{"id":66118,"date":"2016-11-16T00:00:00","date_gmt":"2016-11-16T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/11\/16\/working-class-a-chi\/"},"modified":"2016-11-16T00:00:00","modified_gmt":"2016-11-16T00:00:00","slug":"working-class-a-chi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2016\/11\/16\/working-class-a-chi\/","title":{"rendered":"Working class a chi?"},"content":{"rendered":"<p>Sentiamo e leggiamo che, negli Stati Uniti, la maggioranza dei voti all&rsquo;imprenditore razzista Donald Trump gli sarebbero venuti dalla classe operaia.<br \/>\n<br \/>Se gli operai eleggono un presidente razzista, gli operai sono razzisti.<br \/>\n<br \/>Se gli operai sono razzisti, ci siamo persi qualcosa.<\/p>\n<p>Non si spiega perch&eacute;, ad esempio, operai provenienti da tutte le nazioni del mondo globalizzato (l&rsquo;eufemismo postmoderno per &ldquo;imperialista&rdquo;) si trovino tutti davanti ai cancelli a protestare contro le vessazioni del padrone invece che prendersi a colpi di chiave inglese tra di loro perch&eacute; uno &egrave; bianco, quello giallo e l&rsquo;altro mulatto.<br \/>\n<br \/>Non si spiegano i &ldquo;Siamo tutti Abdel Salam!&rdquo; che detonano ad ogni manifestazione, ogni presidio, ogni picchetto dai cori di centinaia di migliaia di persone, di qualsiasi provenienza geografica.<br \/>\n<br \/>Non si spiega i sindacati perch&eacute; siano cos&igrave; assortiti di iscritti, quando tra le proprie finalit&agrave; non hanno certamente la lotta allo &ldquo;straniero&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Non si spiega, gli operai stessi di tutto il mondo, quale memoria, neanche &ldquo;storica&rdquo;, ma genealogica e familiare abbiano, dal momento che la classe operaia &egrave; soprattutto figlia dei grandi flussi migratori dell&rsquo;ultimo secolo; degli italiani verso l&rsquo;America, dei meridionali verso il settentrione, dei mediorientali verso l&rsquo;occidente.<br \/>\n<br \/>Ma soprattutto non si spiegherebbe come fa la classe operaia di qualsiasi Paese (e pi&ugrave; &egrave; avanzato il capitalismo di quel Paese, tanto pi&ugrave; &egrave; cos&igrave;!), composta almeno per la met&agrave; di uomini immigrati essi stessi, come possa esser razzista contro se stessa.<\/p>\n<p>La faccenda fa acqua. Ed &egrave; acqua di fogna.<\/p>\n<p>Partiamo innanzitutto dal fatto che parlare di &ldquo;maggioranza elettorale&rdquo;, negli Stati Uniti, &egrave; una questione spinosa.<br \/>\n<br \/>Gli Stati Uniti (come il nome stesso dice) sono &hellip;Stati!<\/p>\n<p>Quando parliamo degli USA dobbiamo tener presente che si tratta di una repubblica federale con tutte le implicazioni di specie che questa struttura comporta.<br \/>\n<br \/>Le federazioni (50) hanno ciascuna i propri senatori e i propri deputati, detti &ldquo;Grandi Elettori&rdquo;. I cittadini americani non votano direttamente il loro presidente, ma un gruppo di Grandi Elettori, 538 dei quali (la somma di senatori e deputati di ciascuno degli Stati) saranno coloro i quali, rappresentando i voti ricevuti, dovranno eleggere questo o l&rsquo;altro presidente, andando a formare la sua coalizione di governo, ovvero il Congresso degli Stati Uniti d&rsquo;America, corrispettivo del nostro parlamento.<\/p>\n<p>Il gap di questo meccanismo elettorale indiretto (che ha portato gli Usa a un presidente non voluto dalla maggioranza di chi si &egrave; recato alle urne gi&agrave; con George W. Bush nel 2000, e oggi con Trump) sta nel fatto che vi sono Stati pi&ugrave; popolati e Stati meno popolati. Qui si hanno pi&ugrave; e l&igrave; si hanno meno &ldquo;votanti&rdquo;.<br \/>\n<br \/>Washington ad esempio, con i suoi 672.228 ha una intensit&agrave; demografica nettamente pi&ugrave; alta della Louisiana che conta poco pi&ugrave; di 4.625 abitanti circa.<\/p>\n<p>Ciascun Stato\/federazione, tuttavia, ha per s&eacute; il medesimo numero di &ldquo;Grandi Elettori&rdquo; ai quali &egrave; dato di eleggere il presidente di tutti gli Stati del nordamerica. <\/p>\n<p>&Egrave; una sproporzione pericolosa, che uno Stato con pi&ugrave; cittadini abbia lo stesso numero di rappresentanti d&rsquo;uno Stato che, invece, conta molti meno cittadini e, specie se si considerano gli astenuti, due volte in meno numero di elettori.<br \/>\n<br \/>Il pericolo si corre e la frittata, di quando in quando, scappa.<\/p>\n<p>Se Stato per Stato si fa la conta del voto popolare alla candidata democratica e al repubblicano, Hillary Clinton viene fuori con il 47,7% dei voti e Donald Trump con il 47,3.<\/p>\n<p>Ora: per le groupie di Hillary che si strappano i capelli dalla disperazione, questo sar&agrave; anche motivo di pena eterna. A noi, che fa schifo la criminale di guerra quanto ne fa il Qin Shi Huang del Messico, e che non possiamo n&eacute; vogliamo non vedere, a dispetto delle giravolte di ciance vacue che intasano giornali e televisioni, quanto la differenza percentuale dall&rsquo;una all&rsquo;altro sia veramente risibile, preme ben altra analisi.<\/p>\n<p>I (NON) VOTI DELLA CLASSE OPERAIA<\/p>\n<p>I sondaggi registrano che il 50% circa degli elettori statunitensi non si &egrave; recato al voto.<br \/>\n<br \/>Non succede molto diversamente altrove. L&rsquo;affluenza diminuisce in pari tempo in tutti i paesi che generano una classe popolare insoddisfatta, rassegnata e disperata che non crede pi&ugrave; alla politica. E certamente, a questa politica non c&rsquo;&egrave; da credere proprio.<br \/>\n<br \/>Rimane la met&agrave; dell&rsquo;altro 50% che, per&ograve;, ha votato. E, secondo le narrazioni tossiche di queste ore, avrebbe non solo votato Trump, ma si sarebbe trattato della &ldquo;working-class&rdquo; piena di problemi e che, di punto in bianco, si lascia abbacinare da un simile pagliaccio dell&rsquo;orrore.<br \/>\n<br \/>Sarebbe messa veramente male, la classe operaia statunitense, se fosse vero.<\/p>\n<p>Ma considerando che il 50% della popolazione americana non ha votato non lo abbia fatto perch&eacute; vede chiaramente che la contesa tra i due finalisti borghesi sia affare che non gli riguarda, e quindi prendendo per buono che quel 50% sia l&rsquo;astensione di una classe che sa di non avere niente da guadagnare n&eacute; dall&rsquo;uno n&eacute; dall&rsquo;altro candidato, perci&ograve; &ndash; a ragione! &ndash; incrocia le braccia,<\/p>\n<p>abbiamo, nel rimanente 50% esattamente diviso in due, come dimostrano le percentuali dei voti democratici e repubblicani, i voti da analizzare.<\/p>\n<p>Consideriamo un 25% di societ&agrave; che, comunque, decide di recarsi alle urne (non foss&rsquo;altro perch&eacute; costipato dalle dichiarazioni ultrarazziste, ultrasessiste, ultraomofobe e tutto l&rsquo;ultraschifo immaginabile e udibile, pi&ugrave; che per un voto &ldquo;positivo&rdquo; a un presunto programma alternativo clintoniano che sa bene non esser tale), turandosi il naso e il voto al &ldquo;meno peggio&rdquo; perch&eacute; quell&rsquo;altro &egrave;, davvero, &hellip;fin troppo peggio, &egrave; stato vanificato dal meccanismo di elezione indiretta suesposto,<\/p>\n<p>e che sia rimasta una percentuale residua di un 25% di cittadini che ha votato per Trump.<br \/>\n<br \/>Perch&eacute;, a conti fatti, &egrave; il 25% dell&rsquo;intera popolazione statunitense che ha votato Trump.<br \/>\n<br \/>E se quella &egrave; classe operaia, i borghesi dove stanno? Tutti operai? Chi non vota &egrave; perch&eacute; &ldquo;insoddisfatto dalle politiche liberiste dei governi di prima&rdquo;, ecc ecc, quindi &egrave; working-class; chi vota &egrave; working-class pure&hellip;<br \/>\n<br \/>Sono scomparse le classi, in America, e non ci hanno detto niente?<\/p>\n<p>Sarebbe bello, ma gli Stati Uniti d&rsquo;America sono quanto di pi&ugrave; lontano ci possa essere da una societ&agrave; senza classi come la intendiamo noi. Le classi ci sono, vengono soltanto censurate. Oppure gli si cambia nome, tanto per confondere le cose.<\/p>\n<p>LA PICCOLA BORGHESIA NON &Egrave; LA &#8220;WORKING CLASS&#8221;<\/p>\n<p>Come in Italia con Salvini, la stragrande maggioranza di chi si dichiara a suo favore, non &egrave; la &ldquo;working-class&rdquo;, seppure anche qui la narrazione si fa parimenti comune. Ma i piccolo-borghesi.<\/p>\n<p>I piccolo-borghesi che, da tradizione che si riconferma ogni volta nel corso della storia, stanno a destra.<br \/>\n<br \/>Ma non con la destra dei grandi imprenditori e dei grandi padroni che appartiene, invece, alla borghesia d&rsquo;alta classe.<br \/>\n<br \/>I piccolo-borghesi vogliono rimanere nel capitalismo e non lo mettono minimamente in discussione.<br \/>\n<br \/>Ci&ograve; che gli importa, per&ograve;, &egrave; che in questa corsa al profitto siano loro a vincere.<br \/>\n<br \/>Quando perdono, cominciano a rumoreggiare convulsamente e a sparare a zero su tutto; a fare del sovversivismo osceno anche esteticamente e a dire di volere una &ldquo;svolta&rdquo;, favorendo sempre la peggior carogna dei reazionari abbrutiti e incattiviti quanto loro, da Mussolini in qua.<br \/>\n<br \/>Al piccolo-borghese sono invise le grandi imprenditorie, le multinazionali, l&rsquo;avanzata cieca dei colossi del capitale sulle macerie s&igrave; del proletariato, ma anche di se stessi. Perch&eacute; pi&ugrave; i grossi borghesi s&rsquo;ingrossano, pi&ugrave; il piccolo borghese si rimpicciola.<br \/>\n<br \/>Ed &egrave; qui e solo qui il bandolo della matassa, e il perch&eacute; i piccolo-borghesi devono essere razzisti e votano i razzisti.<\/p>\n<p>Al grande capitale, chiariamoci, l&rsquo;immigrazione fa gola.<br \/>\n<br \/>Emblematiche della volutt&agrave; immensa che la grande borghesia trae dall&rsquo;immigrato sono le dichiarazioni di Laura Boldrini che tesse le lodi dell&rsquo;immigrazione e dello &ldquo;stile di vita&rdquo; degli immigrati da cui tutti dovremmo imparare, e di quanto sia virtuosa la flessibilit&agrave; a cui si piegano piacevolmente gli immigrati, e che fa girare l&rsquo;economia.<\/p>\n<p>Alla grande borghesia l&rsquo;emigrazione fa gola perch&eacute;, chi emigra, emigra per disperazione.<br \/>\n<br \/>E il disperato lavora anche a salari bassissimi e a condizioni di vera e propria schiavit&ugrave;, giacch&eacute;, come scriveva Marx, la borghesia ha sempre un piede nella nostalgia della schiavit&ugrave;.<\/p>\n<p>Pi&ugrave; &egrave; grossa l&rsquo;azienda per la quale lavorano immigrati a stipendi da fame, pi&ugrave; &egrave; il profitto che rimane in tasca al proprietario.<br \/>\n<br \/>Per potere trarre la maggiore convenienza da un esercito di schiavi messi a secernere plusvalore, bisogna che sia grande anche l&rsquo;impresa. Se l&rsquo;impresa &egrave; piccola, &egrave; ci&ograve; che il padroncino ne percespisce &egrave; relativamente &ldquo;poco&rdquo;, costui non pu&ograve; impiegare troppi lavoratori. O anche a pagarli a un euro l&rsquo;uno, non rimarrebbe a lui nessun margine di profitto.<br \/>\n<br \/>L&rsquo;immigrazione pu&ograve; essere ed &egrave; la pi&ugrave; grande risorsa per il capitalismo solo se si tratta del grande capitalismo. Solo a queste condizioni, si pu&ograve; estorcere una quantit&agrave; smisurata di plusvalore, non altrimenti.<br \/>\n<br \/>Cos&igrave; accade che pi&ugrave; si fortificano, attraverso lo sfruttamento vieppi&ugrave; intensivo di lavoratori disposti a tutto per sopravvivere, i padroni grossi, pi&ugrave; i padroni piccoli languiscono.<\/p>\n<p>La classe dei piccolo-borghesi ha tutte le ragioni per essere razzista!<br \/>\n<br \/>L&rsquo;immigrato, che arricchisce il pesce pi&ugrave; grande e, in tal modo, minaccia quello pi&ugrave; piccolo, &egrave; davvero il pi&ugrave; grande nemico che possa avere sulla terra.<br \/>\n<br \/>E gli fa un invidia enorme, quella schiera di schiavi a costo zero che arricchiscono fuor di misura il padrone grande e condannano all&rsquo;estinzione i padroni piccoli! Non pu&ograve;, il piccolo-borghese, condannare il modo di produzione capitalistico, la propriet&agrave; privata di centri e mezzi di produzione o il libero mercato.<br \/>\n<br \/>Condanna solo chi arriva prima di lui, e i mezzi che gli permettono d&rsquo;arrivarvi, cio&egrave; gli immigrati, i pi&ugrave; poveri, i disperati. Quelli che un altro pu&ograve; prendere per fame, lui no.<\/p>\n<p>In America si dice working-class per riferirsi anche (e in questo caso, si direbbe &ldquo;solo!&rdquo;) alla classe dei piccolo-borghesi.<br \/>\n<br \/>In un Paese in cui Marx ha fatto sempre grande fatica ad entrare, la differenza tra le classi &egrave; espressa in maniera molto meno sottile che altrove. Secondo il linguaggio e il senso comune USA, con cui, di l&agrave;, scrivono i loro verdetti e la stampa italiana, di qua, li copiaincolla, &ldquo;working-class&rdquo; sono anche gli esercenti che, un tempo, lavoravano, avevano la loro bella attivit&agrave;, e non importa se impiegavano salariati a condizioni di lavoro miserrime per arricchirsene come potevano non meno di quanto faccia un cattivissimo padrone di una multinazionale.<br \/>\n<br \/>Adesso, che il capitalismo marcia a passi da gigante e che il ceto medio si proletarizza, tanti piccolo-borghesi chiudono bottega, e sanno bene la colpa di chi &egrave;.<br \/>\n<br \/>Dell&rsquo;immigrato che si svende ai pi&ugrave; grossi proprietari, consentendogli di arricchirsi e di inglobarlo, di comprarlo, di depauperarlo.<\/p>\n<p>Il voto della societ&agrave; nordamericana a Donald Trump non &egrave; stato il voto della classe operaia, dei salariati di oggi e di ieri, del proletariato che ha fatto ci&ograve; che doveva fare: astenersi!<\/p>\n<p>&Egrave; stato il voto (come &egrave; qui il voto a Salvini, come fu ai tempi l&rsquo;entusiasmo per Mussolini) della piccola-borghesia nazionale (e nazionalista) che vuole risorgere dalle sue ceneri e che sa che l&rsquo;unico modo per farlo non &egrave; il socialismo, ma ostacolare come pu&ograve; l&rsquo;arricchimento dei padroni pi&ugrave; grandi, giusto il tempo di raggiungerli!<br \/>\n<br \/>Bloccandogli le risorse, cio&egrave; la forza-lavoro a costo zero degli immigrati, degli &ldquo;stranieri&rdquo;.<\/p>\n<p>Ecco cosa &egrave; stato il voto statunitense all&rsquo;imprenditore paladino del riscatto dei bottegai incattiviti dalla recessione Donald Trump.<br \/>\n<br \/>La classe operaia, a dispetto delle tante narrazioni tossiche che offuscano la ragione e coprono la verit&agrave;, in Italia con Salvini come in America con Trump non pu&ograve; avere e non ha nulla a che fare.<\/p>\n<p>Salvo Lo Galbo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sentiamo e leggiamo che, negli Stati Uniti, la maggioranza dei voti all&rsquo;imprenditore razzista Donald Trump gli sarebbero venuti dalla classe operaia. 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