{"id":66107,"date":"2016-11-10T00:00:00","date_gmt":"2016-11-10T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/11\/10\/senza-nessuna-soddisfazione-prepariamoci-a-combattere-questo-sovversivismo-reazionario\/"},"modified":"2016-11-10T00:00:00","modified_gmt":"2016-11-10T00:00:00","slug":"senza-nessuna-soddisfazione-prepariamoci-a-combattere-questo-sovversivismo-reazionario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/11\/10\/senza-nessuna-soddisfazione-prepariamoci-a-combattere-questo-sovversivismo-reazionario\/","title":{"rendered":"Senza nessuna soddisfazione, prepariamoci a combattere questo sovversivismo reazionario"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/wp-content\/uploads\/2024\/03\/3844_Trump3.jpg\" alt=\"3844_Trump3.jpg\" \/><br \/>\n<br \/>Leggo in queste prime ore molti commenti sul risultato inaspettato di Trump. Oltre la sorpresa, l&rsquo;ironia e qualche preoccupazione, emerge spesso un ghigno di soddisfazione. Per l&rsquo;ennesima toppata degli istituti demoscopici, certo. Ma anche per il risultato stesso. La sconfitta della stabilit&agrave;, dell&rsquo;ordine delle cose esistenti. La disfatta del politically correct e del moderatismo. Davanti alla profondit&agrave; della terza Grande Depressione, nella crisi di sistema che stiamo attraversando, le soluzioni pi&ugrave; credibili diventano quelle radicali, quelle che cambiano realmente i (dis)equilibri di fondo. C&rsquo;&egrave; quindi spesso soddisfazione per la constatazione che le elezioni non si vincono pi&ugrave; &ldquo;al centro&rdquo;, e allora c&rsquo;&egrave; forse nuovamente spazio anche per una nuova sinistra radicale.<\/p>\n<p>Posizioni ed emozioni che in qualche modo fanno eco alle riflessioni di qualche giorni fa di Slavoj Zi\u017eek: di fronte ad una Clinton candidata della continuit&agrave; dell&rsquo;establishment finanziario e politico USA, Trump rivela una carica rivoluzionaria, una soggettivit&agrave; antisistema che pu&ograve; aiutare a destrutturare &ldquo;la bestia&rdquo; a partire dal suo cuore pulsante. Come scrive Celada oggi sul Manifesto, proprio in riferimento a Zi\u017eek, un &ldquo;fuoco purificatore&rdquo;, nichilista e xenofobo, &ldquo;che &egrave; necessario attraversare per poter costruire sulle macerie della democrazia tardo-liberista qualcosa di nuovo&rdquo;. Zi\u017eek riesce sempre ad esser destrutturante: propone un punto di vista diverso che in qualche modo, come abbiamo visto nei commenti di questa mattina, intercetta anche il senso comune di molti e di molte.<\/p>\n<p>Eppure non sono convinto. N&eacute; da queste considerazioni. N&eacute; dal senso di sardonica soddisfazione che vedo emergere diffusamente. Intendiamoci. Per me Hillary Clinton Rodham, rappresenta proprio &ldquo;il programma di una gestione oculata e moderata di una globalizzazione crepuscolare&rdquo; (sempre Celada oggi sul Manifesto). Esattamente quella continuit&agrave; nefasta dell&rsquo;ordine delle cose esistenti, e delle politiche neoliberali di gestione della crisi, che tante e tanti sottolineano. Non era un&rsquo;alternativa &ldquo;migliore&rdquo; di Trump. Non avrei votato per lei. Non sarei stato neanche soddisfatto di una sua vittoria. Sono solo due &ldquo;peggiori&rdquo; a confronto, nessuno dei quali &egrave; &ldquo;meno peggio&rdquo; dell&rsquo;altro.<br \/>\n<br \/>Trump per&ograve; rappresenta un sovversivismo reazionario. Un ribaltamento di prassi, istituzioni e rituali borghesi in crisi evidente di egemonia. Questo ribaltamento, per&ograve;, non mette in discussione n&eacute; le gerarchie esistenti, n&eacute; tantomeno il modo di produzione da cui origino quelle gerarchie. &Egrave; un ribaltamento dell&rsquo;attuale sistema di regolazione sociale, costruito sull&rsquo;immaginario di una riconquista nostalgica di un mondo mai vissuto.<\/p>\n<p>L&rsquo;illusione che possa esistere una matrice comunitaria originaria, in grado di stendere una cortina protettiva rispetto a forze oramai diventate troppo grandi e quindi ingestibili per le singole persone: i mercati finanziari, le banche internazionali, le grandi migrazioni, il terrorismo globale, la guerra generalizzata. L&rsquo;illusione che si possa costruire un mondo di piccoli produttori, in naturale armonia con gli altri appartenenti alla propria comunit&agrave;, in naturale isolamento dal mondo esterno (minaccioso e spaventevole), in grado di contenere o spezzare ogni Grande Entit&agrave; Minacciosa di quest&rsquo;ordine naturale. In grado quindi anche di espellere, se necessario, qualunque minaccia interna alla propria comunit&agrave; originaria (siano essi migranti o dissidenti, una casta politica riottosa da rottamare o un soggetto che difende degli interessi di parte, come il sindacato). In grado, soprattutto, di garantire continuit&agrave; agli assetti strutturali di fondo della nostra societ&agrave;, quando &ldquo;l&rsquo;inverno sta arrivando&rdquo;, in un momento di grandi turbolenze e instabilit&agrave;. &Egrave;, cio&egrave;, la matrice di fondo di un programma fascista.<br \/>\n<br \/>Di qualunque programma fascista. Programmi oggi diffusi nel mondo del tardo capitalismo (non parlo qui dei nazionalismi moderni in Asia, dal BIP indiano alla destra coreana, da Xi Jinping in Cina a Duterte nelle Filippine, che pur con tratti simili originano da altre dinamiche, dall&rsquo;ascesa di un nuovo capitalismo e della sua borghesia competitiva). Parlo dell&rsquo;espansione di movimenti populistici in Europa, dell&rsquo;UKIP in Gran Bretagna, di Fidesz in Ungheria, del FPO in Austria, dei Democratici Svedesi o, in Italia, di alcuni tratti del salvinismo della Lega e del grillismo dei cinquestelle.<\/p>\n<p>Questo sovversivismo postmoderno ha tratti diversi dai classici movimenti degli anni Trenta. In particolare, rimane un programma comunitarista sostanzialmente declamatorio. Un fascismo, cio&egrave;, &ldquo;gentile&rdquo;, tutto chiacchere e anche poco distintivo. In questo diverso anche dal fascismo islamico, che al contrario si distingue proprio per il suo uso diffuso della forza, per l&rsquo;annichilimento fisico di ogni opposizione al proprio comunitarismo religioso. Quello postmoderno &egrave; quindi un fascismo &ldquo;mediatico&rdquo;, che non si organizza capillarmente e militarmente nella societ&agrave;, ma che pervade il senso comune, conquistando popoli ed anche governi. Un fascismo comunque non meno pericoloso, in quanto rimane autoritario, programmaticamente votato ad eliminare ogni minaccia al suo immaginario comunitario: non ha quindi problemi ad agire con la sua forza repressiva, soprattutto una volta che ha conquistato il governo delle istituzioni.<\/p>\n<p>&Egrave; un fascismo, inoltre, socialmente attento, che conquista dappertutto (in USA, in Gran Bretagna o anche in Italia), il consenso di ampi strati di classe. Nei paesi a tardo capitalismo &egrave; in corso da decenni uno scollamento tra la sinistra ed il suo novecentesco riferimento di classe. In questo vuoto, in cui la sinistra si &egrave; per di pi&ugrave; sempre pi&ugrave; caratterizzata come la forza della gestione responsabile della globalizzazione neoliberista, si &egrave; quindi inserita questa nuova destra postmoderna, centrata sulla costruzione di comunit&agrave; identitarie aclassiste (la razza, il popolo della rete, la fede religiosa, ecc). Trump, e la crescita di questo fascismo postmoderno, allora, &egrave; anche una nostra sconfitta. Un portato dell&rsquo;arretramento della coscienza di classe e della disgregazione in corso delle sue identit&agrave; collettive, favorito dal comportamento e dall&rsquo;azione delle sinistre di questi anni. Soprattutto, e qui il punto che voglio sottolineare, &egrave; l&rsquo;indicatore della necessit&agrave; di uno scontro diretto con questa destra postmoderna, non meno aspro e pesante di quello passato. <\/p>\n<p>Il movimento antifascista non si pu&ograve; infatti caratterizzare sulla difesa dell&rsquo;esistente, di una borghesia liberale e di un quadro istituzionale che promuovono la disuguaglianza e massacrano socialmente popoli e persone. Come non si pu&ograve; nemmeno caratterizzare sulla costruzione di ampi fronti popolari, sull&rsquo;ipotesi di ampi compromessi sociali che proprio questa fase decadente del tardo capitalismo rende evanescenti. L&rsquo;antifascismo postmoderno non pu&ograve; che ricostruirsi sull&rsquo;unit&agrave; di classe: la riproposizione di interessi e immaginari del lavoro, contro le attuali disuguaglianze e le sue cause, cio&egrave; il sistema capitalista che le origina (quel programma alternativo evocato, e spesso solo evocato, da Sanders e dai suoi vaghi riferimenti al socialismo).<\/p>\n<p>Questo antifascismo, per&ograve;, non pu&ograve; nemmeno proporsi semplicemente nelle classiche modalit&agrave; dell&rsquo;antifascismo militante, della forza e dell&rsquo;autodifesa. Proprio perch&eacute; questo fascismo postmoderno ha il profilo mediatico della costruzione di immaginari, delle chiacchiere e dei pochi distintivi, facendosi forza dell&rsquo;evoluzione concreta dei processi in corso (la crescita della disuguaglianza, la polarizzazione fra blocchi, l&rsquo;impoverimento di massa), il suo contrasto deve oggi giocarsi prioritariamente sul terreno della propaganda, della costruzione di prospettive e simboli, di una nuova mitopoiesi, che si costruisce a partire dai conflitti sociali reali, dai processi di resistenza sociale diffusi. Deve cio&egrave; prioritariamente porsi l&rsquo;obbiettivo di riconnettere il materiale e l&rsquo;immaginario.<\/p>\n<p>Per questo oggi non sorrido sardonicamente. Perch&eacute; la vittoria di Trump ricorda anche la nostra sconfitta e soprattutto la nostra impreparazione per i prossimi scontri. Come, in Italia, ce lo ricorda la difficolt&agrave; di tutta la sinistra a combattere politicamente il grillismo ed il Movimento 5 Stelle. Per questo, oggi, dopo il voto a Trump, ritengo che la questione principale sia la preparazione ed il rilancio di una battaglia contro questa destra postmoderna.<\/p>\n<p>Luca Scacchi<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggo in queste prime ore molti commenti sul risultato inaspettato di Trump. 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