole avventurarsi direttamente &#8211; almeno sotto l&#8217;attuale amministrazione &#8211; in nuove spedizioni militari rovinose come in Iraq. Ma ha bisogno di garantire &ldquo;risultati&rdquo; da esibire sul fronte interno e internazionale nella guerra all&#8217;Isis. Non pu&ograve; subire, dopo la Siria, una nuova espansione dell&#8217;Isis in Nord Africa, se non al prezzo di un ulteriore aggravamento della propria crisi di &ldquo;gendarme del mondo&rdquo;. Da qui l&#8217;attivazione preparatoria delle basi NATO in Europa, a partire dalla base di Sigonella, e l&#8217;inizio di operazioni selettive di guerra dai cieli sulla Libia. Accanto a una pressione sempre pi&ugrave; incalzante sul governo italiano per spingerlo ad una maggiore disponibilit&agrave; interventista. <\/p>\n<p>Parallelamente cresce la pulsione interventista di Gran Bretagna e Francia. L&#8217;imperialismo francese, in particolare, sgomita da tempo con l&#8217;imperialismo italiano per l&#8217;egemonia sul Nord Africa. Lo stesso interventismo di Sarkozy in Libia nel 2011 segu&igrave; questa logica. Per la vecchia potenza coloniale francese si tratta di garantire uno sbocco sul mare alla propria area d&#8217;influenza centro africana. A supporto di Total contro ENI. Oggi la Francia cerca di inserirsi nell&#8217;impasse della trama diplomatica a guida italiana per conquistare posizioni sul fronte libico. Da qui l&#8217;accertata presenza di truppe speciali francesi a Bengasi in supporto diretto al generale Haftar, sponsorizzato dall&#8217;Egitto. Il caso Regeni allarga gli spazi di inserimento della Francia quale sponda egiziana in concorrenza con l&#8217;Italia. La presenza di proprie truppe sul campo rafforza il peso negoziale della Francia e la sua possibile incidenza sulle soluzioni politico-militari della crisi libica. Per l&#8217;imperialismo italiano &egrave; una minaccia seria.<\/p>\n<p>L&#8217;INTERVENTISMO ITALIANO<\/p>\n<p>Su questo sfondo generale cresce, non a caso, un fronte interventista in Italia. La stessa grande stampa borghese che esalta i successi di Renzi contro il movimento operaio, ma gli suggerisce prudenza nel negoziato con Bruxelles e con la Germania, chiede a Renzi di uscire dall&#8217;immobilismo in Libia. Gli articoli di Panebianco sul Corriere della Sera non sono un fatto isolato. La grande stampa borghese non ha i problemi di consenso di Renzi, e lo chiama alle proprie responsabilit&agrave; di comandante in capo dell&#8217;imperialismo italiano. &Egrave; l&#8217;orientamento de La Stampa. &Egrave;, in forme pi&ugrave; caute, l&#8217;orientamento di La Repubblica. &Egrave; sicuramente l&#8217;orientamento del Sole 24 Ore, organo di Confindustria, che gi&agrave; ad inizio gennaio usc&igrave; con un editoriale cristallino. &laquo;[&#8230;] Avere una presenza militare diretta in Libia significherebbe poter partecipare con un peso reale all&#8217;inevitabile tavolo negoziale che decider&agrave; del suo futuro&raquo;. Il grande capitale non vuole sacrificare i propri interessi economici e strategici all&#8217;ossessione elettorale del renzismo. Chiede a Renzi di non fare il politicante ma &ldquo;lo statista&rdquo;. Gli chiede di non subire il senso comune &ldquo;pacifista&rdquo; ma di preparare coraggiosamente l&#8217;opinione pubblica ad una inevitabile missione militare (Panebianco).<\/p>\n<p>Il governo italiano &egrave; ben esposto a questa pressione. Renzi si &egrave; presentato al capitalismo italiano come l&#8217;uomo del riscatto degli interessi tricolori nel mondo. L&#8217;uomo che glorifica il made in Italy sui mercati mondiali, che apre nuove frontiere agli investitori italiani dall&#8217;Iran all&#8217;Argentina, che nella stessa partita negoziale in Europa salvaguarda gli interessi del capitale finanziario italiano, come si vede sulla questione banche (oltre che naturalmente i propri interessi elettorali). In particolare, il governo Renzi va perseguendo un disegno di (piccola) potenza italiana in Nord Africa: si &egrave; costruito il profilo di principale alleato dello Stato sionista in Europa, e di primo interlocutore finanziario e commerciale con l&#8217;Egitto. L&#8217;interesse dell&#8217;Italia alla Libia non &egrave; solo la rivendicazione dei propri diritti di vecchia potenza coloniale, ma si pone in continuit&agrave; con questo disegno strategico, in perfetta collisione con l&#8217;interesse francese. La borghesia italiana chiama dunque Renzi ad onorare le sue promesse e ad essere all&#8217;altezza dei propri sogni di gloria.<\/p>\n<p>UNA SPARTIZIONE &ldquo;OTTOMANA&rdquo; DELLA LIBIA?<\/p>\n<p>Quale sar&agrave; dunque l&#8217;esito di questa irrisolta contraddizione tra ambizione strategica e paura elettorale? Difficile dire. Ma il nodo si fa sempre pi&ugrave; stretto.<br \/>\n<br \/>Intanto si moltiplicano le voci di un possibile piano B, avvallato dall&#8217;Italia, nel caso di definitivo fallimento dell&#8217;operazione diplomatica. Un piano &#8211; illustrato dettagliatamente dall&#8217;informatissima Repubblica &#8211; che punterebbe a scaricare il Parlamento laico di Tobruk a vantaggio delle forze islamiste di Tripoli, e passerebbe per una spartizione della Libia in tre (Tripolitania, Cirenaica, Fezzan) con la Tripolitania presidiata da forze militari preponderanti italiane (fino a 5000 soldati). Inutile ricordare che la Tripolitania &egrave; il cuore degli insediamenti ENI, e che la spartizione della Libia ricalcherebbe esattamente l&#8217;antica organizzazione amministrativa ottomana. Non &egrave; chiaro se in questa ipotesi la Francia si prenderebbe la Cirenaica (in tandem con l&#8217;Egitto) o il Fezzan (quale prolungamento della propria area di influenza in centro Africa). Ma il solo fatto che queste ipotesi siano fatte circolare non &egrave; solo un fattore di pressione ultimativa sul Parlamento di Tobruk per indurlo ad accettare la soluzione apparecchiata di unit&agrave; nazionale. &Egrave; anche la misura indiretta dello stallo in atto, e della fame imperialista che grava sulla Libia.<\/p>\n<p>L&#8217;URGENZA DELLA MOBILITAZIONE CONTRO LA GUERRA<\/p>\n<p>Per queste stesse ragioni &egrave; pi&ugrave; che mai importante l&#8217;avvio della mobilitazione contro la guerra, e la necessit&agrave; di allargare il fronte dell&#8217;opposizione su questo terreno a tutte le forze disponibili, anche di carattere puramente pacifista. Le prime iniziative (16 gennaio) hanno visto una partecipazione modesta, per quanto politicamente preziosa. Ma la possibile accelerazione degli avvenimenti pu&ograve; diventare un fattore di allargamento del fronte. &Egrave; ci&ograve; di cui il governo ha terrore, e a ragione. Perch&eacute; un movimento di massa contro la guerra potrebbe trasformarsi davvero in una slavina per il renzismo, capace di riaprire tanti giochi.<\/p>\n<p>Di certo, il Partito Comunista dei Lavoratori far&agrave; come sempre la propria parte, a partire dalle manifestazioni previste per il 12 marzo. Portando in ogni mobilitazione unitaria una caratterizzazione classista e coerentemente antimperialista. Ci&ograve; che significa prima di tutto opposizione al proprio imperialismo e al tricolore dell&#8217;ENI.<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rullano i tamburi di una nuova guerra di Libia. 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