{"id":66244,"date":"2017-03-30T00:00:00","date_gmt":"2017-03-30T00:00:00","guid":{"rendered":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/03\/30\/presidenziali-francesi-2017-un-altra-prova-della-fase-di-crisi-acuta-del-capitalismo\/"},"modified":"2017-03-30T00:00:00","modified_gmt":"2017-03-30T00:00:00","slug":"presidenziali-francesi-2017-un-altra-prova-della-fase-di-crisi-acuta-del-capitalismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/2017\/03\/30\/presidenziali-francesi-2017-un-altra-prova-della-fase-di-crisi-acuta-del-capitalismo\/","title":{"rendered":"Presidenziali francesi 2017:  un&#8217; altra prova della fase di crisi acuta del capitalismo"},"content":{"rendered":"<p>Il contesto &egrave; chiaro a livello internazionale e, a maggior ragione in Francia: la borghesia &eacute; in una fase di crisi acuta dalla quale non uscir&agrave; facilmente. Da qui il senso dell&#8217;offensiva capitalista attuale, ovvero infliggere un attacco senza precedenti recenti alla classe operaia.<br \/>\n<br \/>E ci&ograve; porta direttamente a dei fenomeni di regressione politica e sociale delle forze borghesi: nel quadro di una crisi persistente, la sinistra riformista  tradizionale al governo dopo aver illuso la classe operaia si fa espressione, spesso incarnazione, dell&#8217;offensiva reazionaria capitalista e favorisce la proliferazione di forze di estrema destra, xenofobe e populiste. Le forze riformiste borghesi, che nel periodo 2008- 2012 avevano cavalcato l&#8217; illusione delle masse con promesse di riforma sociale e di rinnovo del welfare, hanno quindi messo da parte per un momento la destra storica, ma hanno presto prodotto il presente risultato suicidandosi politicamente e hanno chiaramente tradito e peggiorato la condizione della classe lavoratrice, dei giovani,i quali vivono la maggior parte della loro esistenza lavorativa e educativa in un panorama stagnante, dove la crisi &eacute; una costante che cancella un futuro e ferma il presente.<br \/>\n<br \/>La base da cui partire, quindi, parlando delle elezioni presidenziali francesi in questo quadro &eacute; che la classe lavoratrice non pu&ograve; riporvi alcuna aspettativa, che non sia quella nelle lotte, unica vera via per imporre rivendicazioni in grado di incidere.<\/p>\n<p>Si tratta inoltre di elezioni presidenziali che si collocano in uno scenario potenzialmente molto sfavorevole alle forze riformiste e reazionarie presenti, in quanto il prodotto della scorsa della primavera, ovvero il movimento contro la Loi Travail et son monde, &egrave; pi&ugrave; che presente e sfida il clima di calma sociale che si vuole imporre dall&#8217;alto.<\/p>\n<p>A partire dai giovani- La regola della precariet&agrave; verso l&#8217; uberizzazione.<\/p>\n<p>In Francia, la disoccupazione giovanile &egrave; al 25%, anche al 40% in alcune zone. I giovani sono fra i primi rappresentanti della precariet&agrave; diffusa, in quanto anche il possesso di un diploma non costituisce una garanzia di un futuro impiego. In pi&ugrave;, anche decidendo di proseguire gli studi, una larga percentuale di studenti francesi, il 40%, &eacute; obbligata a lavorare- cosiddetti jobs &eacute;tudiants (spesso iper ricattati sotto foodora, deliveroo, etc)- in contemporanea con l&#8217; universit&agrave;, per appunto potersela finanziare. Universit&agrave; nelle quali le condizioni di lavoro si degradano sempre di pi&ugrave;, governo dopo governo.<br \/>\n<br \/>Non a caso, Hollande nella campagna 2012 avevo fatto dei giovani e dell&#8217; istruzione un caposaldo del proprio programma e, infatti, non si &eacute; risparmiato in quanto a relative riforme. A partire dalle universit&agrave; appunto, dove ha fatto votare una legge Loi Fioraso che prevede la fusione di varie facolt&agrave; in ottica di riduzione dei costi di gestione e servizio, implicando una riduzione dei posti di lavoro, soppressione di corsi di laurea, un aumento di studenti nelle classi e dunque una degradazione generale delle condizioni di studio, ma anche di lavoro per dipendenti e insegnanti. Una legge che inoltre prevede una strutturazione dei percorsi formativi in funzione dei bisogni delle imprese locali. Ma l&#8217;azione di riforma del governo sul fronte scuole e universit&agrave; non si ferma a questo, ma anzi ha continuato il disegno filo-padronale di un&#8217; universit&agrave; modellata sulle necessit&agrave; economiche delle grandi industrie del paese grazie a una legge, approvata a fine 2016, introduttiva del numero chiuso nei masters, cio&eacute; una selezione classista che favorir&agrave; soltanto gli studenti pi&ugrave; abbienti che potranno riorientarsi, mentre invece chi non se lo potr&agrave; permettere sar&agrave; costretto ad abbandonare gli studi.<br \/>\n<br \/>Quindi, un&#8217; altra prova del fatto che, per innalzare i profitti in tempo di crisi, i primi ad essere attaccati sono i diritti dei giovani, studenti e lavoratori. Contro questa offensiva all&#8217; indirizzo dell&#8217; insegnamento superiore, si stanno costruendo mobilitazioni nel paese: a Tolosa e in varie universit&agrave; a Parigi (Paris 3 e Paris 7 es.), dove attraverso assemblee generali si d&agrave; corpo ad una risposta per rivendicare delle condizioni di studio e di vita degne. <\/p>\n<p>Premessa e bilanci.<\/p>\n<p>E&#8217; necessario quindi fare un breve bilancio di quello che &egrave; stato il quinquennato di Hollande, in particolare questi ultimi due anni.<br \/>\n<br \/>L&#8217; introduzione dello stato d&#8217; emergenza ha costituito un gravissimo attacco alle libert&agrave; e i diritti fondamentali: fin dall&#8217;inizio infatti, chiaramente, i destinatari effettivi sono stati i lavoratori. Gi&agrave; dall&#8217;autunno prima degli attentati a Parigi, si registravano un certo numero di scioperi economici e politici sparsi per il paese. Accanto alla crescita delle mobilitazioni diffuse si &eacute; infatti prodotta una gravissima censura ed &egrave; stato messo in moto un potentissimo meccanismo di repressione delle lotte, con divieti di manifestare, divieti di assembramento, rappresaglie sui luoghi di lavoro, strapotere alle forze dell&#8217;ordine e una profonda lesione alla dignit&agrave; personale dei lavoratori e studenti nelle piazze: manifestazioni semi autorizzate e ingabbiate( ovvero con un dispiegamento immane delle forze dell&#8217;ordine a circondare e chiudere i percorsi), perquisizioni all&#8217;entrata e all&#8217;uscita dei cortei, persona per persona, con palpeggiamenti e percosse.<br \/>\n<br \/>E&#8217; utile poi precisare la portata antioperaia di questo provvedimento, creato appositamente e applicato tre volte dalla Francia gaullista per far fronte ai  moti indipendentisti algerini (FLN) durante la guerra d&#8217; Algeria (1954-1962). Applicato altre volte oltre mare negli anni ottanta e, pi&ugrave; recentemente, nel 2005 in banlieue a Parigi per far fronte alle proteste che scoppiarono a seguito della orribile morte di due ragazzi, in fuga dalla polizia. Dal 15 novembre 2015 &eacute; stato ormai prolungato per 5 volte.<br \/>\n<br \/>Alla questione dello stato di emergenza si collega anche la situazione relativa allo stato delle forze dell&#8217;ordine, essendo che il Ministro dell&#8217; Interno vede i suoi poteri raddoppiati: in questo quadro si inserisce infatti il nuovo procedimento di riforma della pubblica sicurezza, ovvero un ampliamento dell&#8217;uso delle armi da parte della polizia, aumento dei controlli di identit&agrave; e delle perquisizioni, alleggerimento dei parametri di legittima difesa (ovvero la possibilit&agrave; di sparare, se l&#8217; interpellato non ottempera all&#8217; ordine di fermarsi per due volte di seguito) e l&#8217; innalzamento delle pene per reati d&#8217; oltraggio, violenza contro pubblico ufficiale e simili.<br \/>\n<br \/>Un &#8221;libera tutti&#8221; delle forze dell&#8217; ordine per continuare a spadroneggiare nei quartieri popolari (da ultimo, lo stupro di Th&egrave;o a Aulnay- sur- Bois) e reprimere le lotte: in Francia attualmente sono circa 2000 i processi a carico di militanti sindacali e attivisti politici di estrema sinistra, scattati nel corso del movimento contro la Loi Travail.<br \/>\n<br \/>Emblematico il caso Goodyear (otto ex- dipendenti sindacalisti CGT per i quali sono stati disposti nove mesi di prigione per aver voluto difendere il proprio impiego contro la chiusura dello stabilimento nel 2014). Un altro esempio &eacute; quello di uno studente dell&#8217;Universit&agrave; di Paris X Nanterre: da semplice accusato, si trova ormai da 10 mesi in detenzione provvisoria in attesa di un processo non ancora fissato (l&#8217; arresto preventivo in Francia, attualmente, pu&ograve; prolungarsi fino a tre anni). O quello  della repressione che subiscono i liceali, soprattutto dei quartieri: l&#8217; ultimo caso la serie di proteste organizzate in Justice pour Th&eacute;o, dove la polizia arrivata in gran forze, carica, ferma vari studenti, la maggior parte dei quali minorenni, con rischio denuncia, notte in commissariato con percosse e, solitamente, comparizione immediata come a Levallois (banlieue di Parigi). <\/p>\n<p>Tutto per  reprimere la protesta organizzata contro i provvedimenti filo-padronali che hanno caratterizzato l&#8217; operato di Hollande e quindi del Partito Socialista alla guida del paese: ovvero la Loi Hamon( via libera a concorrenza fra imprese e deregolamentazione), il Credito di Imposta per la competitivit&agrave; e l&#8217; impiego CICE( che offriva 20 miliardi di euro alle grandi imprese, quando il salario minimo SMIC &eacute; stato aumentato di 9 centesimi in gennaio 2016), l&#8217; Accordo Nazionale Interprofessionale ANI e la Loi Macron che hanno preparato il terreno per quella che &egrave; stata la Loi Travail, approvata con il 49.3, cio&egrave; con la fiducia, l&#8217; 8 agosto 2016.<br \/>\n<br \/>Da ultimo recentemente vi &egrave; stata l&#8217; approvazione di una misura di legge volta a depenalizzare una serie di reati come l&#8217; abuso di ufficio e vari in ambito corruzione\/ estorsione, proprio in seguito agli &#8221;scandali&#8221; che hanno colpito la maggioranza dei candidati, ovvero Fillon, Le Pen e Macron. <\/p>\n<p>Avanguardia di lotta.<\/p>\n<p>E, in tutto ci&ograve;, la Loi Travail inizia ad essere applicata, mentre in contemporanea riprendono gli scioperi non solamente economici, come le giornate nazionali del 6 e del 7 marzo dove le Poste, la Sanit&agrave; e i Centri per l&#8217; impiego sono massivamente scesi in piazza contro privatizzazioni, soppressione posti, chiusura uffici, riduzione mezzi, orario e salari.<br \/>\n<br \/>Attorno a questa grande giornata di mobilitazione, che ha visto anche una partecipazione studentesca contro la selezione in master e le fusioni, si produce un&#8217; ulteriore dimostrazione di come  la scorsa primavera abbia generato un livello di coscienza tale da essere difficile da sedare e mettere a tacere.<br \/>\n<br \/>Proprio dalle facolt&agrave; &egrave; partita, in larga parte, la protesta il 9 marzo e, a livello sindacale, i militanti si sono distinti dai vertici ancorati all&#8217;idea di un dialogo sociale possibile, costruendo reti tali  radicalizzare tanti giovani lavoratori e intere categorie (esplosione della rabbia dei portuali di Le Havre e il blocco delle raffinerie).<br \/>\n<br \/>Attualmente in Francia la stampa registra una media di 176 conflitti al giorno, ad esempio solo contando la settimana che va dal 6 febbraio al 10 febbraio 2017 (245, 150 e 115 le tre settimane precedenti). Le due settimane precedenti dunque, con 245 e 150 conflitti al giorno, registravano delle giornate nazionali di mobilitazione che quindi aumentavano le cifre, mentre nell&#8217;ultimo periodo in questione le 176 vertenze in corso si sono svolte in assenza di appelli nazionali. Si tratta di un record senza precedenti recenti.<br \/>\n<br \/>Si ha una progressione regolare e questa si pu&ograve; tradurre anche in un&#8217; esplosione sociale generalizzata. Con tale aumento di mobilitazioni, cresce lo scarto tra la rappresentazione politica o elettorale e le preoccupazioni, i bisogni della classe, poich&eacute; questa collera sociale non si collega a  nessuno dei candidati borghesi. La rabbia popolare potrebbe rapidamente cercare e trovare  un&#8217; espressione pubblica. Le manifestazioni in seguito allo stupro di Th&eacute;o perpetrato dalla polizia, avvenuto gioved&igrave;  2 febbraio 2017,  annunciano una delle prime riprese sul piano dell&#8217;inversione dei rapporti di forza.<br \/>\n<br \/>Il livello medio della conflittualit&agrave; sociale ha avuto certamente un nuovo picco con le giornate di sciopero del 6, 7 e 8 marzo 2017.<br \/>\n<br \/>Bisogna puntualizzare che l&#8217; anno passato era in un&#8217; atmosfera simile, ma di intensit&agrave; minore a fine gennaio\/ inizio febbraio- in particolare fine febbraio\/ inizio marzo( dove il numero medio di vertenze era di 130 al giorno), che &eacute; nato il movimento generale contro la Loi Travail il 9 marzo 2016.<br \/>\n<br \/>E&#8217; nel settore dell&#8217;educazione nazionale, seguito da quello della sanit&agrave;, che si conta il maggior numero di scioperi. La lotta degli Atsem, educatori della scuola d&#8217; infanzia, contro la soppressione di classi e il calo di ore,  certamente ha contribuito al rilancio attuale.<br \/>\n<br \/>Ben evidenziata la forza motrice di alcuni settori d&#8217; avanguardia, quest&#8217;anno ci sono tutte le condizioni affinch&eacute; la quantit&agrave; di vertenze si diffonda, generalizzando lo scontro.<br \/>\n<br \/>Il settore della sanit&agrave; pubblica riporta, a partire dalle prime due settimane di febbraio, almeno 84 stabilimenti in protesta.<br \/>\n<br \/>Ovvero una quantit&agrave; maggiore rispetto al mese di dicembre 2016 (78) e pi&ugrave; della met&agrave; dell&#8217;insieme di quelli verificatisi nel mese di gennaio 2017 (144) nella medesima categoria.<br \/>\n<br \/>Nel complesso, &egrave; soprattutto la funzione pubblica che &egrave; in lotta, senza contare poi i lavoratori intermittenti, i disoccupati e i precari contro la riforma dei sussidi di disoccupazione o i ferrovieri contro la riforma di privatizzazione delle ferrovie.<\/p>\n<p>Dal movimento contro la Loi Travail, catalizzatore di molteplici scioperi economici e conflitti sociali in pi&ugrave; settori, &egrave; stato rimesso quindi in  primo piano il ruolo decisivo della classe operaia (da rimarcare che la congiunzione dello sciopero nelle raffinerie, fra i portuali e fra i ferrovieri ha fatto tremare la classe dirigente), e questo &eacute; il risultato: una coscienza diffusa che, malgrado il mancato appello passato al &#8221;tutti insieme&#8221; e allo sciopero generale, continua a farsi sentire, nella riproposizione di quelle stesse parole d&#8217; ordine.<br \/>\n<br \/>L&#8217; auto-organizzazione dei lavoratori e degli studenti &egrave; tale, anche se in costruzione, da non poter essere messa a tacere facilmente dal processo elettorale della borghesia e dalle sue frange repressive. <\/p>\n<p>Avanguardia larga-  Basta con la filosofia del &#8221;male minore&#8221;, vogliamo tutto!<\/p>\n<p>Il leitmotiv della &#8221;sinistra riformista per scacciare la destra, del meno peggio&#8221; &egrave; pi&ugrave; che mai anacronistico, soprattutto nel contesto francese attuale dove i padroni che giustificano licenziamenti, delocalizzazioni, smantellamenti di intere produzioni in nome del calo di profitti e  bilanci negativi, in realt&agrave; gi&agrave; godono dei benefici che la Loi Travail ha dato loro. Dicono ai lavoratori, agli studenti che c&#8217;&egrave; tanta crisi, che bisogna accontentarsi di un lavoro misero, sottopagato e da sfruttati&#8230;Ma quante imprese sono realmente fallite, quante azioni perse? No, perch&eacute;, il padronato francese, dicono i dati, &eacute; in buonissima salute: solo nell&#8217; ultimo trimestre del 2016 i dividendi versati agli azionari sono aumentati dell&#8217;11,2%, cio&eacute; di 35 miliardi di euro. Il 2016, nel complesso, ha visto gli azionisti( tra cui BNP Paribas esperta nel commercio di armi in Medio Oriente) del CAC 40- principale indice borsistico francese, ed uno dei pi&ugrave; importanti del sistema Euronext, spartirsi ben 75 miliardi di euro di dividendi. Contemporaneamente il governo Hollande ha dato 22 miliardi ai padroni a titolo di credito di imposta per accrescere la competivit&agrave; sul mercato. Ma tutto ci&ograve;, presentato come una misura per favorire le assunzioni, ha avuto l&#8217; effetto opposto, ovvero il proseguimento dell&#8217;ondata di licenziamenti.<br \/>\n<br \/>Un esempio su tutti, il caso dell&#8217;accordo di competitivit&agrave; Renault firmato da confederali il 31 dicembre 2016 (aumento ore di lavoro, straordinario non a parit&agrave; di salario, aumento della produzione e quasi 7 000 licenziamenti, etc.) o di quello della PSA di luglio 2016, sempre sulla stessa linea: ovvero quando il dialogo sociale &eacute; un altro aspetto dell&#8217;attuale offensiva senza precedenti contro le condizioni di lavoro ora in Francia.  <\/p>\n<p>E&#8217; dunque a partire da tutto ci&ograve;, che da queste elezioni la classe operaia, a maggior ragione, non otterr&agrave; niente, come non dovr&agrave; fidarsi dei proclami anti- sistema e &#8221;rinnovatori&#8221; provenienti dai candidati borghesi.<br \/>\n<br \/>Innanzitutto da destra, dove Macron e Fillon rivaleggiano fra loro per chi debba offrire al padronato i lavoratori pi&ugrave; ricattabili e a buon mercato, per accattivarsi i pi&ugrave; ricchi e accrescere i ranghi dei pi&ugrave; poveri.<br \/>\n<br \/>Per esempio Fillon, che spiega ai lavoratori l&#8217; ineluttabilit&agrave; dei sacrifici  in tempo di crisi: infatti, per farvi fronte, aveva impiegato fittiziamente per anni moglie e figli in Parlamento per una somma come un milione di euro! Ma questa &eacute; stata la scelta dei Republicains LR, nel tentativo di restituire un&#8217; immagine di rigore e stabilit&agrave; in salsa ultra- cattolica (antiabortista e omofoba) e reazionaria. Nonostante il processo intentato a suo carico, le smentite e i tentativi di sottrarsi alla giustizia non mancano, complice l&#8217; omert&agrave; di un&#8217; intera classe dirigente; contrariamente a quello che succede dal lato dei lavoratori e  degli studenti, il lato dei fermi per aver lanciato una pietra, degli arresti preventivi e del carcere per avere difeso il proprio posto di lavoro. Si ha dunque ragione di credere che disporre dei fondi pubblici per arricchirsi sia la routine, anche se a farlo &eacute; l&#8217; ex primo ministro del governo Sarkozy (2007- 2012) che non si vuole dimettere come, al contrario, hanno gi&agrave; iniziato a fare molti del suo staff.<br \/>\n<br \/>Tutto ci&ograve; nel seguente quadro di un programma che prevede fra le tante misure antioperaie: un taglio di 100 miliardi alla spesa pubblica (pari all&#8217;8% del totale) in cinque anni; cinquanta miliardi di riduzione della pressione fiscale diretta (40 per le imprese e 10 per le famiglie); aumento del 2% dell&#8217;Iva (circa 16 miliardi) per non diminuire gli oneri contributivi a carico delle aziende; cancellazione dell&#8217; imposta patrimoniale (5,5 miliardi) per non fare fuggire i &#8221;ricchi&#8221;; abolizione della durata legale dell&#8217;orario di lavoro settimanale (cancellazione, cio&egrave;, delle 35 ore) lasciando alle singole aziende la possibilit&agrave; di stabilire gli orari in sede di concertazione, nel rispetto del solo limite europeo delle 48 ore settimanali; aumento dell&#8217;et&agrave; pensionistica a 65 anni entro il 2022; diminuzione progressiva delle indennit&agrave; di disoccupazione.  Senza citare il versante sicurezza genere guerrafondaio, fra proposte di leve obbligatorie, aumento dell&#8217;esportazione di armi (campo in cui la Francia &egrave; il terzo paese a livello mondiale) e dei dispositivi &#8221;anti-terrorismo&#8221; da saggiare sulla pelle dei giovani delle banlieues e dei compagni.<br \/>\n<br \/>Al contrario, invece, c&#8217;&eacute; chi, come lo yuppie Macron, continua la scalata ai vertici del potere: dall&#8217; ENA( Ecole Nationale Administration, uno dei luoghi d&#8217; &eacute;lite di riproduzione della classe dirigente francese), all&#8217; approdo fra i consiglieri di Hollande come rampollo promotore degli interessi del gran padronato, cosa che gli garantisce poi un posto alla Rotschild. L&#8217; esperienza acquisita al soldo dei padroni, gli frutta la carica di Ministro dell&#8217; Economia sempre del governo Hollande, nel corso del quale non solo promuove la Loi Macron di cui sopra, ma si pone anche alla testa del processo di acquisizione della Piooneer da parte della Francia, per una somma equivalente a 3,5 miliardi di euro. Fondatore del movimento En Marche! (&#8230;contro i lavoratori), colui che ha parlato degli operai come di &#8221; analfabeti&#8221;, il servo del capitale francese promotore degli interessi della peggio borghesia reazionaria propone quello che gi&agrave; aveva iniziato durante il governo della sinistra riformista, del PS di Hollande: una deregolamentazione del mondo del lavoro, taglio delle tutele e dei diritti sindacali, abbassamento dei costi della manodopera (salario), svendita dei contributi previdenza a privati e sgravi fiscali alle imprese, all&#8217; insegna della depauperizzazione della funzione pubblica. L&#8217; invito a lavorare sempre di pi&ugrave; per guadagnare sempre di meno mal si concilia, insomma, con il fatto che Macron stesso guadagnasse pi&ugrave; di un milione alla Rothschild. Senza contare l&#8217; assurdit&agrave;, dopo un simile curriculum filopadronale, contenuta nella dichiarazione d&#8217; essere &#8221;n&eacute; di destra n&eacute; di sinistra&#8221;, cosa che non sa neanche di tecnocrate senza partito, ma solo di servo della borghesia. <\/p>\n<p>Basta illudersi con candidati borghesi reazionari che non hanno nulla di nuovo, se non attacchi su attacchi contro i lavoratori e le lavoratrici in nome della flessibilit&agrave; e a scapito dello stato sociale.<\/p>\n<p>A proposito di ci&ograve;, altre proclamazioni assurde e facilmente smentibili arrivano da Marine Le Pen del Front National, che ultimamente si &egrave; dichiarata anti-sistema: tutto ci&ograve; dopo avere condotto i suoi affari in tranquillit&agrave; nel pieno del mandato al Parlamento Europeo, al quale deve un rimborso di 340 000 euro per avervi impiegato vari amici del FN. Tra l&#8217; altro non &egrave; la sola: nel suo partito sono in molti ad essere a stretto contatto con la giustizia per loschi simili affari che si aggirano sempre sul milione di euro. Alla resa dei conti, la reazione di Le Pen si &egrave; concretizzata nel rifiuto di rispondere alla citazione in tribunale opponendo l&#8217; <<immunit&agrave; parlamentare>>. Non &egrave; invece certo che i lavoratori, per i quali Marine Le Pen prevede innanzitutto distruzione della s&eacute;curit&eacute; sociale (sistema sanitario e assistenza sociale) e dei diritti sindacali a fronte di vari regali fiscali alle imprese, possano a loro volta utilizzare l&#8217; <<immunit&agrave; operaia>> rispetto ad un programma populista, xenofobo, amico dei padroni e rispetto ai 2000 processi politici in atto.<br \/>\n<br \/>Fillon, Le Pen, Macron: a dispetto della propaganda, si tratta di tre prodotti puri del sistema capitalista francese, del quale sono anche i migliori difensori.<\/p>\n<p>Cosa si presenta sul versante della sinistra riformista, sulla base del contesto di crisi precedentemente analizzato?<br \/>\n<br \/>Riciclatosi nel suicidio politico del PS Partito Socialista, Benoit Hamon: segno del rifiuto e incapacit&agrave; di trarre un bilancio del quinquennato che  ha devastato il mondo del lavoro e  i giovani, superando praticamente Sarkozy.<br \/>\n<br \/>I 5 anni di PS al potere, dal lavoro domenicale nella Loi El Khomri alla prosecuzione della demolizione dei servizi pubblici(es. protection sociale, v. pensioni, sussidi,etc.), vedono Hamon presente  e attivo in linea con il voto di tali misure nefaste e non solo, in quanto anche Ministro dell&#8217; Educazione Nazionale per un periodo e per questo responsabile di provvedimenti meritocratici e classisti, come quelli contro le scuole delle banlieues dove, un ampio taglio di budget, pregiudica di fatto il diritto allo studio degli studenti di estrazione proletaria.<br \/>\n<br \/>Non a caso smentire il programma di Hamon ha come obiettivo principale di disilludere e risvegliare quella parte di giovani in cerca di un riferimento. In primis attraverso l&#8217; analisi della proposta sulla revenu universelle (salario universale), una manna dal cielo per le imprese e un attacco diretto alla contrattazione collettiva: in concomitanza con l&#8217; approvazione della Loi Travail nel decreto che facilita i licenziamenti, si pone quindi la necessit&agrave; di mantenere il potere d&#8217; acquisto della prevedibile gran massa dei disoccupati. E, sempre nell&#8217; ottica di favorire le imprese, la revenu universelle comporta anche l&#8217; abbassamento dei  costi del contenzioso per eventuali reintegri, di quelli della manodopera (ce ne sar&agrave; meno e in condizioni di totale ricatto). Il tutto appunto senza sopprimere sgravi fiscali e incentivi aziendali in nome del profitto.<br \/>\n<br \/>Il salario universale\/ revenu universelle &eacute; una misura dichiaratamente contro i lavoratori, ma soprattutto contro le lavoratrici: questa incentiverebbe praticamente il ricollocamento definitivo delle donne salariate nella sfera domestica, sottoponendole allo sfruttamento e alla subordinazione del lavoro di cura (poich&eacute;, &#8221;in tempi di crisi&#8221;, significherebbe un ammortizzazione dei costi). Ulteriore pesante ripercussione sulla vita delle donne lavoratrici poi, poich&eacute; la revenu universelle cancellerebbe ogni forma di autonomia ed emancipazione, donando nuova forza al patriarcato in seno alla famiglia e in generale, in quanto, nella maggioranza dei casi, lavorerebbe solo l&#8217; uomo. Una misura retrograda e paternalista, atta ad isolare e a privare di risorse le donne, foriera di subordinazione, economica e sociale, totale.<br \/>\n<br \/>Senza contare che salario universale significa soprattutto, e nella pratica, distruzione del welfare di assistenza e aiuti sociali.<br \/>\n<br \/>Infatti, la riflessione sul tema ha origine da una proposta lanciata al Senato da liberali come Madelin e Poisson e da Lefebvre, ex ministro di Sarkozy, mentre a sinistra, da Verdi e Parti de Gauche (Melenchon). Trattandosi di un dibattito incentrato in particolare sul montante, tutti i partecipanti concordavano sui presupposti: la soppressione dell&#8217; insieme dei sussidi sociali, per sostituirli con un&#8217; entrata unica (di portata, quindi, inferiore) della quale tutti i cittadini quali che siano, disoccupato, azionista, giovane, vecchio o percettore di salario minimo, usufruirebbero. Sotto una vestigia apparentemente neutra, si cela invece una misura interclassista contro le fasce di lavoratori socialmente in difficolt&agrave;. Un&#8217; altra conferma di quanto, in realt&agrave;, questo candidato rimanga un prodotto di un PS reazionario, poich&eacute; si ostina a propinare, in maniera pi&ugrave; o meno nascosta, la storia della pace sociale, il cui eco risuona, a livello internazionale, negli attacchi alla classe operaia di questi anni(v. Syriza o Podemos).<br \/>\n<br \/>Per cui tale proposta programmatica di Hamon si avvicina piuttosto ad visione della destra a riguardo: un salario universale versato a tutti, una sorta di sussidio universale di 750 &euro; al mese, sarebbe addirittura inferiore alla somma soglia di povert&agrave; del paese, recentemente riformulata ed equivalente a 1000&euro;. Misura la cui applicazione coinciderebbe con lo smantellamento degli ammortizzatori sociali per fasce a basso reddito (relativi all&#8217; alloggio, alla famiglia etc.), senza invece unire,  al limite, le due cose. Salario universale o sussidio di sopravvivenza?<br \/>\n<br \/>Ma i paradossi continuano: tale provvedimento sarebbe, secondo Hamon, da mettere in pratica a partire dal 2022, cio&eacute; alla fine del quinquennato!<br \/>\n<br \/>Nello specifico, il processo si compone di diverse tappe: la prima, dal 2018, consistente nell&#8217; aumento della RSA fino a 600 &euro;; lo stesso anno, nel &#8221;reddito di sopravvivenza&#8221; a tutti i giovani fra i 18 e i 25 anni; lanciare infine una &#8221; grande conferenza cittadina&#8221;  per definire il montante e il finanziamento(!) di tale cosa; infine, estenderla a tutta la popolazione per 750 &euro;. Altro aspetto interessante, &eacute; che quindi sul finanziamento di questa revenu universelle tutto tace, con un&#8217; unica certezza: l&#8217; intento, condiviso ben oltre le frange di Hamon, di sopprimere i prelievi per servizi sociali e assistenziali dai salari, e di trasferire il finanziamento sulla base dell&#8217;imposta gravante sull&#8217;insieme della popolazione. E&#8217; molto chiaro dunque il perch&eacute; dei liberali difendano cos&igrave; strenuamente l&#8217; ipotesi di questa riforma: si tratta, niente di meno, che di un abbassamento del costo del lavoro notevole.  Il tutto sulla pelle dei lavoratori, perch&eacute; le casse delle grandi imprese francesi e dei grandi padroni non vengono mai citate in queste occasioni. Casse che vengono rimpinguate grazie allo sfruttamento della forza lavoro della manodopera salariata. I lavoratori finanzieranno essi stessi il suddetto sussidio: una divisione della ricchezza fra poveri. La messa in atto della revenu universelle distruggerebbe tutto ci&ograve; che il lavoro dipendente offre attualmente, attraverso prelievi di parte del salario: assicurazione pubblica e obbligatoria contro la disoccupazione, la vecchiaia e la malattia. Grandi risparmi per i datori con la distruzione del welfare sociale aziendale, a vantaggio delle mutue private (AXA, ad esempio) e di chi se le potr&agrave; permettere.<br \/>\n<br \/>Infine il salario universale sarebbe una scusa perfetta per abbassare il salario minimo (SMIC)  e anche i salari in generale. Con l&#8217; effetto di un aumento dei livelli di sfruttamento e un aggravamento della precariet&agrave;, grazie alle raffiche di licenziamenti.<br \/>\n<br \/>Chiaramente quindi, anche Hamon, si colloca in un quadro di soccorso al padronato alla disperata ricerca di guadagni data dalla caduta tendenziale del saggio di profitto, un padronato che licenzia massivamente e introduce l&#8217; illusione del lavoro indipendente alla Uber.<br \/>\n<br \/>La filosofia dell&#8217;uberizzazione e della revenu universelle come &#8221;emancipatrice&#8221;, altro non &eacute; se non un mezzo necessario al capitalismo per accompagnare la precariet&agrave; e l&#8217; abbassamento dei salari. Accettarla significa accettare l&#8217; aumento del peso della dominazione dei padroni sui lavoratori  che subiscono lo sfruttamento e la disoccupazione quotidianemente.<br \/>\n<br \/>In particolare riguardo alla presa che una simile misura pu&ograve; avere in prima battuta sui giovani, bisogna aggiungere che la liberazione dal lavoro salariato non pu&ograve; partire da una proposta simile e da chi la propone (padronato) ma, in via transitoria, semmai sarebbe dell&#8217;ipotesi di un salario studentesco, a fronte del taglio delle borse e per la difesa del diritto allo studio, che si  dovrebbe discutere.<br \/>\n<br \/>La lista dei candidati prosegue con Melenchon e la sua <<France Insoumise>>: ex mitterrandista, ex deputato dell&#8217; Essonne, ex funzionario del ministero dell&#8217; Insegnamento superiore sotto Jospin e attualmente deputato europeo (Front de gauche 2009 e ora Parti de gauche, presente in Senato)&#8230; Non si pu&ograve; certo affermare che Melenchon sia un volto nuovo, a dispetto del dinamismo delle etichette.<br \/>\n<br \/>Presentatosi gi&agrave; nel 2012, a questa nuova tornata tenta la carta anti -sistema a partire dal suo slogan <<Je vote, ils d&eacute;gagent>> -Io voto e loro se ne vanno, sul modello quasi sia degli indignados spagnoli, con quali non ha nulla in comune. Senza contare poi la prova che la sua presenza si manifesti solo in campagna elettorale attraverso contenitori larghi e apparentemente interclassisti per radunare semplicemente voti, illudendo -stavolta -quella pu&ograve; essere una parte della sinistra arresasi alla disfatta del PS, complice anche il fatto della mancata presentazione del PCF in autonomia, perch&eacute; in parte suo sostenitore. Un sondaggio di fine gennaio collocava il candidato di Franche Insoumise al quinto posto nelle intenzioni di voto: con il 10% al primo turno, Melenchon sembra sorpassato dallo sprint che le primarie hanno dato ad Hamon. Malgrado ci&ograve;, sul piano delle alleanze\/ equilibri borghesi, Melenchon rappresenta potenzialmente un ostacolo per i socialisti nel pieno di un processo di ricostruzione (Hamon) volto a riconquistare la base persa e a mantenere la fiducia del padronato: infatti non bisogna sottovalutare l&#8217; influenza della France Insoumise in una certa parte della classe operaia e dei giovani.<br \/>\n<br \/>La retorica populista sinistrorsa che,  alienata completamente da qualsiasi tipo di mobilitazione, lotte sociali e ambienti sindacali, &egrave; altro rispetto alle rivendicazioni della classe operaia con cui Melenchon non ha nulla a che spartire, e cos&igrave; pu&ograve; solo radunare in maggioranza bacini di giovani piccolo borghesi e borghesi senza precisi riferimenti politici. A partire dall&#8217;opera di lancio dell&#8217;attuale campagna, &#8221;L&#8217; avvenire in comune&#8221;, a slogan come &#8221;Partecipa alle sesta Repubblica&#8221; o incitamenti alla rinascita della Francia nazione, si articolano, nella realt&agrave;, in un programma spaventosamente ego-centrato e reazionario, espressioni campiste e neosovraniste quanto alla questione del Medio Oriente, dei rifugiati, dell&#8217; industria e della sicurezza nazionale.<br \/>\n<br \/>Non si parla della classe operaia e dell&#8217; abrogazione della Loi Travail come punti cardine, ma si prosegue sulla strada dell&#8217;austerity, relegando il protagonismo delle masse alla sola fase della campagna elettorale e questo si nota anche facendo il paragone con il precedente programma del 2012 dal libro &#8221;L&#8217; humain d&#8217; abord&#8221; (Prima l&#8217; umano) a &#8221;L&#8217; &eacute;re du peuple&#8221; (L&#8217; era del popolo),  composto da contributi online dei sostenitori. Preso  atto dell&#8217;aumento dell&#8217;orario di lavoro e sue modificazioni con la Loi Travail,  Melenchon propone una sesta settimana  di congedi pagati, una settimana di 35 ore senza ore supplementari e di 32 ore in caso di lavoro nocivo e rischioso o notturno: apparentemente attraente per molti lavoratori dipendenti. La cosa interessante &eacute; che, in caso, prima di vedere la luce, queste proposte dovrebbero passare innanzitutto da una <<conferenza nazionale sull' orario di lavoro>>.  Si svela quindi, fin dall&#8217; inizio, la natura filo padronale di un programma che non fa che annullare e retrocedere su diritti sindacali, politici e sociali. Infatti si tratterebbe di misure dichiaratamente connesse ad una politica di <<dialogo sociale>>, quella in cui si sono imbarcate molte direzioni sindacali confederali nell&#8217;ultimo quinquennato e che ha favorito una parte sola: quella dei grandi capitalisti francesi. Se questa fosse la via, cio&egrave; di un fantomatico gratificante accordo reciproco fra padroni e lavoratori, non bisogna illudersi: &egrave; sempre il tentativo borghese di propagandare &#8221;la pace sociale&#8221;.<br \/>\n<br \/>Entrando nel dettaglio rispetto al paragone fra le due campagne 2012 e 2017, si nota come le rivendicazioni di Melenchon siano gradualmente retrocesse da timbro progressista riformista a bisbiglio compiacente gli interessi della classe dominante. E&#8217; palese riguardo al salario minimo (SMIC): quando nel 2012 Melenchon rivendicava 1 700 euro, oggi diventano 1 326 netti; modesta rivendicazione rispetto ai 1 424 euro stimati per <<vivere decentemente>> e ai 1 700 euro rivendicati dalla CGT!<br \/>\n<br \/>Denunciare ci&ograve; come qualcosa di insufficiente, regressivo e controproducente non vuole denigrare la lotta minimale e transitoria alla precariet&agrave;, ma sottolineare come non vi sia corrispondenza con il contesto attuale di una gravit&agrave; assoluta (fra inflazione, disoccupazione e licenziamenti di massa, etc.), dove &eacute; e rimane la borghesia la padrona: oltre all&#8217; andamento pi&ugrave; che positivo del CAC 40, vi &eacute; appunto il caso dei vertici Renault Nissan, fra cui Carlos Ghosn che ha guadagnato, in chiusura bilanci 2016, 6,5 miliardi di  euro!<br \/>\n<br \/>Gli <<insoumis>> tradiscono il proprio nome anche nei confronti dell&#8217;argomento debito pubblico:  da annullare parzialmente, in aggiunta  alla creazione di un <<polo bancario pubblico>>.<br \/>\n<br \/>Riguardo a quest&#8217;ultimo poi, la diminuzione costante della francese imposta patrimoniale (ISF Impot sur la fortune) comporta un abbassamento del budget dello Stato, obbligandolo ad indebitarsi presso grandi banche, i cui rispettivi proprietari, che con gli interessi dello Stato si arricchiscono, sono gli stessi beneficiari della riduzione dell&#8217; imposta stessa! Quindi qual &egrave; la soluzione per Melenchon, se non quella di continuare a favorire le banche sottraendo il plusvalore  prodotto dai lavoratori? Non vi &eacute; alcuna denuncia del meccanismo del << debito>>, astuzia del neoliberismo capitalista e quindi illegittimo e da  abolire completamente, per lanciare invece una socializzazione del sistema bancario.<br \/>\n<br \/>Nazionalismo e protezionismo, altri pilastri programmatici in salsa sciovinista repubblicana:  un servizio civico obbligatorio <<per ricostruire una difesa indipendente, nazionale e popolare>> o gli atteggiamenti xenofobi verso i lavoratori distaccati, sono una vera e propria incursione sul terreno dei politici pi&ugrave; reazionari.<br \/>\n<br \/>Nessuna spinta internazionalista e solidale, da parte dell&#8217;eurodeputato, verso rifugiati, lavoratori che fuggono dalle guerre e vivono in Europa in condizioni misere e indegne; anzi, a volte, anche pronunce contrarie all&#8217;apertura delle frontiere o alla libert&agrave; di installazione.  Ancora peggio sulla Siria, dove l&#8217; unica direzione si rivela quella di proseguire nell&#8217;alimentare e supportare l&#8217; imperialismo francese e il suo esercito &#8211;<< costruire la pace in Siria>>. La conduzione da un punto di vista nazionale dell&#8217;analisi sulle guerre in corso e la presa di posizione a favore dell&#8217;una o dell&#8217;altra borghesia in lotta per l&#8217; egemonia in Medio Oriente: un programma populista costruito su basi filo imperialiste, neosovraniste e campiste. Prendere le parti delle Stato francese -dove gli abusi della polizia nelle banlieues arrivano fino all&#8217; omicidio, dove i militanti contro la Loi Travail perdono la vista nei cortei a causa di flashballs, tisers etc-, e considerarlo <<neutro>>, sostenere che  la polizia si debba <<correggere negli eccessi>> senza smettere di aumentarne lo strapotere, &eacute; paradossale, &eacute; lontano anni luce dalla vita e dagli interessi delle classi popolari francesi.  Anche dopo lo stupro di Th&eacute;o da parte di un gruppo di poliziotti, Melenchon ha osato parlare di una polizia <<repubblicana e differente>>.<br \/>\n<br \/>Uno stato che, sulle politiche economiche, deve essere espressione di un <<nuovo indipendentismo francese>>, favorito senza altro dall&#8217; uscita dall&#8217; UE, per la << sovranit&agrave;>> dello Stato -nazione francese. Il protezionismo economico, caro non solo a Melenchon, ma anche al FN, si fa portatore della stessa logica: privilegiare le imprese francesi perch&eacute; ci&ograve; permette di salvaguardare il lavoro in Francia.<br \/>\n<br \/>L&#8217; esempio della Alstom Belfort &eacute; la prova di tale logica filo padronale: guadagnando un&#8217; enormit&agrave; di profitti, la multinazionale ha minacciato la soppressione di 600 posti di lavoro con l&#8217; annuncio della chiusura del sito. I partigiani del protezionismo, allora, sono intervenuti a favore della nazionalizzazione: quella per&ograve; del recupero dell&#8217;impresa <<fallita>>  previo grande indennizzo, ovvero soldi pubblici. Perch&eacute; salvare Alstom con i soldi dei contribuenti, quando la si potrebbe mandare avanti con quelli degli azionisti? Perch&eacute; l&#8217; <<avvenire in comune>> che propone Melenchon, &eacute; quello con i capitalisti. <\/p>\n<p>On contrattaque! Organizziamo la risposta!<\/p>\n<p>La risposta in questo frangente pu&ograve; essere una sola: quella marxista rivoluzionaria presente nelle lotte, la sola in grado di esprimere la situazione della classe e quindi ribaltarla sul piano dei rapporti di forza nella lotta contro la borghesia. E contro quest&#8217; ultima, queste elezioni presidenziali vedono Nathalie Artaud di Lutte Ouvriere LO e Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste NPA schierati.<br \/>\n<br \/>E perch&eacute; la risposta sia pi&ugrave; partecipata e meglio organizzata possibile, si sfruttano tutti i canali disponibili, perch&eacute; la dominazione della borghesia reazionaria &egrave; tale che anche le elezioni presidenziali sono un corollario importante e, perch&eacute; la demarcazione rispetto alle forze padronali sia la pi&ugrave; chiara in assoluto, le elezioni diventano un mezzo in pi&ugrave; a questo fine. <\/p>\n<p>Philippe Poutou del Nouveau Parti Anticapitaliste &egrave; l&#8217; unico candidato operaio e anticapitalista presente in questa campagna, l&#8217; unico candidato alle presidenziali in lotta per difendere il proprio posto di lavoro. Poutou infatti &egrave; un militante sindacale che da anni si batte contro la chiusura dello stabilimento Ford di Blanquefort (33). Dal 2007 il colosso dell&#8217;automobile ha minacciato lo smantellamento della fabbrica, ma la mobilitazione costruitasi attorno alla forza dell&#8217; autorganizzazione (grazie alla tenacia della CGT Ford) nel 2008 ha fatto s&igrave; che Ford fosse costretta a ritirare le minacce e a rilanciare nuovamente la produzione. Attualmente per&ograve; sugli operai pesano nuove  minacce: si prospetta un fermo dell&#8217; attivit&agrave; per la fine del 2018; ma i lavoratori, forti della passata esperienza, da gennaio stanno organizzando una serie combattiva di scioperi a scacchiera, sui turni, per filiera, blocchi autostradali e sit-in per costringere l&#8217; azienda a ritrattare. Nell&#8217;organizzazione della vertenza, Poutou si batte per difendere il proprio posto lavoro e gli altri 600 CDI che Ford vuole sopprimere nel 2018.<br \/>\n<br \/>La candidatura di Poutou, poich&eacute; ricorda ai padroni la capacit&agrave; e la forza della classe operaia che non lascia niente e vuole tutto, costituisce una grande minaccia per la classe dirigente che, nonostante i tentativi vari di boicottaggio, censura e allontanamento dalla scena mediatica, non pu&ograve; ignorare a lungo i bisogni e le rivendicazioni dei lavoratori, dei giovani, degli studenti, delle donne e dei precari che dall&#8217;anno scorso assediano i suoi palazzi.<br \/>\n<br \/>Dopo cinque anni di politiche antisociali al servizio delle associazioni padronali e dei ricchi, i lavoratori non vogliono pi&ugrave; subire passivamente licenziamenti, lavoro precario, salari da fame, sono stanchi di pagare la crisi del capitale. La candidatura di Poutou, lontana da ogni personalismo reazionario, irrompe nello scenario elettorale borghese per rovinare i piani  padronali di imposizione della pace sociale, ed &eacute; una voce militante in pi&ugrave; dei lavoratori organizzati, degli scioperi diffusi, degli studenti e dei migranti e il programma infatti lo conferma e ribadisce: quelle erano e sono le rivendicazioni del movimento contro la Loi Travail.<br \/>\n<br \/>La realt&agrave; dello stato attuale delle cose le pone come imprescindibili.<br \/>\n<br \/>A partire dall&#8217; interdizione dei licenziamenti attraverso l&#8217; espropriazione di tutte le aziende, tutti i settori e i gruppi che progettano di sopprimere posti, di fermare o mettere in atto dei piani di licenziamenti; l&#8217; accesso alle scritture contabili da parte dei lavoratori e dei giovani. Da settembre 2016 sono stati annunciati pi&ugrave; di 40 000 licenziamenti entro la fine dell&#8217; anno stesso. Tutti i settori sono  coinvolti: da SFR (5000) a Alstom, General Electric, Areva, IBM, Intel, Servier, Soci&eacute;t&eacute; G&eacute;n&eacute;rale, Sanofi, Vallourec, Michelin, Lat&eacute;co&egrave;re, Carrefour. I padroni li chiamano con diversi nomi: <<partenze volontarie>>, <<riclassificazioni>> o ancora <<riconversioni>>, ma la miseria che vi si cela &ograve; la realt&agrave; per moltissimi lavoratori. La lista cresce poi con la tecnica, ormai rodata nelle aziende, delle pressioni per le <<dimissioni volontarie>>, pena il licenziamento in tronco. Dal 2008, con la messa in atto della <<rottura convenzionale>>, sono circa 320 000 i contratti che in media vengono interrotti ogni anno, senza contare quelli meno visibili perch&eacute; a seguito di &#8221;accordo reciproco&#8221;. In Francia si verificano una cosa come 55 000 licenziamenti al mese, dei quali il 75% per <<motivi personali>>. Conseguentemente i licenziamenti formalmente economici sono sempre meno e questo favorisce le imprese in quanto il numero delle impugnazioni continua a diminuire a causa dell&#8217;innalzamento dei costi delle procedure, a fronte poi delle sempre pi&ugrave; scarse possibilit&agrave; di vittoria. Avere accesso alle scritture contabili costituisce cos&igrave; un aggiunta programmatica necessaria affinch&eacute; i lavoratori minacciati conoscano lo stato reale delle imprese, sempre nell&#8217;ottica di strutturare al meglio la mobilitazione dentro e fuori il luogo di lavoro.<br \/>\n<br \/>In una societ&agrave; capitalista dove la maggioranza di persone pu&ograve; fare affidamento solo sulla propria forza lavoro per vivere, perdere l&#8217; impiego comporta l&#8217; impossibilit&agrave; di pagare un affitto o un mutuo, di mangiare, di scaldarsi o di spostarsi, ovvero di, come minimo, sopravvivere: in Francia a fine 2016 si registravano 25,8 milioni di impiegati di cui 3 milioni di lavoratori indipendenti e 22, 9 milioni di lavoratori dipendenti. Questo implica cos&igrave; che, masse di salariati, siano oggi lavoratori poveri costretti a dover accettare pi&ugrave; di un lavoro per avere un&#8217; entrata sufficiente ad arrivare a fine mese, accrescendo il precariato (infatti il 13% degli impieghi, cio&egrave; 3, 4 milioni di persone, sono in un grave stato di precariet&agrave;). In ci&ograve; non pu&ograve; che dimostrarsi ulteriormente la necessit&agrave; di portare avanti istanze rivoluzionarie poich&eacute; in rottura con l&#8217; esistente, e realistiche poich&eacute; unica reazione  alla gravit&agrave; della stato delle cose, per rovesciare i rapporti di forza attuali in favore della classe operaia.<br \/>\n<br \/>Le lotte non mancano come non manca la repressione, e quello che &egrave; successo a Goodyear Amiens ne &egrave; la prova:  mobilitati da anni contro la continua minaccia d&#8217; arresto della produzione, in un clima che aveva causato pi&ugrave; suicidi e sparso disoccupazione, otto fra gli organizzatori della vertenza sono stati accusati di sequestro di persona (di un rappresentante del datore presentatosi nel corso di regolare assemblea sindacale), per poi vedersi assegnare pene altissime, carcere compreso. Mentre quindi i vari Fillon, Macron e Le Pen, invischiati in affari di nepotismo, appropriazione indebita di soldi pubblici per fini personali etc., rifiutano di comparire davanti alla giustizia, gli operai vengono incarcerati per aver difeso il proprio impiego; come i liceali che difendono la scuola pubblica si fanno notti in commissariato e comparizioni immediate per un sit in&#8230;<br \/>\n<br \/>Sono circa 2000 i processi in corso contro militanti sindacali, giovani e attivisti per essere scesi in piazza contro la Loi Travail!<br \/>\n<br \/>Contro la massima padronale <<dei salari in meno, dei profitti in pi&ugrave;>> e contro la giustizia borghese, il programma dell&#8217;NPA , il cui portavoce &egrave; un operaio in lotta come la maggioranza in questo paese, non pu&ograve; che rilanciare e ribadire con forza i bisogni della classe operaia: interdizione dei licenziamenti, espropriazione delle grandi industrie e controllo operaio della produzione, accesso ai bilanci e ai conti degli azionisti CAC 40, amnistia per tutti gli accusati&#8230; Per l&#8217; abrogazione della Loi Travail e il suo mondo!<br \/>\n<br \/>E contro qualsiasi tipo di demagogia protezionista e nazionalista d&#8217; aiuto ai padroni, contro la disoccupazione e la povert&agrave; crescente, Poutou e l&#8217; NPA si battono per la ripartizione del tempo di lavoro esistente fra tutti e tutte, per una giornata lavorativa di 32 ore, per l&#8217; assunzione a tempo indeterminato dei precari, per uno SMIC (salario minimo) di 1700 euro al mese come minimo.<br \/>\n<br \/>E la presentazione del Nouveau Parti Anticapitaliste &egrave; fondamentale in vista del rovesciamento dei rapporti di forza a vantaggio della classe operaia, a maggior ragione nel clima attuale di grande precariet&agrave;; rovesciamento possibile solo sfruttando ogni mezzo capace di incitare e costruire una classe organizzata  nell&#8217;azione. La mobilitazione contro la Loi Travail, come la resistenza messa in atto a Notre- Dame- des- Landes ad esempio, dimostrano che questa &egrave; la realt&agrave;, gli utopici sono quei candidati come Le Pen del FN che pretendono di avere un programma sociale in assenza di proposte concrete sull&#8217;aumento dei salari, delle pensioni o della disoccupazione e additano gli immigrati come nemici e non il padronato francese, del quale sono i primi difensori e promotori.<br \/>\n<br \/>In tale scenario, solo Poutou sta portando avanti una campagna concretamente in rottura con il capitalismo, per contribuire a costruire una rappresentazione politica per gli sfruttati, per il mondo del lavoro.<br \/>\n<br \/>Per questo sostenere la necessit&agrave; di un sistema sanitario 100% pubblico con prestazioni esclusivamente e interamente a carico della S&eacute;curit&eacute; sociale, &egrave; imprescindibile insieme alla fine delle privatizzazioni dell&#8217; intero settore pubblico e alla soppressione di tutte le mutue private; come &egrave; fondamentale ribadire la libert&agrave; di circolazione e d&#8217; installazione per i migranti e i rifugiati; la fine dell&#8217;intervento militare imperialista francese con il ritiro delle sue truppe, in Medio Oriente (dove il capitale francese difende i suoi interessi, es. Total) come altrove; la fine dello stato d&#8217; emergenza (che Hollande dal novembre 2015 ha prolungato cinque volte) insieme al disarmo della polizia (in particolare tiser e flashball) e la dissoluzione delle BAC che spadroneggiano nei quartieri popolari; una rottura internazionalista con l&#8217; UE, per un&#8217; altra Europa basata sulla solidariet&agrave; fra i popoli contro lo sfruttamento e tutte le oppressioni; la fine del nucleare e una pianificazione energetica reale per fermare la degenerazione climatica; eguaglianza fra tutti e tutte, uomini e donne, nell&#8217;accesso alla salute (per un&#8217; IVG libera e gratuita e il libero accesso alla contraccezione), al lavoro, ad un alloggio; la nazionalizzazione delle banche sotto controllo dei lavoratori.<br \/>\n<br \/>Nel quadro francese dove il machismo colonialista rimane una costante nelle pratiche quotidiane e nella sostanza, poi un&#8217; opposizione anticapitalista e antirazzista nei confronti di tutti i tipi di discriminazione &egrave; una rivendicazione ineluttabile: a partire dall&#8217;estensione degli stessi diritti per tutte e tutti, in sostegno alle lotte dei sans -papiers, ai rifugiati a causa delle guerre imperialiste, perch&eacute; la lotta contro l&#8217;islamofobia (v. es. campagna contro il burkini iniziata dal governo socialista) e il razzismo sia una battaglia di classe. Infine ci&ograve; si collega strettamente ad un&#8217; altra rivendicazione importante: la fine dello stato d&#8217; emergenza  che ha criminalizzato un intero movimento sindacale e incoraggiato gli abusi della polizia sulla classe operaia dei quartieri, spesso originaria delle ex -colonie. <\/p>\n<p>Nos vies, pas leurs profits! Le nostre vite, non i loro profitti!<\/p>\n<p>Un programma anticapitalista non piace alla classe dirigente, quella dei grandi partiti, dei media, delle alte amministrazioni, del padronato. I lavoratori possono contare solo sulle proprie forze per portare avanti le proprie rivendicazioni con tutti i mezzi a loro disposizione.<br \/>\n<br \/>Questa candidatura rompe e si oppone alla funzione presidenziale, contro tutti i professionisti della politica che con la nostra classe non hanno nulla a che vedere.<br \/>\n<br \/>Al contrario, si tratta di una candidatura che ribadisce che la sola possibilit&agrave; di vincere parte dalla discussione collettiva, dall&#8217;unit&agrave; della classe. Nelle mobilitazioni non si elegge qualcuno per essere rappresentati cinque anni, ci si auto-organizza confrontandosi costantemente per decidere come continuare. La candidatura di Philippe Poutou costituisce una maniera in pi&ugrave; affinch&eacute; la classe si doti di strumenti utili alla difesa dei propri interessi e riesca ad imporre le proprie rivendicazioni. La presentazione di un operaio, il solo fra tutti gli altri candidati, spiegando che bisogna unire le lotte, permette di intravedere un altro avvenire. <\/p>\n<p>Notre premier tour sera&#8230;social!<br \/>\n<br \/>22 aprile 2017: Prepariamo la risposta, costruiamo il primo turno sociale!<\/p>\n<p>Oggi pi&ugrave; che mai i lavoratori non possono aspettarsi nulla dalle elezioni, ma &egrave; nelle lotte che, attraverso l&#8217; unit&agrave;, possono organizzare una vera risposta al padronato. Per questo l&#8217; avanguardia larga nata la scorsa primavera sprona ad una sola cosa: la convergenza delle lotte. Il grande sciopero del 7 marzo 2017 (CGT- FO- SUD) che ha visto scendere in piazza lavoratori della sanit&agrave;, centri per l&#8217; impiego e poste contro tagli, licenziamenti e privatizzazioni, lo dimostra nella pratica e nell&#8217; efficacia: 35000 persone solo a Parigi.<br \/>\n<br \/>E infatti &eacute; sulla spinta dell&#8217; autorganizzazione che SUD -Solidaire, SUD -POSTE 92, INFO&#8217; COM &#8211; CGT, CGT -GOODYEAR e le frange sindacali che si oppongono alla devastante politica di dialogo sociale portata avanti dagli apparati acriticamente, hanno avviato un percorso di intervento  nelle mobilitazioni e in larghi settori per portare avanti la parola d&#8217; ordine della solidariet&agrave;, dell&#8217; unit&agrave; e della coordinazione. Ma in primis quella dello sciopero generale: infatti dal 15 settembre 2017, ultima manifestazione contro la Loi El Khomri, le avanguardie pi&ugrave; combattive non vogliono abbandonare la battaglia contro le politiche reazionarie e regressive del padronato e, in questi mesi, stanno costruendo la risposta con il proposito dello sciopero generale, il solo  mezzo veramente in grado di affossare la classe dirigente.<br \/>\n<br \/>Da un settore dell&#8217; avanguardia politica -fra i primi promotori i nostri compagni di Anticapitalisme&amp;R&eacute;volution- courant NPA- e sindacale, questo appello inizia ad avere un&#8217; eco massiva e generale per ricostruire un pole ouvrier, un polo operaio, prova ad esempio anche la partecipazione degli studenti accanto ai lavoratori il 7 marzo.<br \/>\n<br \/>Il 22 aprile 2017, alla vigilia del primo voto, un appello all&#8217; unico vero turno della classe operaia: quello sociale, nelle piazze, nelle vertenze, nell&#8217;auto-organizzazione! Fondamentale convergere e raggruppare le forze come sola misura per un rovesciamento dei rapporti di forza contro il capitale&#8230; Per la costruzione del primo turno sociale prima, durante e dopo le elezioni!<\/p>\n<p><<La borghesia non ha soltanto fabbricato le armi che devono darle la morte; ha prodotto anche gli uomini che le imbracceranno>><br \/>\n<br \/>Engels, Marx. Il Manifesto del Partito Comunista<\/p>\n<p>Marta Posit&ograve;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il contesto &egrave; chiaro a livello internazionale e, a maggior ragione in Francia: la borghesia &eacute; in una fase di crisi acuta dalla quale non&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[46],"tags":[],"class_list":["post-66244","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-interventi","entry","simple"],"jetpack_featured_media_url":"","_links":{"self":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66244","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=66244"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/66244\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=66244"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=66244"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/testblogarticle.thelegendfitness.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=66244"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}