{"id":66087,"date":"2016-11-03T00:00:00","date_gmt":"2016-11-03T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/11\/03\/maraldi-scelte-e-tempismo\/"},"modified":"2016-11-03T00:00:00","modified_gmt":"2016-11-03T00:00:00","slug":"maraldi-scelte-e-tempismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/11\/03\/maraldi-scelte-e-tempismo\/","title":{"rendered":"Maraldi: scelte e tempismo"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3829_maraldi-21.jpg\" alt=\"3829_maraldi-21.jpg\" \/><br \/>\nLa storia insegna ma non ha scolari diceva Gramsci. Eppure di lezioni il nostro territorio &egrave; pieno. CISA, OMSA, ALPI, CROCI sono solo alcune delle realt&agrave; di lavoro in cui il copione si ripete sempre uguale. Il padrone minaccia la chiusura, i lavoratori lottano (con pi&ugrave; o meno decisione), arriva il burocrate sindacale che da una parte tranquillizza i lavoratori, in alcuni casi li dissuade persino dal lottare, e dall&rsquo;altra si accorda in nefasti tavoli istituzionali con la propriet&agrave;, che riceve una pioggia di soldi pubblici sotto forma di ammortizzatori sociali e incentivi. E i lavoratori? A casa. E la produzione? Finita o in esaurimento.<\/p>\n<p>La situazione alla Maraldi &egrave; ancora peggiore. La crisi non si pu&ograve; evitare, la propriet&agrave; parla di investitori fantasma e le burocrazie sindacali le reggono il gioco. Ma la chiusura si delinea chiara all&rsquo;orizzonte.<\/p>\n<p>A differenza di altre realt&agrave;, esaurite le commesse, i lavoratori forse riusciranno a vedere gli stipendi arretrati, sempre che non superino i tre mesi, dopo i quali non sono pi&ugrave; coperti dal Fondo di Garanzia.<\/p>\n<p>Cosa devono fare quindi i lavoratori Maraldi? Devono fare una scelta. Da una parte hanno la certezza della chiusura e quindi della disoccupazione, e forse di qualche spicciolo che gli &egrave; dovuto.<\/p>\n<p>Dall&rsquo;altra hanno la possibilit&agrave; di fare ancora leva sul potere contrattuale che &egrave; rimasto loro in questa vertenza.<\/p>\n<p>Occupare in primo luogo, non lasciare uscire le macchine. Oppure cominciare a non lasciare uscire il lavoro ultimato, cos&igrave; necessario all&rsquo;azienda per completare le commesse, cos&igrave; come &egrave; assolutamente necessario bloccare la trasferta in assenza di soluzioni concrete della vertenza.<\/p>\n<p>In questo braccio di ferro occorre sfruttare a pieno la forza che si ha disposizione. Solo se la propriet&agrave; ha paura di perdere soldi sar&agrave; incline a concedere qualcosa.<\/p>\n<p>Quando le commesse saranno finite, quando smantelleranno le macchine (e ci vuole meno tempo di ci&ograve; che si crede), sar&agrave; troppo tardi per riavviare la produzione e sperare di avere ancora un lavoro. Il potere dei lavoratori sar&agrave; ridotto a zero e saranno numeri da buttare in mezzo a una strada, come tristemente insegnano le altre vertenze.<\/p>\n<p>Solo con una lotta unitaria e decisa si pu&ograve; ottenere il massimo possibile: di sicuro ottenere una buona uscita molto pi&ugrave; alta di quella che la propriet&agrave; &egrave; disposta a sborsare e, nella migliore delle ipotesi, il salvataggio dell&rsquo;azienda e di tutti i posti di lavoro.<\/p>\n<p>PER UN&rsquo;AUTO-ORGANIZZAZIONE DI UN COMITATO UNITARIO DI LOTTA<\/p>\n<p>BLOCCARE LA PRODUZIONE, LE TRASFERTE E IL LAVORO IN USCITA!<\/p>\n<p>OCCUPARE LA FABBRICA!<\/p>\n<p>Partito Comunista dei Lavoratori &#8211; Sezione Romagna &#8220;D. Maltoni&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia insegna ma non ha scolari diceva Gramsci. Eppure di lezioni il nostro territorio &egrave; pieno. 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