{"id":65944,"date":"2016-06-20T00:00:00","date_gmt":"2016-06-20T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/06\/20\/in-risposta-alle-note-di-gian-franco-camboni-sul-fiasco-del-1923\/"},"modified":"2016-06-20T00:00:00","modified_gmt":"2016-06-20T00:00:00","slug":"in-risposta-alle-note-di-gian-franco-camboni-sul-fiasco-del-1923","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/06\/20\/in-risposta-alle-note-di-gian-franco-camboni-sul-fiasco-del-1923\/","title":{"rendered":"In risposta alle note di Gian Franco Camboni sul &laquo;fiasco&raquo; del 1923"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3697_ottobre_23.jpg\" alt=\"3697_ottobre_23.jpg\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Il 20 maggio questo sito ha pubblicato <a href=\"..\/files\/index.php?obj=NEWS&amp;oid=5023\">una serie di osservazioni<\/a> di Gian Franco Camboni sull&rsquo;argomento del mio testo apparso in aprile per i tipi della Colibr&igrave;: <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">L&rsquo;&laquo;Ottobre tedesco&raquo; del 1923 e il suo fallimento. La mancata estensione della rivoluzione in Occidente. <\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ringraziando il Partito Comunista dei Lavoratori per l&rsquo;ospitalit&agrave; che mi concede e per la disponibilit&agrave; che mostra all&rsquo;apertura di un dibattito quanto mai importante, vengo subito al dunque.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Le osservazioni di Camboni contengono qualche riferimento al mio lavoro. Se quest&rsquo;ultimo ha sollecitato le riflessioni di Camboni, la cosa non pu&ograve; farmi che piacere, indipendentemente dalle tesi, diverse dalle mie, che egli ha sostenuto. Camboni tuttavia, su alcuni fatti storici e politici di rilievo, ha calato, voglio pensare in modo involontario, una cortina fumogena che non contribuisce alla chiarezza e fatto alcune affermazioni per lo meno stravaganti. Ebbene, la chiarezza &egrave; indispensabile per avviare una discussione sul fallimento dell&rsquo;&laquo;Ottobre tedesco&raquo; del 1923, che ha senso soltanto dal punto di vista indicato &laquo;a caldo&raquo; da Trotsky nel 1924 (<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Lezioni dell&rsquo;Ottobre<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">) e ripreso quando, nel 1931, lament&ograve; che lo studio degli avvenimenti non fosse ancora neppure cominciato (<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Questioni di principio e questioni pratiche che l&rsquo;Opposizione di sinistra deve affrontare<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">): delineare un quadro concreto delle lotte capace di chiarire le ragioni della sconfitta e, ci&ograve; facendo, portare allo scoperto tutti i problemi che il movimento comunista aveva lasciato irrisolti. Sono sicuro che Camboni concorder&agrave; con me su questo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">La direzione nella quale avrebbe dovuto indirizzarsi lo studio del 1923 tedesco &egrave; stata poi tralasciata, come ho sostenuto nel saggio citato, anche da tutti coloro che dell&rsquo;argomento si sono occupati collocandosi nell&rsquo;ambito di quella tendenza composita che viene definita &laquo;storiografia militante&raquo; e che ha oscillato finora tra posizioni ultrasinistre (da quelle di osservanza bordighista o consiglista a quelle dei neotrotskisti legati alla rivista statunitense &laquo;Spartacist&raquo;) e posizioni che concludono qualsiasi analisi constatando che le cose sarebbero andate nell&rsquo;unico modo in cui potevano andare. Quest&rsquo;ultima convinzione, per alcuni, varrebbe anche per la rivoluzione bolscevica, che sarebbe stata spazzata via dall&rsquo;interno, il che &egrave; vero a mio avviso soltanto dal punto di vista della continuit&agrave; di insegne rivendicata dallo stalinismo. Secondo coloro che condividono l&rsquo;approccio agli avvenimenti che ho riassunto, avrebbe agito pertanto, e continuerebbe ad agire nel presente e nel futuro, un meccanismo infernale, che non lascerebbe spazio a possibili speranze visto che le classi dominanti dispongono di risorse infinitamente superiori rispetto a quelle dei loro avversari. Si badi, questo modo di considerare la storia, al fondo liquidatorio nei confronti del campo rivoluzionario, &egrave; stato caratteristico delle pagine dedicate al 1923 in Germania da uno studioso come Pierre Brou&eacute;, che ho appunto citato e criticato nel mio saggio. Brou&eacute;, il quale non ha mai rinunciato a definirsi trotskista, si &egrave; limitato ad affiancare una ricostruzione storica che i francesi definirebbero <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">&eacute;v&eacute;nementielle<\/span><\/span><\/em> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">(anche pregevole, se si sorvola su alcuni silenzi signficativi) con un generico ottimismo sul destino del movimento rivoluzionario: un ottimismo privo di una base precisa sulla quale poggiare idee e attivit&agrave; politica. Su tale valutazione penso che Camboni si trovi in disaccordo con me, ma avrei preferito che formulasse esplicitamente il suo dissenso.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">* * *<\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Camboni ha iniziato le sue osservazioni ricordando l&rsquo;indubbio ruolo positivo di Trotsky nel corso della guerra civile scoppiata in Russia dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi e sostenendo che da tale ruolo sarebbe derivata la necessit&agrave; di mettere direttamente nelle sue mani le sorti della rivoluzione in Germania quando, nell&rsquo;estate del 1923, si deline&ograve; in questo paese, fondamentale dal punto di vista della politica comunista, una situazione sempre pi&ugrave; tesa nei rapporti tra le classi.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Si legge nelle osservazioni di Camboni:<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il posto di Trotsky era quello di capo militare dell&rsquo;insurrezione tedesca. Radek [&hellip;] il 23 agosto alla riunione dell&rsquo;Ufficio politico del partito russo non sostenne la proposta di Brandler [presidente della KPD] di affidare il comando militare sul campo a Trotsky, come doveva essere. Zinoviev si oppose alla proposta del dirigente tedesco e la commissione militare fu composta da Radek e da altri tre. Radek non fece nessuna opposizione a Zinoviev. Questa &egrave; la pasta con cui era fatto Radek [&hellip;]. Era il passaggio pi&ugrave; importante della congiura della burocrazia nemica della rivoluzione socialista mondiale.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Considero sbagliati i giudizi di Camboni su Radek, anche alla luce di quelli formulati dallo stesso Trotsky, e perfino nel momento dei contrasti maggiori tra i due, che precedettero la capitolazione del primo allo stalinismo (si vedano, per esempio, <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Le tesi del compagno Radek<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">, 1928, e <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Karl Radek e l&rsquo;Opposizione<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">, 1929). Radek fu uno tra i principali esponenti dell&rsquo;Opposizione di sinistra fino al 1929 e di ci&ograve; Camboni non tiene conto, come trascura la lucidit&agrave; con la quale proprio Radek denunci&ograve; la gravit&agrave; dell&rsquo;inizio della lotta contro il trotskismo nell&rsquo;Unione Sovietica e lo fece nel cruciale mese di ottobre del 1923 con una lettera inviata all&rsquo;Ufficio Politico bolscevico dalla Germania (questo documento si trova tra i materiali resi disponibili dall&rsquo;apertura degli archivi ex sovietici). Tutti nutrono qualche antipatia e Camboni prova questo sentimento per la figura di Radek, ma l&rsquo;antipatia non pu&ograve; spingere nessuno a fare di quest&rsquo;ultimo il capofila della &laquo;congiura della burocrazia nemica della rivoluzione socialista&raquo;. Ci&ograve; &egrave; molto grave, anche se &egrave; senz&rsquo;altro vero che le debolezze degli &laquo;amici&raquo;, tra i quali non si pu&ograve; non inserire Radek, hanno sempre contribuito a dar forza ai &laquo;nemici&raquo; della rivoluzione. Comunque, a fil di logica, con ci&ograve; che sostiene Camboni, si retrodata il fallimento dell&rsquo;Ottobre tedesco e questa retrodatazione non corrisponde a una ricostruzione veritiera dei fatti.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">&Egrave; vero invece che Brandler, alla conferenza straordinaria di Mosca &ndash; non, come scritto da Camboni, il 23 agosto, quando la conferenza non era neppure iniziata e Brandler non era neppure giunto a Mosca (vi fu soltanto ai primi di settembre), ma questo non ha molta rilevanza &ndash; chiese che fosse inviato Trotsky in Germania per dirigere l&rsquo;insurrezione progettata. Si oppose Zinov&rsquo;ev, che avrebbe voluto andarvi personalmente in qualit&agrave; di presidente dell&rsquo;Internazionale Comunista. Stalin intervenne sottolineando i pericoli racchiusi sia nella prima sia nella seconda ipotesi e tutti i presenti alla conferenza, compresi Trotsky e Zinov&rsquo;ev, concordarono sul fatto che tali pericoli andavano assolutamente evitati (basti pensare all&rsquo;effetto che la scoperta possibile della presenza di uno dei due in Germania avrebbe avuto nei rapporti diplomatici internazionali).<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Aggiungo che la commissione per la rivoluzione tedesca eletta nel corso di una riunione dell&rsquo;Ufficio Politico bolscevico il 23 agosto (Radek, Pjatakov, Unszlicht e &Scaron;midt) e rafforzata (con Kujbysev e Rud\u017eutak) alla conferenza di settembre, non aveva il compito di sostituirsi alla direzione comunista locale, ma soltanto quello di affiancarla. In secondo luogo, l&rsquo;inserimento nel vertice della KPD di un generale sovietico (con lo pseudonimo di Helmuth Wolf) non ebbe carattere politico, ma esclusivamente militare. In terzo luogo, le difficolt&agrave; della rivoluzione tedesca, fino alla predisposizione pratica del piano insurrezionale, non furono di tipo tecnico, bens&igrave; politico. E fu proprio Radek a sottolinearlo, prima ancora di Trotsky. Se si riduce la crisi della direzione rivoluzionaria a un fatto meramente tecnico, si finisce col dire che Brandler non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo al momento della assemblea di Chemnitz dei comitati di fabbrica (21-22 ottobre) che avrebbe dovuto dare il segnale dello sciopero generale mentre cominciava l&rsquo;insurrezione. Pu&ograve; essere avvenuto anche un fenomeno del genere, ma una simile spiegazione non &egrave; sufficiente per delineare un quadro di insieme accettabile. Brandler comunque a Chemnitz ritir&ograve; la proposta dello sciopero di fronte all&rsquo;opposizione dei socialdemocratici di sinistra con i quali i comunisti erano alleati e subito dopo pass&ograve; ad archiviare i preparativi dell&rsquo;insurrezione.<\/span><\/span><br \/>\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Per parte mia, ho ricostruito dettagliatamente come sono andate le cose &ndash; si tratta di fatti e non di opinioni &ndash; nel saggio pubblicato dalla Colibr&igrave;, facendo uso dei documenti usciti dagli archivi ex sovietici. Riassumo brevemente: ai primi di agosto cadde il governo Cuno sull&rsquo;onda delle lotte di massa che erano andate crescendo dopo l&rsquo;occupazione franco-belga della Ruhr; la manomissione da parte dell&rsquo;imperialismo francese di un&rsquo;area vitale aveva messo in crisi lo schieramento borghese nel paese, precipitando quest&rsquo;ultimo in una situazione di giorno in giorno pi&ugrave; disastrosa. Questa fu la situazione nella quale venne formata la commissione cui ho accennato e furono avviati i preparativi per tentare la conquista del potere da parte della KPD, nei quali si trovarono coinvolti un milione di proletari, alcune centinaia di migliaia di militanti del partito e tantissimi rivoluzionari di altri paesi. Un&rsquo;esperienza, come notato da Victor Serge, che non si era mai verificata prima e non si verific&ograve; pi&ugrave; successivamente. La commissione bolscevica fu, come ho scritto e documentato, costretta a prendere atto poi del ritiro della KPD dalla lotta e Radek e Pjatakov tentarono senza riuscirvi di salvare il salvabile. L&rsquo;ultimo aspetto &egrave; molto importante, perch&eacute; tutti gli storici, compreso Pierre Brou&eacute;, hanno inspiegabilmente negato la cosa.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">* * *<\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Altro punto. Camboni afferma che il piano dell&rsquo;insurrezione venne messo in soffitta &ndash; secondo passaggio della &laquo;congiura contro la rivoluzione&raquo; &ndash; alla conferenza di settembre quando Brandler e Radek si opposero alla fissazione di una data per l&rsquo;insurrezione. L&rsquo;argomento con il quale Radek si pronunci&ograve; in questo senso non fu che non si dovesse stabilire una data, come Camboni lascia intendere, ma che questo compito dovesse essere assolto in loco dalla direzione della KPD, la quale poteva vagliare tutti i dati della situazione meglio di chiunque lo avesse fatto da Mosca. Comunque, la data dell&rsquo;insurrezione fu stabilita infine per il 23 ottobre e si intensificarono tutti i preparativi del caso.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Sentenzia Camboni: &laquo;Radek si trov&ograve; al posto sbagliato spinto da una sterile ambizione&raquo;. Torniamo cos&igrave; al punto di partenza e, oltretutto, la frase non si capisce molto. A che cosa si riferisce Camboni? Toccherebbe a lui dirlo, ma non lo fa. E soprattutto non lo fa dopo aver riportato il piano approntato a Mosca con la collaborazione di Trotsky e Radek.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Fu Radek a riassumere efficacemente il progetto dell&rsquo;&laquo;Ottobre tedesco&raquo;: il proletariato doveva prendere l&rsquo;iniziativa in Sassonia e Turingia, a partire dalla difesa dei governi operai a partecipazione comunista, e tentare di utilizzare il potere locale per armarsi e per costruire, in queste regioni della Germania centrale, un muro tra la controrivoluzione bavarese e il governo borghese del Nord, impedendo i movimenti della Reichswehr. Nello stesso tempo, in tutto il Reich, il partito si doveva impegnare a mobilitare le masse in uno sciopero generale in difesa dei governi di Dresda e Weimar, minacciati dal governo berlinese. In quest&rsquo;ambito doveva scattare l&rsquo;insurrezione.<\/span><\/span><br \/>\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Detto che Camboni attribuisce erroneamente questa ricostruzione a Pierre Brou&eacute;, mentre &egrave; di Radek (relazione alla riunione del Comitato Esecutivo Internazionale sulla sconfitta tedesca, gennaio 1924), non voglio entrare nel merito di ci&ograve; che egli sostiene a proposito delle istruzioni partite da Mosca per la KPD, in particolare sull&rsquo;indicazione di &laquo;ignorare il generale M&uuml;ller&raquo;, comandante della Reichwehr in Sassonia, che prospettava, d&rsquo;accordo con il governo presieduto da Stresemann, un intervento armato contro il governo operaio di Dresda. Quella frase, che suscita l&rsquo;indignazione di Camboni, fu inserita in un telegramma di Zinov&rsquo;ev relativo all&rsquo;ingresso dei comunisti nel governo di Dresda e alla necessit&agrave; di procedere all&rsquo;armamento degli organismi di difesa del proletariato senza farsi intimidire dalle minacce del generale. La scansione temporale molto veloce degli avvenimenti &ndash; si tratt&ograve; di giorni &ndash; dovrebbe indurre a una riflessione pi&ugrave; attenta.<\/span><\/span><br \/>\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Non mi soffermo nemmeno sulle citazioni che Camboni fa da Clausewitz (<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Della guerra<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">) e dal libro sulla <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Teoria dell&rsquo;insurrezione<\/span><\/span><\/em> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">(1936) del frontepopolarista (ed esponente nel secondo dopoguerra del Partito d&rsquo;Azione, oltrech&eacute; ministro nei governi Parri e De Gasperi) Emilio Lussu. Avrei molto da ridire, a partire dal fatto che l&rsquo;insurrezione di cui si parla nel libro &egrave; quella in nome dell&rsquo;antifascismo democratico, ma mi riservo di farlo in un&rsquo;altra occasione, se si presenter&agrave;.<\/span><\/span><br \/>\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Per ora mi limito a citare Lussu su un argomento diverso e si capir&agrave; subito perch&eacute; lo faccio:<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche se non fossimo, come siamo, difensori dell&rsquo;URSS, non avremmo alcuna simpatia per Trotski n&eacute; per il trotskismo. Trotski &egrave;, per seriet&agrave; politica, al di sotto di Stalin, e la sua cultura magniloquente rassomiglia molto alla sfoggiata ricchezza di certi pescicani estremamente intelligenti che la guerra ha reso celebri in Europa. Il trotskismo poi &egrave; quanto di pi&ugrave; disordinato e demagogico abbia prodotto la lotta politica del dopoguerra (<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Commenti. Il nuovo processo di Mosca<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">, &laquo;Giustizia e Libert&agrave;&raquo;, n. 5, 29 gennaio 1937).<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Se queste parole non possono servire a revocare automaticamente in dubbio tutti i contenuti di <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Teoria dell&rsquo;insurrezione<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">, dovrebbero suggerire per lo meno maggior cautela nell&rsquo;uso di questo libro ai fini di un&rsquo;analisi, che si dice ispirata alle considerazioni di Trotsky, degli avvenimenti del 1923.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">* * *<\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Vorrei riuscire a cogliere il nocciolo del problema senza dilungarmi troppo e passo a quanto scrive Camboni a proposito di quella che fu chiamata &laquo;linea Schlageter&raquo;, dal nome di un nazionalista ucciso dai francesi mentre svolgeva un&rsquo;azione di sabotaggio nella Ruhr occupata. Radek nell&rsquo;estate propose, a partire dalla constatazione della riproposizione in Germania di una questione nazionale, una tattica per <\/span><\/span><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">destabilizzare i ranghi dell&#8217;estrema destra, partecipando ai raduni nazionalistici (che non erano rivolti contro la classe operaia, bisogna sottolinearlo) e invitando i nazionalisti tedeschi alle iniziative pubbliche di propaganda della KPD, con una campagna di rivendicazione al proletariato della guida del movimento nazionale contro il trattato di Versailles, campagna che avrebbe dovuto far leva sugli atteggiamenti rinunciatari della borghesia e sulle contraddizioni delle sue forze politiche. Credo di aver riassunto in modo abbastanza chiaro nel mio scritto la &laquo;linea Schlageter&raquo; e la sua applicazione, che non fu contrastata n&eacute; dal vertice dell&rsquo;Internazionale, n&eacute; da Trotsky, n&eacute; dalla direzione della KPD. E questo &egrave; senz&rsquo;altro un elemento sul quale riflettere.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Si chiede Camboni:<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Quale utilit&agrave; aveva [questa tattica] per la preparazione della classe operaia tedesca all&rsquo;insurrezione e alla guerra civile rivoluzionaria? All&rsquo;ordine del giorno c&rsquo;era l&rsquo;alleanza politico-militare con i settori pi&ugrave; combattivi della classe operaia influenzati dalla socialdemocrazia e questa era la condizione principale per poter pianificare l&rsquo;insurrezione.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Secondo Camboni la &laquo;linea Schlageter&raquo; fu quindi a dir poco un diversivo <\/span><\/span>&ndash; <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">forse un preliminare della &laquo;congiura contro la rivoluzione&raquo; &ndash;, anche se egli non arriva certo a negarne l&rsquo;obiettivo di destabilizzare i ranghi dell&#8217;estrema destra. Sostengo questa interpretazione perch&eacute; per Camboni non esisteva una questione nazionale tedesca dopo l&rsquo;occupazione della Ruhr. Lo si comprende nonostante qualche contorsione del discorso che fa, nel corso del quale egli non pu&ograve; tuttavia fare a meno di ricordare le posizioni di Lenin a proposito della possibilit&agrave; che si riproponessero problemi nazionali nel corso di una guerra di tipo imperialistico come quella del 1914-18 e ovviamente durante la sua continuazione dopo la sconfitta di uno degli schieramenti. Quando Camboni &egrave; costretto a sbilanciarsi, arriva ad affermare quanto segue:<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">[Nella &laquo;linea Schlageter&raquo;,] <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\">la &laquo;nazione tedesca&raquo; viene considerata un&rsquo;entit&agrave; a s&eacute;, separata dagli esistenti rapporti sociali del capitalismo nell&rsquo;epoca dell&rsquo;agonia.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Sono parole che possono appunto essere interpretate soltanto come una negazione dell&rsquo;esistenza di una questione nazionale dopo il destino riservato alla nazione tedesca (&laquo;entit&agrave; a s&eacute;&raquo;?) dal trattato di Versailles.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">La parte positiva, si fa per dire, della frase di Camboni riportata prima dell&rsquo;ultima citazione tocca invece il punto essenziale: quello dei rapporti tra la KPD e la socialdemocrazia. E Camboni continua, prendendosela con la tesi conclusiva del mio saggio:<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">L&rsquo;unico modo per strappare la plebe piccolo-borghese dalle mani dei fascisti e dello stato maggiore era la &laquo;manovra militare rivoluzionaria&raquo; dei bastioni operai in Sassonia ed in Turingia. Se questa fosse riuscita la piccola borghesia avrebbe visto nel proletariato rivoluzionario il &laquo;nuovo padrone&raquo; [&hellip;]. Se la &laquo;manovra militare rivoluzionaria&raquo; fosse riuscita, la piccola borghesia avrebbe visto come i governi operai trattavano i loro nemici pi&ugrave; odiati, i banchieri. Se la &laquo;manovra militare rivoluzionaria&raquo; fosse riuscita l&rsquo;imperialismo francese invasore sarebbe andato in soccorso del grande capitale tedesco e dello stato maggiore dell&rsquo;esercito. Il partito comunista francese in questo contesto non avrebbe avuto alcuna difficolt&agrave; a mobilitare la classe operaia francese in solidariet&agrave; con la rivoluzione tedesca e contro il proprio governo. Se la &laquo;manovra militare rivoluzionaria&raquo; avesse avuto successo tutta la classe operaia europea sarebbe passata al contrattacco, facendo saltare il Trattato di Versailles. Non &egrave; l&rsquo;operaismo del partito comunista tedesco che port&ograve; al &laquo;fiasco&raquo;, ma il &laquo;fatalismo rivoluzionario&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ci sono qui troppi se. L&rsquo;autore tuttavia se ne &egrave; scordato uno: se l&rsquo;Armata Rossa fosse intervenuta efficacemente&#8230; Ma &egrave; una dimenticanza sulla quale si pu&ograve; sorvolare. Il discorso &egrave; per&ograve; lapalissiano: se il proletariato avesse vinto, tutto sarebbe andato per il meglio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ci&ograve; che invece mi sono chiesto alla fine del mio saggio &egrave; proprio perch&eacute; le cose non andarono per il meglio. Perch&eacute; ci fu una sconfitta senza combattimento, dalla quale la KPD e il proletariato non furono pi&ugrave; in grado di rialzarsi?<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Per rispondere e per analizzare anche l&rsquo;ultima frase della citazione di Camboni appena riportata, devo tornare un po&rsquo; indietro nel tempo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"color: #000000;\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">&Egrave; vero che le forze della Terza Internazionale erano quelle che avevano reagito alla crisi catastrofica della Seconda nel 1914 e che queste forze erano <\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">cresciute prima del 1914 in una pratica fatta di propaganda, agitazione, battaglie elettorali, ecc., e si erano trovate improvvisamente, senza aver potuto maturare l&#8217;esperienza dei bolscevichi, a dover organizzare e dirigere politicamente, e in certi casi militarmente, la classe operaia nella lotta contro lo Stato e le varie frazioni borghesi. La loro impreparazione non fu solo contingente, ma coincise con la sottovalutazione della necessit&agrave; di dar vita a un vero partito rivoluzionario. L&#8217;adesione alla Terza Internazionale, nel 1919, avvenne non da parte di partiti veri e propri, ma di correnti caratterizzate da posizioni critiche nei confronti delle vecchie direzioni. E infatti, retrospettivamente, si pu&ograve; dire che avesse in parte ragione la Luxemburg a proposito del carattere prematuro della nascita della Terza Internazionale. Dico in parte, perch&eacute;, se la nuova organizzazione non fosse stata costituita, gli avvenimenti si sarebbero svolti in modo ancor pi&ugrave; negativo, forse con ripercussioni sulla stessa tenuta della rivoluzione che aveva vinto a Mosca e Pietroburgo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Quando poi, dopo il 1919, i partiti comunisti si formarono un po&#8217; dappertutto in Europa, essi restarono comunque inficiati da una percezione inadeguata dei problemi posti dalle spinte proletarie e popolari e dei conseguenti compiti organizzativi, anche perch&eacute; troppo forte nel processo della loro formazione era stata l&#8217;idea che fosse sufficiente imitare piattamente il ruolo dei bolscevichi in Russia, mentre la situazione in Occidente era molto pi&ugrave; complessa di quella russa da qualsiasi punto di vista la si considerasse. E a quest&rsquo;ultimo aspetto occorrerebbe dedicare un&rsquo;adeguata attenzione, perch&eacute; &egrave; sempre stato negato dagli antistalinisti di sinistra in Europa fin da prima degli anni Trenta, per esempio da Bordiga.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Nella Seconda Internazionale era stata prevalente una concezione deterministica che guardava alla rivoluzione come un evento che sarebbe risultato fatalmente dallo sviluppo intrinseco della societ&agrave;. Le idee di Marx, prese come riferimento, erano state evirate ed erano diventate un&rsquo;ideologia nel senso deteriore del termine, ispirata all&#8217;attesa cieca delle forze sociali, trascurando del tutto o sottovalutando enormemente che in concreto le forze sociali erano persone, classi, partiti, consapevoli del loro agire. Venne cancellato dal dibattito politico il concetto di rivoluzione come azione consapevole e organizzata del proletariato. Non si riconobbero pi&ugrave; al proletariato e al suo partito soggettivit&agrave; e volont&agrave; rivoluzionaria.<\/span><\/span><br \/>\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Solo i bolscevichi all&rsquo;interno della Seconda Internazionale avevano avuto ben chiaro il ruolo del partito nella rivoluzione, anche se nessuno si cur&ograve; di studiare le essenziali esperienze delle rivoluzioni del 1905 e del 1917.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Le forze che entrarono nella Terza Internazionale, pur esprimendo spinte sane della sinistra socialista, furono tutt&rsquo;altro che immuni dai difetti della Seconda Internazionale. In questo contesto, e solo in questo, si pu&ograve; parlare del prevalere, dopo il &laquo;biennio rosso&raquo;, nelle file della nuova Internazionale in Europa di quello che viene chiamato da Camboni, con un&rsquo;espressione molto approssimativa, &laquo;fatalismo rivoluzionario&raquo;, atteggiamento che, tolte poche eccezioni, rappresent&ograve; una caso di <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">le mort qui saisit le vif<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Ma in che cosa consistette questo &laquo;fatalismo&raquo;? Dal mio saggio risulta che esso trov&ograve; terreno fertile in una concezione operaista, intendendo con questa espressione &ndash; che non rinvia a un fenomeno tipico degli anni Sessanta-Settanta, come potrebbe credere un lettore superficiale &ndash; il fatto di concentrare l&rsquo;attenzione esclusivamente su ci&ograve; che, nei rapporti tra le classi, riguardava in modo diretto e immediato le condizioni di vita e di lavoro dei proletari, assegnando un ruolo secondario a tutto il resto e riducendo il problema del partito rivoluzionario e della sua azione alle relazioni con le altre organizzazioni politiche del movimento dei lavoratori. Questa concezione operaista, gi&agrave; presente nei partiti socialisti prima del 1914, si proiett&ograve;, nonostante le migliori intenzioni, anche al vertice della Terza Internazionale, producendo alla lunga effetti negativi sui quali non mi soffermer&ograve; in questa sede (ho fatto riferimento al fenomeno nel mio saggio e mi permetto di rinviare anche a un lavoro precedente, anteposto all&rsquo;edizione italiana degli scritti di Victor Serge sulla &laquo;mancata rivoluzione&raquo; del 1923, Graphos, Genova, 2003). Se si parla solo di &laquo;fatalismo rivoluzionario&raquo;, facendone una categoria dello spirito di alcuni o tanti militanti di base e intermedi o capi, si commette un grave errore storiografico e politico e si arriva magari alla sacrosanta denuncia di Trotsky della crisi di direzione della KPD, ma la si lascia, facendo un torto allo stesso Trotsky, sospesa per aria, come un fenomeno nei confronti del quale non si poteva nella Germania del 1923, e non si pu&ograve; in generale, fare nulla di serio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">* * *<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Sperando che Camboni sia favorevole alla ripresa del confronto, nel corso del quale nessuno deve concedere nulla agli altri interlocutori, perch&eacute; le questioni da affrontare sono troppo rilevanti, mi sembra opportuno mettere ulteriormente i puntini sulle i, riportando un estratto dalla parte conclusiva del mio saggio:<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ci fu senza ombra di dubbio, come sostenuto da Trotsky, una crisi di direzione del movi mento comunista in Germania. &Egrave; una constatazione di fatto. Alla conferenza di Chemnitz dei comitati di fabbrica, infatti, l&rsquo;atteggiamento di Brandler, nonostante tutto, avrebbe potuto essere diverso. Lo stesso Trotsky si sofferm&ograve; su questa eventualit&agrave;. La riuscita del movimen to, agganciando le prospettive della nuova Germania a quelle dell&rsquo;Unione Sovietica, avrebbe sciolto di slancio il nodo geopolitico della rivoluzione in Europa. Per Trotsky, come del resto per Radek, ci&ograve; stava nell&rsquo;ordine delle cose. Certamente, non sospendendo il piano insurrezio nale, si sarebbe corso il rischio di una sconfitta, ma questo rischio non era esorcizza bile astenendosi dalla lotta. E bisogna aggiungere che dalla sconfitta in combattimento sareb be derivata di sicuro una tragedia per il proletariato e per la stessa KPD, non pi&ugrave; pesante, per&ograve;, di quella determinata dagli esisti della conferenza di Chemnitz.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Ma l&rsquo;analisi, se si fermasse qui, non andrebbe al di l&agrave; del riconoscimento della crisi che in vest&igrave; il partito tedesco &ndash; lo stesso Trotsky espresse tale consapevolezza [&hellip;]<\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">. <\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Anche in considerazione della distanza temporale rispetto agli avvenimenti del 1923, una sto riografia materialistica ha proprio il compito, invece, di andare oltre l&rsquo;identificazione del pro blema. <\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Ebbene, [&hellip;] le vere cause politiche del &laquo;fiasco&raquo; in Germania [&hellip;] sono da ricercare [&hellip;] nei limiti operaisti della linea seguita dalla KPD e dalla stessa Internazio nale, limiti che, anche contro la volont&agrave; dei dirigenti, finirono col vincolarne il comporta mento a quello della socialdemocrazia in generale e a quello della sua tendenza di sinistra in particolare. <\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">La tattica del fronte unico e del governo operaio risult&ograve; sottoposta, nella sua applicazione, anche per i modi nei quali fu elaborata e per il carattere approssimativo dei documenti che ne derivarono, all&rsquo;accettazione della SPD e dell&rsquo;ADGB, che, con prese di posizione altalenanti, ostacolarono le possibilit&agrave; di successo della difesa proletaria contro l&rsquo;offensiva borghese. Inoltre la sinistra socialdemocratica, altro volano della linea della KPD, non fu posta di fronte alla scelta [&hellip;] se schierarsi con i comunisti oppure le garsi le mani dal punto di vista degli interessi proletari con la disciplina di un partito che, a di spetto di ogni richiamo demagogico a questi stessi interessi, se li metteva continuamente sotto i piedi.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Fu l&rsquo;atteggiamento nei confronti della sinistra socialdemocratica a impedire che questa tendenza &ndash; cresciuta a dimensioni ragguardevoli nel 1922-23 e, da ultimo, alimentata dalle proteste della base operaia nei confronti della politica dei capi all&rsquo;interno della &laquo;grande coali zione&raquo; [formata da Stresemann dopo le dimissioni del governo Cuno] &ndash; superasse ogni esitazione. La Centrale della KPD tenne quindi un comportamento codista nei confronti dei socialdemocratici di sinistra.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">Trotsky lo sottoline&ograve; efficacemente, e altrettanto fece Radek, fermo restando che dopo la &ldquo;ritirata&rdquo; accettata dalla Centrale del partito e per necessit&agrave; ratificata dalla delegazione dell&rsquo;Internazionale, n&eacute; l&rsquo;uno n&eacute; l&rsquo;altro, pur criticando Brandler, sollevarono il problema della sostituzione degli uomini della Centrale tedesca [&hellip;]. Chiedere la formazione di una nuova Centrale sarebbe stato soltanto un <\/span><\/span><em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\">escamotage<\/span><\/span><\/em><span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: medium;\"> per aggirare il lato politico della faccenda. All&rsquo;escamotage fece ricorso pochi mesi dopo la presidenza dell&rsquo;Internazionale, cio&egrave; Zinov&rsquo;ev. Ma il materiale umano e politico per la rivoluzione in Germania era quello scaturito dalla sto ria della KPD, e con tale materiale e non con altro si doveva procedere, per quante fossero le difficolt&agrave;, a una seria riflessione sugli avvenimenti. Purtroppo, si mise in moto il rullo com pressore della controrivoluzione staliniana e Brandler e il suo gruppo, cercando di difendersi dalle critiche e adattandosi sostanzialmente alla corrente, rivelarono ci&ograve; che Trotsky pi&ugrave; tardi denunci&ograve; come una forma di &laquo;opportunismo comunista&raquo;.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Il programma che la KPD sottopose alla socialdemocrazia della Sassonia per il proprio in gresso nel governo, analogo a quello presentato in Turingia, fu steso, con l&rsquo;assenso implicito dell&rsquo;Esecutivo di Mosca, nella convinzione che occupare tutte le posizioni utili per migliorare la preparazione del piano insurrezionale era un compito che prevaleva su qualsiasi altro. Ma l&rsquo;operaismo che nel programma stesso traspariva fece s&igrave; che il partito imboccasse il cammino di una genuflessione inaudita di fronte ai socialdemocratici, come fu riconosciuto da Radek quando afferm&ograve; che la KPD non era ancora un partito comunista.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Sull&rsquo;inversione di rotta di Brandler rispetto agli accordi presi a Mosca pes&ograve; la divisione del movimento di classe, che egli sent&igrave; come un fattore di debolezza del piano per l&rsquo;Ottobre tede sco. Come avrebbe potuto essere compensato questo dato negativo della situazione? Soltanto in parte con quella risolutezza che alla conferenza di Chemnitz manc&ograve; e che, se vi fosse stata, avrebbe dovuto confrontarsi con problemi molto pi&ugrave; difficili. La divisione del movimento operaio poteva essere affiancata da un fattore di forza [&hellip;] unicamente collocando al primo posto nella politica comunista la crisi complessiva della so ciet&agrave; tedesca.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">Quest&rsquo;ultimo aspetto [&hellip;] equivaleva al riconoscimento dell&rsquo;esistenza di una questione nazionale suscitata dalle mosse della Francia. A tale questione &ndash; rimasta senza soluzione fino all&rsquo;avvento al governo di Hitler e da questi riportata poi nell&rsquo;alveo degli interessi borghesi &ndash; fu messa praticamente la sordina dal mese di agosto nella propaganda e nell&rsquo;agitazione della KPD. Se cos&igrave; non fosse stato, le resistenze da parte della SPD e dei vertici sindacali alla pro posta dello sciopero generale e le loro stesse manovre per impedirlo si sarebbero ridotte a ben poca cosa. Era su questo terreno che i comunisti potevano passare sopra il corpo della &laquo;grande coalizione&raquo;, della destra e dell&rsquo;estrema destra, dell&rsquo;esercito e della polizia, dando all&rsquo;obiettivo della conquista del potere una dimensione appropriata al coinvolgimento della gran parte della popolazione, cio&egrave;, oltrech&eacute; del proletariato, dei ceti medi messi alle corde dall&rsquo;imperialismo e dall&rsquo;affarismo miope della borghesia.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">L&rsquo;obiezione che i socialdemocratici di sinistra avrebbero interrotto la collaborazione con la KPD se questa avesse posto tra le rivendicazioni per i governi di Sassonia e Turingia quelle concernenti la questione nazionale tedesca non &egrave; molto consistente. La sinistra socialdemo cratica doveva infatti fare i conti con la partecipazione di massa che aveva caratterizzato la &laquo;resistenza passiva&raquo; [proclamata dal governo Cuno] nella Ruhr e con lo sdegno popolare per la capitolazione, alla fine di set tembre, di Stresemann e della borghesia a Poincar&eacute; [capo del governo francese]. Sarebbe stata un&rsquo;idiozia credere che la sinistra della SPD [&hellip;] fosse da imbrogliare na scondendo le posizioni comuniste. La KPD inoltre non avrebbe dovuto mettere in disparte le idee sulla questione nazionale nemmeno se fosse stata costretta, a causa del poco tempo che aveva a disposizione, ad accettare una soluzione di compromesso per entrare nei governi delle regioni rosse e migliorare l&rsquo;armamento delle Centurie proletarie. Ma le cose andarono come si &egrave; visto. Il progetto di programma immediato presentato a Zeigner [socialdemocratico di sinistra, capo del governo di Dresda] il 9 ottobre venne conside rato dalla Centrale della KPD &ndash; a dispetto dei tentativi compiuti successivamente da Brandler e dai suoi per imbrogliare le cose &ndash; molto pi&ugrave; che come un momento della politica dell&rsquo;organizzazione, e si fin&igrave; con l&rsquo;identificare la socialdemocrazia, per lo meno nella Germa nia centrale, come un alleato in tutto e per tutto affidabile. In tal modo l&rsquo;esperienza compiuta a Dresda e a Weimar si ridusse a quella che fu chiamata una &laquo;commedia parlamentare&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-size: medium;\">&Egrave; evidente che ragionando cos&igrave; si risponde politicamente alla domanda sui motivi del &laquo;fiasco&raquo; del 1923, dando senso anche all&rsquo;affermazione di Radek (fatta alla riunione dell&rsquo;Esecutivo Internazionale del gennaio 1924 dedicata alla sconfitta), secondo la quale la KPD era un &laquo;buon partito operaio&raquo;, ma non ancora un &laquo;buon partito comunista&raquo;. E qui si apre il problema di quali fossero allora e siano oggi le caratteristiche di un &laquo;buon partito comunista&raquo;.<\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<br \/> <span style=\"font-family: Times New Roman,serif;\"><span style=\"font-size: large;\">Non &egrave; detto che tutti debbano condividere la mia risposta sulle ragioni del &laquo;fiasco&raquo;, ma &egrave; sicuro che &egrave; controproducente parlare di queste ragioni in modo evasivo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><\/p>\n<p align=\"justify\">\n <\/p>\n<p>Corrado Basile<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 20 maggio questo sito ha pubblicato una serie di osservazioni di Gian Franco Camboni sull&rsquo;argomento del mio testo apparso in aprile per i tipi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-65944","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-teoria","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65944","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65944"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65944\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65944"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65944"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65944"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}