{"id":65972,"date":"2016-07-14T00:00:00","date_gmt":"2016-07-14T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/07\/14\/isis-cancro-dellimperialismo\/"},"modified":"2016-07-14T00:00:00","modified_gmt":"2016-07-14T00:00:00","slug":"isis-cancro-dellimperialismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/07\/14\/isis-cancro-dellimperialismo\/","title":{"rendered":"ISIS cancro dell&#8217;imperialismo"},"content":{"rendered":"<p>L&rsquo;ISIS si prefigura sempre di pi&ugrave; come il cancro del moderno capitalismo, un fatale sottoprodotto della nostra illimitata dipendenza dall&rsquo;oro nero, un sintomo parassitario dell&rsquo;evoluzione delle profonde crisi cicliche dell&rsquo;imperialismo.<\/p>\n<p>Istanbul, Bangladesh e Bagdad, tre nomi macchiati di sangue, sangue ancora fresco di persone, vittime di interessi, talmente forti e potenti da poter innescare e tenere attive queste e altre barbarie, malgrado lo starnazzare, sempre postumo, dei governi coinvolti, l&rsquo;affanno delle varie intelligence, che dopo i morti, dicono sempre di aver inviato informative a riguardo e malgrado il fatto che, a cavallo di questi due secoli, l&rsquo;uomo stia scrivendo una delle pagine pi&ugrave; crudeli e ignobili della sua storia.<\/p>\n<p>Ma procediamo con ordine: l&rsquo;attacco all&rsquo;aeroporto di Istanbul ha, sin qui, contato quarantadue vittime e pi&ugrave; di duecento feriti ed &egrave; ovvio che si sia guardato allo jihadismo, per le modalit&agrave; con cui si &egrave; svolta l&rsquo;azione e per una serie di elementi che, se messi a fuoco anche in maniera veloce, portano tutti a considerare fondata questa ipotesi.<br \/>\n<br \/>Un elemento immediato di riflessione, non pu&ograve; non essere il fatto che il giorno precedente la strage il procuratore di Ankara aveva chiesto il rinvio a giudizio e la condanna a pi&ugrave; di cento ergastoli per ventisette miliziani, (di cui dieci in carcere), accusati di aver pianificato le stragi di Suruc e di Ankara, nelle quali lo scorso 20 luglio e 10 ottobre scorso hanno perso la vita complessivamente pi&ugrave; di un centinaio di persone.<\/p>\n<p>Premesso che, stando ai numeri, c&rsquo;&egrave; qualcuno che ha calcolato che su tutti i morti ammazzati dallo jihadismo musulmano, l&rsquo;ottantacinque per cento &egrave; formato da musulmani, la cosa fa pensare che il vecchio, trito e ritrito, slogan della guerra agli infedeli, sia un motivo oramai non pi&ugrave; tanto credibile e nel caso specifico della Turchia, uno scenario pi&ugrave; vasto lo offrono alcune delle politiche messe in campo da Erdogan nel governo del paese del quale &egrave; a capo.<br \/>\n<br \/>Con buona certezza, l&rsquo;azione all&rsquo;aeroporto di Istanbul pu&ograve; essere interpretata come una sorta di vendetta nei riguardi del premier turco, che &egrave; riuscito a inimicarsi un po&rsquo; tutti, con la sua politica aggressiva e di vista corta e con lo sfacciato perseguire solo i suoi interessi politici personali, che necessariamente passano attraverso un suo progetto imperialistico che vorrebbe la Turchia arbitro dei destini di quella zona.<br \/>\n<br \/>Il primo passo &egrave; stato aver, di fatto, cessato di guardare con occhio benevolo lo jihadismo, sin qui aiutato con soldi, armamenti e, non da ultimo, in agibilit&agrave; sul territorio turco, contribuendo, assieme ad altri, al fatto che oramai si ritrovi in difficolt&agrave; piuttosto serie e in ritirata su pi&ugrave; fronti. <\/p>\n<p>Ma quello che pi&ugrave; conta &egrave; una sorta di movimentismo politico cui si &egrave; abbandonato tentando di ricucire i rapporti con i vecchi alleati, rapporti che negli ultimi due anni erano in profonda crisi: dopo aver scritto a Putin una lettera di scuse per aver abbattuto uno dei suoi caccia Sukhoi &egrave; iniziato un intenso lavoro diplomatico, tutto mirato alla realizzazione del progetto del Turkish Stream, un gasdotto alternativo a quello russo di Gazprom, la cui costruzione non sarebbe esclusivamente un rapporto commerciale tra Russia e Turchia ma elemento funzionale sia alle rispettive politiche di potenza, sia ai paesi membri dell&rsquo;Unione Europea, progetto che, dopo la crisi con Mosca, rischiava di rimanere sulla carta.<br \/>\n<br \/>Esemplificando il concetto, l&rsquo;obiettivo di Erdogan &egrave; quello di potenziare il ruolo della Turchia come elemento centrale degli smistamenti di petrolio e gas tra Russia asiatica ed Europa.<br \/>\n<br \/>Turandosi il naso, Erdogan, su richiesta degli americani, ha acconsentito al fatto che le truppe curde transitassero sul territorio Turco, per combattere contro l&rsquo;ISIS, questo in una pi&ugrave; generale visione di cercare di riallacciare le fila di un rapporto con gli USA, oramai diventato difficile dopo la decisione americana di togliere l&#8217;embargo all&#8217;Iran, suo acerrimo nemico e nella stessa ottica va anche considerato il suo riavvicinamento a Israele tentando di rimettere in piedi la vecchia alleanza militare interrotta sei anni prima fa dopo la strage compiuta dalla marina israeliana contro la nave Mavi Marmara diretta a Gaza con un carico di aiuti, con l&rsquo;uccisione di nove cittadini turchi.<\/p>\n<p>Quanto accaduto all&rsquo;aeroporto di Istanbul, potrebbe, quindi essere interpretato come un disperato tentativo da parte dell&rsquo;ISIS o di quelli che sono autorizzati a usare il suo marchio di fabbrica, di dimostrare a quanti lo hanno sin qui sostenuto e che man mano lo stanno mollando (fatta eccezione per qualche Emirato e per il solito Qatar) di poter essere ancora attivi, in grado di poter colpire come, quando e se vogliono.<br \/>\n<br \/>Ovviamente c&rsquo;&egrave; anche da considerare che in un paese come la Turchia le cose potrebbero non essere cos&igrave; lineari come descritte, c&rsquo;&egrave;, infatti, da tenere presente l&rsquo;azione del PKK e dei &ldquo;cani sciolti&rdquo; del TAK, una sua scheggia di fatto impazzita, che di recente si &egrave; chiamata fuori da questo e che si &egrave; proposta sul terreno del terrorismo firmando, negli ultimi due anni, almeno tre attentati suicidi con decine di morti ad Ankara e Istanbul.<br \/>\n<br \/>In questi frangenti c&rsquo;&egrave; da pensare quanto potr&agrave; resistere il governo Erdogan, dato che lo scenario rimane sempre lo stesso: il capitalismo che si muove solo ed esclusivamente per i propri interessi, cercando di affermare tramite i paesi di riferimento (USA e Russia) la sua egemonia in quell&rsquo;angolo di mondo per il controllo di petrolio e quant&rsquo;altro.<br \/>\n<br \/>Un altro mattatoio &egrave; diventato il Bangladesh, dove la situazione &egrave; ancora piuttosto in divenire; l&rsquo;attacco nel ristorante di Dacca, la capitale di quel paese, portato a termine da un comando islamista, stavolta, per&ograve;, formato non dai soliti rozzi tagliagole, ma da bravi ragazzi, di buona famiglia, ben educati e studiosi. Questo di Dacca, meriterebbe inoltre un&rsquo;analisi a parte. Ed &egrave; l&rsquo;ultimo aspetto mostrato dal terrorismo macellaio dell&rsquo;Isis: la fascinazione verso i ceti borghesi. Le azioni omicidiarie sono state infatti inferte da un gruppo di ragazzi perbene, coccolati dalle rispettive famiglie e con curricula di costose scuole private, in quel futuro dalla collocazione privilegiata. Per morire e dare la morte come macellai, farsi immortalare davanti alla bandiera nera del Califfato, massacrare, senza neanche che li percorresse una tensione politica o sociale e di persone che semplicemente non hanno saputo recitare alcun versetto del Corano, indipendentemente dalla domanda del perch&eacute; e come, i pi&ugrave; , l&igrave; presenti e imprenditori tessili, fossero radicati su quel territorio che consente produzione e profitto a maggior sfruttamento forza lavoro domanda. O forse non &egrave; tutto.<\/p>\n<p>Atif Jalal Ahmad, ricercatore di origine bengalese del Woodrow Wilson Center, esperto di politica internazionale all&rsquo;Universit&agrave; Rutgers, nel suo saggio: ISIS infetter&agrave; il Bangladesh, afferma che oramai sono chiari i segnali dell&rsquo;interesse ISIS a penetrare anche in quella regione, che vorrebbe come sua provincia, sostenendo: &ldquo;La rivendicazione e le immagini orribili della strage confermano che l&rsquo;azione &egrave; stata sicuramente inspirata dal brand ISIS. C&rsquo;&egrave; per&ograve; un dettaglio che fa riflettere sull&rsquo;effettiva paternit&agrave; dell&rsquo;attentato. Durante i negoziati con la polizia, il commando ha fatto due richieste: una via di fuga e la liberazione del leader di Jamaat ul-Mujahideen Bangladesh.&rdquo;, gruppo che gi&agrave; dal 1998 aveva tentato di dar vita a uno stato islamico. C&rsquo;&egrave; da aggiungere che assieme a questo sono attivi in zona, altri due: l&rsquo;Ansar Ullah Bangla Team, per un certo periodo, scomparso, perch&eacute; privo di fondi e ricomparso dal 2013 con l&rsquo;intento di radicalizzare le giovani generazioni locali e il gruppo Jamaat-e-Islami Bangladesh, che raccoglie la maggioranza sunnita del paese e che &egrave; il pi&ugrave; potente tra i tre dal momento che dispone di consistenti finanziamenti provenienti anche da Al-Qaeda e dal quale un gruppo di giovani si sarebbe staccato per unirsi all&rsquo;ISIS. In questo scenario rimane aperta la questione della rivendicazione, reclamata all&rsquo;inizio da Ansar al Islam, pi&ugrave; vicina ad Al Qaeda che non all&rsquo;ISIS e poi riportata anche dall&rsquo;agenzia A&rsquo;Maq del califfato, il che &egrave; indicativo del fatto di quanto, nella regione, la situazione sia difficilmente valutabile secondo i parametri delle classiche alleanze o affiliazioni.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;ISIS si &egrave; ultimamente impegnata molto nel diffondere messaggi mirati a catturare l&rsquo;attenzione sulla regione e a promuovere la radicalizzazione dei locali e molto recentemente (si parla di giorni) &egrave; comparso un volantino con l&rsquo;elenco delle aree controllate dal califfato e dove il Bangladesh &egrave; indicato come uno dei luoghi dove dispone di unit&agrave; sotto copertura affiliate alla causa.<\/p>\n<p>A corroborare la notizia di tutta l&rsquo;attenzione che l&rsquo;ISIS ha per quel territorio, la rivista Dabiq, pubblicazione ufficiale del Califfato, nella edizione di aprile ospita un&rsquo;ampia sezione dedicata alla situazione del Bangladesh, dove viene espresso il cruccio che a causa della realt&agrave; sfaccettata delle confessioni religiose della regione, specie di quella musulmana, diviene piuttosto difficoltosa la penetrazione della propaganda di reclutamento ma &egrave; chiaramente indicato il fatto che il Bangladesh rimane il Paese chiave per connettersi al Khorasan attraverso la penetrazione in Myanmar e India.<br \/>\n<br \/>Ultima, in ordine di tempo, nella lista degli orrori &egrave; Baghdad e qui l&rsquo;analisi &egrave; piuttosto semplice: Falluja e l&rsquo;etnia sciita sono le parole chiave di questo massacro: nella notte del 3 luglio un kamikaze ha fatto saltare in aria a Baghdad, una vettura imbottita di esplosivo, devastando il distretto sciita di Karrada e uccidendo oltre duecento persone che affollavano le strade per festeggiare la vigilia della fine del Ramadan, il mese sacro di preghiere e di digiuno che fa parte del credo musulmano.<br \/>\n<br \/>Senza girarci molto intorno questa azione &egrave; sicuramente inquadrabile in quello che &egrave; oramai un conflitto storico tra sciiti e sunniti, per il quale, ISIS a parte, non si intravede la bench&eacute; minima possibilit&agrave;, sia pure a lungo termine, di arrivare a una composizione e pu&ograve; esser vista come la risposta alla riconquista di Falluja, che era roccaforte dei sunniti e dell&rsquo;ISIS.<br \/>\n<br \/>Il Califfato, negli ultimi mesi ha perso il controllo di diversi territori, tra cui la citt&agrave; di Ramadi e la provincia di Anbar e quindi controlla solo il 14% del territorio iracheno, ma questa situazione, ormai resa precaria, non ha scoraggiato la sua capacit&agrave; di colpire e seminare la morte.<\/p>\n<p>Questi i fatti, esemplificati nella loro narrazione, ma merita una riflessione quanto siano pensate tutte queste strategie di morte; inutile nascondersi dietro un dito: troppa logistica, troppi soldi, troppo veloce l&rsquo;organizzazione per rispondere ai successi di chi combatte l&rsquo;ISIS.<br \/>\n<br \/>E non &egrave; cattiva coscienza realizzare che vi sia una strategia che, a difesa degli enormi interessi economici in ballo in quell&rsquo;area, sia tranquillamente in grado di innescare guerre, stragi, esodi di massa, nell&rsquo;assoluto disprezzo di ogni vita umana, cos&igrave; non &egrave; di cattiva coscienza realizzare che questa sia l&rsquo;estrema modalit&agrave; dello sfruttamento secolare di quelle regioni.<\/p>\n<p>Chiara Pannullo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L&rsquo;ISIS si prefigura sempre di pi&ugrave; come il cancro del moderno capitalismo, un fatale sottoprodotto della nostra illimitata dipendenza dall&rsquo;oro nero, un sintomo parassitario dell&rsquo;evoluzione&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-65972","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65972","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65972"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65972\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65972"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65972"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65972"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}